Anarchia in Europa
Ricevuto e pubblicato
Raccontare Anarchy in the EU, il libro scritto da Alex Foti, pubblicato da Agenzia X, significa immergersi, per chi non ne ha fatto esperienza, nell’universo dei movimenti post-Seattle, respirare l’aria pura e non artefatta della politica radicale di questi anni ’00 e testimoniare la ricchezza delle
soggettività ribelli, anzitutto nella loro differenza rispetto all’ammuffita sinistra di fine ‘900 e all’onda reazionaria e xenofoba che da anni si abbatte sull’ Europa, ove i movimenti per il reddito sono nati, hanno vissuto e in forme diverse continuano a vivere.
E’ un libro forte questo di Alex, anzitutto un percorso personale, paziente, di costruzione di un’altra politica, in un bisogno incessante di sperimentare, da Genova 2001 a oggi, forme inedite di sovranità e desideri condivisi, di fare insomma, come se, seguendo Benjamin, il messia potesse entrare per la porta stretta della storia in ogni momento.
La rivoluzione infatti, per Alex e per quelle/i che come lui condividono un agire, una serie di pratiche e un’orizzonte del comune, è adesso, nella sola presenza di posse, gruppi, istanze, crew e rivendicazioni che, nate nei centri sociali alla metà degli anni ’90, hanno oggi il diritto di definirsi come l’unica ricchezza vera del paese e , diciamolo, dell’intero occidente. Retorica? esagerazione?
ribellismo? Se leggiamo Anarchy ci ricrediamo subito. I limiti Alex li traccia all’inizio: “Di qua i cristiani, bianchi, efficienti, timorosi dello stato e del mercato, familisti consumisti che credono al culto della superiorità occidentale sulle altre formazioni storiche del pianeta, di là loro, gli scuri, gli islamici oppure i devianti, gli omosessuali, gli assenteisti, i graffitisti, il post-femminismo, i
movimenti gbltqp”. E’ il paradigma inaugurato da Bush con la guerra permanente ma che la galassia antiliberista ha raccolto perché distruggeva l’insopportabile definizione della politica globale come conflitto amico/nemico di schmittiana memoria.
Alex lo scrive e vi insiste più volte: niente a che vedere con i partiti, i sindacati, le riforme e le rifondazioni, le vere anime dei movimenti sono le reti, l’ecoradicalismo, il pink-queer transgender, il black criminalizzato da Genova al Forum di Firenze del 2003, che ha sostituito il red annacquato o stalinista dell’appartenza, dell’identità, dell’elite.
E’ una nuova classe quella vissuta e agita da Alex Foti, che ha avuto il battesimo nella Mayday italiana ed europea pensata e realizzata dal 2000 al 2006 e che per la prima volta tematizza la rivolta precaria, la gioia di vivere, mascherarsi, irridere i sindacati concertativi… Lì erano indicati i reali
effetti del post-fordismo, l’addio alla fabbrica, la liberazione dal lavoro, lì ‘68, ‘77, pantera, cs e cognitariato trovavano sintesi e una memoria davvero condivisa emergeva.
Dal 2004 la Mayday si allarga, e le pretese imperiali dell’occidente, investito dalla guerra di civiltà colmavano a malapena la potenza creativa e libertaria dei 4 colori quattro che attivisti, donne, hacker ed anarcoecologisti disponevano in quanto “seconda superpotenza”.
Si condivideva il passaggio all’Europa, la volontà di introdurre davvero elementi di comune anarchica (federalismo, antiliberismo, antistatalismo) dentro la governamentalità procedurale dell’UE: da rekombinant a precog a neurogreen, il superamento del fordismo era lettera viva, pratica concreta, voce dell’immateriale, potenza delle moltitudini e della creazione. L’altro mondo
possibile, negli anni dal 2005 al 2007, viene lasciato nelle mani dei burocrati della decrescita, dei critici del mondo global, dei tentativi penosi di coniugare ribellione e ragion politica, mentre la questione precaria esplodeva, le violenze sui diversi anche, il climate change ci spinge a sovvertire la vita quotidiana; il lavoro della conoscenza e la ricerca, nonché l’informazione e la formazione in
rete assumono una preminenza che sormonta gli stanchi riti degli anti-summit e le giaculatorie sulla morte dei movimenti di corvi e gufi “sinistri” e senza scrupoli.
Alex vive e agisce nei movimenti, li respira, li anima, ma soprattutto, come testimoniano i suoi resoconti – narrativamente rilevanti! - da Rostock a Berlino a Londra ne ha disegnato la geografia discontinua che per lui è linguaggio, creatività, idee.
Questa del linguaggio è di sicuro l’abilità e la miglior dote del post-umano Foti. L’aver elaborato un nuovo orizzonte simbolico è infatti la conquista vera delle reti e delle due generazioni in piazza dal 2001 ad oggi, all’Onda, insieme ai No dal Molin, No tav e no-discarica. Se ne può fare la storia, se ne possono compulsare gli umori nelle mailing list, non ultima radical europe, l’ennesima creatura postmoderna di Alex, che insieme alle esperienze di autoformazione dentro e fuori le Università, le case editrici e i server di informazione, inchiesta e prassi, come Agenzia X e Inventati, hanno ridisegnato la bandiera assai logora di chi vuole assaltare il cielo: red, pink, black e green, lunga vita all’anarchia nell’Unione Europea!
Viva la Comune




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