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Discussione: lingua e politica

  1. #1
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    Predefinito lingua e politica

    Grazie ad una benemerita iniziativa del Corriere della Sera, è uscita pochi giorni fà nella collana " I classici del pensiero libero " ( serie di testi che da da diversi mesi stanno uscendo come supplemento del Corriere del giovedì e del sabato) una breve raccolta di scritti di George Orwell dal titolo " Nel ventre della balena e altri scritti". Tra questi vi è "La politica e la lingua inglese" che analizza l'intrecciarsi fra i due soggetti ed il come il peggioramenrto di una lingua sia non solo effetto del peggioramento di una certa società, ma del come "un effetto èuò divenire una causa, rafforzando la causa originaria e producendo lo stesso effetto in modo più intensivo e così via indefinitivamente".
    Coincidenza vuole che,proprio pochi giorni fà, mi sia anche accaduto di leggere il breve saggio di Gustavo Zagrebelsky " Sulla lingua del tempo presente" edito da Einaudi nel novembre dello scorso anno per l'interessante collana Vele. Un saggio quello di ZagrebelskY che ( al pari di quello di Orwell. ma altresì, suppongo, con maggiore facilità di procurarselo ) che vale certamente la pena di leggere.
    In entrambi questi saggi sono esposte , con cultura e civile ironia, delle ragioni non banali per meditare sul ruolo politico della lingua che concorre a formare una certa società . E dopo queste due letture , forse, anche le note che potrete trovare nel 3rd da me aperto " dell'Esperanto e delle altre lingue" nel forum s Radicali, qui su PIR. potrà forse sembrarvi meno staccato dalla realtà di quanto non possa sembrare in un primo momento.
    Se il modo di usare la lingua nazionale ha tenti riflessi sul formarsi della opinione pubblica, come possiamo immaginare che l'introduzione in lingua straniera di nuovi termini quotidiani, di slogan pubblicitari tendenti a dare una identificazione fra uso del prodotto e mondo rappresentato nello stesso spot, di iinsegne pubblicitarie e di linguaggio della finanza, non finisca anche tutto questo per incidere sul sentire collettivo , anche nel suo rapportarsi alla politica?
    Ed anche rispetto a quanto oggi sta accadendo chiediamoci che ruolo continua ad avere l'uso, non di rado la manipolazione , dellle parole , da quelle del dittatore libico . alle tante che stanno suggerendoci di schierarci in un modo o nell'altro. Dopo aver letto il saggio di Zagrebelshy, ciascuno di noi sarà certamente almeno un po' più attento a distinguere tra fatti e la loro rappresentazione ad opera della classe politica.
    Ultima modifica di edera rossa; 21-03-11 alle 18:18
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  2. #2
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    Predefinito Rif: lingua e politica

    Ciao Ederone.
    Ho acquistato il testo di Orwell: interessante, personalmente mi conferma il mio apprezzamento per il Latino! iaociao:

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  3. #3
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    Predefinito Rif: lingua e politica

    Citazione Originariamente Scritto da Cavaliere Nero Visualizza Messaggio
    Ciao Ederone.
    Ho acquistato il testo di Orwell: interessante, personalmente mi conferma il mio apprezzamento per il Latino! iaociao:
    vale la pena anche quello di zagrebelsky ( sono solo 8 euro ) .
    kay cirkau la bela internacia lingvo.? se fai un saldo su "dell'esperanto e di altre lingue" su Radicali qui su Pir vedrai che politica e linguaggio sono importanti anche su un piano internazionale. un salutoiaociao:
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  4. #4
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    Predefinito Rif: lingua e politica

    Nel vecchio Piemonte sabaudo fu, ad un certo punto, vietato l'uso della parolà liberrtà durante gli spettacoli teatrali ed operistici e fu stabilitò che la stessa dovesse essere sostituita dalla parola lealtà. Il baritono Ronconi dovendo cantare il " vendè la libertà si fè soldato" dell'Elisir d'Amore , pur consapevole che in tal caso non sarebbe stata la parola libertà suscitatrice di particolari entusiasmi da parte del pubblico ( che era il motivo per cui la stessa doveva essere censurata) , pensò di tirare uno scherzo alle autorità sostituendola comunque com la parola lealtà e con quella bella voce che gl iera propria cantò dunque un " vendè la lealtà si fè soldato" che fu accolta dai divertiti applausi del pubblico e che suscitò le ire delle autorità preposte; ma egli se la cavò dicendo che così facendo credeva di aver ben interpretato i regolamenti.
    Questa vecchia storiella ( che credo di aver letto per la prima volta nel Lorenzo Benoni del Ruffini) mi è venuta in mente nel leggere come il termine "lealista" venga usato per le truppe al servizio del dittatore Ghedaffi. Il termine lealista non è certo nuovo e si accosta a quello di legittimista , entrambi tendenti a rappresentare come leali i difensori del potere esistente a prescindere dalla forma di legittimazione dello stesso, qualsiasi soldato anche se motivato dalle più ignobili ragioni. Anzi , a ben guardare,i termini lealisti e legittimisti sono quasi sempre accostati ai difensori di regimi autoritari. non da oggi e raramente in modo ironico( come avenne invece verso il 1860 con la commedia con "i legittimisti in Italia ")
    Ed oggi i giornalisti usano tranquillamente il termine lealista non per chì è alla ricerca di una nuova legalità possibile per il popolo libico, ma per chi si fa difensore della illegalità che nasce dalla forza e dal supruso. A volte le parole fuori luogo vengono usate anche quando non vi è, a differenza di ciò che accadeva nel Piemomte sabaudo, alcun censore ad imporlo e quando basterebbe un attimo di attenzione in più per chiedersi se non sia il caso di definire diversamente le truppe ,filogovernative per lo più mercenarie, che si battono per la continuazione di una dittatura.
    Ultima modifica di edera rossa; 01-04-11 alle 23:32
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  5. #5
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    Quasi fosse stato letto il mio post precedente , finalmente sul Corriere della Sera di oggi, a pagina 14, non si parla di truppe lealiste , ma di "ghedaffiani".

    Sempre sul Corriere di oggi, in prima pagina , un articolo del sociologo Francesco Alberoni nel segnare la differenza tra gli immigrati che formarono gli Stati Uniti e quanti arrivano oggi in Europa, così come nell'indicare lasa differenza tra l'arrivo in Europa di questi ultimi le grandi civiltà plurinazionali dell'antichità , fa presente come oggi gli immigrati in Europa arrivino in una realtà diversa per molti motivi dalle altre due; tra queste differnze egl isottolinea anche la mancanza di una lingua di riferi,emto , di una lingua che accumuni chi già si trovi in un territorio e che possa essere diventare quella di chi vuole diventare nuovo cittadino. Un legame linguistico forte è più che mai necessario a formare vecchi e nuovi cittadini europei.
    In altro 3d ricordavo quando J.F. Kennedy parlò al popolo berlinese legato solo da un ponte aereo al resto della germania Federale ed al resrto dell'occidente. Kennedy abbraccio quel popolo con il suo " Ich bin berliner" , se oggi un politico volesse sottolineare con l'uso di una lingua il suo voler essere non berlinese , romano, parigino o londinese, ma semplicemente europeo, in quale lingua dovrebbe dirlo? La mancanza di una limngua che faccia sentire il pescatore bretone più vicino al pescatore di Mazzara del Vallo od al minatore delle Asturie, è un problema di non poco conto per il sorgere di una comune coscienza europea capace di includere nche i bussano alle nostre porte. E nessuna lingua nazionale egemone senza toccare le altrui sensibilità. Mettiamoci qunque a studiare una lingua neutrale per parlare con chi la studiando per parlare con noi. Anche in questo modo si costruisce la futura Europa.
    Ultima modifica di edera rossa; 04-04-11 alle 18:05
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    qui in Pir, sul forum di trasatlantico( in cui si parla del programma dei repubblicani per il gioco delle elezioni su Pir) ho espresso la mia ritrosia ad usare l'espressione " mercato del lavoro".Non credo sia solo per il fastidio per un linguaggio che esprime la mercificazione dell'attività lavorativa ( qualcuno potrebbe obbiettare che non è che la presa d'atto di una realtà esistente e per molti magari ovvia); credo invece che vi sia anche l'impressione, direi la consapevolezza, che una volta entrari nell'ordine di idee della normalità di una certa espressione, anche la realtà che essa rappresenta finisce con l'essere più facilmente accettata.
    Ultima modifica di edera rossa; 06-04-11 alle 15:37
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    Predefinito Rif: lingua e politica

    ieri ho visto un telegiornale dove la parola lealista continuava ad avere tranquillamente corso.
    Nel trattempo le parole più fuori luogo si impossessano della politca italiana di questi giorni. Che dire dei "responsabili"? Un nome che dà, a chi non penetra nella sostanza delle cose , l'idea di padri nobili che per il bene della patria comune assumono contro voglia delle responsabilità che altrimenti lascerebbero ad altri. Nel dopo guerra si ebbe invece una bruciante definizione per un politico che era riuscito a restare a galla ( e per la verità non era certamente uno dei peggiori) cambiando più di un partito: "l'onorevole comunque". Ma oggi i tanti "onorevoli comunque" hanno ben imparato la lezione e non si limitano a cambiare partito o gruppo parlamentare, ma ne scelgono uno nuovo, nuovo, con un nome che li metta, almeno presso la gran platea dei nuovi lazzari televedenti, al riparo da qualsiasi critica.
    Ultima modifica di edera rossa; 13-04-11 alle 01:12
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    neanche a farlo apposta nel Corriere della sera di venerdì 15 un lungo articolo di Dino Messina , dal titolo "La politica ha cancellato le parole"è dedicato agli incontri sul linguaggio della politica che si tengono a Roma in occasione di Biennale Democrazia. In questo interessante aticolo viene, fra l'altro, un giudizio del prof. Ferroni sulla disinvoltura del lessico della politica , giudizio che non manca di evidenziare il "recente uso , quasi comico , della parola "responsabili".
    Una osservazione che, mi fa piacere, è in sintonia con quanto da me riportato nel precedente post solo un paio di giorni fà.
    Tra gli interventi riportati anche quello del sempre interessante professor Beccaria. Ma certamente i cortesi forumisti di "repubblicani" saranno in grado di ritrovare questo articolo che, debbo dire francamente, mi ripaga della solitudine con cui ho iniziato e continuato a tenere in vita questo 3rd.
    Nel frattempo un uccellino mi ha reso edotto che una importante rivista politico-culturale sta preparando un convegno su un tema affine a questo 3rd . L'amico Antenoride sa bene da quanto tempo ormai gli stò sottoponendo la possibilità di un incontro di area repubblicana sugli aspetti politici dei problemi linguistici; ma anche sul rapporto tre lingua e politica.
    Ultima modifica di edera rossa; 16-04-11 alle 01:24
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    Predefinito Rif: lingua e politica

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    neanche a farlo apposta nel Corriere della sera di venerdì 15 un lungo articolo di Dino Messina , dal titolo "La politica ha cancellato le parole"è dedicato agli incontri sul linguaggio della politica che si tengono a Roma in occasione di Biennale Democrazia. In questo interessante aticolo viene, fra l'altro, un giudizio del prof. Ferroni sulla disinvoltura del lessico della politica , giudizio che non manca di evidenziare il "recente uso , quasi comico , della parola "responsabili".
    Una osservazione che, mi fa piacere, è in sintonia con quanto da me riportato nel precedente post solo un paio di giorni fà.
    Tra gli interventi riportati anche quello del sempre interessante professor Beccaria. Ma certamente i cortesi forumisti di "repubblicani" saranno in grado di ritrovare questo articolo che, debbo dire francamente, mi ripaga della solitudine con cui ho iniziato e continuato a tenere in vita questo 3rd.
    Nel frattempo un uccellino mi ha reso edotto che una importante rivista politico-culturale sta preparando un convegno su un tema affine a questo 3rd . L'amico Antenoride sa bene da quanto tempo ormai gli stò sottoponendo la possibilità di un incontro di area repubblicana sugli aspetti politici dei problemi linguistici; ma anche sul rapporto tre lingua e politica.
    I rapporti fra lingua e politica, lingua e società sono ampiamente trattati da due studiosi molto diversi fra loro , ma entrambi molto critici nei confronti di taluni aspetti della civiltà occidentale: Domenico Losurdo e Edward Said
    Ultima modifica di lucrezio; 17-04-11 alle 00:29

  10. #10
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    Predefinito Rif: lingua e politica

    giusto pochi minuti fà, l'on. Pepe del gruppo Repubblicano azionista ha concluso alla camera dei deputati il suo breve intervento a favore del governo berlusconi ricordando le parole di Lutero alla dieta di Warm. Solo che l'onorevole Pepe ha pensato bene di pronunciare all'inglese ( uorm ) il nome della città tedesca ; e questi dovrebbero rappresentare un partito politico nelle cui fila militavano Elena Croce, Paolo Ungari, Giovanni Spadolini, Giuseppe Galasso. Ma questo è il governo delle tre I , non stupisce quindi che i suoi difensori facciano diventare inglesi anche le città tedesche. repapelle:
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