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    Angry Le accuse di Genchi colpiscono Annozero e i fratelli Ruotolo

    Le accuse di Genchi colpiscono Annozero e i fratelli Ruotolo


    Il verbale al Copasir dell’ex braccio destro di De Magistris tira in ballo toghe e giornalisti per fughe di notizie "letali"


    L’audizione segretata al Copasir del super esperto informatico Gioacchino Genchi, a processo per abuso d’ufficio insieme all’ex pm Luigi De Magistris (la storia è quella dei tabulati telefonici di otto parlamentari controllati senza autorizzazione del parlamento) è una bomba.




    Rivela una vicenda di presunte, diaboliche, commistioni fra magistrati antimafia, protagonisti dello scandalo Telecom e giornalisti autori di scoop che Genchi definisce devastanti, letali, per le indagini sulla ’ndrangheta (strage di Duisburg, omicidio Fortugno, eccetera).

    L’ex braccio destro del pm De Magistris tira la croce addosso al numero due dell’Antimafia nazionale, Alberto Cisterna, ai pm calabresi Mollace e Macrì, scomoda giornalisti esperti come i fratelli Ruotolo, Guido (La Stampa) e Sandro (Annozero, ora Servizio Pubblico), e Paolo Pollichieni, ex direttore di Calabria Ora.

    Li mette tutti insieme nel frullatore e poi aziona l’interruttore. La miscela è esplosiva, con accuse da brivido di cui Genchi ripete di prendersi la piena responsabilità.

    A Genchi viene chiesto conto del perché vennero controllati anche i tabulati del procuratore Piero Grasso.

    L’esperto informatico parte da lontano, dall’inchiesta Poseidone, dalla teste Merante e dagli articoli che Pollichieni manda in edicola, col risultato che i traffici telefonici del cronista finiscono nel fascicolo.

    «Dal tabulato di Pollichieni viene fuori una serie di rapporti continui, quasi osmotici, con Cisterna. Con il dottor Mollace, con utenze della Dna, e tra Macrì e Mollace».

    Normale.

    «Ma vi è di più: lo scambio di cellulari, almeno quattro o cinque della procura nazionale antimafia con Pollichieni. Per scambio intendo che si sono scambiati le sim, i telefoni o entrambe le cose. È un rapporto telefonico che vi invito ad analizzare perché altamente preoccupante».

    Alcuni pm della Dda, prosegue Genchi, erano preoccupati dalle fughe di notizie sul pentimento di Novella nel caso Fortugno.

    Dai tabulati di Pollichieni, aggiunge Genchi, «emerse sostanzialmente questo rapporto continuo (coi magistrati, ndr) nelle fasi dinamiche dell’acquisizione della notizia del pentimento».

    E così anche per le fughe di notizie nelle indagini per la strage di Duisburg «che ha determinato l’interruzione di tutte le intercettazioni su persone di San Luca che si dovevano arrestare, che sono state rese latitanti e che probabilmente sono state uccise per intempestività di un’azione giudiziaria che è stata violentemente e bruscamente interrotta da quella fuga di notizie, di cui il protagonista ancora una volta è Pollichieni».

    La tecnica delle fughe di notizie, insiste Genchi, avveniva con la pubblicazione di anticipazioni su altri giornali «di chi le aveva recepite perché alcune giornalisti non hanno accettato il regalo, tipo l’immaginetta della santa che pubblica il giorno prima Ruotolo su La Stampa in un asse perfetto che ha collegato i due giornalisti di nome Ruotolo, e vi dirò moltissime cose sull’argomento. (...).

    In particolare a Ruotolo, che ritengo sia uno dei soggetti principali di questa vicenda, a tutto ciò che ha ruotato intorno all’asse Ruotolo come persona fisica della Stampa e il fratello, e questo anche il perfetto raccordo sincronico dell’articolo “Il Palazzo nelle mani del giudice” con la puntata di “Annozero” che era stata programmata.


    A questa trasmissione - continua il super consulente - io, il dottor Ingroia e altri amici abbiamo implorato De Magistris di non andare, per non prestarsi a quella che era una strumentalizzazione, anche dei giornalisti, per loro finalità, probabilmente anche nobili (quelle di Ruotolo sicuramente non lo erano, perché intendevano “realizzare”).

    Vi siete mai chiesti come mai il dottor Genchi non sia andato ad Annozero, nonostante tutte le volte che è stato invitato (solo una settimana dopo, il 5 febbraio 2009, Genchi sarà invece presente nella trasmissione di Michele Santoro, ndrmentre «non ho paura di andare a Matrix perché conosco l’onestà di Mentana, che so da che parte sta, non ho paura nemmeno dei mafiosi, perché so da che parte stanno. Ho paura di quelli che non sanno da che parte stare, mi spiego?».

    Genchi non si ferma.

    «Ruotolo (Guido, ndr) c’entra perché è in rapporto organico con Pollichieni come fornitore di informazioni».


    Poi si lascia andare a incomprensibili considerazioni antopologiche:


    «Un medico mi ha spiegato che i gemelli, pur avendo due corpi e una struttura cerebrale autonoma, nel momento delle sinapsi mobili, ossia quando si realizza la massima evoluzione, hanno bisogno di essere insieme come nel grembo materno». E quando ti aspetti l’affondo finale per alcuni imprecisati «soggiorni in Calabria», Genchi torna sui suoi passi: «Secondo me i Ruotolo sono due persone per bene».


    Del giudice Mollace, il consulente dice che «ha utilizzato decine di cellulari (60-70, non conosco il numero preciso) ha poi denunciato il furto di uno di questi e se ne è fatti assegnare non so quanti dal Comune di Reggio Calabria».

    Guido Ruotolo, rintracciato dal Giornale, si dice incredulo.

    «È un delirio, sono cose insensate. Non voglio commentare. Domani mi tocca leggervi, poi andrò dall’avvocato e cercherò di capire come stanno effettivamente le cose».

    Pollichieni è più loquace: «È vero, facendo il giornalista ho rapporti con i magistrati e nessun rapporto con la ’ndrangheta. Le mie notizie non hanno rovinato alcuna indagine posto che per l’omicidio Fortugno/pentimento Novella (e lo scoop peraltro fu della Gazzetta del Sud, non mio) sono stati comminati 4 ergastoli, per Duisburg 6. Non sono mai stato imputato di nulla, mai ho ricevuto un avviso di garanzia, mentre lui si ritrova sotto processo. L’ho già citato in giudizio, ogni commento è assolutamente superfluo».


    ...



    :giagia:

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    Impossibilia nemo tenetur

  2. #2
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    Thumbs down Re: Le accuse di Genchi colpiscono Annozero e i fratelli Ruotolo

    De Magistris e Genchi, eroi della manetta, funzionari infedeli. Tempi pubblica le carte


    L’ex pm e l’ex superconsulente devono rispondere in tribunale del reato di “abuso d’ufficio”. L’accusa sostiene che De Magistris e Genchi avrebbero intercettato illegalmente parlamentari e vertici delle istituzioni. Di questa accusa, contenuta in un corposo faldone del processo che si aprirà a Roma il 17 aprile, Tempi ha acquisito gli atti e li ha studiati.


    di Luigi Amicone


    Pubblichiamo l'editoriale che appare sul numero 11/2012 di Tempi in edicola.

    Quando Silvio Berlusconi non è ancora l’indagato più famoso del mondo, Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi sono, rispettivamente, il magistrato e “il consulente informatico” più famosi d’Italia. Siamo nel triennio 2007-2009: chi può gareggiare con i due inquirenti della procura di Catanzaro per sprezzo dei “poteri forti”? Loro “non guardano in faccia a nessuno”. E perciò le tracce di migliaia di intercettazioni e i nomi di centinaia di indagati “ai più alti livelli del Palazzo” si riversano nelle pagine di giornali, siti e tv che impazziscono a tenere il passo di indagini che non risparmiano politici, magistrati, carabinieri, guardie di finanza, polizia, servizi. Tutti dentro i faldoni di un pm che presto diventerà famoso per il quadro terribile che le sue inchieste tinteggiano delle istituzioni repubblicane. Da un momento all’altro si attende la caduta degli dei.

    All’origine di Mani pulite c’era stato il “mariuolo” Mario Chiesa. All’origine di quella che la coppia di eroi catanzaresi ritiene essere la Tangentopoli della Seconda Repubblica, c’è Tonino Saladino, imprenditore di Lamezia Terme qualificato dall’inchiesta “Why not” come il punto di snodo di “un apparato criminale” esteso a ogni livello dello Stato. Ma infine, oltre che portare in dote agli amici di Annozero e del Fatto quotidiano share e tirature da capogiro, qual è il risultato di un’inchiesta monstre, che ha fatto cadere il governo Prodi e offerto un’enorme visibilità al mitico Giggino, un seggio a Strasburgo, poi la poltrona di primo cittadino a Napoli, quindi l’assalto alla leadership di Di Pietro e ora la candidatura alla guida del “partito dei sindaci”, in chiave ultra Idv e anti Pd?

    Genio politico a parte, sotto lo stretto profilo giudiziario “Why not” sembra uno dei tanti flop di cui è costellata la carriera di De Magistris pm: si riduce alle condanne di Tonino Saladino e dell’ex governatore calabrese del centrosinistra Agazio Loiero. Tre anni al primo, per associazione a delinquere e dopo che da questa accusa l’imprenditore era stato prosciolto in prima istanza. E un anno al secondo, per abuso d’ufficio, dopo che in prima istanza Loiero era stato assolto. Un po’ poco se si considera che dalla montagna di indagati non è soltanto uscito il topolino di due verdetti colpevolisti che rischiano di essere cassati in sede di Suprema Corte. Ma, soprattutto, sono usciti una guerra tra magistrati (quelli di Catanzaro e Salerno) che ha gettato nel discredito generale due procure del Sud e una pesante censura da parte del Csm all’operato di De Magistris.

    Dulcis in fundo, dopo aver appeso la toga al chiodo e dopo la fine ingloriosa di una carriera giudiziaria, adesso l’ex pm e l’ex superconsulente (tornato nel frattempo a fare l’avvocato dopo essere stato espulso dalla Polizia per «persistente e riprovevole inosservanza dei doveri propri dello status di funzionario dello Stato») devono rispondere in tribunale del reato di “abuso d’ufficio”.

    L’accusa, gravissima per un magistrato, sostiene che De Magistris e Genchi avrebbero intercettato illegalmente parlamentari e vertici delle istituzioni statuali.

    Di questa accusa, contenuta in un corposo faldone del processo che si aprirà a Roma il prossimo 17 aprile, Tempi ha acquisito gli atti e li ha studiati. Un lavoro che, a cominciare da questo numero, offriamo ai nostri lettori e a quanti, a vario titolo, difendono la democrazia dai suoi manomissori.



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    Impossibilia nemo tenetur

  3. #3
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    Predefinito Re: Le accuse di Genchi colpiscono Annozero e i fratelli Ruotolo

    Interessante leggere che Santoro è l'unico giornalista non schierato con nessuno...
    "Voi non avete fermato il vento gli fate solo perdere tempo"
    www.forumviola.it

  4. #4
    Zemlja i Volja
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    Predefinito Re: Le accuse di Genchi colpiscono Annozero e i fratelli Ruotolo

    Azz..............

    Meno male che era secretata l'audizione.
    "We intend to destroy all dogmatic verbal systems."
    William S. Burroughs

  5. #5
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    Predefinito Re: Le accuse di Genchi colpiscono Annozero e i fratelli Ruotolo

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    De Magistris e Genchi, eroi della manetta, funzionari infedeli. Tempi pubblica le carte


    L’ex pm e l’ex superconsulente devono rispondere in tribunale del reato di “abuso d’ufficio”. L’accusa sostiene che De Magistris e Genchi avrebbero intercettato illegalmente parlamentari e vertici delle istituzioni. Di questa accusa, contenuta in un corposo faldone del processo che si aprirà a Roma il 17 aprile, Tempi ha acquisito gli atti e li ha studiati.


    di Luigi Amicone


    Pubblichiamo l'editoriale che appare sul numero 11/2012 di Tempi in edicola.

    Quando Silvio Berlusconi non è ancora l’indagato più famoso del mondo, Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi sono, rispettivamente, il magistrato e “il consulente informatico” più famosi d’Italia. Siamo nel triennio 2007-2009: chi può gareggiare con i due inquirenti della procura di Catanzaro per sprezzo dei “poteri forti”? Loro “non guardano in faccia a nessuno”. E perciò le tracce di migliaia di intercettazioni e i nomi di centinaia di indagati “ai più alti livelli del Palazzo” si riversano nelle pagine di giornali, siti e tv che impazziscono a tenere il passo di indagini che non risparmiano politici, magistrati, carabinieri, guardie di finanza, polizia, servizi. Tutti dentro i faldoni di un pm che presto diventerà famoso per il quadro terribile che le sue inchieste tinteggiano delle istituzioni repubblicane. Da un momento all’altro si attende la caduta degli dei.

    All’origine di Mani pulite c’era stato il “mariuolo” Mario Chiesa. All’origine di quella che la coppia di eroi catanzaresi ritiene essere la Tangentopoli della Seconda Repubblica, c’è Tonino Saladino, imprenditore di Lamezia Terme qualificato dall’inchiesta “Why not” come il punto di snodo di “un apparato criminale” esteso a ogni livello dello Stato. Ma infine, oltre che portare in dote agli amici di Annozero e del Fatto quotidiano share e tirature da capogiro, qual è il risultato di un’inchiesta monstre, che ha fatto cadere il governo Prodi e offerto un’enorme visibilità al mitico Giggino, un seggio a Strasburgo, poi la poltrona di primo cittadino a Napoli, quindi l’assalto alla leadership di Di Pietro e ora la candidatura alla guida del “partito dei sindaci”, in chiave ultra Idv e anti Pd?

    Genio politico a parte, sotto lo stretto profilo giudiziario “Why not” sembra uno dei tanti flop di cui è costellata la carriera di De Magistris pm: si riduce alle condanne di Tonino Saladino e dell’ex governatore calabrese del centrosinistra Agazio Loiero. Tre anni al primo, per associazione a delinquere e dopo che da questa accusa l’imprenditore era stato prosciolto in prima istanza. E un anno al secondo, per abuso d’ufficio, dopo che in prima istanza Loiero era stato assolto. Un po’ poco se si considera che dalla montagna di indagati non è soltanto uscito il topolino di due verdetti colpevolisti che rischiano di essere cassati in sede di Suprema Corte. Ma, soprattutto, sono usciti una guerra tra magistrati (quelli di Catanzaro e Salerno) che ha gettato nel discredito generale due procure del Sud e una pesante censura da parte del Csm all’operato di De Magistris.

    Dulcis in fundo, dopo aver appeso la toga al chiodo e dopo la fine ingloriosa di una carriera giudiziaria, adesso l’ex pm e l’ex superconsulente (tornato nel frattempo a fare l’avvocato dopo essere stato espulso dalla Polizia per «persistente e riprovevole inosservanza dei doveri propri dello status di funzionario dello Stato») devono rispondere in tribunale del reato di “abuso d’ufficio”.

    L’accusa, gravissima per un magistrato, sostiene che De Magistris e Genchi avrebbero intercettato illegalmente parlamentari e vertici delle istituzioni statuali.

    Di questa accusa, contenuta in un corposo faldone del processo che si aprirà a Roma il prossimo 17 aprile, Tempi ha acquisito gli atti e li ha studiati. Un lavoro che, a cominciare da questo numero, offriamo ai nostri lettori e a quanti, a vario titolo, difendono la democrazia dai suoi manomissori.



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