DI ALBERTO BAGNAI
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Lo scorso agosto (2011) Rossana Rossanda, esponente di spicco della pseudo-sinistra italiana, un'intellettuale che aveva espresso la sua solidarietà al "compagno Mao" all'epoca del "Grande Passo Avanti" (20 milioni di morti), e dalla quale era dunque naturale attendersi sostegno all'euro nel 2011 (decine di suicidi), pubblicava su "Il Manifesto", il giornale della pseudo-sinistra italiana, un articolo nel quale, col pretesto di porre domande agli economisti e ai "padri" dell'euro, dava le sue risposte sulla crisi: risposte, ahimè, tragicamente false, come ci si poteva ben attendere da qualcuno che aveva speso i suoi anni migliori, già assai lontani, a criticare l'economia di mercato, senza far prima lo sforzo, all'epoca giudicato superfluo, di comprenderla.

Un dibattito seguito dal giornale della pseudo-sinistra.

Meglio sarebbe dire uno pseudo-dibattito, e ciò non per simmetria, ma per la stessa ammissione della gentile direttrice del giornale di pseudo-sinistra, che assai candidamente confessa, dopo le sue dimissioni in ottobre, che il dibattito sul suo giornale e sul sito "Sbilanciamoci" (a quel giornale ispirato), era stato sapientemente orientato in modo da "scongiurare la follia del ritorno alle valute nazionali". Lo sapevo bene, visto che il mio contributo a quel dibattito, pubblicato non senza qualche resistenza, era stato astutamente presentato come il delirio di un nazional-fascista, nemico della vedova, dell'orfano, del proletario. E questo semplicemente perchè mi ero permesso di ricordare una cosa ben nota agli economisti e scritta in tutti i testi di economia monetaria internazionale: il concetto che l'imposizione della moneta unica a una zona che non è ottimale dal punto di vista monetario, implica che il peso degli aggiustamenti macroeconomici si scarica interamente dui salari. Ciò che oggi viene detto, assai pudicamente, "svalutazione interna, e che io chiamavo, nel mio articolo, col suo vero nome: lotta di classe. Buffo paese l'Italia, dove un economista non marxista si trova censurato, su un quotidiano che si definisce "comunista", per aver nominato la lotta di classe! La "deviazione deflazionistica" dell'euro era pertanto assolutamente prevedibile, prevista, e voluta. L'attacco ai salari non è che una delle tavole del fiammeggiante dittico della moneta unica; l'altra è la finanziarizzazione spinta dell'economia. Le due tavole compongono un quadro organico, tutto torna.

E in Italia, come in Francia, la sinistra ci è cascata!

Ma ad ogni peccato misericordia... Il povero giornale della pseudo-sinistra attendeva la mancia del potere (il finanziamento pubblico, che non ha avuto) : non si può volergliene se l'istinto di sopravvivenza gli ha fatto fare un passo falso... o svariati, visto il numero di intellettuali che si sono lamentati con me di essere stati censurati in questo pseudo-dibattito, solo perchè avrebbero voluto esprimersi criticamente riguardo all'euro. Ma in Natura non c'è che un elemento più duro del diamante: il pensiero unico della destra neoliberale. E non c'è che un elemento più duro del pensiero unico di destra: il pensiero unico di sinistra, quand'è, come oggi in Italia, di destra!

Dimentichiamoci ora lo pseudo-giornale della pseudo-sinistra. Se ne occupino i tribunali: è fallito, il mercato (ironia della sorte) ha vendicato i lettori comunisti.

Torniamo all'attualità.

Nel mio articolo facevo una previsione che ieri si è realizzata. E siccome cioè succede rarissimamente a un economista, mi scuserete se ci tengo a sottolinearla. Sono troppo pigro per tradurre integralmente il mio articolo: vi traduco la fine, ciò che ci riguarda oggi:

"Dall’euro usciremo, perché alla fine la Germania segherà il ramo su cui è seduta. Sta alla sinistra rendersene conto e gestire questo processo, anziché finire sbriciolata. Non sto parlando delle prossime elezioni. Berlusconi se ne andrà: dieci anni di euro hanno creato tensioni tali per cui la macelleria sociale deve ora lavorare a pieno regime. E gli schizzi di sangue stonano meno sul grembiule rosso. Sarà ancora una volta concesso alla sinistra della Realpolitik di gestire la situazione, perché esiste un’altra illusione della politica economica, quella che rende più accettabili politiche di destra se chi le attua dice di essere di sinistra. Ma gli elettori cominciano a intuire che la macelleria sociale si può chiudere uscendo dall’euro. Cara Rossanda, gli operai non sono “scombussolati”, come dice lei: stanno solo capendo. “Peccato e vergogna non restano nascosti”, dice lo spirito maligno a Gretchen. Così, dopo vent’anni di Realpolitik, ad annaspare dove non si tocca si ritrovano i politici di sinistra, stretti fra la necessità di ossequiare la finanza, e quella di giustificare al loro elettorato una scelta fascista non tanto per le sue conseguenze di classe, quanto per il paternalismo con il quale è stata imposta. Si espongono così alle incursioni delle varie Marine Le Pen che si stanno affacciando in paesi di democrazia più compiuta, e presto anche da noi. Perché le politiche di destra, nel lungo periodo, avvantaggiano solo la destra."

Nella speranza che la traduzione dall'italiano al francese non abbia troppo deformato il senso delle mie parole, la traduco ancora una volta dal francese al francese.

Come previsto, la pseudo-sinistra si impantana, anche se vince le elezioni.
Le speranze ingenuamente accarezzate da certuni di assistere a uno sfondamento di Mélenchon si sono sgonfiate, come era ovvio. Perché gli elettori francesi hanno capito che Mélanchon non è che una modesta spalla del trio Quisling che deve ora prendere il potere per fare il lavoro sporco, tra cui M. Hollande le cui minacce a Mme. Merkel appartengono al "teatrino della politica" (come l'avrebbe chiamato Berlusconi) e non hanno alcuna credibilità. Poiché è assolutamente chiaro che M.Hollande è inviato a fare in Francia il lavoro che M. Shroeder ha già fatto in Germania, e che M. Monti sta per fare in Italia (e M. Rajoy in Spagna, e...). Un lavoro al quale Mme. Merkel sarebbe ben lungi dall'opporsi, visto che anch'ella è lì per assicurarselo: distruggere le ultime reliquie dei diritti dei lavoratori, perchè la logica del profitto possa definitivamente impadronirsi dello spazio politico, economico, culturale, antropologico, umano dell'Europa.

E gli elettori hanno capito che in questo gioco Mélenchon, evidentemente, non era che un figurante, che ha giocato le sue carte per mercanteggiare una poltrona ma, ahimé, ha perso. Non lo rimpiangeremo troppo, abbiamo ben altro da fare. Dobbiamo riconoscere, e assumere, che già ora il vero vincitore di queste elezioni è il Fronte Nazionale, che non accederà certo al potere (si tranquillizzino i pavidi), ma che a mostrato quale potenziale possa esprimere una forza politica che abbia il coraggio di orientare il dibattito sulle vere questioni politiche ed economiche che tutti abbiamo davanti: le derive della mondializzazione e della finanziarizzazione selvaggia dell'economia, compreso l'euro e il mito di renderlo sostenibile con una chimerica "unità politica europea", sono elementi essenziali. Ed è da questi elementi che bisogna cominciare se si vuole smontare il meccanismo che procede a schiacciarci.

C'è ancora tempo. E' tempo perché la sinistra, in Francia come in Italia, apra un vero dibattito, un dibattito senza pregiudizi sul significato dell'euro, e sugli scenari di uscita. So bene che la Francia è già molto più avanzata dell'Italia su questo cammino, e non ne sono sorpreso: siete sempre il paese della Rivoluzione, mentre noi non siamo stati che il paese delle rivolte, rivolte di corte perlopiù: cacciare gli Angioini per chiamare i Valois... Ma c'è un rischio che correte esattamente come noi: il rischio di lasciare alla destra l'opportunità di definire, per opposizione, la vostra agenda politica. "Marine parla di uscire dall'euro? Allora non ne possiamo parlare, perchè lei è di destra, noi di sinistra, non sarebbe decoroso per degli intellettuali di sinistra di discutere ipotesi di destra!". Ecco il rischio. Siate vigili, pensate con la vostra testa!

Cari amici francesi, ora avrete il vostro Quinsling per cinque anni, come noi abbiamo il nostro, e dopo aver provato, è nell'ordine naturale delle cose che darete il potere alla forza politica che vi mostrerà un'uscita dall'orribile incubo dell'euro, di cui gli elettori avranno il tempo di apprezzare la natura.

E se in 5 anni non ci sarà che la dolce Marine a mostrare il cammino, è lei che i francesi seguiranno. E la colpa non sarà degli "operai scombussolati" di cui parla Mme Rossanda (che non mi pare si orienti più di tanto) ma degli "intellettuali" che non avranno saputo costruire una vera alternativa.

Alberto Bagnai
Fonte: Goofynomics
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