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    Predefinito Parigi, 18 marzo - O Riformismo, e le sue illusioni, o Rivoluzione!

    In Francia, le due correnti del riformismo, socialdemocratica e staliniana, vogliono rifarsi una verginità presentandosi insieme alle elezioni come “Fronte delle Sinistre”. Promettono che, votandoli, senza rivoluzione, senza rovesciare con la forza la borghesia, sarebbe possibile una diversa ripartizione della ricchezza fra la classi, un salario decente ed una occupazione stabile, vivere onestamente del proprio lavoro senza il rischio di trovarsi disoccupati, assicurarsi una previdenza per la vecchiaia e per le malattie e, infine, sarebbe possibile una società senza crisi economiche, senza crisi di sovrapproduzione! Che il “Fronte delle Sinistre” creda o meno a queste illusioni piccolo borghesi, poco importa: diffondere simili assurdità nelle file del proletariato è comunque criminale.

    Dopo la depressione dell’interguerra, per 30 anni il capitale ha conosciuto un ciclo di accumulazione quasi continuo. Dal 1952, anno in cui la produzione industriale supera il massimo del 1930, al 1974 la produzione industriale è cresciuta al tasso medio del 6,2%, contro lo 0,7% fra il 1912 ed il 1930. Solo in quei decenni del tutto eccezionali fu generalizzata la “sicurezza sociale” che ha permesso l’accesso per tutti all’assistenza sanitaria e ad un minimo di pensioni di vecchiaia. Il livello di vita effettivamente si elevò e le condizioni di lavoro migliorarono, creando così l’illusione che all’interno della società borghese sarebbe stato possibile un progresso continuo e senza crisi economiche. Si dimenticò presto che il ciclo di accumulazione del capitale riposava sulle distruzioni massicce della Seconda Guerra mondiale e sui suoi 50 milioni di morti, distruzioni e massacri che soli hanno permesso al capitale mondiale di uscire dalla crisi di sovrapproduzione degli anni ‘30 e di simulare una sua effimera nuova giovinezza.

    Ma il miglioramento del trattamento operaio non è stato un regalo della borghesia, né ottenuto con la scheda elettorale, ma strappato con lotte aspre, con una classe inquadrata in sindacati e determinata a battersi unita in uno spirito di fraterna solidarietà. La borghesia, messa sotto pressione, ha dovuto cedere; l’ha potuto fare perché allora il capitale era in piena crescita e le era preferibile accettare che i salari aumentassero piuttosto che rischiare di perdere mirabolanti profitti per lunghi e duri scioperi. È al portafogli che alla borghesia fa male.

    Oggi la situazione è radicalmente diversa: la fase di espansione è definitivamente terminata nel 1975 con la prima grande crisi mondiale di sovrapproduzione del dopoguerra. Da allora il capitalismo mondiale ha attraversato una serie ininterrotta di riprese e crisi di sovrapproduzione. Per la Francia, al tasso annuale medio del 6,2% nei “30 anni di gloria” è seguito quello dell’1,3%. E quel che è per il capitalismo francese lo è anche per tutti i grandi paesi industriali, a verifica del calare del tasso di profitto previsto da Marx nella sua opera “Il Capitale”.

    La borghesia internazionale tenta con ogni mezzo di salvare il sistema di produzione che le garantisce i suoi privilegi di classe, e si è ormai ridotta a parare giorno dopo giorno i colpi peggiori. Sotto la pressione della concorrenza è costretta a svuotare di contenuto la legislazione del lavoro, tornare alla precarietà illimitata dell’impiego, a salari al di sotto dei contratti, a ridurre i servizi pubblici; il welfare del secolo scorso viene smantellato non perché la borghesia sia particolarmente malvagia ma perché ne è costretta dalle leggi del capitale. Una sola cosa conta, il profitto a breve termine. Così facendo il capitalismo, e con esso la borghesia, diviene sempre più parassitario ed inutile.

    Il “Fronte delle Sinistre” lascia credere che sia possibile aumentare lo SMIG, il Salario Minimo, a 1.700 euro, che si possa tornare alla pensione a 60 anni, e al 100% del salario, e nello stesso tempo eliminare il debito pubblico! Che sia possibile una ripartizione dei redditi più favorevole a chi lavora! E il tutto senza stampare nuova moneta!

    Dal 2009 il capitalismo mondiale è precipitato in una crisi peggiore di quella del 1929. Ha evitato appena il tracollo con l’immissione massiccia di molte migliaia di miliardi di dollari nel circuito dell’economia, il che ha accumulato un montagna di debiti inesigibili nelle casse delle Banche centrali mentre degli Stati hanno un tasso di indebitamento vertiginoso. Nel 2011 in Francia si accumulano 1.646 miliardi di euro di debito pubblico, l’84% del prodotto interno lordo!

    La BCE, per evitare un crollo della produzione e una bancarotta finanziaria come nel 2008, ha prestato alle banche mille miliardi di euro nell’arco di un trimestre, con promessa di rimborso in tre anni, ma solo per evitare il peggio alla società borghese e senza con questo muovere al rilancio l’accumulazione del capitale. Alla prossima caduta della produzione industriale, che è ineluttabile, la crisi di sovrapproduzione supererà quella del 1929 e coinvolgerà la Cina, gli Stati Uniti, l’Europa ed il resto del Mondo.

    Il riformismo socialdemocratico e quello staliniano hanno condotto il movimento proletario di sconfitta in sconfitta, tradendolo ad ogni scontro critico con la borghesia e provocando demoralizzazione e disorganizzazione della classe operaia. Non sono oggi cambiati, il “Fronte della Sinistra” segue le stesse vie, la stessa tattica, lo stesso programma: deviare le lotte sul terreno democratico, che è quello della borghesia e nel quale il proletariato si è tante volte impantanato. In politica “alleanza elettorale al secondo turno”, in economia “intervento dello Stato nell’economia”.

    Il famoso “socialismo” di Stalin, che non era altro che capitalismo di Stato nelle città ed un ibrido mostruoso di capitalismo privato e di piccola produzione parcellare nelle campagne, è finito in bancarotta clamorosa. Dal 1990 al 1998 la produzione industriale in Russia è crollata del 55%! Peggio che durante la grande crisi degli anni ‘30 negli Stati Uniti.

    Le “sinistre”, una volta al governo, riusciranno a peggiorare ancora le condizioni della classe operaia e a far pagare alla piccola borghesia maggiori imposte, ma sicuramente non alle multinazionali, che non soltanto non le pagano, o molto poco, ma per di più utilizzano i paradisi fiscali per non pagare l’IVA. E della crisi di sovrapproduzione nemmeno parlano! Nessuno Stato è riuscito da evitarla.

    Il capitalismo è un cadavere che cammina. Il compito storico del capitalismo è stato quello di socializzare le forze produttive: ha sostituito la produzione parcellare ed individuale del contadino e dell’artigiano con la produzione industriale basata sul lavoro collettivo dei salariati. Ha reso i popoli del mondo intero interdipendenti, sviluppando con le multinazionali una vasta rete economica che abbraccia il pianeta. Così facendo ha sviluppato a scala gigantesca le basi economiche della società comunista. Questa base entra oggi in conflitto con i rapporti di produzione capitalisti: il salariato ed il capitale. Più la produttività aumenta, più il valore aggiunto diviene irrisorio in rapporto agli enormi capitali che occorre anticipare, condannando così a morte il capitalismo.

    I rapporti di produzione capitalistici sono divenuti solo un guscio che bisogna infrangere per liberare la società comunista. Ma questo richiede il rovesciamento con la forza del potere della borghesia industriale, finanziaria e fondiaria, la sua messa al di fuori della legge e la sua espropriazione.

    La rivoluzione deve però maturare e prepararsi: dapprima organizzandosi la classe operaia sul terreno della lotta difensiva in dei veri sindacati di classi, che non esiteranno a ricorrere allo sciopero generale per difendere gli interessi dei lavoratori, e non dei sindacati che solo fingono di organizzarli, come fanno le confederazioni della collaborazione di classe (Cfdt, Cgt, Fo). Il cammino della ripresa della lotta di classe richiede di ritrovare i sentimenti della solidarietà e della fraternità fra lavoratori.

    Ma per rovesciare il potere della borghesia occorre ritrovare ed inquadrarsi nel partito comunista internazionale, che si mantiene, dopo aver combattuto la controrivoluzione staliniana, risolutamente sul terreno programmatico del comunismo rivoluzionario.

    PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE
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  2. #2
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    Predefinito Re: Parigi, 18 marzo - O Riformismo, e le sue illusioni, o Rivoluzione!

    Cara Compagnessa,

    aggiornati touttA

    grazie a DiA il capitalismo (benessere, consumi e libertà zumpapà) ha vinto touttA.
    La comunisma (penuria miseria e codesse davanti alle negoziessa) e' stata sconfitta

    Aggiornati se no finirai nella discarica della storia assieme alle nazistesse, alle integralistesse, alle monarchicesse, alle borbonicesse, ecceteressa ecceteressa

    Il mondo va avanti verso una società multietinica, multiculturale e multirazione in un sistema capitalistico e liberale toutta.

 

 

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