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Discussione: Fascisti in camicia verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralista

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    Predefinito Fascisti in camicia verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralista

    Italia Sociale
    Fascisti in camicia verde: Plínio Salgado e l’Ação Integralista Brasileira



    di Giuseppe Biamonte



    Quello a cui stiamo oggi assistendo è lo spirito di Roma che si eleva col suo eterno senso di equilibrio e di simmetria, la sua capacità di totalizzazione degli elementi individuali e sociali, di concezione del mondo sotto un criterio integrale nel quale non vi sono né atrofie né amputazioni, né scontri né tendenze dissociative.

    Roma fascista così calunniata dai demagoghi ebbri di cocaina libertaria, costituisce attualmente la suprema garanzia della libertà.



    Plínio Salgado, Como eu vi a Italia, Società Editora Latina, São Paulo s.d. (1930). Trad. di Ferruccio Rubbiani



    Che negli anni Trenta il Fascismo, all’apice della sua popolarità internazionale, fosse divenuto un modello politico universale per gli indiscussi primati culturali, economici e sociali raggiunti in pochissimi anni dall’insediamento di Mussolini alla guida dell’Italia - un modello attentamente studiato, stimato, imitato e persino invidiato, non solo in Europa e financo dai suoi seriori detrattori e nemici giurati (Churchill e Roosevelt ne sono l’esempio paradigmatico) - è ormai un dato storicamente acquisito e inoppugnabile.

    Grazie alla più aggiornata ricerca storica e alla crescente e coraggiosa metodologia storiografica revisionista, nonostante il tintinnar di manette, molti tabù e falsità alla base dell’astiosa vulgata, strumentalmente preconfezionata dai vincitori della II guerra mondiale e dal più becero settarismo pseudo-resistenziale, sono rovinosamente caduti.

    Nel contesto dei nuovi e fecondi apporti storiografici su questo periodo va sicuramente annoverata la recentissima pubblicazione di Vincenzo Fratta, Anauê, La tentazione fascista nel Brasile degli anni Trenta, per i tipi delle edizioni Settimo Sigillo.

    Un libro che, a nostro avviso, ha un duplice pregio: porta all’attenzione del pubblico italiano un argomento pressoché sconosciuto qui da noi; getta le basi, grazie alla meticolosa ricerca storica fatta dall’autore, per ulteriori indagini e approfondimenti riguardanti i rapporti tra il Fascismo italiano e il magmatico mondo politico brasiliano degli anni 1930-1945.

    Dopo una sintetica e opportuna introduzione alla storia del Brasile, a partire dalla sua scoperta ufficiale ad opera del portoghese Pedro Cabral il 22 aprile del 1500 (va detto, comunque, che molto controversa resta ancora oggi l’attribuzione della prima esplorazione delle coste brasiliane al fiorentino Amerigo Vespucci), l’autore entra nel vivo dell’argomento.

    Alla vigilia delle grandi trasformazioni economico-sociali del Novecento, che avrebbero gradatamente determinato il vigoroso sviluppo del Brasile, oggi assurto a grande potenza economica emergente, vivissimo appare il tessuto civile nel quale si vanno innestando i nuovi fermenti politici, culturali e sociali che sfoceranno nella cd. Rivoluzione liberale del 1930.

    Evento che porterà al potere, come vedremo più avanti, uno fra i più scaltri e spregiudicati uomini politici brasiliani di tutti i tempi: Getúlio Vargas.

    Nel rapido divenire degli accadimenti alcuni fra i più qualificati intellettuali brasiliani dell’epoca guardano con grande favore al modello italiano, in particolare all’innovativa legislazione sociale introdotta dal Fascismo e al nuovo sistema economico corporativo, dove è prioritario l’interesse collettivo e forte la presenza dello Stato nei settori vitali e strategici dell’economia nazionale.

    Il 1930 sarà anche l’anno clou per Plínio Salgado, il fondatore dell’Ação Integralista Brasileira.

    Il viaggio in Italia e l’incontro con Mussolini saranno, infatti, eventi decisivi per il suo ingresso nell’agone politico brasiliano, che negli anni precedenti aveva visto ribellioni militari, insurrezioni popolari e, nel 1922, la nascita del Partito Comunista Brasiliano.

    Lasciando l’Italia per tornare in patria, il futuro Chefe Nacional mette in rilievo le positività italiane in fatto di economia e di organizzazione sociale da lui attentamente indagate e analizzate durante il suo soggiorno: “(…) Il lavoro è perfettamente organizzato.

    Il capitale è ammirevolmente ben controllato (…).

    Torno in Brasile disposto ad organizzare le forze intellettuali sparse, coordinarle, darle una direzione, iniziando un apostolato” e concluderà in tutta franchezza: “Ho studiato molto il Fascismo; questo regime non è esattamente quello del quale abbiamo bisogno, ma ci si avvicina molto”.

    Due anni dopo, nel febbraio del 1932, istituirà, coadiuvato da un gruppo di giovani intellettuali, un organismo di studi politici che sarà propedeutico alla fondazione del Movimento Integralista.

    Fiore all’occhiello e motore del Movimento, nel quale confluiranno varie formazioni politiche che abbracceranno il programma integralista, saranno le adesioni di personaggi di grande statura morale e culturale (quanto di meglio potesse esprimere allora la società brasiliana) che ne costituiranno la classe dirigente: a partire dallo stesso fondatore.

    Di formazione cattolica, apprezzato letterato, fecondo romanziere, giornalista e ideologo a tutto tondo, a Salgado mancheranno però capacità decisionale, fiuto politico e azione.

    Qualità indispensabili soprattutto nei momenti critici.

    E tali gravi lacune saranno esiziali per il Movimento e ne causeranno la totale rovina.

    Gustavo Barroso, capo della Milizia e numero due del Movimento, aderirà allo stesso dopo aver ascoltato le idee di Salgado durante una conferenza all’inizio del 1933.

    Scrittore affermato, fondatore del Museo Storico Nazionale (da annoverare ancora oggi fra i più importanti musei del Brasile) e Presidente dell’Accademia Brasiliana di Lettere negli anni 1931, 1932 e 1950, Barroso si caratterizzerà ideologicamente per la sua posizione antigiudaica.

    Una scelta di natura politica, non razziale come quella nazionalsocialista.

    È lui stesso a precisarlo “(…) non è, come molta gente pensa, e come molti ebrei si sforzano di far credere, una questione religiosa o razziale.

    È una questione politica.

    Nessuno combatte l’ebreo perché è di razza semita o perché segue la religione di Mosè.

    Ma perché egli agisce politicamente all’interno delle nazioni, secondo un piano prestabilito e portato avanti nel tempo”.

    Tale posizione all’interno del movimento resterà però isolata e sarà lo stesso Chefe Nacional, che prendendo le distanze dalla “guerra che si è fatta a questa razza in Germania” puntualizzerà che “Il problema del mondo è etico e non etnico”.

    Allo stesso modo anche Miguel Reale, nelle sue memorie, stempererà l’antigiudaismo di Barroso, precisando che tale posizione era dettata dalla lotta al comunismo che “egli inseriva nel quadro di un combattimento universale contro la cospirazione giudaica”.

    Reale, per l’appunto: il terzo grande protagonista dell’Ação Integralista Brasileira e il teorico dello Stato integrale.

    Di origine italiana (il padre era emigrato dalla Puglia in Brasile), laureatosi molto giovane in giurisprudenza, diverrà un filosofo del diritto di fama internazionale e un insigne giurista.

    Il suo percorso politico, professionale e umano è ben tratteggiato dal Fratta nell’appendice al volume.

    Ciò che riteniamo possa particolarmente colpire il lettore è la valenza culturale e professionale del personaggio, che ricoprirà nel dopoguerra prestigiosi incarichi nel governo nazionale e in organismi internazionali, e si distinguerà nello studio del diritto (suoi testi saranno tradotti in italiano e introdotti nelle nostre università).

    Nella sua famosa pubblicazione Noi e i fascisti d’Europa, Reale illustra l’essenza dello Stato integralista, con particolare attenzione alla storia del diritto, rimarcando le differenze tra la Liberal-Democrazia e la Democrazia Corporativa.

    Nel pragmatismo mussoliniano coglie la sintesi socialismo-nazionalismo, mentre, pur criticando la politica razziale del Nazionalsocialismo, ne addita i grandi successi in campo economico: “Dall’Hitlerismo possiamo trarre alcune lezioni in materia di organizzazione politica finanziaria (…)”, anticipando i giudizi positivi che, nonostante la demonizzazione della Germania nazionalsocialista, hanno dato personaggi politici americani di tutto rilievo, come J.K. Galbraith, o storici affermati, tra cui persino l’ebreo Richard Grunberger.

    Evan Burr Bukey, docente all’Università americana dell’Arkansas, nel suo libro Hitler’s Austria pubblicato nel 2000, definì la miracolosa ripresa economica austriaca e l’abbattimento del tasso di disoccupazione, dopo l’Anschluss hitleriano del 1938, “one of the most remarkable economic achievements in modern history” (riguardo all’argomento testé citato cfr. l’eccellente saggio di Mark Weber, How Hitler tackled unemployment and revived Germany’s economy, pubblicato dall’Institute for Historical Review e reperibile in http://www.ihr.org/other/economyhitler2011.html.

    Traduzione di Gian Franco Spotti, in http://www.rinascita.eu/?action=news&id=13667).

    Almeno altre due figure, fra la dirigenza eterogenea del Movimento Integralista, sono particolarmente messe in rilievo dal Fratta per originalità e attivismo politico.

    La prima è quella di Olbiano de Melo, fondatore del Partido Nacional Sindicalista, studioso del sindacalismo e del corporativismo fascista, destinato a diventare la terza anima del Movimento, quella attenta alle dinamiche sindacali e sociali.

    Tra i suoi sodali per sintonia di ideali, oltre a Reale e ad altri personaggi di spicco dell’Ação Integralista, troviamo la figura singolare di Dom Helder Pessoa Câmara, un prete che abbraccia la politica a mo’ d’apostolato, a dispetto dei richiami e delle censure della curia brasiliana.

    Resterà, come osserva l’autore del libro in esame, “un prete in camicia verde fino al termine dell’esperienza integralista con la messa fuorilegge del Movimento del 1937 e la fallita insurrezione del 1938”.

    Contraddittorio e ambiguo, a nostro giudizio, rispetto alle esperienze politiche precedenti sarà il suo percorso “ideologico” post-bellico all’interno della Chiesa.

    Divenuto dapprima assistente generale dell’Azione Cattolica Brasiliana, poi, nel 1950 ideatore della Conferenza Episcopale Brasiliana, lo troviamo nel 1952 come vescovo ausiliario di Rio De Janeiro, fino a capeggiare la corrente modernista del Concilio Vaticano II e ad impegnarsi per la diffusione della cosiddetta Teologia della Liberazione.

    Un’inversione ad “U”, probabilmente dettata dal suo sincero impegno, sin dal tempo della sua militanza nell’Integralismo, contro la povertà del suo popolo, che lo porterà però a condividere le idee radicaleggianti, pseudo ecumeniche e mistificatorie alla base del cosiddetto “rinnovamento” della Chiesa, contro la plurisecolare tradizione cattolica.

    I guasti post-conciliari di tali lobby di potere che dall’ora governano la Chiesa sono oggi ben visibili a tutti i livelli (teologico, liturgico, politico).

    Strutturato gerarchicamente, radicalmente anticomunista, nemico del capitalismo finanziario internazionale e legato ai valori tradizionali della storia patria, il Movimento di Salgado si ispirerà agli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa e al Fascismo italiano, oltre che per l’organizzazione economica e dello Stato (sovranità politica, economica e culturale), anche per alcune manifestazioni esteriori riguardanti ad esempio simboli e rituali (camicia verde al posto della nera, saluto romano, ecc.), nonché per l’organizzazione della gioventù, per la sua elevazione fisica e culturale, per l’alfabetizzazione degli adulti, per l’assistenza alle famiglie, per il coinvolgimento delle donne nella vita politica attiva e per l’intrinseca carica rivoluzionaria volta al rinnovamento della società brasiliana.

    Una curiosità del cerimoniale è il saluto tra militanti proferito con un sonoro Anauê, parola indigena che significa “tu sei mio fratello”, “un mio uguale”, “un mio camerata”.

    Anche se schierato a destra, il Movimento di Salgado, all’apice del successo, si distingue per le forti connotazioni sociali del suo programma politico (l’assemblea costitutiva del Movimento annoverò studenti, operai e rappresentanti della classe media), ma anche per la sua onestà intellettuale.

    Una destra, insomma, molto distante, ad esempio, da quella conservatrice, reazionaria, golpista e filo-atlantica dei regimi di Salazar in Portogallo e di Franco in Spagna, regimi ai quali guarderà invece con grande nostalgia e ammirazione - guarda caso – proprio la destra nostrana neofascista del Msi e satelliti vari.

    Un capitolo tutto da approfondire, soprattutto riguardo all’effettiva cognizione della situazione politica brasiliana da parte dello stesso Mussolini, è quello sui rapporti tra l’Italia fascista e l’Integralismo brasiliano, che annoverò tra le sue fila molti italiani appartenuti alla folta comunità di immigrati.

    Rapporti curati dallo stesso ministro Ciano, tramite suoi fiduciari, con contributi economici, anche se modesti, che l’Italia concesse nel momento di maggior successo del Movimento.

    Le cose muteranno quando il vero Deus ex machina della politica brasiliana, quel Getúlio Vargas a cui abbiamo già accennato, riuscirà con grande abilità a mettere fuori gioco tutti i potenziali rivali politici e con il colpo di stato del novembre 1937 consoliderà definitivamente il suo potere e annuncerà la nascita dello Estado Novo, che governerà ininterrottamente fino al 1945.

    Dopo lo scioglimento del partito comunista e l’arresto dei suoi quadri e militanti, stessa sorte subiranno nel 1938 anche il Movimento integralista e la sua classe dirigente (l’immobilismo e l’indecisione del suo Chefe saranno determinanti per la sua sconfitta politica).

    L’Italia, a sua volta, compirà un doppio errore: abbandonato al suo destino Salgado e il suo Movimento, si schiererà con la “rivoluzione” di Vargas, credendo di aver trovato un alleato fedele e un sincero amico del Regime.

    Ma nell’agosto del 1942, Vargas passerà con gli Alleati e dichiarerà guerra alle potenze dell’Asse, inviando in Italia addirittura un contingente brasiliano d’invasione, armato ed equipaggiato dagli statunitensi.

    Grande interesse geopolitico hanno, infine, gli avvenimenti post-bellici, che l’autore ha ben delineato nel capitolo conclusivo del volume.

    Così lo stesso Vargas, col suo tragico destino (si suiciderà nel 1954 prima che fosse deposto per la seconda volta da un colpo di mano ispirato dagli Usa, intolleranti dell’indipendenza economica del Brasile caparbiamente inseguita dal fondatore dell’Estado Novo), esce di scena dal dramma della storia brasiliana come un personaggio shakespeariano, mentre molti dei protagonisti dell’Integralismo si ricicleranno nella politica o si dedicheranno alle loro carriere professionali.

    L’accurata nota bibliografica, le note a piè di pagina e l’apprezzabile inserimento della bibliografia integralista, con particolare riferimento alle opere dei principali protagonisti del Movimento (Plínio Salgado, Gustavo Barroso, Miguel Reale, Olbiano de Melo), fanno di questo volumetto un manuale completo, utile sia agli studiosi che ai cultori e agli appassionati di storia contemporanea.



    Vincenzo Fratta, Anauê: La tentazione fascista nel Brasile degli anni Trenta, Roma, Edizioni Settimo Sigillo, 2011. € 20,00

    26/03/2012
    Ultima modifica di Avanguardia; 27-03-12 alle 23:36

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  2. #2
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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Libro interessante, il Sudamerica è stato ed è una miniera di personaggi e movimenti "terzoposizionisti" da conoscere studiare ed approfondire. Se penso che invece molti conoscono solo -ed esaltano pure...- schifezze reazionarie, golpiste e filoatlantiste come Pinochet o Videla...iango:
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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Libro interessante, il Sudamerica è stato ed è una miniera di personaggi e movimenti "terzoposizionisti" da conoscere studiare ed approfondire. Se penso che invece molti conoscono solo -ed esaltano pure...- schifezze reazionarie, golpiste e filoatlantiste come Pinochet o Videla...iango:
    Il libro non c'è l' ho, quando potrò lo comprerò. Sul fascismo in Sudamerica ne parla il testo "Il fascismo" di Stanley Payne brevemente ma tratteggiando le cose fondamentali per capirne la natura rivoluzionaria e non destroide, persino anti-razzista. Poi possiedo un testo specifico sul peronismo, intitolato Il Peronismo della Editori Riuniti University Press, davvero esaustivo ed onesto.
    I nostalgici di Pinochet o Videla lasciamoli al loro brodo.

  4. #4
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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Da Wikipedia, ho trovato una descrizione stranamente favorevole a questo grande movimento fascista brasiliano. Leggete.

    L'Azione Integralista Brasiliana (Ação Integralista Brasileira - AIB) fu un partito politico brasiliano d'ispirazione fascista e cattolica, fondato dallo scrittore e teologo Plínio Salgado nel 1932. Espressione della dottrina del cosiddetto "Integralismo Brasiliano", il partito è considerato il più importante movimento nazionalista di massa nella storia del paese sudamericano. Nel giro di pochi anni ottenne un'adesione maggiore di qualsiasi altro movimento fascista sorto in America Latina, con almeno 200.000 membri ma, probabilmente, molti di più[1]. Sul finire del 1937, quand'era al culmine del consenso popolare, fu sciolto insieme a tutti gli altri partiti, in attuazione del golpe dell'Estado Nôvo di Getúlio Vargas.


    Caratteristiche ideologiche Manifesto Integralista del 1937 che recita: "Il Brasile ha bisogno di te! Oltre l'Integralismo, non c'è Nazionalismo"Con i fascismi europei, l'Integralismo Brasiliano condivise l'adozione di una retorica politica aggressiva e l'estetica marziale. Sul piano ideologico, i temi cardine del movimento furono il nazionalismo, la proposta di una terza via tra capitalismo e comunismo, il misticismo religioso e l'esaltazione delle tradizioni più tipicamente brasiliane. Espressione di un paese fortemente multietnico, l'Azione Integralista Brasiliana non assunse mai posizioni di stampo razzista, al contrario, fra i suoi membri non mancarono gli appartenenti alla comunità di origine africana.

    Legami e differenze con i fascismi europei Nel 1930 Pínio Salgado visitò l'Italia, rimanendo colpito dall'organizzazione dello Stato fascista. Quando nel 1932 diede vita al suo partito, si ispirò direttamente al movimento di Mussolini. In virtù di ciò, l'Azione Integralista Brasiliana fu dotata di una struttura gerarchica e centralizzata e di un corpo paramilitare (le camicie verdi). Venne introdotto anche l'utilizzo del saluto romano accompagnato dal grido "Anauê", una parola tupi che significa "Tu sei mio fratello" ma che nell'ottica integralista equivaleva anche a "Presente!". Al di là delle similitudini formali, il partito accolse dal fascismo anche la prospettiva di una terza via tra capitalismo e comunismo. Tuttavia, Salgado esaltò sempre l'originalità e l'identità brasiliana del proprio movimento. L'enfasi sulla dimensione religiosa, la diffidenza nei confronti del totalitarismo statalista[2], un'interpretazione maggiormente democratica del corporativismo e l'assenza di concezioni razziali, rappresentarono i punti di maggior divergenza rispetto ad alcune forme di fascismo europeo, in particolare il nazionalsocialismo.

    Nazionalismo multietnico Salgado enfatizzò il nazionalismo identificando in esso la "comune identità spirituale"[3] del popolo. Nel suo libro La quarta umanità sostenne il carattere rivoluzionario del nazionalismo integralista ed affermò: «siamo un popolo venuto ad esistere dopo la morte di tutti i pregiudizi»[4]. Definito in termini culturali e storici più che etnico-biologici, il nazionalismo dell'AIB fu dunque aperto ed inclusivo. Oltre alla maggioritaria componente di ascendenza europea, il movimento ebbe anche molti aderenti e simpatizzanti di origine africana. Tra i militanti di colore, i due più noti furono João Cândido Felisberto[5], leader nel 1910 della Rivolta della frusta, e Abdias do Nascimento[6]. Mentre Salgado esaltò soprattutto la componente culturale e mistica del nazionalismo integralista, i teorici Miguel Reale e Gustavo Barroso ne evidenziarono la componente economica. Entrambi critici dell'imperialismo e del capitalismo internazionale, misero in evidenza la necessità di salvaguardare l'indipendenza dell'economia brasiliana dagli interessi stranieri. In Barroso l'antimperialismo assunse anche toni di stampo antisemita[7].

    Anticapitalismo ed Anticomunismo L'integralismo brasiliano, al pari del fascismo, si oppose al liberalismo ed al marxismo. I sistemi economici capitalisti e comunisti vennero considerati come figli della stessa ideologia: il materialismo. Quest'ultimo era, nella visione di Salgado, la base della "civiltà borghese", che da lui venne definita "non una classe, ma uno stato mentale"[8]. Concetti analoghi furono espressi anche da Miguel Reale. In particolare, gli integralisti erano convinti che il capitalismo ed il comunismo tendessero al raggiungimento del medesimo risultato: l'internazionalizzazione dell'umanità. Secondo loro, sia sotto il dominio di grandi aziende multinazionali sia sotto il dominio di una dittatura comunista mondiale, il rischio sarebbe stato quello di approdare all'egemonia di un'oligarchia burocratica di esperti pianificatori della produzione. A questi sistemi fu contrapposta una concezione corporativa dell'economia, espressione di uno Stato gerarchico, organico e solidale.

    Spirito religioso Uno dei concetti più importanti della dottrina integralista fu quello di "Rivoluzione Interiore". Per mezzo di essa gli uomini avrebbero dovuto abbandonare l'egoismo borghese per integrarsi nella comunità nazionale, concepita come una grande famiglia. All'individualismo sarebbero dovuti subentrare valori quali la pietà, il dono di sé e l'amore per gli altri[9]. Per Salgado l'intera storia del mondo era una grande lotta fra materialismo e spiritualismo, lotta sia personale ed interiore che politica e sociale. In virtù di queste caratteristiche, la partecipazione cattolica al movimento fu molto consistente. Diversi vescovi manifestarono simpatia per l'integralismo e numerosi sacerdoti si affiliarono al movimento divenendone dirigenti, compreso il celebre Hélder Câmara[10]. La profonda attenzione alla dimensione religiosa fu uno degli elementi caratterizzanti l'AIB. Tra i movimenti fascisti sorti in quegli anni nel mondo, solo la Guardia di Ferro di Codreanu si fece portatrice di un fervore spirituale simile (e per certi versi maggiore) a quello del movimento di Salgado.

    Storia del movimento Seguaci del movimento nel 1935. Dall'ascesa alla repressione [modifica]Nel febbraio del 1932 Plínio Salgado fondò la Società di Studi Politici (SEP), un'associazione che avrebbe dovuto raccogliere gli intellettuali brasiliani con simpatie fasciste. A ciò seguì il cosiddetto Manifesto d'Ottobre (Manifesto de Outubro), che sancì l'avvento ufficiale dell'Azione Integralista Brasiliana il 7 ottobre 1932. Il partito adottò come proprio motto la triade "Deus, Pátria e Família" e come proprio simbolo la lettera greca sigma (Σ), che avrebbe dovuto rappresentare la somma dei valori integralisti. Nel giro di poco tempo numerosi uomini di cultura si unirono al gruppo. Secondo alcune fonti arrivarono anche dei finanziamenti da parte dell'Ambasciata Italiana[11].

    All'inizio del 1934 ebbe luogo a Vitória il primo Congresso Integralista. L'assise confermò la leadership assoluta di Salgado, affidandogli il titolo di "Chefe Nacional" (Capo Nazionale) del movimento. Durante lo stesso anno si ruppe l'alleanza fra il Presidente della Repubblica Vargas e le forze di sinistra. A ciò seguirono alcuni durissimi scontri urbani tra l'AIB (fresca del sostegno di Vargas) e i comunisti.

    La composizione sociale del partito fu decisamente interclassista. Il contingente più ampio di aderenti fu rappresentato dai portoghesi appartenenti alla piccola borghesia urbana, dai soldati e dagli immigrati italiani e tedeschi. Non mancarono, tuttavia, gli operai, gli artigiani, i piccoli agricoltori e i braccianti. I dati sull'effettiva consistenza del movimento sono abbastanza vari. Lo storico Stanley G. Payne parla di «almeno 200.000 membri e, presumibilmente, più del doppio». Da alcuni documenti interni al partito il calcolo arriva però a superare il milione.

    Plínio Salgado, leader dell'Integralismo Brasiliano.Nel 1937, forte del consenso crescente, Salgado lanciò la propria candidatura alle elezioni presidenziali previste per il gennaio 1938, pubblicando un ampio manifesto programmatico. Considerato il candidato favorito per la vittoria, dovette ben presto rinunciare al suo proposito. Infatti, una volta venuto a conoscenza dell'intenzione di Getúlio Vargas di cancellare l'appuntamento elettorale e dar vita al golpe dell'Estado Nôvo, Salgado ne appoggiò inizialmente il progetto poiché credette di poter fare dell'integralismo la dottrina ufficiale del nuovo regime. Egli sperò che Vargas adempisse una promessa fattagli in precedenza, ossia quella di nominarlo ministro dell'educazione nel nuovo governo. Viceversa, il Presidente golpista mise al bando tutti i partiti, compreso quello integralista, e instaurò un regime monopartitico.

    Nei primi mesi del 1938 alcuni militanti integralisti provarono per due volte a rovesciare il nuovo regime di Vargas. La notte del 10 maggio attaccarono Palácio Guanabara, sede del governo dittatoriale, ma la polizia e l'esercito riuscirono a fermarli. Il conseguente scontro a fuoco provocò la morte di una ventina di persone. L'evento divenne noto con il nome di Pajama Putsch[12]. A seguito dei tentativi insurrezionali, Salgado fu arrestato ed esiliato in Portogallo fino al 1945.

    La riorganizzazione [modifica]Al suo ritorno in Brasile, Plínio Salgado fondò una nuova formazione politica, il Partito della Rappresentanza Popolare, allo scopo di riformulare su basi democratiche l'integralismo. Furono completamente abbandonati i riferimenti simbolici ed estetici al fascismo[13]. Tuttavia, il movimento non fu capace di esprimere la stessa forza dell'AIB: candidatosi alla Presidenza della Repubblica nel 1955, Salgado ottenne solo l'8% dei voti.

    Negli anni a seguire, l'avvento della giunta militare segnò il declino definitivo dell'integralismo. Ex appartenenti al movimento si ritrovarono in campi contrapposti. Tra i militari al governo non mancarono, infatti, gli ex integralisti, così come tra i più strenui oppositori del regime vi fu Hélder Câmara, anch'egli ex seguace del movimento.

    Attualmente esistono alcuni piccoli gruppi che si rifanno all'esperienza dell'integralismo brasiliano.

    Note [modifica]^ Stanley G. Payne, A History of Fascism, 1914-1945, University of Wisconsin, 1995, p.346
    ^ Ibidem.
    ^ Benzaquém de Araújo, Totalitarismo e Revolução, Jorge Zahar Editor, Rio de Janeiro, 1988, p.57
    ^ P. Salgado, A Quarta Humanidade. Editora das Americas, 1936
    ^ Articolo su João Cândido Felisberto
    ^ Articolo su Abdias do Nascimento
    ^ Il risveglio della Nazione: nazionalismo e spiritualismo nella dottrina integralista (articolo in portoghese)
    ^ P. Salgado, O Espirito da Burguesia, Livraria Classica Brasileira, 1951
    ^ B. Araújo, Totalitarismo e Revolução, cit., 30-32
    ^ S.G. Payne, A History of Fascism, 1914-1945, cit., p.345
    ^ João Fábio Bertonha, "Entre Mussolini e Plínio Salgado: o Fascismo italiano, o Integralismo e o problema dos descendentes de italianos no Brasil". In: Revista brasileira de História, vol 21, número 40, São Paulo, 2001
    ^ R.S. Rose, One of the Forgotten Things: Getúlio Vargas and Brazilian Social Control, 1930-1954, Westport, Greenwood, 2000, p.86
    ^ Gilberto Calil, "Articolo in portoghese sull'evoluzione dell'integralismo". Revista de História da Biblioteca Nacional. 1° de outubro de 2010.
    Ultima modifica di Avanguardia; 28-03-12 alle 22:41

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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Libro interessante, il Sudamerica è stato ed è una miniera di personaggi e movimenti "terzoposizionisti" da conoscere studiare ed approfondire. Se penso che invece molti conoscono solo -ed esaltano pure...- schifezze reazionarie, golpiste e filoatlantiste come Pinochet o Videla...iango:
    Pinochet era un burattino della CIA,Videla un criminale anche se almeno negli ultimi tempi
    prese una svolta antiatlantista(e infatti fu bruciato).
    Per il resto che dire..a ognuno il suo,noi con il socialismo nazionale,altri con l'atlantismo
    destroide.
    Tra l'altro Pinochet mi pare avesse ottimi rapporti coi sionisti.

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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Palaestina Felix: Una connection Israele-Cile per spiare Iran e Venezuela, il Mossad assoldava i colonnelli di Pinochet!

    "Evidentemente, a "causa" di un ventennio di democrazia, seppur imperfetta e priva del necessario "repulisti" dai cascami della dittatura militare, i boia in uniforme di Santiago avranno sentito il bisogno di una 'rinfrescata' delle loro tecniche di interrogatorio e tortura? Del resto rivolgersi a Israele per simili 'ripassi' non é certo qualcosa di anomalo, visto il ruolo principe che le forze armate dello Stato ebraico ebbero nel rifornire e armare la dittatura di Pinochet e nell'indirizzarla durante il periodo della cosiddetta "Operazione Condor", in cui tutti i regimi militari di destra filo-imperialisti e filo-sionisti si unirono per una caccia all'uomo internazionale contro oppositori politici di sinistra, leader guerriglieri e sindacali.

  7. #7
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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    Pinochet era un burattino della CIA,Videla un criminale anche se almeno negli ultimi tempi
    prese una svolta antiatlantista(e infatti fu bruciato).
    Per il resto che dire..a ognuno il suo,noi con il socialismo nazionale,altri con l'atlantismo
    destroide.
    Tra l'altro Pinochet mi pare avesse ottimi rapporti coi sionisti.

    Penso più o meno come tutti i capi delle dittature centro e sudamericane sostenute dalla CIA.
    Di fatto era impossibile non ne avessero se erano sul libro paga dei servizi americani.
    E ci furono molti interventi, se ricordo bene, da parte del Mossad israeliano che inviò suoi istruttori in parecchie nazioni dell'America Latina ad addestrare le forze speciali, di polizia e dell'esercito. Sarebbe interessante postare un pò di materiale su queste collaborazioni tra sionisti e dittature latino-americane.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Una delucidazione sui rapporti tra sionismo e dittature sudamericane anticomuniste di destra conservatrice sarebbe gradita.
    Tuttavia, non in questa discussione, che vuole dare invece visibilità ad un movimento fascista poco noto ma importante, quello brasiliano, significativo in quanto dimostra come la lotta alla tirannia e al mondo liberal-borghese non sta sempre a sinistra, come non occorre essere di sinistra per essere anti-razzisti, o meglio a-razzisti (come io mi definisco).

  9. #9
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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Citazione Originariamente Scritto da Legionario Visualizza Messaggio
    Penso più o meno come tutti i capi delle dittature centro e sudamericane sostenute dalla CIA.
    Di fatto era impossibile non ne avessero se erano sul libro paga dei servizi americani.
    E ci furono molti interventi, se ricordo bene, da parte del Mossad israeliano che inviò suoi istruttori in parecchie nazioni dell'America Latina ad addestrare le forze speciali, di polizia e dell'esercito. Sarebbe interessante postare un pò di materiale su queste collaborazioni tra sionisti e dittature latino-americane.
    Concordo,appena si trova materiale lo si incolli sul forum.

  10. #10
    Cancellato
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    Predefinito Re: Fascisti in camica verde: la tentazione fascista in Brasile e l' Acao Integralist

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    Una delucidazione sui rapporti tra sionismo e dittature sudamericane anticomuniste di destra conservatrice sarebbe gradita.
    Tuttavia, non in questa discussione, che vuole dare invece visibilità ad un movimento fascista poco noto ma importante, quello brasiliano, significativo in quanto dimostra come la lotta alla tirannia e al mondo liberal-borghese non sta sempre a sinistra, come non occorre essere di sinistra per essere anti-razzisti, o meglio a-razzisti (come io mi definisco).
    Io invece sono razzista,ma non xenofobo.
    Sono convinto che le razze esistano,che siano diverse tra loro,ma
    che nessuno debba prevaricare l'altro,niente colonialismo e niente
    meticciati di massa o impossibili società multirazziali,che funzionano
    solo nelle isolette.
    Non mi garbano neppure quelle teorie che definiscono "selvaggi" uomini
    dalla pelle scura che vivono secondo i ritmi della natura,e "civili" i bianchi
    decadenti che vivono tra playstation,discoteca droga e bevute.
    Ovvio poi che la lotta alla tirannia non sta a sinistra,o meglio dipende...
    può stare a sinistra come a destra.
    Dipende sempre da chi stiamo a descrivere,se è un Chavez va bene
    se è un Fassino no assolutamente.
    Kavalerists likes this.

 

 
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