
Originariamente Scritto da
Zorro
Perchè l'equivoco è tutto lì. Quando si parla del Lavoro istituzionale, nella mente di molti, primi i Sinistri, si fa riferimento solo al lavoro dei lavoratori dipendenti, meglio se operai. Quello degli imprenditori, mai assurge a considerazione degna, ritenendosi questi "datori" di lavoro, e quindi non diretti esecutori. I "datori" sono i capitalisti, quelli che, cioè, mettono nell'"impresa" i loro soldi, il capitale, l'elemento economico indispensabile ma sgradito, certamente di nessuna apprezzabilità sociale, morale.
I Sinistri hanno voluto che fossero, questi concetti, fissati nella Costituzione, sommariamente definiti in un primo articolo tanto assoluto quanto, sostanzialmente, nulla significante. Ma i comunisti hanno inteso sacralizzare i loro rappresentati, i lavoratori, così sacralizzando loro stessi.
Col passare degli anni, evolutesi le ideologie, anche la comunista, fino alla loro paradossale fine, è rimasta comunque la comune accezione che solo la Sinistra sia il riferimento politico, sociale, dei lavoratori. Questi continuano ad essere percepiti come i deboli da tutelare, i soli a vivere di lavoro, in modo assoluto, per l'oggettiva condizione di non poter contare su altri mezzi di sostentamento. Progressivamente l'appellativo di "lavoratore" è stato appena riconosciuto anche ai titolari di attività "autonoma", seppure con minore valenza, perchè, seppure in parte, comunque imprenditori.
I datori di lavoro rimangono, malgrado aggiustamenti mentali, non sempre sinceri, l'aspetto negativo del mondo del lavoro, il "nemico" naturale, l'inaffidabile persecutore del profitto, in buona parte sfruttando l'elemento umano dell'impresa.
E così l'imprenditore, per non pochi ancora il "padrone", non avrà mai il titolo di "lavoratore", perchè troppo compromesso dal suo capitale, che, non si capisce perchè, pare non abbia bisogno alcuno di essere "lavorato".
Nessuna attenzione, quindi, per l'imprenditore, nessun riconoscimento, ma l'obbligo di accettare il diritto del lavoratore, senza poterne contrapporre di propri, compresi la dignità e la libertà. Non è proprio equo, ma chi glielo dice?!...