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SICUREZZA E IMMIGRAZIONE. Il ministro dell'Interno e il sindaco si sono incontrati nella Prefettura lagunare: si cerca un luogo come punto di raccolta ed espulsione. Vertice a Venezia: presi in esame molti siti militari dismessi. I sindacati: «Più risorse e personale»

Verona. La versione ufficiale sull'incontro in laguna tra il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il sindaco Flavio Tosi è che c'è stato un colloquio per fare uno screening di tutti quei luoghi ex siti militari vicini all'aeroporto o vicino a un'uscita autostradale visionati nei mesi scorsi dai funzionari del ministero. Siti in cui potrebbe-dovrebbe essere realizzato il Cie, centro identificazione ed espulsione del Veneto, che potrebbe essere nel territorio del Comune di Verona, ma anche in quello di altri Comuni vicini. Raccontata così il Cie Veneto potrebbe essere ovunque, anche tra Verona e Sommacampagna e Villafranca, per restare nei dintorni dell'aeroporto Catullo. Nessuna certezza sul luogo, nessuna dichiarazione ufficiale anche se sembra che un'area idonea potrebbe essere quella tra Verona e Cadidavid in via Gelmetto, nei pressi della Strada delle Trincee dove però di dismesso non c'è alcunchè, ma funziona il Centro rifornimento di commissariato, una struttura logistica dell'Esercito cui non è stato ancora comunicato l'interessamento all'aerea. In zona Pestrino c'è invece una caserma dismessa, la Santa Caterina. Ma non arriva conferma alcuna, anzi si tende a minimizzare l'argomento, sottolineando che i due abbiano parlato soprattutto del pacchetto sicurezza e dell'ordinanza antiprostituzione. Ma è difficile credere che sia andata davvero così.
«Nessun problema se vogliono fare un Cie a Verona o in provincia, ma che non pensino di realizzarlo senza aumentare l'organico e sottraendo le forze, che già sono poche, alla questura». Silvano Filippi, segretario regionale del Siulp, uno dei sindacati di polizia, è categorico. «Noi non abbiamo nulla contro il Cie, ma non siamo nelle condizioni di poter far fronte a questo ulteriore impegno. Si dice che sarebbe un centro di identificazione ed espulsione per 300 immigrati. Questo significa che servono 130 poliziotti addestrati a questo. Non ci sono bandi, non c'è possibilità di assumere personale. Come hanno intenzione di gestire questo Cie?» conclude Filippi.
«L'importante è che prima dell'apertura del Cie ci siano i rinforzi», dice Nicola Moscardo, segretario provinciale del Sap, «il sindaco Flavio Tosi ieri ha incontrato il ministro Maroni, prima gli erano state rappresentate le difficoltà delle forze di polizia e le ha ben comprese. Ci ha assicurato che le avrebbe trasmesse al ministro. Il minimo necessario sono una cinquantina di agenti anche perchè fino a oggi la sorveglianza dei Cpe e dei Cie è sempre stata affidata alla polizia. Una sorveglianza interforze la vedo di difficile attuazione. È impensabile fare un Cie senza dare personale in supporto, questo significherebbe far tracollare la questura, lasciare una parte del territorio senza controllo», conclude Moscardo.
In atto ci sono due corsi che hanno 168 allievi a Peschiera e 250 ad Alessandria, ma i corsi durano un anno, quindi nuovi poliziotti in «strada» a breve non ce ne saranno. «Siamo già ridotti all'osso, senza rinforzi non è possibile realizzare il Cie», dice Massimo Perazzoli, segretario provinciale del Coisp, «ci hanno fatto tante promesse, ma per ora non si vedono risultati. Dove sono i 2500 uomini promessi da Maroni? Già per fare le pattuglie miste ci sono poliziotti aggregati da altre città, come pensano di poter sorvegliare il Cie?», conclude il sindacalista.
«Capisco fare il Cie a Verona che ha l'aeroporto vicino e quindi gli stranieri possono essere accompagnati velocemente in patria, ma senza rinforzare il personale è impensabile», spiega Angelo Calvario di Ugl, «vorrebbe dire che la polizia non è più in grado di presidiare il territorio, significherebbe togliere sicurezza ai cittadini», simili le dichiarazioni di Domino Chiaramonte del Siap: «Fare un Cie a Verona significa sveltire i tempi di rimpatrio e non avere personale in giro per gli accompagnamenti, ma il nostro organico non può sopportare un altro aggravio di lavoro», dice il sindacalista.[FIRMA]

Alessandra Vaccari