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Discussione: Il Rito dei Serpari

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    Predefinito Il Rito dei Serpari

    "E' frate del vento, poco parla, ha branca di nibbio, vista lunga, piccol segno gli basta…" : così Gabriele d'Annunzio descriveva il serparo, il contadino abruzzese che alla vigilia della festa di San Domenico batteva le campagne alla ricerca di serpi con le quali ornare la statua del santo. Rito che si ripete ogni anno il primo giovedì di maggio, a Cocullo, paese in provincia dell'Aquila. Ieri oltre ventimila persone si sono date appuntamento per il tradizionale e antichissimo rito in cui la statua di San Domenico viene portata in processione "vestita" di serpenti vivi, catturati nei campi il mese precedente. Il serparo, secondo la tradizione, conosceva il segreto per rendere innocui i serpenti con il suono del corno (kerallos). In epoca cristiana il ruolo del serparo si fonde con la devozione a S. Domenico che, si dice, abbia poteri taumaturgici contro il morso dei serpenti e dei lupi.



  2. #2
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    Predefinito Re: Il Rito dei Serpari

    LA FESTA DEI SERPARI A COCULLO


    Ogni anno, il primo giovedì di maggio, si svolge a Cocullo, un comune di 285 abitanti in provincia dell'Aquila che fa parte della Comunità montana Peligna, una particolarissima festa in onore del Patrono, San Domenico di Sora: la festa dei Serpari, una celebrazione che raccoglie ogni anno una folla di fedeli e curiosi provenienti da tutta Italia. Il giorno prima della festa, sono tanti gli abitanti che si recano sulle montagne alla ricerca dei serpenti con i quali verrà avvolta la statua del santo: per lo più specie innocue, i cui morsi non provocano conseguenze che vanno al di là di una lieve irritazione. In particolare, le specie che si trovano nei dintorni di Cucullo sono: il cervone (è la serpe più grande, che può superare i 2 mt), il saettone, la biscia dal collare, e il biacco detta anche serpe nera.

    Il rito inizia con la folla che suona la campanella della cappella di San Domenico tirandola con la forza dei denti (un fatto simbolico che mira a proteggere i denti dalle malattie che potrebbero colpirli). San Domenico esce alle 12 del mattino dal Santuario a lui dedicato, seguito dalla banda del paese e dalle ragazze vestite in costume tradizionale. Con capo e le spalle avvolti dalle serpi, la statua è portata in processione, accompagnata da un corteo celebrante.




    Intanto, sulla parte alta del paese i fuochi d'artificio ricordano il giorno di festa. Il ritorno in chiesa è la parte più emozionante della cerimonia, con i fedeli che fanno la fila all'altare per prendere il pietrisco da spargere intorno alle case a protezione dai serpenti, mentre i pellegrini intonano una particolare litania. Terminata la festa, le serpi vengono liberate e restituite al loro ambiente.
    E' indubbia l'origine precristiana della festa, legata ad antichissime tradizioni dei popoli del lago Fucino, Marsi, Peligni, nelle cui vicinanze si sono trovate statuette della dea Angizia raffigurata come “signora dei serpenti”, capace di dominarli e guarirne il morso velenoso. Spiegare il passaggio dalla figura della dea a quella di San Domenico non è facile. Le uniche fonti storicamente attendibili, le due Vitae di Alberico di Montecassino e quella di Giovanni, diretto discepolo del Santo, forniscono solo dati aneddotici. Secondo una tradizione locale, il santo, cavandosi il dente e donandolo alla popolazione di Cocullo, infuse nella popolazione di Cocullo una fede che andò a soppiantare il culto pagano della dea Angizia, protettrice dai veleni, tra cui quello dei serpenti.




    Ma accade spesso che culti pagani passino con piccole modifiche nelle pratiche devozionali del cristianesimo, come accaduto proprio in questo caso per l'abate Domenico, nato a Foligno, in Umbria, alla metà del X secolo e deciso fin da piccolo a seguire la vita religiosa. Lasciata la casa natale, si fece monaco e poi sacerdote, quindi intraprese la strada dell'eremitaggio. A lungo peregrinò in Ciociaria, per giungere poi in Abruzzo, dove fondò il monastero di San Pietro in Lago rimanendovi sei anni ed avendo le prime visioni, preludio dei successivi miracoli. In seguito, sempre spinto dalla vita eremitica, visse per tre anni in una grotta in Ciociaria vicino Trisulti finché fu riconosciuto e cominciò ad essere oggetto di venerazione come santo taumaturgo. Con una donazione del Signore di Sora costruì un nuovo monastero che porta ancora oggi il suo nome, e lì visse fino alla morte, avvenuta nel 1031. Il suo culto si fortificò specie nelle zone da lui visitate e il santo rimase per sempre legato alla sua capacità, che dicevano miracolosa, di proteggere dai morsi dei serpenti e di guarire chi ne fosse stato colpito.



 

 

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