
Originariamente Scritto da
Gdem88
Il mondo riscritto dai progressisti
Il sottotitolo della seconda conferenza dei leader parlamentari progressisti che si terrà oggi e domani alla sala della Regina della camera dei deputati recita testualmente Events are global, Progressives too, gli eventi sono globali, i progressisti anche. Diciamo con franchezza che la prima affermazione è un fatto, la seconda è il senso della nostra sfida.
La crisi europea degli ultimi due anni e la trepidazione con la quale si attende l’esito delle prossime elezioni presidenziali in Francia sono due dei moltissimi segni che rendono evidente come oramai, al di là della funzionalità e della capacità dei contenitori politici, si venga costruendo uno “spazio politico europeo e globale” nel quale le sovranità si condividono, i cicli si influenzano a vicenda, le idee sfruttano le nuove opportunità della comunicazione per bruciare tempi e distanze.
Non si tratta di un pensiero né nuovo né originale. Gli ultimi trent’anni sono stati segnati largamente da cicli politici nei quali Europa e Stati Uniti si sono specchiati fra loro: Reagan e Thatcher negli anni ’80; Clinton, Blair e la Terza via negli anni ’90; Bush e le vittorie dei conservatori negli ultimi dieci anni. Sarebbe sciocco pensare che, con un automatismo che la politica non contempla, sia già iniziata una fase nuova. La vittoria schiacciante di Barack Obama nel 2008 – nonostante le percentuali plebiscitarie di simpatia europea – non produsse alcuna inversione di rotta nelle successive elezioni del vecchio continente che hanno in genere penalizzato chiunque fosse al governo.
È però un fatto che i sondaggi francesi, la crisi verticale della destra italiana e il tramonto brusco del berlusconismo, i movimenti elettorali in Germania segnalano un paesaggio in cambiamento, offrono un’occasione ai democratici. Chi pensa che la politica non sia riducibile a semplici format comunicativi, alla brillantezza di un discorso pubblico che non risulta poi capace di produrre innovazione nelle regole e nei meccanismi di un sistema paese, non può che riaccendere la luce sul ruolo dei parlamenti, dei legislatori. Ed è esattamente su questo piano che la conferenza della sala della Regina ha l’ambizione di lasciare una traccia più duratura.
Gli europei per primi sanno per esperienza che Bruxelles è oggi la fonte primaria di gran parte della loro legislazione; le nuove regole comunitarie sulla sessione di bilancio impongono a ogni paese di elaborare e concordare un Piano nazionale di riforme che è in discussione proprio in queste settimane; ciascun tema di attualità politica (dalla crescita economica alla regolamentazione dei mercati finanziari, dalla scuola alle politiche sull’immigrazione) sollecita i legislatori a confrontare le proprie soluzioni con le best practices dei propri partner e vicini.
Abbiamo perciò l’ambizione di chiudere la conferenza di Roma gettando le fondamenta di un Parliamentary Progressive Network, un luogo virtuale e reale nel quale gli attori europei e i grandi protagonisti dei continenti non più emergenti ma emersi possano alimentare a staffetta una discussione e uno scambio continuo di idee ed esperienze. Il titolo di questo secondo meeting – volutamente lasciato al termine di questa riflessione – dice Riscrivere il mondo. Chiederemo simbolicamente a ogni ospite di lasciare un vero e proprio messaggio sull’ampio fondale a forma di carta geografica che accoglie il nostro dibattito, un muro di pensieri liberi, di impegni democratici, di battaglie progressiste. Per riscrivere il mondo, bisogna innanzitutto comprenderne le nuove dinamiche.
Le cinque sessioni si incaricheranno dunque di discutere di Europa, di ricette globali per lo sviluppo, della domanda di libertà che sorge dal Mediterraneo come dalla Birmania, del movimento progressista globale, della collaborazione fra gruppi parlamentari. Le due conclusioni affidate a Pierluigi Bersani e Dario Franceschini ci confermano che il Partito democratico è oggi la sola forza politica del paese ad ancorare la propria battaglia nazionale ad un orizzonte europeo e globale, a dare respiro strategico ad una politica destinata altrimenti ai ripiegamenti populisti che hanno rattrappito il dibattito degli ultimi anni.
Lapo Pistelli
Il mondo riscritto dai progressisti - Europa