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    Predefinito Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Stampa", 06 Febbraio 2009, pag. 14

    ANCORA POLEMICHE SANTA SEDE-LEFEBVRIANI. IL CAPO DEL NORD-EST, ABRAHAMOWICZ ACCUSA: «PEGGIO DI UN’ERESIA»


    La vicenda del vescovo «negazionista» Williamson


    Padre Lombardi: «Ci sono stati difetti nella comunicazione»

    “Il Concilio? Una cloaca maxima”

    CITTà DEL VATICANO


    Non è per niente chiusa la questione fra il Vaticano e i lefebvriani, gli scissionisti cui il Papa aveva appena tolto la scomunica, scatenando proteste planetarie poiché fra di loro ci sono vescovi negazionisti della Shoa, come Richard Williamson. Ieri, il capo dei lefebvriani del Nord-Est, don Floriano Abrahamowicz (che pochi giorni fa aveva preso le parti di Williamson sostenendo che le camere a gas nei campi di concentramento erano state costruite «almeno per disinfettare») si è scatenato contro il Concilio Vaticano II: «E’ stato peggio di un’eresia. San Pio X ci spiega che il modernismo è la “cloaca maxima” delle eresie e non si capisce niente in questo modernismo: una pagina dice la verità, giri la pagina c’è l’errore. In questo senso dico che il Concilio Vaticano II è una cloaca maxima».
    Le parole di Abrahamowicz non arrivano a caso. Con un nota, infatti, mercoledì la segreteria di Stato vaticana (oltre a sollecitare Williamson ad abiurare le sue tesi negazioniste, se non voleva confermata la scomunica) aveva subordinato «il futuro riconoscimento della Fraternità Pio X» al «pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II». E la strada sembra ancora molto accidentata.
    Tutto questo avviene al termine di una giornata durante la quale i lefebvriani non avevano offerto alcuna risposta - né sul caso del Concilio né su quello di Williamson - alla Santa Sede. Ma, in serata, un quotidiano locale tedesco, il «Kolner Stadt-Anzeiger», ha annunciato, pur senza citare fonti precise, che il superiore della comunità, Bernard Fellay, sarebbe pronto a ordinare nuovi sacerdoti, in aperto contrasto con i divieti vaticani. Si è in attesa di ulteriori conferme, ma la notizia ha ulteriormente aperto la ferita.
    E sì che proprio ieri, come per mettere una pietra sopra un colossale pasticcio, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, rispondendo a un intervista del quotidiano francese «La Croix», ha ammesso che ci sono stati evidenti problemi di comunicazione a proposito del decreto di remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Soprattutto, a proposito della concomitanza tra la revoca della scomunica e la diffusione delle frasi negazioniste di Williamson, la congettura di padre Lombardi è che «le persone che hanno gestito la vicenda» non hanno avuto «coscienza della gravità» di quanto era stato sostenuto. «Di certo il Papa non ne sapeva nulla», ha aggiunto padre Lombardi, concludendo che «se c’era uno che doveva esserne al corrente era il cardinale Castrillon Hoyos, presidente della commissione Ecclesia Dei, mediatore fra la Chiesa e gli ultra-tradizionalisti».



    Sabato 24 gennaio
    La sala stampa del Vaticano pubblica la remissione della scomunica per i quattro vescovi ordinati illecitamente nel 1988 da monsignor Lefebvre contro il divieto del Vaticano. Lefebvre aveva dato vita allo scisma non riconoscendo il Concilio Vaticano II che tra l’altro aveva abolito la messa in latino. Nonostante la precisazione iIl mondo ebraico insorge.
    Mercoledì 28 gennaio
    Il papa auspica che «La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo».
    Mercoledì 4 febbraio
    La Santa Sede precisa che «Il Papa non era al corrente delle dichiarazioni negazioniste» di Williamson e che per essere riabilitato dovrà rinnegare pubblicamente le sue tesi sgli ebrei.Giovedì 22 gennaio
    La tv pubblica svedese manda in onda un’intervita al vescovo lefebvriano Richard Williamson. Il prelato nega l’esistenza delle camere a gas e dice che nei lager sono morti solo 2-300 mila ebrei.
    Venerdì 23 gennaio
    La procura di Regensburg indaga sulle parole del vescovo.

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    Noi Radicali non violenti contro il Concordato
    • da Left del 6 febbraio 2009, pag. 18

    di Carlo Patrignani

    Marco Pannella ha uno scatto di contentezza, quando gli chiediamo di parlare del Concordato. L`11 febbraio è vicino, è l`anniversario dei Patti Lateranensi tra Mussolini e Pio XI che subito dopo la firma, definì il duce "l`uomo della Provvidenza" perché quel testo resta la scaturigine delle molte provvidenze intascate dalla Chiesa. Il leader radicale sorride,l`argomento è suo: lo è dal 1977 quando da "non violento" propose il referendum abrogativo respinto, il 2 febbraio1978, dalla Corte costituzionale per incostituzionalità. Perché i Patti Lateranensi il 25 marzo 1947 con il noto art.7 votato insieme dalla De di Alcide De Gasperi e dal Pci di Palmiro Togliatti, più la destra,erano stati "elevati" a norma della Costituzione repubblicana, nata dalla lotta antifascista e antinazista. Al buon Dio pare che ci sia: 35 anni fa si occupò di portare a Paolo VI l`errore di fare il referendum sul divorzio e siccome il buon Dio non paga il sabato, quella domenica,il 12 maggio 1974, fu...». Si arresta,come a prendere la rincorsa. Lo anticipo:un disastro? «Sì, per loro, però». E una vittoria, «ma per noi, per il fronte divorzista».Quella vittoria, i Radicali l`hanno sempre festeggiata: le ultime due volte nel 2007 a Piazza Navona e nei 2008, con il convegno "Amore civile".
    E oggi, domenica primo febbraio? «Pare che il buon Dio ci venga ancora incontro», aggiunge Pannella. L`eco dell`anatema domenicale,l`ennesimo, di papa Ratzinger contro eutanasia,aborto, fine e inizio vita, libertà di cura, è ridondante. «A conferma delle nostre previsioni sullo Stato Vaticano: una"monarchia assoluta", che però pare non trovare adesioni nel popolo, dove la "resistenza"cresce in termini di vissuti, sentimenti,empatia con noi». Una sintonia tra il popolo e uno sparuto gruppo di«500-1.000 partigiani, scrivi così – quasi mi ordina Pannella - che dagli anni Cinquanta fanno "resistenza" non violenta,responsabile, liberale e libertaria al regime: è ora di voltare pagina».Torna la `non violenza`, il cavallo di battaglia di Pannella che non lo molla, lo ripete,ogni volta, da decenni e decenni ...«C`è bisogno di voltar pagina, di costruire un`alternativa liberale, democratica,"non violenta" a questo regime che ci porta allo sfascio». Ma dove però, «il potere,l`ingerenza del Vaticano si fa più forte: l`infame linea di Ratzinger che tuona contro i fautori della morte, solo loro, ripete,sono perla vita». Il popolo sembra non seguirlo stando ai sondaggi: l`80 percento è favorevole a una morte dolce, e poi alcuni intellettuali "credenti" come il presidente del Comitato nazionale di bioetica, Paolo Casavola, dicono che forse è il caso di dar corso alla sentenza della Cassazione su Eluana. "Sì, ho letto e gli dico bentornato, una volta, ma tanti anni fa, quando mi battevo per riportare la legalità parlamentare sulle nomine, Casavola scrisse: possibile che è sempre necessario che ci dia il suo contributo Pannella con i suoi scioperi non violenti della fame e della sete?».
    Andiamo avanti: si dice che il papa ha diritto di... Mi interrompe subito: «Il nostro è un Paese dove il capo della Chiesa si esprime in quantità e in qualità senza precedenti al mondo. Il giochetto di dire "non s`è fatto parlare il povero papa" non sta in piedi: sarebbe come voler raccontare che nell`Italia degli anni`30 si toglieva la parola a Mussolini». Insomma, la presenza"pervasiva" del Vaticano c`è eccome "fin dentro le case" degli italiani. «Senti, oggi chiunque vuole celebrare l`11 febbraio, l`anniversario del Concordato clericofascista,non può non discutere in questa occasione del suo peggioramento - sottolinea -. Con la tecnica di Margiotta Broglio che poi fece sua, Bettino Craxi, per motivi opportunistici, scelse l`orrida riedizione del Concordato senza toccare i trattati, non rinnovò i trattati,come gli chiedevo insistentemente, che era la parte più manifestamente di tentativo di uno Stato, diciamo, con due componenti: quella vaticana e quest`altra». Il leader radicale si riferisce agli Accordi di Villa Madama, ratificati dal Parlamento italiano il 25 marzo 1984, tra il suo"amico Bettino", ci tiene a rimarcarlo, allora presidente del Consiglio e mons. Casaroli. «Lì c`è scritto che il Vaticano, la Chiesa, e lo Stato italiano assieme si univano per il bene dell`Italia: ma come? Ma dove sta scritto? Per me è un`eresia. In sé il costantinismo era ufficiale, formale,ma non puoi dare per scontato che la Chiesa e quindi la Cei, la Conferenza episcopale italiana, sia delegata, al pari del Parlamento, a vegliare sul bene del popolo italiano, del nostro amato popolo».
    Nessuno fiatò, nemmeno il Pci di Enrico II "patto" dell`84:«La Chiesa e l`Italia assieme si univano per il bene del Paese:ma come?Per me è un eresia» Berlinguer pronto invece a organizzare un referendum sul taglio di quattro punti allascala mobile: ovviamente,tranne i Radicali che ripropongono oggi, a distanza di 25 anni, la questione. «Persino a Teheran c`è un presidente laico, Ahmadinejad: qui da noi invece. C`è quel cardinale di Torino che interviene prima, mentre in Parlamento si discute...». E di ingerenze simili la lista è lunga e tocca persino la concertazione tra governo e sindacati... «E io allora mi rivolgo al presidente della Repubblica, Napolitano: siamo assassini perché abbiamo legiferato sull`aborto e siamo responsabili di una shoah permanente... presidente, ancora oggi un capo di Stato estero ha detto che è indegno quanto la magistratura italiana ha fatto in una certa occasione e continua adire che loro governano il monopolio della vita contro le ideologie, le posizioni di morte». Sì, Ratzinger se l`è presa con il presidente della Corte d`appello di Milano, Grechi, che a proposito del caso Eluana ha ribadito che "le sentenze" vanno rispettate.«Anch`io, a suo tempo, ho votato e fatto votare per Napolitano, e lei non è presidente neanche dell`Italia Pci, non dico comunista-stalinista, vorrei lo tenesse bene a mente: ognuno ha la sua storia,allora mio compito è farle sapere chela "razza" dei liberali, degli antifascisti, anche perché anticomunisti, quella razza lì è ancora organizzata e, pur non disponendo di elettorati passivi, è viva, c`è nella società». Il rischio di una deriva autoritaria perché muore lo Stato di diritto c`è. «È un fiume che sta stravolgendo il nostro Paese... Ci vuole dopo 60 anni di regime partitocratico un`alternativa liberale, bisogna voltar pagina nel segno della nonviolenza». Liberandosi della "zavorra" catto-comunista, il Concordato.

  3. #3
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    I segreti dello Ior
    Intervista a Maurizio Turco

    • da Left del 6 febbraio 2009, pag. 23

    di Federico Tulli

    La religione «cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato». È 1`11 febbraio del 1929 quando Mussolini e Pio XI siglano i Patti lateranensi tra lo Stato italiano e la Santa sede. Nasce la Città del Vaticano e al pontefice vengono attribuiti i poteri di un sovrano. Quelle poche parole dell`articolo 1, a 59 anni dalla Breccia di Porta Pia, legano Stato e Chiesa in un vincolo quasi indissolubile: una secca frase che riesuma un principio dello Statuto albertino che rimarrà saldo anche dopo la caduta del fascismo e il varo della Costituzione del`48. È infatti solo il 18 febbraio 1984 che l`allora presidente del Consiglio Bettino Craxi sigla il nuovo concordato con il Vaticano, abrogando quello dell`Italia fascista e con esso lo sciagurato comma. Una firma che secondo il deputato radicale del Partito democratico Maurizio Turco arrivò con 36 anni di ritardo: «In pratica. - spiega Turco a left - il carattere di laicità dello Stato stabilito al l`articolo 8 della Carta risulterà violato fino al nuovo Concordato».
    Onorevole Turco, Craxi che abroga i Patti lateranensi merita un giudizio positivo?
    Non direi. Il Concordato dell`84 ha cambiato ben poco poiché persiste il problema costituzionale rappresentato dall`articolo 7, che consente a una confessione religiosa, quella cattolica, di essere trattata in maniera diversa dalle altre.
    Tutto questo in che termini lo pagano gli italiani?
    Diritti civili a parte, lo pagano anzitutto in denaro contante. La questione economica preme alla Santa sede al pari di quella religiosa, visto che l`obiettivo è creare un impero. Con a capo un monarca assoluto dotato di poteri come nessun dittatore al mondo: solo il papa in qualsiasi momento può interrompere un processo e stabilire lui la sentenza. E con un`organizzazione - che per il potere che va acquisendo sempre più sembra oggi essere Comunione e liberazione - che si occupa della gestione del denaro e delle altre ricchezze.
    Di che cifre stiamo parlando?
    Impossibile saperlo con precisione. Oltre agli introiti dell`otto per mille, tutto ruota intorno allo lor, l`Istituto perle opere di religione, che è rigorosamente protetto dall`articolo 11 del Concordato laddove dice che «gli enti centrali della Chiesa cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano».
    Ma lo Ior è una banca. Non dovrebbe essere vincolato a specifiche leggi internazionali?
    Si, certo, è una banca. Ma, nel corso del processo a Marcinkus per lo scandalo del Banco ambrosiano, il Vaticano dichiarò che la sua attività è strumentale per il persegui- mento dei fini religiosi.
    Significa che non ci dobbiamo impicciare?
    Esattamente. Le faccio un esempio per capire fino a che punto non dobbiamo sapere. Durante il processo "Gea", quello ai procuratori dei calciatori, a un certo punto è emerso un conto allo lor. Ma non si è potuto approfondire né l`entità, né la provenienza del denaro perché quando c`è lo Ior di mezzo ormai i magistrati non chiedono più nemmeno le rogatorie.
    Come mai?
    Perché è inutile: sanno già quale sarà la risposta e la motivazione del rifiuto.
    Per via dell`articolo 11?
    Appunto. Ma, se possibile, c`è un fatto ancora più grave che riguarda questo comma.
    Ci spieghi meglio...
    L`Italia ha ricevuto dall`Unione europea il mandato di trattare le questioni finanziarie col Vaticano a nome di Bruxelles. Questo significa che in base al Concordato noi consentiamo a questo Stato di essere "indirettamente" nel sistema finanziario europeo dei pagamenti intracomunitari, senza che però il suo principale istituto bancario sia soggetto ad alcun controllo. Inoltre, il Vaticano fa parte di tutte le organizzazioni internazionali che si battono contro il riciclaggio e per la trasparenza bancaria. Dunque questi sanno tutto ciò che fanno gli altri, senza alcun obbligo di dichiarare cosa fanno loro.
    Da quello che dice, lo Ior non dovrebbe aver problemi di concorrenza...
    Il vincolo dell`articolo 11 ce lo lascia solo immaginare. Anche se ogni tanto qualcosa trapela. Clamorosa fu la nostra casuale scoperta di tre anni fa (vedi left n. 3233/2008, ndr) quando nel bilancio dei medici cattolici giapponesi pubblicato online trovammo riferimenti a una convenzione con lo lor per un conto corrente che dava il 12 per cento di interessi. Se fosse un prestito potremmo chiamarla usura, trattandosi di un tasso attivo, come possiamo definirla: corruzione?

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    "La Stampa", 07 Febbraio 2009, pag. 14

    BERTONE IN VISITA PRIVATA A MADRID, DUE ORE A COLLOQUIO CON ZAPATERO


    Spagna-Chiesa, la lite è finita


    GIACOMO GALEAZZI
    CITTA’ DEL VATICANO


    «E’ scoppiata la pace con la Cattolicissima», si compiacciono in Vaticano. Dopo le tempeste che negli ultimi anni hanno segnato le relazioni fra Santa Sede e vescovi spagnoli da un lato, potere socialista dall’altro, ora la Spagna «è meno lontana». Il numero due vaticano Tarcisio Bertone, in missione a Madrid, ha avuto mercoledì con Zapatero un lungo colloquio a quattr’occhi, senza interpreti, durato oltre un’ora, in un clima «molto cordiale e improntato a un dialogo costruttivo». Zapatero ha trasmesso a Bertone un invito a Benedetto XVI a partecipare nel 2010 alle celebrazioni per l’Anno Santo di Santiago de Compostela. Nel 2011, poi, il Papa presiederà a Madrid la Giornata mondiale della Gioventù, la cui preparazione è stata discussa dal premier spagnolo e dal segretario di Stato vaticano.
    Dunque, «rispetto reciproco» fra Chiesa e Stato: simbolicamente è nel paese-avanguardia del laicismo che il cardinale Bertone ha delineato il quadro dei rapporti fra istituzioni civili e religiose. Dopo la visita di due giorni a Madrid, le relazioni fra Vaticano e la Spagna socialista sono uscite dalla fase di tensione. Benché in teoria in visita privata, Bertone ha incontrato tutti i massimi dirigenti del paese da re Juan Carlos a Zapatero, al capo dell’opposizione Mariano Rajoy. Una serie di colloqui basati sulla diplomazia del sorriso, ben lontani dalle crisi aperte e dalle accuse reciproche fra Chiesa e governo (su matrimoni gay, educazione alla cittadinanza, divorzio rapido) della prima legislatura Zapatero. Il governo di Madrid, commenta il quotidiano «El Pais», vicino al Psoe del premier, ora «procede con piedi di piombo e guanti di seta nelle relazioni con il Vaticano».
    Un nuovo tono di rispetto reciproco, malgrado le divergenze che rimangono, è apparso durante i colloqui. La vicepremier Teresa de la Vega ha difeso la nuova legge sull’aborto che Madrid sta preparando, ma Zapatero ha rassicurato Bertone che non ci saranno cambiamenti nel concordato con il Vaticano. Il premier ha rinviato «sine die» l’esame di una norma sull’eutanasia e di misure «laiciste» chieste dalla sinistra sull’apostasia e sui simboli religiosi. «La Chiesa si mostra rispettosa di fronte alla giusta autonomia delle realtà temporali, ma chiede lo stesso atteggiamento nei confronti della sua missione nel mondo, e delle sue diverse manifestazioni individuali e collettive - commenta Bertone - Lo stato non può rivendicare competenze sulle convinzioni intime delle persone e neppure imporre o impedire la pratica pubblica della religione». Insomma, «rispetto reciproco non significa abdicare alle proprie convinzioni».
    www.lastampa.it/galeazzi

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    Le paure della Chiesa
    • da La Repubblica del 9 febbraio 2009, pag. 31

    di Edmondo Berselli

    Basta leggere le primissime pagine del nuovo libro di Marco Politi, La Chiesa del no (Mondadori, pagg. XII-366, euro 19, prefazione di Emma Bonino), per registrare quanto sia ampia la rassegna dei problemi aperti, fra lo Stato italiano e il Vaticano, e quanto siano aspri gli attriti: «A ottant`anni dal Concordato il bilancio è opprimente». Segue l`elenco, che comincia con gli ostacoli sollevati per impedire l’approvazione del divorzio breve, prosegue con «l`invasione di campo» all`epoca del referendum sulla legge relativa alla fecondazione assistita, e tocca tutti gli altri punti caldi (anzi caldissimi, in questi giorni di dibattito angoscioso sul caso Englaro): opposizione al testamento biologico, contrarietà alle regolamentazione delle coppie di fatto, demonizzazione delle unioni gay, sostegno all`obiezione di coscienza sulla pillola del giorno dopo, campagna contro la pillola abortiva Ru-486.
    Qualche pagina più in là, l`autore concluderà che con papa Ratzinger si è osservata in Italia una «sistematica invasione della sfera politica». Basterebbero questi argomenti per concludere, come in effetti fa Politi: «Gli italiani chiedono testimonianza, non comandi dal pulpito. Si prova disagio quando il vertice ecclesiastico pretende di dire l`ultima parola su tutto, arrogandosi una triplice corona quale rappresentante di Dio, interprete della Ragione e al tempo stesso della Natura». Tuttavia Politi è un giornalista, e anzi uno studioso, troppo fine per accontentarsi delle recriminazioni. Poche righe oltre, ecco esplicitato il cuore del suo libro: «La verità è che la Chiesa ha paura di una società in cui è esplosa la soggettività di massa, una società in cui si sono andati affermando il gusto, l`abitudine, il diritto di impostare la propria esistenza secondo la propria coscienza e le proprie convinzioni». Su questo immutabile sfondo morale, l`aborto è sempre un crimine, tanto da indurre Wojtyla a paragonarlo all`Olocausto, suscitando proteste nelle comunità ebraiche, mentre l`omosessualità e gli omosessuali in quanto tali non esistono (sì danno soltanto «radicate tendenze omosessuali», che evidentemente si potrebbero sradicare).
    E’ proprio questo il punto centrale del lungo reportage di Politi, che affronta la cronaca attraverso testimonianze per- sonali e coinvolgenti racconti diretti. Infatti risulta cruciale il resoconto dell`intervista del 2004 all`allora cardinale Joseph Ratzinger, il quale ammette nella conversazione che «il cristianesimo ha difficoltà a farsi capire nel mondo odierno, specialmente in quello occidentale, americano ed europeo. Sul piano intellettuale, il sistema concettuale del cristianesimo appare molto lontano dal linguaggio e dal modo di veder moderno». Era questo, per la verità, il tema di fondo su cui si era esercitata, fra grandi speranze e grandi frustrazioni, la riflessione del Concilio. A quasi mezzo secolo di distanza dal Vaticano II, ciò che appare ancora in gioco è il rapporto fra il cattolicesimo, con la sua pretesa di universalità, e la modernità in tutte le su espressioni. Oggi, dice Ratzinger, la Chiesa cattolica, dopo aver attraversato «le onde delle ideologie», dal marxismo al liberalismo, «fino al libertinismo», deve fare i conti con «una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie». La risposta della Chiesa, sulla scia di Ratzinger, è la dottrina dei «principi non negoziabili», che comporta una totale intransigenza di fronte al mutamento culturale e sociale.
    In sostanza, di fronte a un passaggio d`epoca, l`antropologia cristiana rifiuta qualsiasi evoluzione. Il matrimonio considerato intoccabile, il celibato sacerdotale, il rifiuto dell`eutanasia (e il ripristino di misure post mortem come il rifiuto della sepoltura cristiana nel caso Welby) hanno comportato fra l`altro una stridente competizione con il governo del «cattolico adulto» Prodi, accusato dal quotidiano della Cei Avvenire di avere lavorato, con i Dico, a favore di nuovi «format sociali». Ma nelle partecipate, coinvolgenti-e giornalisticamente obiettive - cronache di Politi, più che il dilemma politico di una Chiesa orientata a sostenere chi opportunisticamente la sostiene, si avverte spesso il senso quasi di una disperazione nel cattolicesimo di base, come se fra la chiesa di vertice e l`ecclesia dei fedeli che si interrogano, dei preti sposati, di chi vive in prossimità con la sofferenza, ci fosse ormai un`incomunicabilità che trova scampo soltanto in rari momenti di comprensione umana, e talvolta di superiore carità, fra gerarchie e poveri sacerdoti di periferia, a contatto con il dolore, la mutevolezza dei rapporti sociali e il "peccato". Fino a concludere, con le parole di Enzo Bianchi, che «oggi ci sono più laici che chiedono il confronto con noi cattolici che cattolici che chiedono il confronto con i laici». C`è amarezza in questo finale, ed è l`amarezza di chi dice a se stesso: «Noi cristiani non possiamo non ascoltare il mondo, non ascoltare l`umanità e non rispondere loro».

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    Michele Ainis

    Chiesa padrona
    Un falso giuridico dai Patti Lateranensi a oggi

    Garzanti libri



    Collana: Le Forme

    Euro 13,00

    Il libro

    «Il Vaticano, nei confronti della Repubblica italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa entrambe: una per chiedere quattrini, l’altra per suonar ceffoni in faccia alla politica. Questo doppio registro si consuma all’ombra del diritto, anzi: l’alibi perfetto è la legge più alta, quella scolpita sulle tavole della Costituzione.

    Conviene allora dirlo con chiarezza: tutta questa ricostruzione è un falso giuridico... Non è vero che le ingerenze vaticane siano protette dalla libertà di parola o dalla libertà di religione; non è vero che il Concordato sia protetto dalla Costituzione.»



    La Chiesa cattolica attinge abbondantemente alle risorse pubbliche dello Stato italiano: ogni anno milioni di euro vengono dirottati dal governo centrale e dagli enti locali, che si sono fatti di recente ancor più solerti. Questo tuttavia non impedisce al Vaticano pesanti incursioni nella vita pubblica del nostro paese: è pressoché impossibile che un provvedimento legislativo venga approvato senza il suo benestare; e quando accade, le resistenze della Chiesa cercano di impedirne l’applicazione.

    È una situazione abnorme, che trova il suo fondamento nel Concordato siglato l’11 febbraio 1929 da Pio IX con Benito Mussolini, che lo stesso pontefice aveva definito «l’uomo della Provvidenza». Quel patto venne accolto dalla Costituzione repubblicana attraverso l’articolo 7. Infine nel 1984 il Concordato fu rinnovato dall’accordo tra Craxi e Giovanni Paolo II.

    Oggi il trattamento privilegiato di cui gode il Vaticano non ha più alcun fondamento giuridico, argomenta Michele Ainis: l’articolo 7 era una norma provvisoria, e oggi è un farmaco scaduto. Oltretutto quelle dei vertici della Chiesa si configurano come vere e proprie ingerenze di uno stato straniero nei nostri affari interni. Infine, in una società sempre più complessa, i privilegi concordatari creano inevitabilmente una disparità di trattamento rispetto a cittadini italiani che seguono altre fedi (e soprattutto a quelli che non si sentono affiliati ad alcuna chiesa).

    Attento alla logica giuridica e alla storia, Chiesa padrona propone un nuovo fondamento al patto tra lo Stato italiano e il Vaticano. Un rapporto più limpido e corretto tutelerà in maniera più efficace la libertà e la dignità dei cittadini italiani; e aiuterà chi vuole davvero occuparsi della cura delle anime a farlo senza impastoiarsi nelle polemiche politiche.



    L’autore

    Michele Ainis insegna Istituzioni di diritto pubblico all’università di Roma Tre. Collabora alle principali riviste giuridiche italiane ed è editorialista della «Stampa». Fra i suoi libri, La legge oscura (Laterza, 1997); Se 50.000 leggi vi sembran poche (con i disegni di Vincino, Mondadori, 1999); Le libertà negate (Rizzoli, 2004); Vita e morte di una Costituzione (Laterza, 2006). Con Garzanti ha pubblicato anche Stato matto (2007).
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    Lun, 09/02/2009 - 157
    #114
    g.manfredi
    Iscritto dal: 07/09/2000
    User offline. Last seen 10 ore 1 sec ago.

    Il concordato invisibile tra Stato e Chiesa
    • da La Repubblica del 9 febbraio 2009, pag. 1

    di Filippo Ceccarelli

    Gli anniversari ballano, gli anniversari scherzano e quindi a volte finiscono precisamente per cadere, certi anniversari, nel momento della verità. Dopodomani 11 febbraio il Concordato compie dunque 80 anni. Ma non è mai apparso così malridotto. Nulla probabilmente cambierà nella rappresentazione della ricorrenza: dicasteri vaticani imbandierati, soporifere cerimonie e dotte articolesse commemorative, bisbigli, tartine e cordiale ipocrisia al ricevimento nella Palazzina Borromeo, sede dell`ambasciata italiana presso la Santa Sede, là dove ogni anno porpore e grisaglie si ritrovano a celebrare, insieme all`antica sapienza del potere, le risorse dello stile diplomatico che vela e camuffagli eventi, le fatiche, le magagne, le inimicizie. Ma chi abbia un filo di onestà non può stavolta, nei giorni di Eluana, far finta che tra Cesare e Dio, o per lo meno fra i loro pretesi rappresentanti, le cose filino proprio lisce. Mai come oggi il Vaticano è parte in causa, perciò si scopre, attacca, ripiega, cerca alleati; mai come adesso l`Italia sembra così compiutamente immersa in una turbinosa realtà post-lateranense. Ma quali stati "indipendenti e autonomi"! Non solo sbiadiscono le istantanee di Mussolini e Craxi, la firma antica del 1929 e quella ormai pure remota del 1984, ma di colpo suonano vuote anche espressioni come "laicismo" o "interferenze". L`altro giorno il giornale dei " " vescovi parlava di assassinio e davanti alla chiesa di Gesù operaio hanno fatto scoppiare una bomba carta: cosa si vuole di più per riflettere sulle condizioni del Concordato? Sconcordato, piuttosto: un patto rotto, un accordo in evidente stato di confusione, un attrezzo inservibile, nel migliore dei casi un simulacro. Non lo si dice qui per polemica, al modo dei radicali. Sono i fatti degli ultimi anni che parlano da soli, e danno la misura dello strappo, degli strappi: fecondazione assistita, istruzione privata, astensionismi, vittimismi, aborto, unioni civili, pressioni, anatemi. Il contenzioso si allarga mese dopo mese, c`è sempre chi ci marcia e lo estende all`Ici, alle moschee, o all`immigrazione e a persino a una sorta di franchigia ecclesiale nella legge sulle intercettazioni telefoniche. Le sacre immagini sugli stendardi e i torpedoni al Family day, il Pontefice impedito di entrare all`università, i politici in preghiera e in passerella a piazza San Pietro, l`evocazione di "diavoloni frocioni" a piazza Navona...E baci berlusconiani all`anello pontificio, genuflessioni, commistioni di ruoli: l`altro giorno nella cappella Sistina, per un concerto in onore del fratello del Papa, c`era Gianni Letta - e vai a sapere se stava lì, e poi pure in foto sull`Osservatore romano, come sottosegretario alla presidenza o come Gentiluomo di Sua Santità. Si sono smarriti i confini, ma questo complica le cose. Il sindaco di Roma invoca la benedizione papale sugli atti del Comune; il Cardinale Segretario di Stato celebra all`interno della Camera una messa "d`inizio legislatura"; la Binetti arruola il Signore nei risultati d`aula. E allora dal balcone di Montecitorio si sventola per polemica la bandiera vaticana; al concertine del primo maggio si prende di mira il Papa; al Gay Pride si oltraggiano i sacramenti. Così va, ritorsione dopo ritorsione. E allora ecco Ratzinger nel video di Storace, poi sulle bandiere di Borghezio, "saremo le guardie svizzere del Pd" promettono i teo-dem, e "Il Vaticano tifa Pera" recita, testualmente, un titolo de Il Tempo, giornale tutt`altro che laicista. No, davvero non si invidiano i potenti italiani e i dignitari pontifici che nel bel mezzo della storia angosciosissima di Eluana e dell`aspro conflitto che ne deriva s`incontreranno sotto la loggia del Sansovino per poi sedersi sulle poltroncine di raso rosso e spalliera dorata, come se nulla fosse. Come se davvero al giorno d`oggi bastasse un Concordato inserito a sorpresa da Togliatti nella Costituzione e trionfalisticamente revisionato 25 anni orsono da una partitocrazia già ansimante, per rimettere a posto le cose: là dove il vuoto ideologico sembra già colmato da un pieno di generici e sospetti "Valori" che ognuno, oltretutto, si tira spudoratamente dalla propria parte. Eh no, stavolta è diverso, stavolta non mancano spunti per una quantità e varietà di conflitti. Codice da Vinci, crocifisso nelle aule, presepi identitari e creativi, ora di religione, scritte sui muri, filmati sui preti pedofili, commemorazione degli zuavi, rane crocifisse. Non c`è vicenda che non implichi un disagio, una frizione, un cortocircuito fra Stato e Chiesa. In provincia hanno ricominciato a litigare sulle ore in cui sciogliere le campane; la Littizzetto disturba oltre il Portone di bronzo; le nomine Rai debbono tenere presente i gusti dei tele-prelati; si torna a parlare dei peccati e pure del diavolo; sembra uno scherzo onomastico, una trovata felliniana per far colpo sugli stranieri, ma adesso c`è perfino il segretario della Cei che di cognome fa Crociata: monsignor Crociata, sul serio. Serve a nulla rimpiangere la Dc, che per quasi mezzo secolo ha fatto da cuscinetto alle richieste vaticane. Al corto di idee e di progetti il centrodestra indossa i paramenti, si attacca alla mantella del Papa; mentre fin troppe volte il centrosinistra è paralizzato, subalterno, confuso. Tanti anni fa, per indicare un`auspicabile distanza, Giovanni Spadolini lanciò l`immagine del "Tevere più largo". Oggi non è nemmeno più stretto. Sembra un fiume in piena, grigio, gonfio e anche un po` pauroso come quello che s`è visto a Roma nel novembre scorso.

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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Stampa", 10 Febbraio 2009, pag. 10

    Intervista a Richard Williamson

    “Camere a gas? Dimostratemi che sono esistite per davvero”
    “Non andrò mai ad Auschwitz ma ho cercato sempre la verità”


    P. WENSIERSKI E S. WINTER




    Con la sua negazione dell’Olocausto il vescovo Richard Williamson ha causato un grave danno alla Chiesa cattolica. Ma insiste, e dice di voler condurre una ricognizione «delle prove storiche» e di voler soltanto «cercare la verità».
    Il Vaticano le chiede di ritrattare le sue affermazioni sulla Shoah e minaccia di non consentirle di riprendere la sua attività di vescovo. Come risponde?
    «Ho sempre cercato la verità. È per questo che mi sono convertito al cattolicesimo e sono diventato prete. Posso soltanto dire una cosa, la verità della quale sono convinto. Poiché ci sono molte persone oneste e intelligenti che la pensano diversamente, devo riguardare le prove storiche un’altra volta. Se troverò questa prova, mi correggerò. Ma ci vuole tempo».
    Come può un uomo colto, cattolico, negare l’Olocausto?
    «Ho cominciato a studiare il tema negli Anni Ottanta. Ho letto vari scritti. Ho citato il Rapporto Leuchter (una teoria oggi smontata, emersa negli Anni Ottanta, che sosteneva erroneamente che le camere a gas naziste non potevano funzionare, ndr) in una intervista, mi sembrava plausibile. Ora mi dicono che è stata confutata a livello scientifico. Ho in programma di ritornarci».
    Potrebbe andare ad Auschwitz di persona.
    «No. Non andrò ad Auschwitz. Ho ordinato il libro di Jean-Claude Pressac “Auschwitz. Tecniche e operazioni delle camere a gas”. Me lo stanno spedendo. Lo leggerò e studierò».
    Che cosa ha significato il ritiro della scomunica da parte di Benedetto XVI?
    «Volevamo essere cattolici, niente di più. Non abbiamo sviluppato una nostra dottrina, ma soltanto conservato le cose che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato. Negli Anni Sessanta e Settanta tutto è stato cambiato nel nome di questo Concilio (il Vaticano II, ndr). Siamo stati costretti a ritirarci ai margini della Chiesa, mentre ora le chiese vuote e un clero invecchiato dimostrano che i cambiamenti sono stati un fallimento».
    Ma il Concilio Vaticano II è considerato uno dei grandi risultati della Chiesa cattolica. Perché non lo riconoscete pienamente?
    «Che cosa dovremmo riconoscere? Un importante documento, “Gaudium et spes” magnifica il turismo di massa. Ma è difficile immaginare come una società conservatrice possa abbracciare i pacchetti viaggio. Si parla della minaccia di una guerra nucleare tra le superpotenze. Minaccia superata. Questi documenti del Concilio sono sempre ambigui. E ciò ha causato il caos teologico in cui stiamo vivendo».
    E le sue posizioni antisemite?
    «San Paolo ha scritto: “Gli ebrei sono amati in nome di nostro Padre, ma nostri nemici in nome dei Vangeli”».
    Intende seriamente usare la tradizione cattolica per giustificare il suo antisemitismo?
    «Antisemitismo significa tante cose oggi, per esempio, uno è antisemita se critica le azioni di Israele a Gaza. La Chiesa condanna il rifiuto degli ebrei sulla base delle loro radici ebraiche. È ovvio, in una religione i cui fondatori e tutti gli importanti esponenti del primo periodo erano ebrei. Ma è anche chiaro, per il gran numero di ebrei cristiani agli albori del cristianesimo, che tutti gli uomini hanno bisogno di Cristo per la loro salvezza. Tutti, compresi gli ebrei».
    Il Papa presto farà un viaggio in Israele e visiterà il Memoriale della Shoah, lo Yad Vashem. Lei è contrario?
    «Fare un pellegrinaggio in Terra Santa è una grande gioia per i cristiani. Auguro al Santo Padre tutto il bene possibile durante quel viaggio. Quello che mi turba nello Yad Vashem è che Papa Pio XII viene attaccato in quel luogo, benché nessun altro ha salvato più ebrei durante il periodo nazista. Per esempio, concedeva certificati di battesimo a ebrei perseguitati per proteggerli dall’arresto. Questi fatti sono stati distorti in senso esattamente opposto. D’altra parte, spero che il Papa abbia anche a cuore le donne e i bambini feriti nella Striscia di Gaza, e che parli in favore della popolazione cristiana a Betlemme, che ora vive praticamente rinchiusa».
    Ma perché non si scusa con il mondo ebraico per le sue dichiarazioni sull’Olocausto?
    «Se mi rendessi conto di aver commesso un errore, chiederò scusa. Chiedo a ogni essere umano di credermi quando dico che non ho mai detto qualcosa di falso deliberatamente. Ripeto: ero convinto che i miei commenti fossero scrupolosi, basati sulle ricerche degli anni Ottanta».
    Almeno riconosce i diritti umani?
    «Quando i diritti umani vennero dichiarati in Francia, centinaia di migliaia di persone venivano massacrate nella stessa Francia. Quando i diritti umani vengono considerati un ordine obbiettivo che lo Stato deve raggiungere e migliorare, sono costantemente anti-cristiani. Quando servono a garantire la libertà di coscienza dell’individuo contro lo Stato democratico, allora svolgono un’importante funzione».


    Copyright Der Spiegel

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    "La Stampa", 10 Febbraio 2009, pag. 10

    E ora anche i lefebvriani gli tolgono tutte le cariche


    GIACOMO GALEAZZI
    CITTÀ DEL VATICANO


    Nuovo scontro all’interno della Fraternità San Pio X. Richard Williamson, il vescovo negazionista a cui il Papa ha revocato la scomunica, è stato rimosso dalla direzione del seminario a La Reja, vicino Buenos Aires, che dirigeva dal 2003. «Le affermazioni di Williamson - spiega la Fraternità San Pio X - non riflettono il alcun modo la posizione della nostra congregazione». Il vescovo non ha dunque lasciato l’incarico spontaneamente, ma è stato necessario un atto di autorità del superiore generale dei lefebvriani, Bernard Fellay. Senza l’abiura delle tesi negazioniste e il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II (soprattutto del documento «Nostra Aetate» sull’ebraismo), il vescovo Richard Williamson resta «scomunicato e scismatico». Per il momento però, non sembra che Williamson sia stato espulso dalla confraternita lefebvriana mentre in Vaticano, alla Congregazione della Fede, si stanno valutando le misure da prendere nei suoi confronti, dopo che la Santa Sede gli ha esplicitamente chiesto di ritrattare le posizioni negazioniste, se vuole essere riammesso come vescovo all’interno della Chiesa cattolica. Le misure possibili su cui sta riflettendo l’ex Sant’Uffizio, sono l’ordine di ritrattare, la riduzione al silenzio o, più grave, una nuova scomunica.
    Le posizioni di Williamson sull’Olocausto sono incompatibili con la riammissione nella Chiesa cattolica e la ritrattazione, spiegano nei Sacri Palazzi, è «condizione indispensabile» per l’effettiva rimozione della scomunica «latae sententiae» in cui il vescovo (insieme a tre confratelli) è incorso il 30 giugno 1988 a causa dell’ordinazione illegittima da parte dell’ultratradizionalista Marcel Lefebvre. Per una ammissione «a funzioni episcopali nella Chiesa», monsignor Williamson deve «prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue dichiarazioni riguardanti la Shoah». Quindi, resterà valida per lui la «gravissima pena canonica» se il vescovo negazionista non abiurerà le sue tesi. Una eventualità che appare in Vaticano molto concreta vista la volontà di Williamson di «non ritrattare nulla finché non gli verranno fornite le prove dell’uccisione degli ebrei nelle camere a gas naziste». E aggiunge: «Ci vorrà molto tempo, serviranno anni». Un’attesa che la Santa Sede non è disposta a tollerare.

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    Con i patti lateranensi nacque la società civile
    • da Il Riformista del 11 febbraio 2009, pag. 8

    di Benedetto Ippolito

    Sono passati ottant`anni dalla stipula dei Patti Lateranensi, avvenuta l` l1 febbraio del 1929. I firmatari del Trattato, che stabilisce giuridicamente le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, furono il card. Segretario di Stato Pietro Gasparri e Benito Mussolini. L`accordo, anche visto con gli occhi di oggi, segna una tappa decisiva nei rapporti tra la religione e l`Italia. La lungimiranza dei Patti Lateranensi è dimostrata dal loro resistere all`erosione del tempo. Anche se alcuni aspetti originari hanno necessitato una verifica e alcune emendazioni, come, ad esempio, i cambiamenti apportati da Craxi nel 1984. Una cosa fondamentale da ricordare è che lo stesso Pio XI, pontefice in carica al momento della stipula, dopo aver riconosciuto il significato provvidenziale del negoziato, ammise, qualche giorno dopo all`Università Cattolica di Milano in un famoso discorso pubblico, che non si trattava di un`intesa perfetta e definitiva, ma di un patto funzionale ed efficace. Ora, a distanza di quasi un secolo dal primitivo accordo, è di grande interesse dire qualcosa sul rilievo che i Patti Lateranensi hanno avuto allora e sul valore che continuano ad avere oggi. Un primo dato considerevole, per altro abbastanza noto, è che con i Patti lateranensi nacque la società civile l`atto pubblico del `29 non soltanto chiudeva la questione romana, avviata con la nascita del Regno d`Italia e con l`estinzione dello Stato della Chiesa, ma garantiva il superamento della non partecipazione dei cattolici alla vita politica del Paese: il famigerato non expedit. Pio IX, infatti, alla fine dell`Ottocento, per reazione al carattere risorgimentale dell`unificazione italiana, aveva vietato ai cattolici la partecipazione attiva alla politica. Anche se da allora molti passi in avanti erano stati fatti per garantire un riavvicinamento dei credenti all`ambito pubblico, la chiusura definitiva della ferita richiedeva un atto ufficiale. I Patti Lateranensi permisero, quindi, il riequilibrio formale e giuridico delle relazioni diplomatiche. Dopo il 1929, in effetti, ci si avviò nella giusta direzione. Da un lato, lo Stato ammetteva l`autorità spirituale del Papa, nonché la sua sovranità territoriale nel piccolo Stato del Vaticano. Dall`altro, il Papa convalidava le prerogative del Re e di Mussolini, rinunciando ai territori in precedenza annessi allo Sta- to della Chiesa in cambio di prestazioni finanziarie corrispondenti. Benché il tutto appaia molto calato nella situazione contingente dell`epoca, il vero senso dell`evento riposa nel lungo processo storico che lo ha determinato e, tutto sommato, legittimato. La specificità dell`Occidente è stata da sempre quella di pensare non una sola autorità politica o una sola autorità spirituale, ma una coesistenza pacifica di entrambe. Dall`affermazione evangelica della distinzione tra le prerogative di Cesare e quelle di Dio deriva il modello europeo di bilanciamento tra i poteri, teorizzato in modo chiarissimo da papa Gelasio I, alla fine del V secolo, e contrapposto al cesarismo imperiale, pagano o religioso che sia. Certo, né durante i secoli medievali né durante la prima modernità è stato facile giungere ad un accordo specifico tra gli Stati e la Chiesa. Il punto massimo di avvicinamento all`ideale di convivenza è stato il Concordato di Worms, con cui nel 1122 l`imperatore Enrico V e papa Callisto II si riconobbero reciprocamente, mettendo fine ai conflitti secolari tra le due istituzioni. La pace di allora, però, non durò granché. Al contrario di ogni pessimistica aspettativa, invece, i Patti Lateranensi del `29 non soltanto hanno garantito un`armonia duratura tra le istanze civili e quelle religiose, ma hanno evitato di esaurire il rapporto politico nell`ambito esclusivo delle due istituzioni. Oltre la Chiesa e oltre lo Stato, adesso poteva nascere un terzo spazio fondamentale, cioè la società civile, capace di unire nel pubblico laicità e religione. Ma la società civile sarebbe divenuta realmente protagonista della politica solo con la partecipazione libera dei cittadini ai diversi partiti politici, dopo la caduta del fascismo. E questo è sicuramente il risultato più importante del Concordato del `29, ovvero aver anticipato uno schema istituzionale che, al di là dello Stato e della Chiesa, potesse far emergere l`autonoma organizzazione democratica della società. Per arrivare ad una conclusione felice, dunque, si è dovuto attendere l`entrata in vigore della Costituzione del `48, la quale non soltanto ha escluso radicalmente ogni ipotesi totalitaria, ma ha stabilito legalmente la base democratica per una vera attuazione del tradizionale dualismo gelasiano, sancito una volta per sempre dai Patti Lateranensi.

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    "L'8 per mille? Usiamolo per la cassa integrazione"
    • da Corriere della Sera del 11 febbraio 2009, pag. 33

    di Enrico Marro

    Destinare l`8 per mille anche agli ammortizzatori sociali. È la proposta secca che il leader della Funzione pubblica-Cgil, Carlo Podda, lancia in vista dello sciopero generale proclamato insieme con la Fiom-Cgil (metalmeccanici) di Gianni Rinaldíni per venerdi prossimo. Podda la ripeterà anche nel comizio di piazza San Giovanni che precederà quello finale dei segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, al termine della manifestazione naziona- le a Roma. Una sfida al governo che il leader sindacale accusa di inerzia, ma anche alla Chiesa, che è di gran lunga la maggior beneficiaria dell`otto per mille. «Ma io - assicura Podda - non voglio togliere soldi alla Chiesa. Tra l`altro sono pure cattolico. Semmai sarebbero i cittadini a farlo. Vorrei solo che fosse data loro questa possibilità in più rispetto a quelle finora previste, almeno per il 2oo9». Attualmente il contribuente, quando fa la dichiarazione dei redditi, può indicare come destinatario dell`8 per mille di quanto versa di lrpef la Chiesa cattolica, lo Stato o un numero limitato di altre confessioni religiose. Se il contribuente non indica un destinatario, il suo otto per mille vie- ne ripartito sulla base delle indicazioni di chi ha scelto. Nel 2008 il gettito complessivo dell`8 per mille è stato di poco superiore a un miliardo di euro. Non molto in riferimento a un eventuale finanziamento della cassa integrazione e dell`indennità di disoccupazione, visto che lo stesso governo sta ragionando di stanziare per il 2oog-2010 almeno 8 miliardi in più tra risorse proprie e di provenienza Ue. Ma la proposta-provocazione sull`otto per mille è solo una delle tante mosse dell`offensiva che Podda, insieme con Rinaldini, sta lanciando sul piano sindacale e politico. L`alleanza Fp-Fiom, che di fatto condiziona la linea della Cgil, mira anche a costruire la base dell`opposizione sociale al governo. Ieri Podda e Rinaldini hanno partecipato al convegno del Movimento per la sinistra organizzato da Fausto Bertinotti e Alfonso Gianni su «Sinistra e conflitto sociale». Ospite d`eccezione Pier Luigi Bersani, che aspira alla guida del Pd al posto di Walter Veltroni e che ha confermato la sua presenza in piazza venerdì. Oggi annunceranno la loro partecipazione alla giornata di protesta anche decine di senatori e di deputati del partito, che resta diviso tra chi appunto si schiera apertamente a favore della Cgil e chi invece (soprattutto nella componente ex Margherita) ritiene che Epifani abbia sbagliato a rompere con Cisl e Uil e a scegliere la linea dello scontro.

 

 
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