Quello del risparmio sulle spese è il giusto impegno di tutti; ancor più lo è, lo deve essere, dei ministri.
Il rischio è, però, che l'ansia del risparmio non provochi iniziative che potrebbero avere conseguenze rovinose, anche per il rispetto di principi democratici essenziali. E' quanto potrebbe succedere se, ad esempio, si desse corso ai provvedimenti che la ministro Severino avrebbe in animo di assumere.
Si apprende, dai notiziari nazionali, che il ministro della Giustizia avrebbe intenzione di ridurre le spese del suo ministero, ma anche per le intercettazioni. E questo, diciamolo subito, sarebbe inammissibile e pericoloso, oltre che la riproposizione di una vecchia polemica, brillantemente risolta dall'accorato interessamento di La Repubblica e Il Fatto.
Fecero notare, i due meritevoli quotidiani, che, anche la sola riduzione delle intercettazioni, avrebbe di fatto costituito un gravissimo ridimensionamento della libertà d'informazione. In sostanza, i cittadini italiani sarebbero stati lesi, offesi, nel loro diritto di sapere tutto sulle abitudini sessuali di Berlusconi, sulle notti di Arcore, sui vizi privati, sugli spogliarelli di ragazze innocenti e verginee che, ovviamente, avrebbe molto soddisfatto la voglia di sapere dell'opinione pubblica, e la voglia di informare dei due giornali.
Senza considerare che, trattandosi di ridimensionamenti di spesa, quindi di attività, non potendosi ridurre più di tanto le curiosità su Berlusconi, non rimarrebbe che tagliare sulle intercettazioni telefoniche interessanti la criminalità organizzata.
E questo, se pure da considerare male minore, almeno da parte de Il Fatto e La Repubblica, non sarebbe una buona attenzione per i cittadini italiani che, è vero, amano molto essere "informati", ma hanno anche diritto ad essere protetti... A costo anche di compromettere il principio della "libertà di informazione", secondo Fatto e Repubblica...