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Discussione: Tradizione e Gnosticismo

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    1. Perché parlare di gnosticismo in una rivista di teologia?

    Gnosticismo e cristianesimo (A.N. Terrin)

    Che importanza può assumere un fascicolo dedicato alla gnosi per un lettore di «CredereOggi»?
    A prima vista potrebbe apparire un appesantimento di carattere storico-religioso, qualcosa che non riguarda né direttamente né indirettamente la teologia, potrebbe apparire in qualche modo una «curiosità storica» di poco conto o una concessione impropria che si fa alla storia delle religioni. Ma dobbiamo dire che non è così. La «visione gnostica» ha costantemente accompagnato il mondo cristiano delle origini e ha avuto spunti in comune e contaminazioni non di poco conto in rapporto al cristianesimo e alla chiesa primitiva. Se si studia da vicino il rapporto tra gnosi e chiesa cristiana ci si accorge che la gnosi è sempre rimasta nel corso dei secoli una tentazione e una seduzione in ambiente cristiano per cui si può dire, guardando alla storia, che un «centro» di tipo cristiano ha sempre convissuto con una «periferia» di tipo gnostico.
    Lo gnosticismo del II secolo, del resto, non si può neppure intendere come una semplice «deviazione» all’interno del cristianesimo in quanto il cristianesimo stesso stava costituendosi e chiarendo la sua posizione. Statu nascenti il fenomeno cristiano non poteva avere una visione monolitica della fede in grado di contrastare la visione gnostica, per cui era del tutto naturale che ci fosse una mescolanza di idee cristiane con alcune concezioni derivate da altre fonti. Come si può ben immaginare, la chiesa agli inizi non è esistita in vitro, era parte del mondo del suo tempo e perciò soggetta alle influenze sia giudaiche che ellenistiche. Le sue concezioni erano ancora in via di formazione nel contesto delle altre dottrine al punto che si può parlare anche di «gnostici» che si dichiaravano cristiani e di «cristiani» che erano fondamentalmente gnostici.
    Tenendo conto di queste interferenze iniziali, non ci si può stupire più di tanto del fatto che gli scienziati scoprirono nel 1945 più di quaranta scritti gnostici nella biblioteca copta di Nag-Hammadi, ma non ci si deve stupire più di tanto neppure di un’altra sorpresa che accadde allora: quando il papirologo John Barns riuscì a decifrare alcuni frammenti del papiro che avvolgeva i manoscritti, ci si rese conto che tali scritti provenivano nientemeno che dai monasteri dell’Alto Egitto dove era vissuto il monaco cristiano Pacomio, nel IV secolo. Ora si sa che Pacomio era stato battezzato proprio in quel luogo ed era ritornato più tardi in quelle stesse vicinanze per visitare i monaci di un monastero che aveva fondato laggiù. Adesso per noi è facile distinguere i Vangeli «gnostici» dai Vangeli «canonici», è facile capire che le istanze della gnosi non sono compatibili con il mondo cristiano, ma la cosa non era così semplice alle origini.
    Dunque, sembra che non sia stato agile distinguere le idee gnostiche dalle idee cristiane, almeno nei primissimi tempi del cristianesimo al punto che alcuni studiosi hanno immaginato che ci potesse essere uno stretto legame tra gnosticismo e cristianesimo, quasi una parentela tra i due grandi fenomeni religiosi.
    Ma il passato si rispecchia nel presente e noi oggi possiamo constatare che anche nel mondo contemporaneo la «visione gnostica» torna di nuovo in scena attraverso molti fenomeni legati ai nuovi movimenti religiosi e in particolare alla concezione New Age la quale, pur nella molteplicità delle forme e nella frammentarietà dei significati religiosi ad essa connessi, appare essere una vera continuazione della gnosi con altri mezzi.
    Stando così le cose, ci si rende conto di come lo gnosticismo meriti un’attenzione particolare e richieda una conoscenza anche da parte di chi non è particolarmente interessato alla storia delle religioni, in quanto si tratta di un fenomeno che ha un’eco sempre possibile nel mondo cristiano. La visione gnostica certamente è divergente dal cristianesimo, è l’«altro» della concezione cristiana, è l’«altro» però che, nella concezione dualistica del mondo, nel disprezzo per la materia e per il corpo e nello stesso carattere elitario che presenta, deve sollecitare il cristianesimo a prendere sempre di nuovo le dovute distanze. In questo senso, la chiesa cristiana deve mettere sempre meglio a fuoco le proprie radici, basate sulla fede, sull’unità della visione di Dio e del cosmo, non permettendo che prevalga in nessun caso lo squilibrio inerente alla filosofia gnostica con il suo «contro-altare» riservato al «male» nel mondo, all’idea del «demiurgo» e alla caduta nella materia.
    2. La dottrina gnostica. Qualche appunto orientativo

    La visione gnostica afferma fondamentalmente che l’uomo in origine era un puro spirito, ma poi diventò un essere terrestre e restò incatenato alla materia. Come puro spirito, l’uomo dimorava nelle religioni celesti presso Dio, ma poi fu gettato giù nel mondo della materia, delle tenebre e del dolore. La salvezza consiste perciò nella «reintegrazione» in quanto si ritorna a Dio. Lo spirito liberato dal corpo ritorna alla sua dimora celeste e in questo modo noi siamo liberati dal legame alla materia e al corpo. In tal senso per gli gnostici, la «nascita» significa essere generati entro questo mondo, mentre la «rinascita» significa essere generati di nuovo come spiriti liberi nel mondo divino della luce e dell’incorruttibilità.
    Dunque, attraverso vari miti, lo gnosticismo vede una mescolanza alle origini tra spirito e materia, tra bene e male. E questa ambivalenza vale sia per il macrocosmo, il mondo, sia per il microcosmo, l’uomo. Per quanto riguarda l’uomo, però, la visione gnostica introduce tre elementi che ne specificano il senso e la destinazione: lo spirito (pneuma) che è l’elemento puramente spirituale, il corpo (soma o sarx) che è l’elemento del tutto materiale e l’anima (psiché) che invece è spirituale e materiale nello stesso tempo. In seguito a questa tripartizione l’umanità intera viene suddivisa in esseri «spirituali» (pneumatikoi) che sono quelli ormai liberi dalla carne e gli gnostici si considerano in questa categoria, poi ci sono gli uomini «psichici» (psichickoi) e poi gli «ilici» o quelli legati alla carne (sarkikoi): si tratta di coloro che sono ancora legati in maniera pesante alla carne. Occorre ricordare che in san Paolo si trovano tutti e tre i termini (ad esempio, si veda 1Cor 2,14-3,1). In questo contesto Cristo è lo Spirito per eccellenza (pneuma) e i cristiani sono chiamati a partecipare a questo Spirito.
    Come si può notare, lo gnosticismo appare «simile» e «dis-simile» nello stesso tempo dal cristianesimo. Del resto, facendosi esso portavoce di quella separazione platonica tra mondo «corporeo» e mondo «ideale», che ha avuto importanti riflessi anche nel cristianesimo, occorre una grande sapienza per distinguere e vedere dove incominciano le diversità e dove i diversi punti di partenza e le diverse mitologie conducono le due visioni a divergere in maniera radicale. Ci limitiamo ad alcune annotazioni sull’origine, il contenuto e le differenze tra cristianesimo e gnosticismo.
    a) L’origine

    Si è discusso appassionatamente e senza fine sulle origini dello gnosticismo. Alcuni studiosi hanno ritenuto che questo fenomeno storico-religioso provenisse dalla filosofia ellenistica, come pensò la scuola di A.J. Festugière collegando lo gnosticismo con l’ermetismo, altri come R. Reitzenstein, grande studioso della Religionsgeschichtliche Schule, ritennero che il nucleo centrale fosse derivato dalle religioni orientali (egizia o buddhismo) e dal dualismo iranico in connessione con l’apocalittica; altri studiosi ancora hanno pensato che l’origine vera dello gnosticismo dovesse essere cercata nel giudaismo (secondo la scuola di G. Quispel e di O. Cullmann). E infine altri ancora hanno ritenuto che la sua origine fosse da vedere all’interno del cristianesimo stesso per cui pensavano che si trattasse di un movimento che faceva parte del cristianesimo nel suo insieme.
    Dunque, le origini sono molto problematiche e ancora oggi la questione appare molto dibattuta. La tesi più probabile verso cui si propende nelle ultime ricerche tende a vedere una «convergenza di fonti e di motivi diversi» che sarebbero confluiti in un unico filone contribuendo alla formazione di tale movimento.
    Ma, se le origini dello gnosticismo sono incerte, non è meno problematico trovare un’unitarietà e una certa uniformità nel suo contenuto dottrinale.
    b) Il contenuto

    Tenendo conto della tesi fondamentale espressa sopra sull’origine spirituale e divina dell’uomo, e volendo in qualche modo contribuire ad arginare le dispersioni nel tentativo di tenere sotto controllo i «diversi gnosticismi», tento qui di mettere in evidenza i punti più salienti di questo fenomeno religioso e filosofico tanto vasto quanto inafferrabile.
    I tratti fondamentali possono essere questi: anzitutto, l’«origine divina». Le correnti dell’epoca in cui nasce lo gnosticismo mettono in luce la presenza di una «scintilla divina» che proviene dal mondo divino e porterà alla reintegrazione. Si parla dunque di una «reintegrazione» dell’anima smarrita e di un ritorno al mondo spirituale. In secondo luogo, la «trascendenza di Dio». Nel contesto gnostico viene presentata sempre una visione «trascendente» di Dio rispetto al mondo: egli è chiamato l’«altra vita», la «profondità», l’«abisso» (Valentiniani), ma più comunemente è nominato come la «luce», la «vita dello Spirito», il «Padre», il «bene». Anche qui però vi è una nota particolare per cui il mondo divino non è a se stante, ma fa parte delle componenti spirituali del sé e dunque è inerente allo spirito dell’uomo stesso e, nello stesso tempo, appare includere la totalità dell’essere. In terzo luogo, il «dualismo». Le correnti a sfondo gnostico mantengono un dualismo tra Dio e il mondo, tra spirito e materia, anima e corpo, luce e tenebre, bene e male, vita e morte, ma nello stesso tempo avviano anche a una certa soluzione del dualismo attraverso la gnosi. Dal sottofondo dualistico ne deriva che l’uomo vivendo in questo mondo è perpetuamente alienato da ogni esperienza di verità, finché non farà l’esperienza spirituale che lo libererà dalle catene della carne. Infine, la credibilità delle tesi gnostiche non è affidata a una qualche replica di un dogma o a un qualche tipo di inferenza, ma alla «conoscenza interiore» e all’illuminazione superiore che spetta all’«eletto» il quale, in una cornice mistica, partecipa in qualche modo alla stessa conoscenza di Dio (gnosis).
    c) Le differenze

    Importante è anche saper riconoscere presto le differenze tra gnosticismo e cristianesimo.
    Per poter cogliere le differenze fondamentali, mi affido allo studioso G.W. MacRae (cf. Why the Church rejected Gnosticism, in E.P. Sanders [ed.], Jewish and Christian Self-Definition, SCM Press, Londra 1980). Egli ha riconosciuto tre ragioni principali per cui i cristiani hanno rigettato la dottrina gnostica: anzitutto, i cristiani non accettarono mai il tipo di ascetica gnostica basato non su un progresso spirituale etico e mentale, ma su una presunta purità «innata» di presa di distanza dal mondo; in secondo luogo, i cristiani non potevano far proprio il «dramma cosmico» previsto dai miti gnostici, dramma che spaccava il mondo in due, per cui emergeva la concezione del «demiurgo malvagio» che aveva creato questo mondo negativo. Su questo impianto pessimista gli gnostici fondavano la necessità di sfuggire al mondo e ai suoi arconti. Ora, questa fuga estemporanea dal mondo non aveva alcuna consonanza con il cristianesimo e i cristiani si rifiutarono di seguire gli gnostici su questo punto. In terzo luogo, i cristiani non accettarono mai l’«antropologia gnostica» secondo cui si deve salvare solo l’anima o lo spirito, ma non la carne. Questa visione gnostica infatti portava ipso facto a negare la risurrezione della carne. Ciò andava contro la fede autentica in Cristo «risorto da morte». In tal senso e in maniera del tutto coerente, i cristiani rifiutarono decisamente anche la dottrina del «docetismo» per cui Gesù era Dio, partecipava alla divinità, ma non era un essere di carne e quindi non sarebbe morto veramente sulla croce.
    3. Lo gnosticismo ieri e oggi

    H. Blumenberg ha scritto che il traumatismo gnostico è senza dubbio rimasto nella coscienza cristiana più forte del sangue dei martiri, dato che la gnosi ha accompagnato il cristianesimo ufficiale come la sua ombra, o come la sua controparte nascosta, «interdetta», in quanto la visione gnostica mantenne sempre un’importante forza di seduzione (cf. H. Blumenberg, Säkularisierung und Selbstbehauptung, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1974, pp. 146-157).
    Le parole di Blumenberg interpretano bene la storia del passato e del presente. Nella storia del cristianesimo ci sono sempre state tendenze «dualistiche», e cioè la tentazione a vedere il bene da una parte e il male dall’altra, così come ci fu spesso anche la tentazione di vedere il male nella materia e il bene nello spirito. Il mondo manicheo, i Bogomiliti che si svilupparono in Bulgaria nel secolo X, così come nel Medioevo i Catari e gli Albigesi che dal XII al XIV secolo abitavano nel Sud della Francia e nell’Italia settentrionale, costituirono parti eretiche di una visione fondamentalmente «gnostica» e «dualistica», dove – se è vero che il cristianesimo si è sempre prestato in qualche modo a divenire la cifra delle interpretazioni dualistiche – in queste sette lo scopo era stato pienamente raggiunto, ma, purtroppo a spese della visione cristiana più ortodossa.
    Pure gli «spirituali» del XVI secolo avevano tendenze a vedere il Cristo soltanto nel suo aspetto divino e celeste e a riproporre dunque il docetismo delle origini.
    Oggi il mondo gnostico si suddivide in vari filoni: ci sono i predicatori laici «negativisti» che predicano l’opacità della storia rendendo invisibile il futuro e contribuendo a chiudere il soggetto nella sfera angusta e malata del «privato». Sappiamo del resto come all’«individualità» sia oggi strettamente connessa tutta la filosofia e la vita dell’Occidente. Ci sono gli «spirituali» che vedono la realizzazione di se stessi attraverso il sé inteso come il divino stesso. Sono coloro che oggi hanno atteggiamenti «misticheggianti» derivanti in genere dalle religioni orientali. Anche tutti costoro sono figli di una visione gnostica, non soltanto perché basano la loro spiritualità su un’«espansione dello spirito» attraverso la meditazione, ma anche perché intendono scoprire nella profondità dell’io l’essenza stessa del divino. E le religioni orientali si sono sempre prestate a questa spiritualità a sfondo gnostico basata sull’idea del sé: punto supremo di arrivo e di consapevolezza.
    Ma oggi c’è soprattutto una tipologia di «gnostico» derivante da un metodo fenomenologico in cui si considera la gnosi come l’atteggiamento esistenziale per eccellenza dell’homo gnosticus, il quale fa proprio lo spirito del tempo e, in situazione di crisi, sviluppa un atteggiamento di angoscia, di sfiducia e di estraneità nei confronti del mondo e della sua stessa condizione umana. E c’è anche, dal lato opposto, il tipo di «gnostico» in senso lato, che sviluppa per contrasto un potenziale di fiducia legato alle sole capacità umane, quasi come una sfida alla situazione in cui Dio ha lasciato il mondo. «Gnostico» in questo senso e per espansione del significato è chi si rende consapevole delle possibilità che nascono dalla considerazione della propria essenza umana e pensa a una forma di «auto-redenzione» attraverso la forza della ragione. A partire da quest’ultima posizione e facendo riferimento a B. Layton (B. Layton [ed.], The Gnostic Scripture: Ancient Wisdom for the New Age, Doubleday, New York 1987), la visione gnostica andrebbe letta accentuando soprattutto la figura dello gnostico Valentino, il genio del movimento alessandrino. Nella sua prospettiva e nella sua propria mitologia lo visione gnostica può infatti configurarsi come la «forza immaginativa del genio» che cerca un’«auto-redenzione» fuori dalla storia, in una visione romantica – ad esempio – come avviene in Novalis o in W. Blake, o nell’accentuazione della «volontà di potenza», come per esempio avviene in F.W. Nietzsche. Lo gnosticismo può diventare in tal senso «la religione della letteratura» (H. Bloom), come anche, per altri aspetti, la «religione della scienza». Il senso del sacro e l’atteggiamento mitico verso l’uomo inteso «come parte del tutto» lasciano spazio infatti al romanticismo, ma anche al progetto dell’uomo «secolare» che per contrasto intende controllare il mondo attraverso la ragione. Così l’ultima sfida della gnosi si ritrova e rivive nel mondo della scienza e della tecnica.
    In definitiva, nella gnosi non si giunge solo all’assimilazione dell’uomo a Dio, ma anche alla contrapposizione tra l’uomo e Dio, dove allora l’esperienza tragica della storicità umana si contrappone negli gnostici di tutti i tempi all’estasi delle origini «acosmiche» e «anti-cosmiche» e genera come contropartita quell’unica fiducia che è concessa all’uomo nel mondo: la fiducia del limite, quella fiducia che G.K. Olson per parte sua avrebbe chiamato «umiltà arrogante».
    4. Gli articoli del presente fascicolo

    Come si può notare, un territorio così vasto e così impervio com’è quello dello gnosticismo richiedeva particolare attenzione e domandava la messa a punto di diversi punti di vista che, se pur limitati, fossero capaci di tratteggiare elementi importanti di distinzione e di differenziazione rispetto alla visione cristiana. Questo è ciò che il fascicolo realizza via via con i vari articoli.
    Anzitutto G. Filoramo, uno dei maggiori studiosi della gnosi in Italia, traccia un breve profilo d’insieme di ciò che si intende per «gnosi» e «gnosticismo». Egli sa creare nel breve articolo introduttivo una cornice importante entro cui collocare la gnosi, sottolineando in particolare il valore del «mito gnostico», «l’auto-realizzazione del sé» e le caratteristiche strutturali di ogni forma gnostica in modo tale da poter individuare abbastanza facilmente ogni dottrina che si richiami alla gnosi. Tra i vari elementi messi in luce da Filoramo mi piace sottolineare le tesi secondo cui «il vero Dio non sarebbe il creatore dell’universo», «la divinità sarebbe articolata in modo gerarchico», «il sé dell’uomo non sarebbe altro che una particella del divino». Si tratta di una bella introduzione dove si fa capire come la filosofia gnostica è un voler conoscere il mistero di Dio, il «Dio prima di Dio» e nello stesso tempo il voler conoscere «tutte le cose».
    C. Gianotto, in un secondo importante contributo, ricostruisce le vicende relative agli scritti gnostici rinvenuti a Nag Hammadi, soprattutto per quanto riguarda la loro valorizzazione nella storia delle origini cristiane, in quanto ci fanno conoscere non solo parole o detti «dimenticati» di Gesù, ma anche le modalità con cui tali detti venivano interpretati e inseriti in vari contesti a scopo didattico, apologetico, polemico o mistico.
    In una prospettiva di vero confronto sui testi e rispettivamente dei Vangeli «canonici» da una parte e dei Vangeli «gnostici» dall’altra si pone il saggio del biblista G. Segalla. Giustamente egli cerca di delimitare le competenze e di chiarire come i Vangeli gnostici non possono essere messi alla pari dei Vangeli canonici in quanto la memoria «storico-kerigmatica» di questi ultimi non ha nulla a che vedere con le speculazioni cosmiche e con la ricerca della salvezza e della propria origine divina tramite la conoscenza (gnosis). Si tratta di prospettive molto diverse. In tal senso il nostro biblista per far vedere la diversità sul piano storico-letterario e sul piano teologico passa in rassegna i cinque Vangeli gnostici: il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Maria (Maddalena), il Vangelo di Giuda e il Vangelo di verità mettendo in evidenza quanto le posizioni dottrinali e i contesti siano differenti oltre la stessa differenza cronologica: i testi gnostici infatti sono nati più tardi e non possono vantare nessuna autenticità storica e teologica. L’autore contesta inoltre con efficacia anche la tesi di E. Pagels (I Vangeli gnostici, Mondadori, Milano 1981) secondo cui i Vangeli gnostici sarebbero stati emarginati per una strategia politica in modo da esaltare maggiormente quelli canonici. La risposta sta nell’affermare che non si tratta affatto di un gioco politico, ma che è sufficiente avvalorare la stessa tesi di Ireneo ben presente già prima nell’ortodossia cristiana.
    Su questo problema era importante interpellare più da vicino anche l’esperienza dei primi Padri della chiesa per chiarire il vero contesto dei Vangeli «canonici» e dei Vangeli «gnostici». A questo ulteriore approfondimento pensa il patrologo V. Grossi. Egli riconosce che alle origini del cristianesimo non soltanto c’era uno gnosticismo che «contaminava» la fede, ma che l’intreccio tra le due religioni era così forte per cui si può parlare correntemente anche di uno «gnosticismo cristiano». Naturalmente tale «gnosticismo cristiano» poteva essere «eterodosso» o «ortodosso». Ortodosso era quello dei Padri alessandrini Clemente e Origene. L’autore, del resto, sposta la riflessione sullo gnosticismo su un versante molto importante e di più ampio respiro, cioè sul rapporto tra «fede» e «cultura». Qui viene esplicitata la tesi per cui la visione gnostica non era altro che un tipo di teologia legata al tempo: si trattava di un primo tentativo di dare spazio alla fede entro la cultura del tempo. Tesi importante e audace, ma credo assolutamente fondata. Poi, soprattutto tramite l’Adversus haereses di Ireneo, l’autore però cerca anche di capire come la fede cristiana si distanziava dal mondo gnostico. Ireneo infatti discute la gnosi valentiniana e conosce il «Cristo del pleroma» che istruisce gli altri eoni sulla non generazione del Padre, ma combatte contro queste tesi richiamandosi alla regula veritatis, alla tradizione, alla successione apostolica delle chiese cristiane. In particolare, del resto, nella concezione gnostica appariva impossibile parlare dell’incarnazione del Figlio di Dio, dato che la materia era in odio agli gnostici, ma anche la crocifissione e la morte di Cristo diventavano impossibili per la visione «docetistica» con cui la gnosi interpretava la figura di Gesù. Dunque il cristianesimo veniva minato nella sua essenza attraverso le speculazioni dell’epoca. Ma Ireneo non manca di combattere con forza queste derive possibili della fede.
    L’articolo di A.N. Terrin è più legato all’attualità e discute lo gnosticismo in funzione delle dottrine gnostiche che ancora oggi sono presenti nel mondo moderno e postmoderno. L’autore affronta anzitutto i temi più caldi dell’attuale discussione circa la secolarizzazione nel suo rapporto con i nuovi movimenti religiosi e in particolare con la New Age, notando che vi è una troppo facile assimilazione del mondo New Age con il mondo della secolarizzazione a causa delle tendenze «de-secolarizzanti» oggi molto presenti nella società attuale. Si tratta di tendenze strategiche che sono nate a seguito dei fondamentalismi recenti che attraversano pericolosamente anche l’Europa. Nella seconda parte, invece, l’autore affronta con decisione le tematiche gnostiche fondamentali in un confronto punto a punto con le rispettive dottrine della New Age e in particolar modo con le «spiritualità alternative». Si nota come lo gnosticismo non è qualcosa di passeggero, di provvisorio, ma trova sempre nuove combinazioni e trova in particolar modo una finestra sempre aperta attraverso il mondo orientale già sempre presente nelle sue espressioni maggiori nel nostro mondo occidentale.
    L. Bordignon, in una prospettiva più direttamente teologica, affronta il tema del dualismo gnostico nell’ambito sia dell’antropologia teologica, sia in quello delle realtà terrene. Se la fuga mundi è un tema che ritorna spesso nella storia cristiana come una tentazione elitaria o pessimistica, il confronto con la gnosi può diventare uno stimolo a riscoprire l’impegno del cristiano nel mondo e i valori connessi alla bontà creaturale di tutte le cose.
    Alla visione gnostica dell’Occidente si richiama, infine, anche M. Introvigne nella sua presentazione critica del romanzo di Dan Brown Il Codice da Vinci che si richiama a un dossier segreto di tipo gnostico. Nel romanzo si parla del matrimonio di Gesù con Maria Maddalena, si parla dei Merovingi che sarebbero i discendenti dei figli nati da quel supposto matrimonio poi protetti nel corso della storia dal Priorato di Sion. Brown trova un pretesto alle sue tesi romanzate anche nella visione gnostica del cosiddetto Vangelo di Filippo dove si parla del rapporto particolare tra Gesù e la Maddalena, ma nel complesso non si può parlare se non di una mistificazione grossolana: i presupposti iniziali, la connessione degli eventi, i legami supposti tra le istituzioni sono tutti falsi e puramente frutto di «opera letteraria».
    Da ultimo, tengo a segnalare che il fascicolo è corredato da una buona bibliografia sul mondo gnostico del passato e del presente curata da R. Gobbi che sarà sicuramente di grande aiuto per coloro che non conoscono a sufficienza questo mondo religioso. Last but not least viene riportato in appendice il Vangelo di verità, uno dei testi gnostici più belli a nostra disposizione.
    L’insegnamento finale che potrebbe derivare dalla parabola gnostica potrebbe essere il seguente: il mondo gnostico per avvicinarsi a Dio prende la via che allontana dall’uomo, ma alla fine allontanandosi dall’uomo ci si accorge che ci si allontana inevitabilmente anche da Dio.
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

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  2. #2
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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    Da quanto mi è parso di capire leggendo alcuni autori cosiddetti ''tradizionali'', mi sembra che la via da loro propugnata sia una via di tipo gnostico, difatti si rifanno all'Advaita Vedanta, e alla tradizione indù, che propugna l'inesistenza dell'anima individuale, e una identificazione Atman/Brahman, che significa assoluta fine della nostra personaltà, dunque del nostro Io dopo la morte, infatti l'unica cosa che continuerà a vivere sarà l'Atman che è identico a Brahman, cioè al dio stesso, noi noi.
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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    appena ho due minuti ti rispondo
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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    Da quanto mi è parso di capire leggendo alcuni autori cosiddetti ''tradizionali'', mi sembra che la via da loro propugnata sia una via di tipo gnostico, difatti si rifanno all'Advaita Vedanta, e alla tradizione indù, che propugna l'inesistenza dell'anima individuale, e una identificazione Atman/Brahman, che significa assoluta fine della nostra personaltà, dunque del nostro Io dopo la morte, infatti l'unica cosa che continuerà a vivere sarà l'Atman che è identico a Brahman, cioè al dio stesso, noi noi.
    Sì, ma non è che tutti si ricongiungono all'Atman/Brahman dopo la morte, altrimenti sarebbe troppo semplice, no? Quello accade a coloro che hanno conseguito il risveglio, tornando alla propria vera essenza che è l'essenza eterna di tutte le cose. Ma gli altri sono persi nell'illusione.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  5. #5
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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    Citazione Originariamente Scritto da Malaparte Visualizza Messaggio
    Sì, ma non è che tutti si ricongiungono all'Atman/Brahman dopo la morte, altrimenti sarebbe troppo semplice, no? Quello accade a coloro che hanno conseguito il risveglio, tornando alla propria vera essenza che è l'essenza eterna di tutte le cose. Ma gli altri sono persi nell'illusione.
    Si, lo so ma non mi sembra giusto che una persona che si sia comportata correttamente pur non avendo conseguito l'unione con il Brahman ritorni nel ciclo delle esistenze, mi sembra qualcosa di troppo elitario, dunque gnostico...e poi cosa sarebbe questo fantomatico Brahman, non di certo un dio persona...
    Ultima modifica di Strapaesano; 21-04-12 alle 21:10
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    Si, lo so ma non mi sembra giusto che una persona che si sia comportata correttamente pur non avendo conseguito l'unione con il Brahman ritorni nel ciclo delle esistenze, mi sembra qualcosa di troppo elitario, dunque gnostico...e poi cosa sarebbe questo fantomatico Brahman, non di certo un dio persona...
    Ma "correttamente" cosa significherebbe? "Correttamente" si comportano un sacco di persone, il Buddha si comporta un po' più che "correttamente".
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  7. #7
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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    Citazione Originariamente Scritto da Malaparte Visualizza Messaggio
    Ma "correttamente" cosa significherebbe? "Correttamente" si comportano un sacco di persone, il Buddha si comporta un po' più che "correttamente".
    Correttamente significa non far del male a nessuno, aiutare il prossimo, essere onesti, e credere in un Dio, almeno per me...ciò che non comprendo delle dottrine orientali è la totale negazione del corpo e dell'io dell'essere umano: tu non sei il tuo corpo, dicono, tu non sei i tuoi pensieri, tu non sei la tua mente...ma chi cavolo sono alla fine? Un nulla, niente, letame... Poi fanno, tu sei Brahman, dico io allora questo Brahman che si manifesta e si rimanifesta nella creazione di universi ed esseri o è sadomasochista, in quanto crea gli esseri e li distrugge, oppure devo concludere che Brahman non è un principio intelligente e che altro non è se non una poetica forma per dire che Dio non esiste. Scusami, ma per me questo è nichilismo bello è buono. Che razza di dio è sto Brahman?
    Ultima modifica di Strapaesano; 21-04-12 alle 21:58
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  8. #8
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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    Correttamente significa non far del male a nessuno, aiutare il prossimo, essere onesti, e credere in un Dio, almeno per me...ciò che non comprendo delle dottrine orientali è la totale negazione del corpo e dell'io dell'essere umano: tu non sei il tuo corpo, dicono, tu non sei i tuoi pensieri, tu non sei la tua mente...ma chi cavolo sono alla fine? Un nulla, niente, letame... Poi fanno, tu sei Brahman, dico io allora questo Brahman che si manifesta e si rimanifesta nella creazione di universi ed esseri o è sadomasochista, in quanto crea gli esseri e li distrugge, oppure devo concludere che Brahman non è un principio intelligente e che altro non è se non una poetica forma per dire che Dio non esiste. Scusami, ma per me questo è nichilismo bello è buono. Che razza di dio è sto Brahman?
    Scusa ma non hai capito niente delle tradizioni orientali, evidentemente
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  9. #9
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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    Citazione Originariamente Scritto da Malaparte Visualizza Messaggio
    Scusa ma non hai capito niente delle tradizioni orientali, evidentemente
    Può anche essere,non lo escludo. Comunque se non ti dispiace potresti darmi tu una spiegazione in merito?
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  10. #10
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    Predefinito Re: Tradizione e Gnosticismo

    Ma che bello c'è nell'essere assorbito?

 

 
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