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    Predefinito Demonizzare l'Iran nasconde convenientemente le verità scomode per l'Occidente

    di Robin Yassin Kassab* - 06/07/2009

    Fonte: eurasia [scheda fonte]





    La narrativa degli eventi in Iran dei media principali ci è stata ammannita chiara come una favola: C’è una malefica dittatura che ha truccato le elezioni ed ora reprime violentemente i democratici del paese, accusando istericamente dei sabotatori stranieri. Ma la generazione dei Twitter è dal lato giusto della storia (nelle parole di Obama), e potrebbe riportare l'Iran verso il circolo regionale della moderazione. Se solo l'Iran diventasse moderato, un insieme di conflitti regionali sarebbe risolto.

    Non voglio minimizzare l'importanza delle proteste iraniane o la brutalità della loro repressione, ma sono in disaccordo con la cecità selettiva dell'Occidente quando si guarda al Medio Oriente. Il "racconto Iran" contiene una serie di pericolose semplificazioni che affliggono la promessa d’impegno di Obama, e che sarà riconosciuta, al di fuori dell'Occidente, come fradicia d’ipocrisia.

    Le affermazioni dell’Iran sugli incitamenti occidentali alle proteste sono decisamente sbeffeggiate nei nostri media, e naturalmente le accuse della guida suprema, ayatollah Khamenei, che fanno degli stranieri e dei "gruppi terroristici" dei capri espiatori, dimostrano la malsana negazione della reale polarizzazione all'interno della società iraniana.

    Ma gli iraniani hanno ancora buona ragione di temere le interferenze straniere. Dopo tutto, sono stati gli inglesi e gli americani ad orchestrare gli scontri che hanno rovesciato il governo Mossadeq, eletto nel 1953. E nel 2007, il neocon di Bush, John Bolton, ha detto al Telegraph che un attacco americano contro l'Iran sarebbe "l'ultima possibilità, se fallissero le sanzioni economiche e il tentativo di fomentare una rivolta popolare".

    Secondo il giornalista Seymour Hersh, le operazioni speciali degli Stati Uniti in corso in Iran comprendono il finanziamento di gruppi separatisti e terroristici come i Jundallah nel Belucistan, legati ad Al-Qaida. Con alcune onorevoli eccezioni, questa dimensione non è stata toccata dai media mainstream.

    E le accuse di brogli di Mir Hossein Mousavi sono accettate acriticamente, nonostante non vi sia ancora alcuna prova di complessi brogli organizzati. Il risultato ufficiale è simile a quello del secondo turno delle elezioni del 2005, quando Mahmoud Ahmadinejad ebbe il 61,7% contro i 35,9% dell'ex presidente Rafsanjani.

    Poche settimane prima delle elezioni, un sondaggio commissionato dalla BBC e ABC News previde a livello nazionale un vantaggio di due a uno per Ahmadinejad su Mousavi. Anche il capo del Mossad d’Israele, Meir Dagan ha riferito che non c'erano più irregolarità nel voto iraniano che nelle elezioni nelle democrazie liberali.

    Ho visitato l'Iran nel 2006, con uno zaino e una guida in Farsi. Ho notato due cose. In primo luogo, l'Iran è molto più libero, più giusto, meno inquinato e più aperto di uno qualsiasi dei suoi vicini. In secondo luogo, molti iraniani sono assai irritati verso i loro governanti corrotti e, a differenza delle persone nei vicini Stati arabi, non hanno paura di dirlo apertamente. In una certa misura, la rivoluzione è stata una vittima del suo stesso successo, che ha trasformato una terra in gran parte feudale in una società urbana altamente istruita, creando lungo il percorso una ampia borghesia e dei giovani idealisti contrari alla piccola oppressione dei codici di abbigliamento e della moralità di stato. Ma chiunque con cui ho parlato, era a favore dell'evoluzione del sistema esistente e contrario alla contro-rivoluzione.

    La Repubblica islamica è stato un grande – anche se gravemente lacunoso - esperimento di indipendenza economica e strategica, i suoi motori sono alimentati dalla coscienza di classe e dall’orgoglio nazionale quanto dalla religione. L'Iran è almeno una semi-democrazia, e ha tenuto 10 elezioni presidenziali in 30 anni. Le donne iraniane sono obbligate a coprire i capelli, vero, ma le donne nel cliente USA, l’Arabia Saudita, sono obbligate a coprire i loro volti. In Arabia Saudita, ovviamente non si sono mai svolte delle elezioni - ma vi sono basi militari statunitensi, perciò non soffermiamoci su questo tema.

    Ecco il nocciolo di essa. L'Iran si oppone alla presenza militare statunitense nella regione, e sostiene con forza la resistenza all’espansionismo israeliano. Su questi due punti, il regime iraniano è più vicino, di qualsiasi altro, al vero sentimento dei mediorientali. E questo, fondamentalmente, è il motivo per cui, in Occidente, l'Iran è visto come un grave problema: perché si tratta di un paese come il Venezuela o Cuba. L'Iran è fastidioso, non perché è più oscurantista o dittatoriale dei suoi vicini, ma perché è meno subordinato.

    Il mondo si preoccupa del programma per l’energia nucleare dell'Iran, restando tranquillo verso le 200 armi nucleari d’Israele. Israele occupa territori siriani, libanesi e palestinesi. L'Iran non ha mai attaccato un altro paese nella sua storia moderna.

    L'Iran è accusato di sostenere il terrorismo, perché aiuta Hezbollah e Hamas, gruppi popolari anti-occupazione con una legittima, e anche legale, causa. Entrambi i gruppi hanno mirato ai civili (raramente, nel caso di Hezbollah), ma non su grande scala, come Israele, che è armato e finanziato dagli Stati Uniti. E l'Iran non esporta in Iraq i terroristi wahhabiti-nichilisti di Al Qaeda o della varietà talebana. Come è, ancora una volta, nel caso della nostra alleata Arabia Saudita.

    Il Presidente Obama di recente ha scelto di affrontare il mondo musulmano dal Cairo, capitale di un regime cliente che ha "preventivamente" arrestato centinaia di democratici negli ultimi mesi, nel timore che essi potessero fare dimostrazioni.

    Parlando dell'Iran, Obama ha chiamato il "processo democratico" un "valore universale". Ma evidentemente non abbastanza universale da coprire l'Egitto, o il governo eletto di Hamas, o ciò che resta di esso, nella Palestina assediata.

    Il silenzio può essere più significativo delle parole. Obama è anche "profondamente turbato" quando Israele uccide manifestanti disarmati o arresta bambini di 12 anni? Piange per "ogni vita innocente che si perde" sia a Gaza, come nelle affollate strade di Teheran? Finora non ce l’ha ancora detto.

    Attualmente i nostri opinionisti semplificano e demonizzano allegramente una complessa cultura, permettendo a illusioni e mezze verità di diventare luminose certezze nella nostra mente. Ecco come siamo arrivati in Iraq.

    The Sunday Herald – 02/07/2009

    *Robin Yassin Kassab è nato in Gran Bretagna da padre siriano e madre inglese. Ha lavorato come giornalista in Pakistan, prima di trasferirsi in Oman, dove ha insegnato inglese. Ora vive in Scozia. Il suo romanzo, ‘The Road From Damascus, è pubblicato da Penguin.



    Traduzione di Alessandro Lattanzio
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Predefinito Riferimento: Demonizzare l'Iran nasconde convenientemente le verità scomode per l'Occ

    Da sottoscrivere in pieno.

 

 

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