Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
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    Predefinito Sempre più giovani i religiosi negli Stati Uniti

    Una ricerca promossa dall’episcopato

    Sempre più giovani
    i religiosi negli Stati Uniti


    Washington, 7.
    Più giovani e maggiormente istruiti e con impegno diffuso nell’ambito delle attività ecclesiali, soprattutto per quanto riguarda la pastorale giovanile: è l’immagine delle religiose e dei religiosi negli Stati Uniti che emerge dall’annuale ricerca New Sisters and Brothers in Perpetual Vows, pubblicata recentemente a cura della Conferenza episcopale, nella quale si offre una “fotografia” sulla vita consacrata che riporta, in oltre venti pagine, una serie di tratti caratteristici basati sulle risposte a questionari fornite da un campione di un centinaio di nuovi membri di congregazioni e province religiose e monasteri che hanno professato i voti perpetui di povertà, castità e obbedienza nel 2011.
    Lo studio pone soprattutto in risalto, rispetto a quello dell’anno precedente (2010), un abbassamento significativo dell’età che, nel 2011, si è attestata per le donne mediamente sui 39 anni, con una diminuzione di circa quattro anni rispetto a quella registrata nel 2010. Inoltre, nella metà dei casi le religiose hanno dichiarato un’età inferiore ai 39 anni. Per quanto concerne, invece, i religiosi l’età media si attesta sui 42 anni, con una quota significativa, pari alla metà, che hanno dichiarato di avere un’età di 44 anni o inferiore. Appare dunque consolidarsi la tendenza delle vocazioni a maturare in età sempre più giovane. A tale riguardo, coloro che hanno fornito risposte ai questionari hanno sottolineato di aver considerato per la prima volta la scelta vocazionale mediamente attorno ai 19 anni di età. Oltre alla giovane età vocazionale, si accompagna il buon livello d’istruzione, soprattutto fra le religiose, il 25 per cento delle quali ha svolto studi universitari. La ricerca è stata realizzata, per conto dei vescovi, dal Center for Applied Research in the Apostolate (Cara), un istituto con base presso la Georgetown University e ha coinvolto la Leadership Conference of Women Religious, il Council of Major Superiors of Women Religious, la Conference of Major Superiors of Men, oltre a 150 comunità contemplative.
    Come accennato, di particolare rilevanza è anche il grado d’istruzione: circa la metà di coloro — uomini e donne — che hanno professato i voti (48 per cento) ha frequentato una scuola elementare, con una percentuale leggermente superiore a quella, in generale, della popolazione adulta cattolica (42 per cento). Il 36 per cento dei religiosi e delle religiose ha poi proseguito gli studi superiori, contro un media del 22 per cento della popolazione adulta cattolica. Infine, il 25 per cento delle religiose e il 12 per cento dei religiosi hanno conseguito un diploma di laurea, contro solo il 7 per cento della popolazione adulta cattolica. Mediamente, fra l’altro, il livello di istruzione appare superiore tra le religiose: 25 per cento di laureate comparate al 12 per cento dei religiosi e 39 per cento di diplomate contro sempre il 12 per cento degli uomini.
    I dati confermano peraltro quelli di una precedente ricerca, svolta dal Cara nel 2011, sulle vocazioni femminili negli Stati Uniti. Le donne che “varcano” i portoni degli ordini religiosi nel Paese hanno oggi mediamente un livello d’istruzione superiore rispetto al passato: un quarto delle donne che entra in un ordine o in un istituto religioso ha conseguito un diploma di laurea; un sesto è poi in possesso di un diploma di studi superiori, mentre la metà circa delle donne ha seguito il ciclo di studi dalle elementari alle scuole superiori.
    Secondo la più recente ricerca del Cara, la maggior parte dei religiosi e delle religiose ha svolto, prima di professare i voti, significative esperienze nell’ambito ecclesiale, quali il servizio nelle parrocchie, il ministero liturgico, la formazione dei giovani. In particolare, per quanto riguarda quest’ultimo ambito, circa il 24 per cento dei religiosi e delle religiose è stato attivamente impegnato nella pastorale giovanile all’interno dei campus universitari.
    Infine, il 94 per cento di coloro che hanno professato i voti si è dichiarato cattolico fin dalla nascita e il 79 per cento proviene da famiglie dove entrambi i genitori sono cattolici. Religiosi e religiose, in maggioranza, (70 per cento) sono nati negli Stati Uniti, mentre la maggioranza di coloro che sono nati fuori dai confini nazionali proviene da Vietnam, Filippine e India. Il 19 per cento, in particolare, sono asiatici, mentre il 9 per cento sono ispanici.


    8 aprile 2012

    L'Osservatore Romano, Sempre più giovani i religiosi negli Stati Uniti

    Una buona notizia ogni tanto non guasta...
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  2. #2
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Re: Sempre più giovani i religiosi negli Stati Uniti

    E' ovvio che ci sia questo ritorno alla fede, soprattutto da parte dei giovani, in quanto proprio i giovani sono da sempre alla ricerca di significato e di un futuro, ciò che la società dei consumi atea e materialista gli sta ignobilmente negando.
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  3. #3
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    Predefinito Re: Sempre più giovani i religiosi negli Stati Uniti

    Censimento 2011: in Irlanda i cattolici sono l’84% | UCCR

    Sempre per la serie "le buone notizie pasquali"

    Censimento 2011: in Irlanda i cattolici sono l’84%

    I dati del nuovo censimento, pubblicato il 30 marzo scorso, dimostrano che oltre l’84% degli irlandesi descrivono loro stessi come cattolici (3,86 milioni), una notizia importante dopo i vergognosi casi di pedofilia che hanno sconvolto la Chiesa irlandese. Lo stesso è accaduto negli USA.

    Il 5% dice di non appartenere ad alcuna religione, tra cui la maggioranza sono immigrati. In sorprendete calo è la Chiesa metodista irlandese, tradizionalmente una delle quattro principali chiese dell’isola.

    La crescita dei cattolici si accompagna tuttavia, purtroppo, ad un aumento dei divorzi, seguendo così l’indebolimento della famiglia presente in tutta Europa. Oltre il 21% dei bambini irlandesi vengono allevati da un solo genitore e un altro 6% viene allevato da conviventi.

    Ricordiamo che in Irlanda l’aborto è illegale (a meno che la madre non sia in pericolo di vita), e gli studi dimostrano che vi è una bassa incidenza di cancro al seno, una buona salute mentale tra le donne e e il 70% dei cittadini approva il divieto.
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

 

 

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