La menzogna è propaganda


Con questo articolo intendo avviare una nuova serie di lavori del blog Arcadianet che mirano a ingrandirlo e renderlo sempre più funzionale alla necessità di controinformazione.
In questo caso viene inaugurata la sezione delle Interviste in cui verranno proposte ai lettori del blog interventi di prima mano raccolti da tutti quei personaggi rilevanti che avrò via via modo di contattare personalmente.
Verrà creata nel blog un'apposita pagina di archivio dalla quale scaricare i testi completi.

Si comincia con l'intervista al professor Massimo Chiais, docente universitario, giornalista, e autore tra gli altri del libro Menzogna e propaganda - Armi di disinformazione di massa sul quale verte questa intervista.

Per volontà del professor Chiais il libro è ora liberamente scaricabile dalla Rete ed è disponibile a questo link; qui si trova invece la copertina dell'edizione originale.

L'intervista completa, con presentazione dell'autore e del libro, è scaricabile qui.
Segue una breve intro.



La menzogna è propaganda

Professor Chiais, leggendo il suo testo, Menzogna e propaganda, si rimane in un certo senso affascinati dalla quantità e qualità dei meccanismi di frode mediatica cui siamo sottoposti proprio come si può rimanere affascinati da un nemico che ci combatte magnificamente. Ma in ultima analisi, anche il meno scettico dei lettori se l'avesse di fronte le chiederebbe: perché? A quale scopo creare un branco mondiale di malinformati con un simile dispiegamento di mezzi? Cui prodest, a chi giova?


Parlando di disinformazione e propaganda, il rischio più grande è quello di scivolare nel complottismo. O almeno di essere considerati tali. Perché andare ad investigare sulle dinamiche e sulle procedure della manipolazione dell’informazione porta, inevitabilmente, a scontrarsi con realtà talmente incredibili da rendere affascinanti alcune chiavi interpretative molto orientate a vedere dietro la realtà, per come la si conosce, altre realtà. E queste, a loro volta, portano sempre ad intuire interessi e collusioni troppo palesi per non essere determinate da strategie mirate e da “complotti occulti”. Detto questo, il problema di fondo è quello di una ripetitività nella storia delle dinamiche propagandistiche, tale da poter sufficientemente generalizzare le modalità di percezione dei messaggi da parte dell’opinione pubblica. Visto da questo punto di vista, non è più così importante individuare le motivazioni o i soggetti che producono disinformazione, quanto piuttosto la peculiarità di questo “branco mondiale di malinformati” nella loro capacità di accettare qualsiasi stupidaggine purché provenga da una fonte ufficiale o ritenuta verosimile. Purtroppo è così oggi e non diversamente andava ieri o nell’antichità. E’ infatti possibile individuare alcune tematiche ricorrenti nella propaganda di ogni tempo e, nel fare questo, si rimane sconcertati di come quella che oggi chiamiamo opinione pubblica, in altre epoche popolo o cittadinanza, abbia sempre percepito in modo analogo l’informazione manipolata, assumendo atteggiamenti identici nell’Atene di Pisistrato così come nel mondo globalizzato di Bush. Quali queste tematiche? L’idea, innanzitutto, di dover combattere un nemico, immagine del Male assoluto [leggi tutto]