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    Predefinito Mercato? No, è un algoritmo

    Macchine superveloci contro esseri umani
    Ecco a voi il mercato iniquo e asimmetrico

    La lavagna luminosa di Wall Street che mostra il circuito telematico del Nasdaq, l'indice hi-tech della borsa americana
    Due mondi finanziari e due velocità troppo diverse. Da una parte il mercato "normale", dall'altra l'High Frequency Trading che immette cifre enormi, "vede" in anticipo l'andamento dei prezzi, lo condiziona e agisce di conseguenza con guadagni enormi. Tutti gli altri, a cominciare dai normali risparmiatori, ne sono travolti. E' legale tutto questo? Ci sono posizioni opposte e chi dovrebbe vigilare cerca di inserire qualche regola senza grande successo. La proposta più efficace, allo stato, resta la Tobin Tax
    NEW YORK - Il più recente cavo sottomarino installato nell'Atlantico, per collegare New York e Londra, costruito dalla Hibernian Atlantic, è riservato alle transazioni finanziarie. Servirà a far guadagnare "ben" cinque milli-secondi ai trader delle due principali piazze finanziarie del globo. Cinque milli-secondo sono un'eternità, nel mondo delle transazioni computerizzate. L'inaugurazione da parte della Hibernian Atlantic è avvenuta proprio mentre sono nel mirino dei governi le transazioni super-veloci e automatizzate, programmate attraverso appositi software informatici, e note come "high-frequency" o "high-speed" trading.

    Stati Uniti, Unione europea, Canada: sulle due sponde dell'Atlantico gli organi di vigilanza e le autorità di controllo sospettano che ci sia qualcosa di marcio nel mondo delle transazioni ad alta frequenza, che per comodità abbrevieremo d'ora in avanti come Hft. O quantomeno, vogliono più trasparenza e regole chiare, per impedire che la diffusione dell'Hft accentui a dismisura la volatilità dei mercati, con la possibilità di incidenti seri.

    IL GLOSSARIO. LE PAROLE DELLA FINANZA INTERNAZIONALE

    La vittima inconsapevole dell'alta frequenza, infatti, siamo tutti noi: ovvero i risparmiatori che affidano in gestione i propri soldi a banche, fondi comuni, assicurazioni, le cui strategie d'investimento vengono travolta dai predatori dell'Hft. Sanzioni, multe e indagini si stanno moltiplicando, prima ancora dell'arrivo di nuove regole. Dagli Usa all'Europa diversi trader sono stati già puniti per manipolazione illegale dei prezzi. Il trucco più frequente, il più facile e meno rischioso: approfittando proprio dei milli-secondi di vantaggio che hanno sugli investitori normali (anche grossi investitori istituzionali come i fondi comuni, le banche), gli operatori dell'Hft piazzano i propri ordini in anticipo sull'arrivo di grosse transazioni, e così lucrano il vantaggio di chi conosce in anticipo la direzione in cui si muoveranno la domanda e l'offerta, l'aumento o la discesa dei prezzi. Ma ci sono altre dinamiche, più complicate e più sottili, che gli stessi operatori non controllano fino in fondo, e il pericolo lo si è visto ad esempio nella famigerata seduta del 6 maggio 2010, passata alla storia per l'improvviso tracollo di 700 punti dell'indice Dow Jones, senza una ragione precisa se non "l'impazzimento" dei programmi ad alta frequenza.

    Gli operatori di Wall Street e della City di Londra naturalmente respingono le accuse, ribattono che la stragrande maggioranza delle transazioni sono perfettamente legittime, difendono l'Hft come un fattore di efficienza dei mercati, che li rende più liquidi e quindi abbassa il costo del singolo investimento. Questa è la classica autodifesa che attinge all'armamentario ideologico del neoliberismo: è un leitmotiv ricorrente dall'epoca di Milton Friedman e della scuola di Chicago che posero le fondamenta teoriche per il grande matrimonio fra le Borse e le tecnologie informatiche fin dagli anni '70. Di questo Verbo neoliberista fa parte anche la convinzione che gli operatori del mercato sono i primi ad avere interesse alla regolarità delle transazioni, e quindi sono motivati ad autodisciplinarsi. (Qualcuno potrebbe ricordare che Alan Greenspan diceva la stessa cosa a proposito dei banchieri fino al 2007).

    A sostegno della loro autodifesa, i grandi hedge fund sono pronti a esibire qualche studio accademico che dimostrerebbe i presunti benefici dell'alta frequenza degli scambi automatizzati. Ma un'analisi compiuta sull'indice delle 500 maggiori società quotate (Standard & Poor's 500 Index) ha dimostrato una formidabile crescita della volatilità, con oscillazioni sempre più alte all'insu e all'ingiù da quando esiste l'Hft elettronico. Tutto questo in coincidenza con un potenziamento tecnologico che ha ridotto nell'angolo l'elemento "umano" che opera sui mercati. La leva dell'Hft è decisiva per capire l'aumento nel volume delle transazioni: ancora nei primi mesi del 2007, prima della recessione e quindi con un'economia reale ben più florida di quella attuale, il volume degli scambi quotidiani sulle Borse Usa coinvolgeva 6 miliardi di azioni. Oggi siamo a quota 8 miliardi.

    L'aumento dell'incidenza dell'Hft è tale che oggi due azioni su tre vengono scambiate attraverso quei programmi ad alta velocità, in America. E sempre più spesso ciò avviene anche in altre Borse del mondo, a cominciare da quella di Londra. I casi di flagranza di reato sono ancora pochi, perché gli strumenti per indagare sono rudimentali. E' un classico esempio in cui la caccia guardie e ladri si svolge in modo asimmetrico: è sempre il ladro ad avere una lunghezza di vantaggio in termini di know how tecnologico. Ma è interessante ricordare alcune punizioni.

    A Londra le autorità di vigilanza hanno multato per 8 milioni di sterline una società di trading canadese, la Swift Trade, per l'uso di una tecnica chiamata "layering". Si tratta dell'emissione di massicci ordini di acquisto o vendita, che poi vengono cancellati una frazione di secondo prima che vengano effettivamente eseguiti. La tecnica è molto in voga, si direbbe, perché poco dopo il caso londinese anche a New York la Financial Industry Regulatory Authority ha incastrato un reprobo. In quel caso si trattava della Trillium Brokerage Services, multata per 2,3 milioni di dollari. Stessa tecnica di "layering" anche per lei. La pratica della cancellazione repentina di migliaia di ordini poco prima che vengano eseguiti, è molto diffusa. E' chiaro a cosa serve: prima i trader dell'Hft "sparano" sul mercato questi ordini voluminosi, sapendo che avranno l'effetto di spostare i prezzi, poi li cancellano e piazzano altre transazioni per lucrare sui movimenti di prezzi che loro stessi hanno provocato. Tutto questo è molto più raffinato e sottile dell'aggiotaggio vecchio stile, ed è possibile solo grazie alla tecnologia. Ma anche grazie alle evidenti lacune nella normativa. Per questo le norme stanno cercando di recuperare il ritardo.

    Negli Stati Uniti la Securities and Exchange Commission (Sec) ha varato requisiti di trasparenza più severi su tutti i trader di larghe dimensioni, chiedendo in particolare informazioni dettagliatissime sulle transazioni elettroniche ad alta velocità. In Europa la Commissione di Bruxelles ha presentato la proposta di direttiva "Mifid II" che va nella stessa direzione. Il commissario europeo al mercato unico, Michel Barnier, ha preso di mira in particolare i "dark pool" o "bacini oscuri", vere e proprie Borse parallele dove si stanno spostando molte transazioni Hft per sfuggire alla curiosità degli organi di vigilanza. Come le nuove regole della Sec, anche la direttiva Mifid II della Commissione europea si applicherebbe alle transazioni su ogni tipo di attività finanziaria: azioni, titoli pubblici, obbligazioni private, futures e derivati. Sarebbe un limite serio, per la prima volta da anni, al dilagare dei nuovi strumenti tecnologici.

    Ma di tutte le proposte di riforma in circolazione, la più efficace resta la Tobin Tax, cioè l'imposizione di un prelievo fiscale su ogni transazione finanziaria. La Tobin Tax avrebbe un'aliquota molto bassa, sicché l'impatto sul risparmiatore sarebbe insignificante. Ma essendo una tassa che scatta ad ogni operazione, il suo costo sarebbe invece tutt'altro che trascurabile per i colossi dell'Hft. Di fatto la Tobin Tax colpirebbe in modo spoporzionato proprio loro, i grandi squali delle transazioni alla velocità della luce, quelli che non hanno bisogno di fare insider trading perché ci bruciano sul traguardo sapendo già quel che facciamo noi. Guarda caso, il dibattito sulla Tobin Tax appare e scompare, ma finisce sempre su un binario morto. E' forse l'unico caso di una tassa che piacerebbe "al 99%", ma l'1% che ne blocca l'approvazione ha dimostrato di avere un potere di veto finora insormontabile.

    Macchine superveloci contro esseri umani Ecco a voi il mercato iniquo e asimmetrico - Inchieste - la Repubblica
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  2. #2
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    Usa, il regno dell'High Frequency Trading
    Due scambi su tre sono ad alta velocità
    In Europa il fenomeno interessa il 40% delle transazioni, oltreoceano quasi il doppio. E gli ordini viaggiano alla velocità supersonica di 0,03 millesimi di secondo
    Quanto vale l'HFT Nel mercato americano la percentuale di transazioni ad altissima velocità sul totale degli scambi è del 70%. In Europa, il valore si attesta intorno al 40%
    Il volume delle transazioni in Hft coinvolgeva nel 2007 6 miliardi di azioni, oggi 8 miliardi
    Nel 2009 il valore dei guadagni ottenute tramite Hft è stato di un miliardo di euro
    La velocità Gli ordini ad alta frequenza viaggiano ad una velocità di 0,03 millesimi di secondo, contro lo 0,1 dei mercati tradizionali
    Dove si opera La quota dei mercati regolamentati ha subito un declino costante passando dal 64% degli scambi del 2008 al 45% del 2011. In Europa circa il 10% dei volumi azionari passa dalle dark pools, nel 2005 non si arrivava al 5%. Secondo il governo, il fenomeno riguarda in Italia meno del 2% degli scambi totali
    La ricchezza Il valore mondiale dei mercati Otc (Over the Counter) è di circa 630 miliardi di dollari, oltre 12 volte il prodotto interno lordo mondiale

    Usa, il regno dell'High Frequency Trading Due scambi su tre sono ad alta velocità - Inchieste - la Repubblica
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  3. #3
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    Consob, preoccupata, applica una penalty
    "Ma troppi limiti fanno scappare i capitali"

    Claudio Salini, segretario generale dell'organismo di controllo: "Con le nuove norme cercheremo di penalizzare chi si serve impropriamente dell'Hft. Attenzione però all'eccessiva regolamentazione: rischia di fare spostare gli scambi su Londra". E le negoziazioni ad alta velocità non sono sinonimo di alterazione del mercato: "Si tratta di un'attività speculativa particolarmente aggressiva, ma, al momento, non si può parlare di manipolazione anche se esiste un'area grigia"
    ROMA - Da aprile Borsa Italiana applicherà un primo provvedimento per porre un argine alle pratiche degli Hft. Una penale di 1 centesimo ciascuno su tutti gli ordini che eccedono il rapporto di 100 a 1 tra ordini immessi ed eseguiti. Dopo anni di "tolleranza" e mancata regolamentazione un'iniziativa a dir poco timida. Abbiamo chiesto al Segretario generale di Consob (che ha sollecitato il provvedimento) Claudio Salini perché abbiano aspettato tanto.

    Un po' come chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti non le sembra che 1 centesimo sia una tassa irrilevante per questi mastodonti del mercato?
    "In Italia il problema ha una dimensione ridotta. Circa il 15-20% degli scambi è dovuta a Hft. Se regoliamo in maniera molto forte gli Hft non estirpiamo il fenomeno, ma rischiamo di far spostare gli scambi su Londra dove vengono trattate le più importanti blue chips o su piattaforme alternative. Su Bats, su Chi-x. Il problema della regolamentazione è anche un problema di arbitraggio regolamentare (i mercati vanno dove la regolamentazione è più lasca)". La soluzione è una regolamentazione a livello internazionale, è impossibile risolvere problema con norme nazionali.

    IL GLOSSARIO. LE PAROLE DELLA FINANZA INTERNAZIONALE

    "Insisto: così si rischia di non incidere per nulla sulla pratica. Se devo pagare 2mila euro di penalty ma ne guadagno 20mila in un giorno.....

    Abbiamo dato un segnale molto importante di attenzione. Abbiamo detto: guardate che siete attentamente monitorati. E comunque in qualche modo si penalizza chi usa Hft. Per quanto riguarda il livello di penalizzazione è difficile da dire. Il profitto degli Hft sulle singole negoziazioni è veramente ridotto, il guadagno è dovuto al fatto che fanno grandi ordini. L'iniziativa è stata forzata da parte nostra (Borsa Italiana non ha gradito) perché Hft sono l'oggetto desiderio dal momento che fanno aumentare notevolmente i volumi . Riversano sul mercato una liquidità, non sappiamo se buona o meno . Però fanno comunque aumentare gli scambi. Aumentano il numero dei commensali poi se questi si comportano bene o no è un altro problema".

    E dunque?
    "Si stanno studiando altre misure come ad esempio quello sulle tick size, i decimali di negoziazione. Attualmente i decimali sono quattro. Ad esempio se un'azione Fiat si può comprare a 2,4262 gli Hft hanno facilità a mettersi in mezzo a quattro decimali con la loro offerta e portarmi via l'azione. Se invece di quattro venissero utilizzati solo due decimali, una parte dell'attività degli Hft si ridurrebbe perché mettersi in mezzo costa molto di più, quindi la possibilità marginale di entrare su grossi volumi si riduce".

    Quanto vi preoccupa il fenomeno?
    "Tutto parte dal "flash crash" del 6 maggio 2010 (quando Il Dow Jones perse oltre 950 punti); dall'episodio di omissione della Sec che ha consentito che gli Hft potessero vedere per dei millesimi di secondo gli ordini prima che entrassero prima nei book dando loro un vantaggio. Per ragioni commerciali uno di questi sistemi diceva: se tu mi dai tanti ordini io ti faccio vedere il book un millesimo di secondo prima. Che cosa ha dimostrato? Che sono diventati clienti più importanti dei sistemi di negoziazione di conseguenza si fanno sentire sul mercato".

    Ma insomma gli Hft manipolano il mercato?
    "Gli Hft operano senza seguire il mercato, fanno attività di scalping (si mettono in mezzo tra migliori ordini) altri scattano quando il prezzo varia di una certa entità, hanno una serie di funzioni. E' chiaro che impostano l'algoritmo tenendo conto delle condizioni medie del mercato e poi possono succedere incidenti e di conseguenza producono forte volatilità. Ma questo non è tecnicamente manipolazione".

    Eppure sembrano ravvisarsi i reati di aggiotaggio- insider trading?
    "Noi guardiamo con attenzione il fenomeno studiando alcuni casi particolari che hanno determinato una forte variazione delle quotazioni, come è successo per esempio nel giugno 2011. Elementi per dire che questa sia un'attività manipolativa non ne abbiamo. E' un'attività speculativa fortemente aggressiva, ma manipolativa al momento no. Anche se c'è tutta un'area grigia. Per questo il dibattito internazionale per cercare capire quando si passa da un punto all'altro deve essere internazionale".

    Il fatto di aver oscurato con un provvedimento dell'85 i codici dei committenti degli ordini non aiuta i grandi speculatori a rimanere impuniti?
    Non vedo il problema del committente come problema fondamentale. Se Goldman opera sul mercato, non penserà che sia Goldmans Sachs tick che opera in prima persona? In tutte le operazioni difficili, ogni volta che uno si vuole schermare lo può fare e, anzi, lo fa non con un solo schermo ma con tre: la Sim italiana, l'intermediario inglese e l'intermediario svizzero. Quando va bene quando non c'è il quarto delle Cayman. Penserete mica che l'insider o l'intermediario operi per se stesso, c'è sempre dietro un altro intermediario, scatole cinesi. Ci arriviamo ma ci vuole tempo. Consob e Borsa Italiana vedono e siamo noi che abbiamo l'obbligo di vedere che qualcuno non rubi, tutta la trasparenza su come si forma il prezzo è garantita.

    Venendo alle agenzie di rating, aver legato il downgrade alla vendita dei fondi pensione e comunque essere vincolati ad un giudizio che si è rivelato spesso fallace è stato un errore?
    Il problema è stato l'eccesso di affidamento sulle agenzie come marchio qualità tale da provocare turbative sul mercato. Anche perché oltre alla certificazione spesso facevano anche attività di consulenza presso le stesse aziende da certificare. Oggi la parola chiave è la calibrazione. Dobbiamo ridimensionare il loro giudizio.

    Dunque conferma che c'era azione di lobbying per difendere le agenzie?
    Si, ma soprattutto nel 2006-2007 negli Stati Uniti c'era questo atteggiamento, quando con una normativa nazionale si cercava di metterle sotto controllo sono arrivati in delegazione il presidente di Moody's e altri.... Adesso però l'atteggiamento è cambiato, la necessità di intervenire sulle agenzie di rating è condiviso da tutte le autorità.

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  4. #4
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    "Ecco come funziona la finanza del millisecondo"

    Andrea Nova
    Intervista ad Andrea Nova, giovane analista finanziario in un hedge fund di Wall Street. Dove i più ricercati sono ingegneri, fisici e matematici capaci di tradurre in equazioni i sussulti dei mercati
    di GiIULIA BELARDELLI
    "PRENDIAMO un secondo e immaginiamo di dividerlo in un milione di parti. In ognuno di questi microsecondi, se potessimo entrarci dentro, ci troveremmo un aggiornamento del prezzo, un ticchettio dell'orologio che scandisce il battito con cui, sul mercato azionario, avvengono le transazioni. Stesso discorso per i beni di consumo, solo che qui la frequenza è nell'ordine dei millisecondi". È così che Andrea Nova, giovane analista finanziario per un hedge fund di Wall Street, descrive l'High Frequency Trading, il fenomeno che negli ultimi anni sta ridisegnando il volto dell'alta finanza a colpi di algoritmi. Andrea incarna il prototipo delle figure più richieste di questi tempi a Wall Street: pur non avendo studiato economia, la sua formazione di ingegnere biomedico gli consente di vedere il sistema finanziario nel suo insieme, "come se si trattasse di un organismo". Originario di Lissone, capitale del mobile in provincia di Monza e della Brianza, Andrea si è laureato al Politecnico di Milano per poi partire alla volta di Boston, dove ha completato la sua tesi al Massachusetts Institute of Technology. Lì il lavoro gli è andato letteralmente incontro, nel senso che ha ricevuto un'offerta quando era ancora tra le mura dell'università. Molti dei suoi colleghi sono fisici, matematici, ingegneri, persone che hanno trovato nella finanza uno sbocco - talvolta l'unico - per mettere alla prova intuizioni e talento. Lo abbiamo incontrato a New York per farci raccontare, dal suo punto di vista, l'High Frequency Trading in tutto il suo essere sfuggente.

    Proviamo prima a inquadrare il fenomeno. Chi sono e cosa fanno le società di High Frequency Trading?
    "Per come intendo io il fenomeno, sono HFT tutte quelle istituzioni finanziarie che riescono ad aggiornare le loro operazioni a una frequenza dello stesso ordine di grandezza di quella del mercato stesso. Ogni exchange è caratterizzata dalla velocità con cui riesce ad accoppiare gli ordini, ossia a mettere insieme un soggetto che vuole comprare e uno che vuole vendere. Oggi questo tempo è nell'ordine dei millisecondi per il mercato dei beni di consumo (il cosiddetto commodity exchange) mentre è nell'ordine dei microsecondi per il mercato azionario".

    IL GLOSSARIO. LE PAROLE DELLA FINANZA INTERNAZIONALE

    Cosa c'è di diverso in questa finanza del milli o microsecondo rispetto a quella che possiamo "vedere" a occhio nudo?
    "Per chi partecipa al mercato ad alta frequenza, l'ambiente in cui si scambiano le securities è completamente diverso da quello di superficie. È come andare su un altro pianeta dove vigono altri principi e anche i protagonisti sono diversi, dal momento in cui solo pochi soggetti hanno la capacità di essere così veloci da poter competere. È per questo che le istituzioni finanziarie hanno un disperato bisogno di persone con una formazione tecnica: queste frequenze sono molto vicine ai limiti fisici di ciò che i computer moderni riescono a fare. La sfida è sviluppare algoritmi sempre più efficienti e computer sempre più veloci".

    Nel suo percorso è passato dalla biomedicina alla finanza. Non si sente un po' come un centometrista che, perché bravo a correre, viene mandato su un campo da football senza sapere bene le regole del gioco?
    "Malgrado si tratti di due aree molto diverse, esistono delle analogie tra il settore biomedico e la finanza. L'ingegneria biomedica è un'ingegneria dei sistemi, e come tale insegna a comprendere e gestire sistemi complessi e dinamici. Il sistema finanziario, al pari del corpo umano, è un ambiente incredibilmente complesso e mutevole, spesso imprevedibile. In entrambi i casi è centrale il concetto di analizzare e concettualizzare sotto forma di modelli i singoli elementi costitutivi, per poi comprendere come questi siano dinamicamente interconnessi ad una scala più ampia. È un approccio, questo, che mi è tornato estremamente utile. Lo status mentis dell'ingegnere, che porta a vestire con un tessuto di equazioni i fenomeni che si osservano, serve a chi fa High Frequency Trading nello sviluppo di modelli e strategie di investimento".

    Da questa analogia sembra quasi che la finanza possa essere considerata una scienza esatta...
    "No, non è così e le spiego subito perché. Uno dei postulati fondamentali della scienza è che tu possa ripetere un determinato esperimento più volte ottenendo sempre lo stesso risultato. Il fatto che io stia facendo un esperimento non influenza la legge che lo governa. In finanza non è così. Per questo la finanza non è scienza. La mia presenza sul mercato influenza il mercato stesso, mi fa essere un attore invece che un osservatore. Per questo cercare leggi universali in finanza vuol dire muoversi come un cane che si morde la coda. Non c'è nessuna legge misteriosa che qualcuno deve capire perché non ci sono leggi, non è scienza. Nella scienza e nella fisica la realtà è quella, e io la devo conoscere. In finanza, ciò che facciamo fa muovere il mercato stesso, tanto da rendere impossibile sperimentare il mercato senza influenzarlo".

    Quali sono, secondo lei, i vantaggi di un sistema così tecnologicamente avanzato?
    "Più il sistema è ottimizzato, veloce ed efficiente, più si riduce la distanza tra domanda e offerta. Minore è la distanza tra bid e ask, meno denaro viene speso nella transazione. La finanza (o quanto meno chi fa hedging e dunque si assume parte del rischio per conto dei suoi clienti) vive in questo spazio, nella distanza tra bid e ask. Il fatto che ci siano tante persone che partecipano al mercato fa aumentare la competizione. E più un mercato è competitivo ed efficiente, meno la finanza ci guadagna. Potremmo dire che la finanza, in un certo senso, si ridimensiona e regolamenta continuamente da sola, dal momento che la competizione diminuisce il margine di profitto. Era molto, molto più facile fare un sacco di soldi sui mercati 5-7-10 anni fa. Adesso, malgrado tutto quello che si dice in giro, fare soldi è molto più complesso. Il vantaggio non è certo della finanza, ma di chi va sull'exchange per raccogliere e scambiare capitali".

    Dopo la crisi del 2008, buona parte dell'opinione pubblica ha un'immagine molto negativa della finanza e di chi ci lavora. Come vive questa situazione?
    "Cerco sempre di spiegare che la finanza, di suo, non ha una connotazione etica o morale. Il punto è che la finanza, purtroppo o per fortuna, favorisce chi ha maggiore conoscenza e ricchezza di informazioni. Per questo sarebbe importante promuovere un minimo di alfabetizzazione economica e finanziaria. L'immagine negativa che viene percepita deriva dal fatto che, di natura, gli esseri umani hanno paura di ciò che non conoscono".

    Come spiegherebbe il ruolo della finanza a un outsider?
    "La finanza non produce ricchezza in sé, ma è fondamentale perché aumenta la liquidità nel sistema. È come se fosse un lubrificante: hai una macchina perfetta, che funziona benissimo, ma senza il lubrificante le ruote non girano. Se non ci fossero il credito, la finanza e il movimento di capitali, la macchina economica non potrebbe funzionare. L'economia ha bisogno di qualcuno che favorisca le transazioni e raccolga capitali. Quello che purtroppo sta succedendo in molti paesi europei è pensare che esista qualcosa di intrinsecamente sbagliato nel sistema economico-finanziario in generale. Per cui cosa si fa? Si taglia, si secca, si toglie. Si succhia via tutto il possibile come se la soluzione fosse eliminare un fantomatico male. Ciò che andrebbe fatto, al contrario, oltre a ridurre drasticamente gli sprechi, è lubrificare il sistema, oliarlo, inondarlo di liquidità e di fiducia in maniera intelligente".

    Dal suo punto di vista di ingegnere, lei parla di una finanza che può essere resa più trasparente proprio grazie all'avanzamento tecnologico. Eppure si potrebbe obiettare che più la tecnologia si fa "estrema", più diventa difficile tracciare una linea tra comportamenti leciti e illeciti. E questo potrebbe andare a vantaggio di chi gioca sporco...
    "Partiamo da un presupposto: chi lavora in finanza - come qualsiasi altra persona che lavora - lo fa anche per guadagnare. È corretto che chi mette a rischio il proprio capitale venga in qualche modo ricompensato. Certo, ci sono stati dei personaggi che hanno approfittato della deregolamentazione e della mancanza di conoscenza per trarre il massimo del profitto. Così come ci sono senz'altro istituzioni finanziarie che fanno cose eticamente più discutibili rispetto ad altre".

    Proviamo a fare qualche esempio pratico.
    "Un aspetto ampiamente criticato è l'esistenza delle "black pools", piattaforme di trading poco trasparenti che nascondono gli ordini di mercato al mondo esterno. Oppure lo sfruttamento anti-concorrenziale di informazioni, ottenuto grazie a posizioni privilegiate dei singoli server rispetto a quello centrale dell'exchange, finalizzato a ridurre la latenza (il tempo che l'informazione impiega per essere trasferita, ndr) rispetto ai competitors. Nel caso delle bancarotte di Lehman Brothers o di MF Global, invece, il problema consisteva in un altissimo livello di leverage: per ogni dollaro che investivano, se ne erano fatti prestare una trentina. Questo fenomeno ha determinato una reazione a catena: se io crollo, tutti quelli che mi hanno prestato i soldi non riprendono niente, e quindi cadono anche loro. Nel cortocircuito del 2008, infine, alcune banche prestavano soldi anche a chi non avrebbe mai potuto ripagare il debito, traendo ugualmente profitto da prodotti derivati complessi come i credit default swaps".

    Come si fa a mettere in chiaro le regole del gioco? Come può il legislatore stare dietro a una finanza che somiglia sempre più a un ambito di ricerca?
    "Il punto è proprio questo: il comportamento dei mercati è spesso oscuro anche a chi i mercati li analizza e li studia ogni giorno. Anche quando ci sembrerà di aver afferrato le regole del mercato, queste saranno già diverse e più complesse. È lampante quanto sia difficile regolamentare il settore e quanto il sistema politico faccia fatica a stare dietro a tutto questo. Le poche persone che hanno una conoscenza approfondita della situazione, anziché collaborare con un legislatore spesso lento ed inefficiente, vengono pagate profumatamente da chi potrebbe trarre profitto dall'High Frequency Trading. In finanza, così come in altri campi della vita, è tutta una questione di informazione e conoscenza. Aspetti che purtroppo spesso mancano proprio laddove più ce ne si riempie la bocca".

    http://inchieste.repubblica.it/it/re...nova-33377157/
    Ultima modifica di Fuori_schema; 24-04-12 alle 16:50
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    È un algoritmo che serve a sondare il mercato. Un qualcosa che avvicina al banditore walrasiano, non che allontana.

    Grazie per aver riproposto questa nuovissima e mai discussa questione

  6. #6
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    Ah, la vita media di possesso di un titolo è di 20 secondi.

    C'era una volta il "mercato". E ora non c'è piu'.
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  7. #7
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    È un algoritmo che serve a sondare il mercato. Un qualcosa che avvicina al banditore walrasiano, non che allontana.

    Grazie per aver riproposto questa nuovissima e mai discussa questione
    Nel frattempo che ti rispondo ho acquistato l'azione "Feliks" per 4 volte, l'ho rivenduta a 4 controparti diverse e poi ne ho riacquistato 1. Che ha risposto "Tutto ok boy"
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  8. #8
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    Ah, la vita media di possesso di un titolo è di 20 secondi.

    C'era una volta il "mercato". E ora non c'è piu'.
    E allora? Cosa ha a che vedere con il mercato?

  9. #9
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    E allora? Cosa ha a che vedere con il mercato?
    Il mercato finanziario secondo te non ha niente a che vedere con il mercato?
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  10. #10
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    Predefinito Re: Mercato? No, è un algoritmo

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    E allora? Cosa ha a che vedere con il mercato?
    Nulla nulla. Magari leggi prima, in 1 minuto l'"argomento trito e ritrito" magari qualche spunto lo dà, se poi non riesce a dartelo delle due l'una, o son tutti preoccupati per nulla, allora ti prego di recarti a Stoccolma e dichiarare al mondo e all'accademia dei Nobel che non esiste nessuna "turbativa" oppure mi sa che ti sta sfuggendo qualcosa. E per semplici ragioni statistiche e anche di comprensione delle dinamiche mi sa che propenderei per la seconda ipotesi.
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