Riforma Fornero: con l'articolo 18 cade l'ultimo baluardo dei Lavoratori
di Federico Dal Cortivo
Alla fine ci sono riusciti loro, Monti & Co. a dare un calcio a quell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori già attaccato duramente dai precedenti esecutivi.
Ora Monti, che non ha bisogno del consenso di nessuno come ha dichiarato in modo arrogante a Cernobbio al Forum Confcommercio, può stappare una bottiglia di spumante, un altro pezzo di Stato sociale è andato in frantumi forse per sempre.
Con l’appoggio del solito Napolitano, l’ex comunista passato armi e bagagli nelle file del neoliberismo, che non ha mai fatto mancare il suo appoggio a questo "governo golpista" impostoci dai poteri finanziari anglosassoni, è stato varato il DDL Lavoro. E su di esso ,senza provare alcuna vergogna, il Capo dello Stato ha prontamente dichiarato che "non ci sarà una valanga di licenziamenti",lui di certo non ha mai corso questo rischio in tanti anni di Parlamento.
Il testo sarà perfezionato nei prossimi giorni,e poi passerà al vaglio delle Camere, ma non facciamoci troppe illusioni sull’esito finale che è già scritto da tempo.
Dietro ai vari articoli che spaziano dal lavoro a tempo determinato, ai fondi di solidarietà ecc.,è di fatto sancita ancora una volta l’ americanizzazione del lavoro in Italia, l’obiettivo vero era depotenziare l’Art 18, rendere più facili i licenziamenti, precarizzare ancor di più il lavoro e togliere sicurezza alle persone e l’obiettivo, cari italiani è oramai raggiunto senza grossi affanni.
In sostanza il reale reintegro del lavoratore licenziato avverrà quasi esclusivamente se vi siano stati a suo danno atti discriminatori, a causa della sua fede politica, sindacale, religiosa o razziale , mentre per motivi disciplinari il reintegro sarà facoltativo e per quelli per giustificato motivo oggettivo –economico sarà d’ora in poi quasi inesistente.
É stato in concreto limitato il potere del giudice di reintegrare il lavoratore in caso di mancanza di una giusta causa o giustificato motivo , dando così in mano alle aziende un ulteriore strumento di pressione nei confronti dei lavoratori italiani , in un panorama sempre meno tutelato, flessibile e precario.
Le nuove norme sui licenziamenti in sintesi:
1)Discriminatori,qui resta il reintegro se accertato dal giudice, il governo ha poi voluto in un eccesso di zelo porre l’accento anche per i periodi in concomitanza con il matrimonio o dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno d' età del bambino o dalla domanda o inizio di fruizione del congedo parentale per malattia del bambino che saranno così… tutelati…
Poca cosa a ben vedere, solo fumo negli occhi, che da bravi buonisti la Fornero e Monti hanno voluto dare ,perché il tutto era già tutelato in precedenza nel più ampio spettro dell’art 18.
2)Disciplinari,qui il giudice deciderà se far reintegrare il lavoratore oppure dare un indennizzo che va da 15 a 27 mensilità.
Oggi se il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo è considerato illegittimo, il giudice dispone il ritorno al lavoro del dipendente.
3)Economico, dettato da motivi organizzativi ed esigenze produttive, vi sarà l’obbligo di conciliazione e in mancanza dei presupposti al licenziamento, il giudice potrà far erogare anche qui un’indennità tra le 15 e le 27 mensilità.
Fino ad oggi il mancato riconoscimento dei presupposti faceva scattare il reintegro.
Qui s’intuisce tutta la pericolosità delle modifiche apportate all’Art. 18, infatti, le aziende potranno operare licenziamenti in stile Nord Americano con la scusante della riorganizzazione del lavoro e comprendere quei lavoratori considerati in "esubero o magari scomodi".
Il "lavoratore merce" è pronto all’usa e getta, e ben poca cosa sono le mensilità erogate come indennità, a fronte della perdita del posto di lavoro.
Ma il DDL tocca anche la procedura del ricorso davanti al giudice del lavoro, ieri il lavoratore poteva rivolgersi entro sessanta giorni al tribunale dalla data del licenziamento, ora sarà attivato attraverso il Ministero di Grazie e Giustizia un rito "abbreviato specificatamente dedicato alle controversie di lavoro", questo a parere del governo tecnico, per snellire i tempi, … vedremo se invece non sarà l’ennesimo tentativo di depotenziare ulteriormente l’azione del lavoratore.
Sulle restanti parti di questo DDL è meglio stendere un velo pietoso,l’impianto è quello già visto dalla Legge Biagi in poi, il lavoro è merce e tale deve restare, la precarizzazione rimane, la flessibilità pure, indietro non si torna salvo che qualcuno non abbia il coraggio di dire che il "re è nudo", che Monti non rappresenta il popolo italiano, ma la casta finanziaria e bancaria che l’ha imposto con un "colpo di Stato", con l’aiuto del sempre presente ,quando si deve remare contro gli interessi nazionali, Giorgio Napolitano, con la complicità di tutti i partiti di governo e di opposizione e dei sindacati confederali,oramai ridotti solo a ratificare i contratti imposti dalla controparte.
L’Italia qualcuno dirà si sta allineando all’Europa, quella di Bruxelles e Francoforte ovviamente,non quella dei popoli.
Mr. Monti e i suoi sodali hanno la sindrome anglosassone , vedono, sentono e parlano solo inglese, o meglio nella testa sono anglosassoni ,imbevuti come sono di tutte le fallite teorie liberiste sfornate da due secoli a questa parte tra Londra e New York, portatrici di povertà per i più e ricchezza per pochi.
I pessimi esempi che ci arrivano da oltre oceano non si limitano ai film spazzatura della Rai o delle reti Fininvest e Sky e neppure all’idiota terminologia inglese che infarcisce le nostre giornate lavorative e culturali, ma ora si vuole imitare in tutto e per tutto gli Usa anche nel modo di lavorare,un modello antisociale e individualista.
In base alle statistiche Ocse gli Stati Uniti sono il Paese con le minore tutele in fatto di licenziamenti, le imprese possono dismettere chi vogliono e quando vogliono, tranne in caso di atti discriminatori.
Anche la Gran Bretagna non contempla nel suo splendido isolamento alcun diritto di reintegro, a parte la solita buona novella del solo reintegro per discriminazioni razziali.
Ma per fortuna non tutto il mondo è paese,sempre in Europa l’Austria è all’avanguardia, quando un lavoratore è licenziato ingiustamente, vi è l’obbligo del reintegro e il pagamento di un risarcimento, anche la Danimarca è su questa linea e così pure il Portogallo, mentre in Germania si può optare per indennizzo o reintegro, l’indennizzo, però è corrisposto solo se il datore di lavoro motiva adeguatamente l’impossibilità di riprendere il dipendente.
Dando uno sguardo fuori Europa balza agli occhi la posizione della Cina, nuovo gigante economico, dove le leggi sono particolarmente severe e restrittive.
Si può licenziare solo per giustificato motivo e non si è licenziabili se la prestazione per la stessa azienda dura da almeno 15 anni, poi in aggiunta il divieto persiste quando mancano 5 anni alla pensione e nel caso di malattie professionali.
Se l’esecutivo da nessuno eletto va avanti compatto nel distruggere ogni tutela e garanzia sociale, chi dovrebbe ergersi contro la sua arroganza, il sindacato, tranne quelli di base, i grossi carrozzoni confederali, latitano, parlano a voce bassa quasi con vergogna, e al suo interno non hanno nemmeno una linea unitaria.
La Cisl e la Uil sono già pro governo,e spicca tra loro il segretario Bonanni della Cisl, che bontà sua giudica "positiva la riforma formato disegno", linea morbida stile Pomigliano e Mirafiori dunque, tipica dei sindacati gialli,mentre la Cgil cerca di stare con il piede in due scarpe, da una parte fa la voce grossa, ma dall’altra alla fine si accorderà come ha sempre fatto in questi anni.
E se chi dovrebbe difendere i lavoratori, non lo fa più vuol dire che siamo davvero arrivati al capolinea di tutta una concezione di Stato sociale, frutto dei radicali interventi avvenuti negli anni "30 che posero l’Italia all’avanguardia in Europa e i cui istituti sono arrivati fino ad oggi, come l’Inps, i Contratti Collettivi di Lavoro,l’Inail, la settimana lavorativa di 40 ore,assegni famigliari ecc. e alle leggi varate nel secondo dopoguerra fino allo Statuto dei Lavoratori,ma non è solo lo Stato sociale a sparire, è la nazione stessa che si sta volatilizzando.
Con le privatizzazioni hanno già messo a sacco i nostri settori strategici , poi stiamone certi toccheranno le municipalizzate, con l’immigrazione selvaggia hanno poi minato la coesione, sociale, storica e culturale per meglio favorire al ribasso il cosiddetto "mercato del lavoro", con il ricatto del "debito pubblico" che altro non è che il debito che lo Stato ha contratto illegalmente con una banca privata la Bce e Banca d’Italia prima, siamo stati consegnati tout court agli "gnomi di Francoforte e del Fmi", togliendoci quel briciolo di sovranità che ancora avevamo e che ora è solo un pallido ricordo, come ebbe a dire il principe austriaco Metternich (1773-1859) in un suo dispaccio: Italia nome geografico come quello di Germania.
Solo quello.
Europeanphoenix.net
29/03/2012
Italia Sociale




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