

Preferisco di no.


Usando un ragionamento diciamo "terra, terra", ma più genuinamente evangelico, l'eretico non potrebbe essere definito soltanto una delle tante pecorelle lontane dal gregge, ma pur sempre pecore dello stesso gregge?
"Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson
"Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.


Assolutamente no.
L'eretico quando è (apparentemente) dentro il gregge è il lupo travestito da agnello.
Egli opera per la distruzione del gregge, perchè gli agnelli si rivoltino ed abbandonino il Divin Pastore e si disperdano.
Ovvio che in tutto ci si deve adoperare perchè rientrino nel gregge stesso, ma ciò non è possibile se non tramite l'abbandono , il ripudio ed il rifiuto delle dottrine da essi propugnate.
Preferisco di no.


Se si vuole affrontare una discussione sulla eresia si dovrà necessariamente distinguere il duplice significato che essa ha assunto nel corso del tempo.
Secondo quanto sancito dal canone 751 - "Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti."
Essa manca di una specifica.
Secondo gli inquisitori, l'eresia, è un atto deliberato dall’intelligenza, in quanto implica l’asservimento totale della volontà ad una opinione personale che, appunto configura l'ostinata negazione di una verità proclamata per fede dalla dottrina cattolica.
Ora, considerato che la volontà, nella sua integralità, deve essere asservita a quella infedele opinione, va da sé che qualsivoglia opinione lambisca marginalmente lasciando inalterata quella volontà, non potrà essere considerata eresia.
Che significa?
Significa che se io, battezzato, credente e praticante, mi discosto da una interpretazione dottrinale la quale non implichi il mettere in discussione la Fede Divina relativamente ad una determinata condotta, non integro gli estremi dell'eresia poichè la volontà di mantenere il Credo non è in discussione. Io non contesto, mediante la mia opinione, l'atto di Fede relativo ad una Verità proclamata che si deve credere per Fede nel Divino.
La mia volontà non è assogettata al pensiero che si discosta. Non essendo sottomessa a quella opinione quindi non è turbata.
Non sono eretico.
Ultima modifica di Edmond Dantés; 19-03-12 alle 15:34
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)


oppure che le stesse percore smarrite riscoprono il Pastore Divino, quindi gli eretici non rimangono così per sempre
(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio


Perchè si integri l'eresia è necessario altresì che vi sia la chiara manifestazione della stessa e l'insegnamento, l'apologia la propaganda in merito.
Discostarsi da una verità rivelata è propugnare tale cosa come lecita o doverosa è un grave atto di disobbedienza alla Chiesa che è custode della stessa ergo di disobbedienza a Dio.
Non sempre si è eretici nel farlo (occorrono altre concause) ma è comunque sempre un peccato mortale.
Preferisco di no.


Teologia della Liberazione. Lo scontro con Wojtyla e Ratzinger
Benedetto XVI ha annunciato a Madrid che la prossima Giornata Mondiale della Gioventù si svolgerà in Brasile, a Rio de Janeiro (18-23 luglio 2013). I Gesuiti della «Humanitas Unisinos», hanno reso noto immediatamente che un anno prima (dall’8 all’11 ottobre 2012) ospiteranno un Congresso per celebrare i 50 anni della convocazione del Concilio Vaticano II e i 40 anni di pubblicazione del libro di Gustavo Gutiérrez «Una teologia della liberazione».A pensare male si fa peccato, ma quasi sempre ci si indovina e, anche se Moisés Sbardelotto, a nome dei Gesuiti dell’Istituto «Humanitas Unisinos», smentisce una qualsiasi correlazione tra i due eventi, la consequenzialità di questi due annunci racconta una storia più lunga e complessa: quella della Teologia della Liberazione (TdL) e dei suoi controversi rapporti con la Chiesa romana; quella della Compagnia di Gesù e dello scontro con Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger, da lui ordinato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Questi temi sono al centro del libro di Diego Facundo Sánchez Teologia della Liberazione.
Credo che la chiesa non possa scomunicare allegramente....vi sono ben precise esigenze politiche
ops fonte Teologia della Liberazione. Lo scontro con Wojtyla e Ratzinger : notizielibere




Un po centra ....la condanna di eresia ,e la conseguente scomunica, è spesso una scelta politica . La chiesa prima di affermare che sia o non sia un eresia cerca , giustamente, una mediazione .Il suo compito non è la condanna ma la conciliazione......forse è per questo che non capisco il peccatodi eresia


La conciliazione indica il compromesso, la Chiesa viceversa in caso di male interpretazione o cattivo insegnamento dei suoi ministri applica il munus docendi ovvero il diritto/dovere di insegnare.
Perciò ribadisce, chiarifica, epone, sbroglia, sviscera l'argomento oggetto del contendere, ma non può insegnare nulla di diverso rispetto a quello di cui è depositaria proprio perchè legata al depositum fidei.
L'eresia nega , distorce, annulla il depositum stesso.
Perciò l'eresia che allontana da quanto da Dio proviene è uno dei peccati più bestiali che possa essere concepito.
Preferisco di no.