Il migliore c’ha la rogna! La politica italica in questi giorni e in queste settimane, ammesso e non concesso che ce ne fosse un impellente bisogno, sta offrendo un quadretto esauriente di quanto s’è ridotta a sistema “predatorio” dei denari pubblici. Che siano inchieste giudiziarie (oggi rivolte in tutte le direzioni), le quali ovviamente devono pervenire a risultati concreti prima di poter mettere in crisi o far addirittura cadere la presunzione di innocenza nei confronti di un qualsiasi personaggio, che sia la manifesta volontà di non mollare nulla o quasi dei privilegi che in tanti anni sia i partiti sia la casta dei politici si sono messi in saccoccia con la palese complicità di tutti noi cittadini che, siccome il cannone tirava come si dice dalle mie parti, abbiamo fatto finta di non vedere lo schifo che si andava accumulando sotto il tappeto, probabilmente anche perché sotto quello di ciascuno di noi non è che brillasse sempre un gran pulito, insomma che si l’un motivo o che sia l’altro, siamo di fronte alla pervicacia di chi esibisce un’arroganza senza pari nella gestione del potere e non intende mollare nemmeno una posizione di quelle che gli abbiamo consentito di conquistare con la nostra indifferenza, se non con la nostra complicità. Nessun passo indietro vorrebbero fare, partiti e politici, nemmeno ora che il resto di questo derelitto Paese è costretto a risvegliarsi dal sogno tutto sbagliato di essere una sorta di Bengodi, e molta gente deve scontrarsi con una realtà di vita molto più dura di quella che mai s’era immaginata.
Dentro il calderone del discredito popolare ci stanno finendo tutti, partiti e politici, anche se qualcuno ha più responsabilità di altri. Poco importa. Oggi siamo arrivati a un livello così basso di considerazione della politica, che molti di noi finiscono per apprezzare un governo mai legittimato dal voto popolare e che si limita a spremere le ultime gocce che ancora contiene il limone italico, non toccando in nulla e per nulla il grande bubbone che grava su questo fantasma di Paese, cioè la spesa pubblica con tutte le sue sacche di schifosi privilegi. Ma almeno non offre, l’esecutivo Monti, lo spettacolo inverecondo fornitoci dai politicanti della Seconda Repubblica, qualche leghista compreso. Amara consolazione, è vero. Che tuttavia non ci deve portare, in prospettiva, ad appecorarci e accettare il meno peggio che tenterà di offrirci la politica a partire da quando la sua sospensione operata dal governo dei tecnici avrà fine. Oggi si parla di circa il 50% degli aventi diritto al voto delusi e non interessati a votare nessuno di lor signori che ci hanno ridotti in queste condizioni. E’ un sentimento comprensibile, ma se attuato sarebbe una grave rinuncia, foriera di ulteriori cattive conseguenze. Per questo tutti coloro che credono a un discorso di indipendenza e di autonomia dovrebbero fare uno sforzo per andare oltre qualche divisione di troppo e trovare una strada da percorrere, ciascuno salvaguardando la propria specificità. E’ questo, in sostanza, il messaggio che già ieri Gilberto Oneto ha lanciato dalle nostre colonne. Avverto la necessità di rinnovarlo, e di usare l’appuntamento che abbiamo previsto per fine maggio a Jesolo come trampolino di lancio di una rinnovata azione destinata a demolire – nelle forme e nei modi che si avrà la forza e l’umiltà di individuare – la politica che tanto discredito ha accumulato su se stessa e lo Stato che rappresenta la sua mangiatoia, coltivando la speranza di avviare una nuova stagione. Non c’è altra strada, come ha mirabilmente spiegato ieri Paolo Bernardini.
DEMOLIRE QUESTO STATO MANGIATOIA DELLA POLITICA | L'Indipendenza




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