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Discussione: Eppure io sono sicuro che...

  1. #81
    STATI UNITI D'EUROPA!
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    Predefinito Re: Eppure io sono sicuro che...

    Citazione Originariamente Scritto da Ludwig Feuerbach Visualizza Messaggio
    Non c'è nessun nesso tra l'articolo che hai citato e il tuo commento. Non sono "credenze" è Scienza. Se a te non basta, pazienza, non è affar mio. Ciò che mi preoccupa è quello che tu, senza rendertene conto, ci comunichi con questo tuo commento. Cioè ci stai dicendo che se tu non fossi credente saresti un serial killer, andresti in giro ad uccidere e violentare. Alla luce di questo ti auguro di non perdere mai la fede.
    capisco che la verità ti fa male tuttavia è un dato di fatto che ogni cosa in cui si crede determina delle conseguenze e le conseguenze delle tue idee sono proprio quelle che ho detto. Se la vita umana è pari a quella di un computer significa che la vita umana per te non vale una mazza, perché per quanto può essere affascinante e sofisticato un computer, nessuno ha il minimo senso di colpa a scassare un computer perché si è stufato.
    :giagia:
    Ultima modifica di TEBELARUS; 25-03-12 alle 01:36
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  2. #82
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    Predefinito Re: Eppure io sono sicuro che...

    "Alla base dell'assunto dell'esistenza di una correlazione fra coscienza e attività neurale misurabile con gli strumenti della neurofisiologia vi sarebbe una profonda confusione filosofica”... Lo sostiene Ray Tallis, dell'Università di Manchester, sul New Scientist (R. Tallis, You won't find consciousness in the brain, New Sci, 7/1/2010).

    La gran parte dei neuroscienziati e dei filosofi della mente “vedono avvicinarsi il giorno in cui saranno finalmente in grado di spiegare tutti i misteri della coscienza umana attraverso l'osservazione dell'attività del cervello”. Allo stesso tempo, “una minoranza contesta questa ortodossia”, principalmente mettendo in discussione la “precisione” delle correlazioni fra le misure indirette dell'attività cerebrale e le funzioni mentali, caratteristica saliente degli studi finora condotti in questo complesso campo di indagine.

    Nel 2009 uno studio pubblicato da Harol Pashler e colleghi su Perspectives on Psychological Sciences aveva messo in evidenza e dubitato delle “troppo elevate correlazioni” fra attività del cervello e vari costrutti psicologici (peraltro “raramente illustrate a dovere”, a detta degli Autori) riscontrate nei paper di comunicazione dei risultati di ricerche condotte con risonanza magnetica funzionale (fMRI) nel campo della cognizione sociale, delle emozioni e della personalità.

    Il vero problema però, per come la vede Tallis, non è tanto nelle “limitazioni tecniche” degli strumenti, destinate a essere temporanee visto l'incalzante progresso delle neuroscienze, quanto nel metodo di indagine adottato, fondato a suo giudizio su una “confusione filosofica profonda”.

    Secondo il professore di Manchester infatti, sarebbero ancora numerosi gli aspetti della coscienza ordinaria che "resistono" alla spiegazione neurologica e “il fallimento dei tentativi di spiegare la coscienza in termini di attività nervosa non è dovuto a limiti tecnici facilmente superabili, ma alla natura auto-contraddittoria del compito, di cui l'incapacità di spiegare la contemporanea unità e molteplicità della consapevolezza, l'avvio dell'azione, la costruzione del sé, il libero arbitrio, la presenza esplicita del passato (non ammessa in un sistema fisico; le sinapsi, in quanto strutture fisiche, lavorano solo a stati presenti) ecc. non sono che i sintomi”.

    La ragione fondamentale della “incompletezza o irrealizzabilità” di qualsiasi spiegazione in questi termini sarebbe legata alla “disgiunzione fra gli oggetti della scienza e i contenuti della coscienza: la scienza incomincia proprio nel momento in cui rifugge dall'esperienza soggettiva, l'esperienza in prima persona, preferendovi la misurazione oggettiva che ci allontana dal fenomeno della coscienza soggettiva verso il regno in cui le cose sono descritte in termini quantitativi astratti".

    Questo modo di procedere - conclude Tallis - scarterebbe d'ufficio proprio i contenuti essenziali della coscienza che si vuole spiegare...

    Una curiosità: Ray Tallis non è un filosofo, è un medico della Academy of Medical Sciences.
    Ultimo aggiornamento ( Lunedì 11 Gennaio 2010 14:13 )

    Non troverai mai la coscienza, se la cerchi nel cervello...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  3. #83
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    Predefinito Re: Eppure io sono sicuro che...

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    "Alla base dell'assunto dell'esistenza di una correlazione fra coscienza e attività neurale misurabile con gli strumenti della neurofisiologia vi sarebbe una profonda confusione filosofica”... Lo sostiene Ray Tallis, dell'Università di Manchester, sul New Scientist (R. Tallis, You won't find consciousness in the brain, New Sci, 7/1/2010).

    La gran parte dei neuroscienziati e dei filosofi della mente “vedono avvicinarsi il giorno in cui saranno finalmente in grado di spiegare tutti i misteri della coscienza umana attraverso l'osservazione dell'attività del cervello”. Allo stesso tempo, “una minoranza contesta questa ortodossia”, principalmente mettendo in discussione la “precisione” delle correlazioni fra le misure indirette dell'attività cerebrale e le funzioni mentali, caratteristica saliente degli studi finora condotti in questo complesso campo di indagine.

    Nel 2009 uno studio pubblicato da Harol Pashler e colleghi su Perspectives on Psychological Sciences aveva messo in evidenza e dubitato delle “troppo elevate correlazioni” fra attività del cervello e vari costrutti psicologici (peraltro “raramente illustrate a dovere”, a detta degli Autori) riscontrate nei paper di comunicazione dei risultati di ricerche condotte con risonanza magnetica funzionale (fMRI) nel campo della cognizione sociale, delle emozioni e della personalità.

    Il vero problema però, per come la vede Tallis, non è tanto nelle “limitazioni tecniche” degli strumenti, destinate a essere temporanee visto l'incalzante progresso delle neuroscienze, quanto nel metodo di indagine adottato, fondato a suo giudizio su una “confusione filosofica profonda”.

    Secondo il professore di Manchester infatti, sarebbero ancora numerosi gli aspetti della coscienza ordinaria che "resistono" alla spiegazione neurologica e “il fallimento dei tentativi di spiegare la coscienza in termini di attività nervosa non è dovuto a limiti tecnici facilmente superabili, ma alla natura auto-contraddittoria del compito, di cui l'incapacità di spiegare la contemporanea unità e molteplicità della consapevolezza, l'avvio dell'azione, la costruzione del sé, il libero arbitrio, la presenza esplicita del passato (non ammessa in un sistema fisico; le sinapsi, in quanto strutture fisiche, lavorano solo a stati presenti) ecc. non sono che i sintomi”.

    La ragione fondamentale della “incompletezza o irrealizzabilità” di qualsiasi spiegazione in questi termini sarebbe legata alla “disgiunzione fra gli oggetti della scienza e i contenuti della coscienza: la scienza incomincia proprio nel momento in cui rifugge dall'esperienza soggettiva, l'esperienza in prima persona, preferendovi la misurazione oggettiva che ci allontana dal fenomeno della coscienza soggettiva verso il regno in cui le cose sono descritte in termini quantitativi astratti".

    Questo modo di procedere - conclude Tallis - scarterebbe d'ufficio proprio i contenuti essenziali della coscienza che si vuole spiegare...

    Una curiosità: Ray Tallis non è un filosofo, è un medico della Academy of Medical Sciences.
    Ultimo aggiornamento ( Lunedì 11 Gennaio 2010 14:13 )

    Non troverai mai la coscienza, se la cerchi nel cervello...
    E' un medico che utilizza il classico 'Argumentum ad ignorantiam' , non potete spiegare tutto quindi avete torto.

    Se noti io ho parlato di una spoliazione progressiva delle funzionalità attribuibili ad una coscienza svincolata dagli stati neurali , questo non vuol dire che è dimostrato scientificamente che il dualismo spirito e corpo non sia possibile , cosa tra l'altro impossibile come tutte i modelli metafisici , ma che la plausibilità di tale modello ha campi di applicazione sempre più ristretti.

    Tallis è un medico ma di 'medico' afferma solo che per lui le 'correlazioni' trovate son troppo labili , il resto è un discorso filosofico riassumibile nella frase che tu hai messo giustamente in commento ma che è quanto di meno scientifico esista.

    Per quanto riguarda le critiche 'scientifiche' di Tallis , pur giuste , risultano come sempre , quanto sono guidate non da spirito scientifico ma solo da quello ideologico , premature infatti le tecniche si fanno sempre più precise e le correlazioni diventano sempre più stringenti vedi

    Internally generated preactivation of single neurons ... [Neuron. 2011] - PubMed - NCBI
    Ultima modifica di Darwin; 25-03-12 alle 11:54

  4. #84
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    Predefinito Re: Eppure io sono sicuro che...

    Alva Noe è professore di filosofia all'Università di Berkley in California, lavora principalmente sulla filosofia della mente e scienze cognitive.

    Alva Noë rivoluziona il problema della coscienza proponendo una teoria sorprendente: la coscienza è qualcosa che noi facciamo, è definita dal nostro interagire con il mondo che ci circonda e dipende solo in parte dal sistema nervoso.

    Alva Noë è professore di Filosofia all’Università della California a Berkeley, dove è anche membro dell’Institute of Cognitive and Brain Science e teorizza l'esternalismo. Esternalismo è il termine che identifica una serie di posizioni nella filosofia della mente, accomunate dall'idea che essa dipenda da qualcosa che è esterno al sistema nervoso o al cervello. L'esternalismo si contrappone all'internalismo che ritiene che la mente dipenda solo dall'attività della materia grigia. L'idea di fondo è quella di superare il Fossato Galileiano, ovvero la separazione tra mondo mentale e mondo esterno.

    Quello che la percezione è, tuttavia, non è un processo nel cervello, ma un'attività espreta da parte dell'organismo come un interno. L'enattivismo sfida le neuroscienze e propone nuovi modi di intendere le basi neurali della percezione e della cosienza”. L'enattivismo di Noe riceve sostegno da altre posizioni tra cui la cognizione embodied o anche dalla cognizione estesa che presta maggiore attenzione all'ambiente quanto tale. Tuttavia l'enattivismo è stato criticato da altri autori, in particolare da neuroscienziati come Christoph Koch: “Laddove i fautori dell'enattivismo sottolineano giustamente il fatto che la percezione avviene spesso nel contesto di qualche tipo di azione, io ho poca tolleranza quando rifiutano il ruolo centrale delle basi neurali della percezione. Se c'è una cosa di cui gli scienziato sono ragionevolmente sicuri, è che il cervello è sia necessario sia sufficiente per l'esperienza fenomenica”.

    Alva Noe Biografia
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  5. #85
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    Predefinito Re: Eppure io sono sicuro che...

    E se questo avesse a che fare con la resurrezione dei corpi?

    L’acqua possiede una “memoria”
    Una équipe di ricerca italo-francese è giunta alla scoperta di due importanti elementi che avranno nel tempo uno sviluppo determinante per la medicina. Il primo riguarda la constatazione che alcune sequenze di DNA sono in grado di emettere segnali elettromagnetici a bassa frequenza quando si trovano in soluzioni acquose. L’altro elemento è che nel corso dello stesso esperimento è stato riscontrato che l’acqua è in grado di trattenere l’informazione ricevuta, memorizzando le caratteristiche della sequenza dello stesso DNA.
    La notizia dell’eccezionale scoperta è riportata nell’ultimo numero della prestigiosa rivista “Journal of Physics” con il titolo “DNA, waves and water” ovvero “DNA, onde e acqua”...

    L
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  6. #86
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    Predefinito Re: Eppure io sono sicuro che...

    Citazione Originariamente Scritto da Edmond Dantés Visualizza Messaggio
    E se questo avesse a che fare con la resurrezione dei corpi?

    L’acqua possiede una “memoria”
    Una équipe di ricerca italo-francese è giunta alla scoperta di due importanti elementi che avranno nel tempo uno sviluppo determinante per la medicina. Il primo riguarda la constatazione che alcune sequenze di DNA sono in grado di emettere segnali elettromagnetici a bassa frequenza quando si trovano in soluzioni acquose. L’altro elemento è che nel corso dello stesso esperimento è stato riscontrato che l’acqua è in grado di trattenere l’informazione ricevuta, memorizzando le caratteristiche della sequenza dello stesso DNA.
    La notizia dell’eccezionale scoperta è riportata nell’ultimo numero della prestigiosa rivista “Journal of Physics” con il titolo “DNA, waves and water” ovvero “DNA, onde e acqua”...

    L
    E' una cosa un po' vecchiotta (alemno di un anno fa) remake di uno studio degli anni 80/90 di Benveniste , poi accantonato , che cerca di dare una giustificazione scientifica all'omeopatia , (concetto alta diluizione) , la variante è che abbiamo un premio Nobel ed una collaborazione con altri scienziati italiani (DElgiudice,Vitiello) molto ma molto controverso (per inciso la rivista non è "Journal OF Physics" ma "Journal of Physics: Conference Series".

    Qui trovo un resoconto da cui potrai trarre spunto per ulteriori ricerche per conferme o smentite

    Luc colpisce ancora « Oggi Scienza

    Last but not least anche Voyager di ieri sera ne ha parlato e questo non è assolutamente un buon viatico , scientificamente parlando.

    Ma come sempre basta attendere , la cosa se vera è così ghiotta e così facile da riverificare che laboratori indipedenti non faranno fatica a replicare e soprattutto le applicazioni pratiche potrebbero fioccare , ma il fatto che dopo più di un anno la cosa sia rimasta solo nelle redazioni tipo Voyager da molto ma molto da pensare.

  7. #87
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    Predefinito Re: Eppure io sono sicuro che...

    Nelle librerie anglosassoni è uscito un libro veramente interessante, decisamente scomodo per razionalisti, riduzionisti, materialisti e tutto il rimasuglio di positivismo scientista che siamo costretti a trascinarci ancora dietro. Il titolo è “The Brain is Wider Than the Sky“ (“Il cervello è più ampio del cielo”, W&N 2011) e l’autore è il giornalista scientifico Bryan Appleyard.

    Il volume è basato su tutta una serie di interviste dei più importanti neuroscienziati in circolazione sul funzionamento del cervello, per giungere alla conclusione che non siamo affatto vicini ad auto-comprenderci e che probabilmente non riusciremo mai. Il cervello è lo strumento più complesso e affascinante in tutto l’universo, superiore di gran lunga a qualsiasi mega-computer esistente. Come scrive nella recensione il neuroscienziato Daniels Anthony, docente presso la Oxford University, «la natura, la qualità e la ricchezza della nostra vita interiore non sarà mai completamente spiegabile o traducibili in termini fisici, e – inoltre – sarebbe terribile se si potesse fare». Dire il contrario, continua Antony, significa assumere «l’arroganza scientifica e razionalista, primo perché ci si illude di credere che si possa capire pienamente noi stessi per mezzo del metodo scientifico, secondo perché il progresso tecnologico non migliora necessariamente la qualità della nostra vita, e terzo non si può catturare in modo descrittivo il controllo dei sistemi infinitamente complessi che guidano i nostri scopi».

    L’autore spazia anche su altri argomenti, ma volti tutti a dimostrare l’irriducibilità umana. In un capitolo Appleyard scrive: «La teleologia è la convinzione che la natura si autodetermini ad uno scopo, che si sta muovendo verso qualcosa, se questo è il regno di Dio o una società giusta… Una linea dura di teleologia potrebbe sostenere che la scimmia si sia volutamente evoluta in un essere umano…Ma questo, per il materialista, è misticismo. D’altra parte, la teleologia è tutto intorno a noi. Senza questa forma di teleologia, il mondo diventa incomprensibile». Le qualità estetiche ed emozionali, come confermano gli scienziati a cui rivolge le domande, sono irriducibili alle neuroscienze e non potranno mai essere descritte in termini neurologici. Al contrario di tutte le filosofie atee e riduzioniste che aspirano a ridurre l’uomo ad un essere insignificante, a un “nient’altro che” per dimostrare che non c’è nessuna creazione a “immagine e somiglianza di Dio”, il cristianesimo ha sempre valorizzato e innalzato l’uomo, a partire dall’incarnazione stessa di Dio in un effimero corpo umano. Le neuroscienze oggi, abbandonata l’ideologia positivista, stanno riportando sempre più al centro dell’universo (della creazione) l’essere umano dimostrandone l’assoluta unicità rispetto a tutto il resto. Quasi come fosse davvero “il preferito” di tutto il cosmo, colui a cui tutto tende.

    Questo è riconosciuto apertamente dagli psicologi, come Margaret Boden della Sussex University: «La mente umana è unica. L’intelligenza artificiale ha aumentato il senso di meraviglia che provo al cospetto della mente umana» (R. Stannard, “La scienza e i miracoli” Tea 2006) e dagli stessi neuroscienziati, come Michael Gazzaniga (tra i massimi esperti viventi del cervello), il quale sostiene che Darwin aveva torto perché «noi non siamo in continuità con gli altri primati, la differenza tra noi e loro è qualitativa, non puramente quantitativa». Citiamo infine Massimo Buscema, computer scientist di fama internazionale, esperto in reti neurali artificiali e sistemi adattivi, il quale dice: «È credibile che all’età di 50 anni, io non abbia più neanche un atomo di quelli che avevo a cinque anni. Ma allora perché mi sento la stessa identità e mi ricordo anche di quando avevo cinque anni, se tutta la materia di cui ero fatto è cambiata? Dove sono stato registrato? Dov’è il disco rigido su cui è stato fatto il backup di me stesso? Non c’è. E allora perché ho memoria? E’ più probabile che la mia identità non sia fornita dalla mia struttura bio-materiale (che cambia continuamente) ma dalla funzione matematica che connette tutte le traiettorie di qualsiasi mio atomo. In altri termini: la mia identità è solo un’organizzazione di informazioni, un pensiero. Ora, se tutta la complessità che esploriamo nasconde un pensiero, e se è così ben congegnato da permetterci di esistere e di formulare una domanda sensata sull’origine del cosmo, è più che ragionevole credere che l’informazione iniziale non sia stata buttata lì a casaccio. “Penso quindi esisto” oppure “Esisto perché sono pensato”?».
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