
Originariamente Scritto da
H.I.M.
La maggior parte delle persone è semplicemente disgustata dalle frattaglie animali.
Devo dire che, sebbene in Veneto sia tradizione preparare piatti a base di frattaglie, neanch'io ero molto convinto della loro utilità, fino a che un amico, anni fa, mi ha portato a mangiare in una trattoria di Villafranca in provincia di Verona, rinomata per l'ampio utilizzo che fa di queste delizie, a torto considerate ributtanti.
Ricordo con particolare piacere la pasta all'uovo condita con ragù di creste di gallo, ma anche il più prudente risotto ai fegatini di pollo. Per non dire della succulenta coda di vacca bollita. Ottima anche la mammella, questa assaggiata alla pantagruelica cena dei bolliti che si tiene ogni novembre presso il ristorante "da Pino" a Schio (VI).
Senza parlare della testina di vitello, dei cuori e dei durelli di pollo, della classica lingua, ma anche di cose più impegnative come polmone, cervella, zampe di gallina, nasi ed altre nefandezze.
Qui in Sicilia, invece, essendo la cucina tradizionale di umilissimi origini (peccato solo per quei maledetti retaggi francesi) le frattaglie sono principalmente di maiale, tra cui trionfano il sangeli, una salsiccia di sangue suino e budello bollita e lo zuzu, naso di bue bollito. So che nell'entroterra la pecora è come il maiale, non si butta niente, e mia moglie che da quelle parti ogni tanto lavora, ad una cena ne ha dovuto assaggiare gli occhi - io in compenso, una volta che sono andato a trovarla ho mangiato l'istrice, che è a dir poco delizioso.
Mi chiedevo cosa ne pensate, cioé se tutto ciò vi ripugna, oppure siete curiosi, contrari, habitué etc.
Personalmente ritengo che mangiare animali senza particolari tabù, risponda sostanzialmente alle nostre ataviche origini di predatori, e questo si è già detto.
A moltri sembra una cazzata, ma a me stupisce che gli amanti della natura neghino una natura proprio agli uomini, che perlomeno sono quelli che ne hanno mantenuto la memoria.
Ma soprattutto penso che cibarsi senza pregiudizi, affermi l'innegabile supremazia della specie umana sulla natura. L'uomo è l'unico a riuscire a modificare in parte l'ambiente o comunque a trarre vantaggio dalle sue caratteristiche endogene, mentre tutte le altre specie si adattano alla condizioni circostanti.
Ecco, penso che una maggiore consapevolezza di questo ordine gerarchico naturale - dove per capirsi, chi sta in cima, se vuol rimanervi, dovrebbe avere almeno l'interesse a mantenere solide le basi della piramide - sia il requisito necessario per porsi nella giusta posizione nei confronti dell'ambiente e quindi, in definitiva, l'unico modo per preservarne l'esistenza, intesa come trasformazione, in opposizione a distruzione, nella sua accezione di sovvertimento dell'ordine naturale.