BERLINO
Scappava da due teppisti, fu investito
da una macchina: liberi gli aggressori
La vittima, Giuseppe Marcone, era un italiano di 23 anni
BERLINO – Ci sono ancora i fiori, sul Kaiserdamm, nel luogo dove Giuseppe Marcone, ventitre anni, fu mortalmente investito sei mesi fa da una macchina mentre fuggiva dalla stazione della metropolitana dove due teppisti lo avevano aggredito senza motivo. Da oggi Baris B. e Ali T, sono liberi. Hanno ricevuto una condanna a due anni di reclusione e una a quattro mesi dalla corte distrettuale di Berlino. La procura aveva chiesto per il primo quattro anni e mezzo di carcere.
IL CASO - Il caso di Giuseppe Marcone aveva commosso tutta la città e non solo la comunità italiano della capitale tedesca. Figlio del proprietario di un ristorante di Wilmersdorf, Giuseppe aiutava il padre e studiava. Aveva in programma di entrare a far parte, almeno per un periodo, dell’esercito tedesco. Proprio dal locale del padre era uscito quella notte,in compagnia di un amico. Nella stazione della metropolitana di Kaiserdamm l’incontro con i due aggressori, ubriachi, entrambi di origine turca, residenti nel quartiere multietnico di Neukölln. Prima la richiesta di una sigaretta, poi gli insulti e le minacce, quindi l'aggressione Giuseppe e Raoul hanno paura, dopo una iniziale reazione riescono a sfuggire ai due che li inseguono, salgono di corsa le scale per allontanarsi all’aperto. Ma il ragazzo italiano non si accorge di una macchina che arriva a forte velocità e che lo investe, nonostante la disperata frenata del guidatore. I due teppisti tornano a casa, tranquilli. Vanno a dormire. Solo l’indomani Baris B. racconta quanto è accaduto alla sorella che lo convince a costituirsi.
LE INDAGINI - Le indagini della polizia sono rapide, ma le telecamere di sorveglianza non hanno inquadrato la zona della stazione dove tutto è avvenuto. La vicenda, conclusasi questa volta in modo così tragico, non è la prima né l’ultima avvenuta a Berlino di notte nella metropolitana. E sempre ci si chiede il perché. Lo ha fatto anche la mamma di Giuseppe, Vaja, che espresse tutto il suo dolore e la sua inquietudine parlando con il quotidiano “BZ”: “Non riesco più a capire che succede ai giovani di questa città”. “Spero che la giustizia faccia il suo corso. Posso solo augurare ai responsabili che rinsaviscano”, sono state in quei giorni le parole del padre. Speriamo che il suo secondo desiderio sia esaudito
Paolo Lepri
Fonte


Rispondi Citando


