Indianapolis:
10 anni dopo.

Un discorso storico; il vero amore per l’America e l’Occidente.
Un cadeau particolare
per il 63° Augusto Genetliaco
di Re George II d’America.


A cura di Vandeano2005

Ci sono eventi, luoghi, situazioni che naturaliter si elevano al di sopra della prosaicità del quotidiano per stagliarsi sul fondale della Storia. Non so se vi è mai capitato, amici di blog, di partecipare ad uno questi eventi. Di poter raccontare ai posteri: «Io c’ero!».
Senza ulteriori indugi, cari amici, vorrei proporvi un discorso storico, quello tenuto ad Indianapolis nel luglio 1999 dall’allora probabile candidato alla Casa Bianca per il GOP, quale regalo e sentito ringraziamento per il 63° augusto genetlicaco del presidente George W. Bush. Gli USA stanno attraversando il peggior periodo della loro storia, con il nemico che lavora dall’interno per distruggere il popolo e la Libertas americane. Ma È nel buio della notte che è bello credere all’alba. La Madonna Nicopea protegga il presidente Bush e i membri del suo nobile casato, ma soprattutto liberi l’eletto popolo americano dal giogo oppressore del servus servorum Antichristi. Non c’è altro da aggiungere, se non ascoltare le parole,pronunciate col fuoco della Fede e dell’Amor di Patria da parte di un Gigante della Storia.
Buona lettura

È un piacere essere con voi, con gente cioè che trasforma in meglio questa città, dimostrando buona volontà e ammirevole impegno. La Front Porch Alliance è l’esempio da imitare. Le persone che sono in prima linea nel rinnovamento di una comunità dovrebbero lavorare insieme. Lo Stato dovrebbe essere dalla vostra parte. Sindaco Goldsmith, la ringrazio. Lei ha fornito un esempio di gestione innovativa e compassionevole. Tale esempio è divenuto un paradigma per la Nazione.
Dovunque mi sia recato in questa campagna elettorale – dalle fattorie dell’Iowa alle comunità ispaniche in California – ho portato un solo messaggio: il nostro Paese deve essere santo. E in quanto santo diventare prospero. Ma la prosperità deve avere uno scopo, che è quello di assicurare che il sogno, anzi il progetto, americano coinvolga ogni cuore volenteroso, senza escludere nessuno, senza lasciare nessuno indietro.
Siamo una Nazione ricca. Ma dobbiamo essere ricchi anche spiritualmente ed idealmente: ricchi nella giustizia, nella compassione, nell’amore per la Famiglia e nel Coraggio Etico, nella scelta dei Valori.
Sono un conservatore in fatto di economia. Credo che dovremo tagliare le tasse per stimolare la crescita economica. So anche che la crescita economica non è la soluzione di tutti i problemi. L’alta marea solleva molte barche, ma non tutte. In un mercato che cresce, molti hanno successo, ma non tutti. La mano invisibile opera parecchi miracoli. Ma non può toccare ogni cuore umano.
Il sogno (progetto) americano è forte e vivo, ma troppa gente pensa il sogno non è per me. Bambini abbandonati dai padri. Bambini arrestati per tossicodipendenza, condannati a frequentare scuole che non insegnano nulla [come la maggioranza di quelle italiane N.d.R.] e che non cambieranno il loro destino. Giovani madri senza rispetto per se stesse, senza cultura e senza il sostegno amorevole di un marito. Queste necessità si trovano ovunque, nelle grandi città con le loro periferie e nei piccoli centri. Ma i posti in cui questi problemi sono concentrati – da Philadelphia a Los Angeles – sono diventati la rovina delle comunità. In questi posti la disperazione è il sentiero più facile e la speranza il varco più stretto.
Per parecchia gente questa società di tossicodipendenza, di abbandono e di infanzia rubata, è una terra remota, un altro mondo. Ma anche questa è America. E quelli non sono stranieri; sono concittadini, americani, nostri fratelli e nostre sorelle.
Nella loro speranza troviamo il nostro dovere. Nei loro stenti dobbiamo trovare la nostra vocazione: quella di servire gli altri, di contare sulla bontà dell’America e sull’infinita Grazia di Dio.
La realtà è semplice. Spesso una vita, quando è infranta, può essere ricostituita da un altro che se prenda cura, da uno che sia interessato agli esseri umani, da uno le cui azioni proclamino: «Ti amo; credo in te; sono dalla tua parte». Questa è la compassione dal volto umano, dalla voce umana. Non è un atto isolato; è un rapporto personale. E funziona. I membri dell’associazione Big Brothers/Big Sisters, passando solo poche ore alla settimana con un bambino, fanno scendere l’uso della droga del 50%, e il comportamento violento del 33%. Il successo di questo eccellente programma dimostra una cosa ovvia: nel risolvere i problemi del nostro tempo non esiste nulla che sostituisca l’amore disinteressato e il contatto personale.
Fui colpito dalla storia d’iniziazione a una gang in Michigan. Un ragazzo di quindici anni fu obbligato a stare immobile e a subire per due minuti un feroce pestaggio dagli altri membri, senza reagire. Alla fine gli fu richiesto di alzarsi e di abbracciare i suoi aggressori. Quando gli chiesero perché si fosse sottoposto a quel supplizio, rispose: «Sapevo che mi avrebbero fatto molto male, ma pensavo che, se fossi stato capace di sopportarlo per un paio di minuti soltanto, sarei stato circondato da persone che mi amavano».
Immaginate una giovane vita così vuota e così bisognosa di affetto autentico: moltiplicatela per milioni di persone. Questa crisi psicologica determina un ampliamento del cerchio di responsabilità da parte nostra. Dobbiamo amare il nostro prossimo come noi vogliamo essere amati.
I genitori devono comprendere che essere un buon padre e una buona madre è il primo obbiettivo nella vita. Le congregazioni e le comunità devono lottare per i bambini e per i quartieri con lo scopo di creare quello che papa Giovanni Paolo II chiama «una società ospitale, una cultura dell’accoglienza».
Anche un presidente ha delle responsabilità. Un presidente deve parlare senza scusanti a favore dei Valori che annullano la violenza e aiutano a vincere la povertà. Un presidente deve parlare a favore della temperanza, dell’affidabilità e della forza della Fede.
In passato, vari presidenti dichiararono guerra alla povertà e promisero di creare una società virtuosa. Ma questi grandi progetti e intenti onorevoli non furono realizzati. Tali presidenti sono oggi per noi un monito a non imitarli, cattivo esempio da non seguire. Abbiamo scoperto che l’amministrazione statale può spendere denaro, ma non può instillare la speranza nei nostri cuori o uno scopo nelle nostre esistenze. Questo è compito delle chiese, delle sinagoghe, delle moschee e delle associazioni caritative che scaldano il freddo della vita: un lento fiume di bontà e gentilezza che scava la roccia.
Un reale cambiamento della nostra cultura viene dal basso verso l’alto, non viceversa. Esso unisce lo slancio di un milione di cuori impegnati. Così oggi voglio proporre un ruolo diverso per l’amministrazione statale. Un nuovo inizio, un nuovo approccio coraggioso. In tutti i casi in cui il mio governo ravviserà la precisa responsabilità di aiutare le persone, in primis guarderemo alle organizzazioni religiose, alle associazioni caritative e ai gruppi di beneficenza che abbiano dimostrato la propria abilità nel salvare e nel cambiare la vita delle persone in difficoltà.
Sferreremo un forte attacco alla povertà, favorendo i comportamenti compassionevoli altrui. Chiameremo a raccolta gli eserciti della compassione nelle nostre comunità per combattere una guerra molto diversa contro la povertà e la disperazione, una guerra quotidiana combattuta casa per casa e cuore per cuore.
Questo non sarà l’ennesimo esempio di compassione fallimentare, tipico delle burocrazie ingombranti e troppo distaccate dello statalismo. Al contrario, sarà l’esempio di come un’amministrazione possa aiutare coloro che aiutano il loro prossimo. Sarà un’amministrazione che aiuta chi è più efficiente e ispirato da autentica solidarietà. Sarà un’amministrazione umile, che conosce i propri limiti e il proprio cuore. Sarà per davvero un’amministrazione della gente per la gente.
Prenderemo questa strada anzitutto perché i gruppi laici e quelli religiosi sono efficienti. Poi perché hanno degli evidenti vantaggi sull’amministrazione statale. A volte l’idea della compassione viene respinta come pietista o sentimentale. Ma quelli che la pensano così non hanno dato un’occhiata a questi programmi. La compassione è una virtù non facile.
Nell’Inmer Change – un programma religioso gestito dalla Prison Fellowship in un penitenziario del Texas – i detenuti si svegliano alle cinque del mattino e riempiono le loro giornate di studio, preghiera e lavoro anziché di televisione insulsa [Bravissimo Presidente! N.d.R.]. Nel Teen Challenge – un programma nazionale anti-droga – un funzionario afferma: «Abbiamo una regola: se non si lavora, non si mangia». È un amore esigente, è una dura forma di compassione. Questi istituti al loro meglio trattano le persone come individui dotati di una loro morale, di responsabilità e di doveri, non come gente sotto custodia, o clienti, o dipendenti, o numeri.
L’autocontrollo, il carattere e la determinazione di uno scopo danno una direzione e una dignità alle nostre esistenze. Dobbiamo rinnovare questi valori per risanare il nostro Paese.
Molte di queste organizzazioni hanno qualcos’altro in comune: la convinzione che la Fede possa trasformare gli uomini, la convinzione che nessuno alla fine è una vittima o un fallimento, perché ognuno è figlio di Dio Giusto e Misericordioso, di un Dio che conta le nostre lacrime e solleva le nostre teste. Lo scopo di questi gruppi religiosi non è solo quello di fornire servizi, ma è anche quello di cambiare le vite. Gli ex tossicodipendenti diventano esempi per tutti. Gli irresponsabili diventano padri affettuosi. I carcerati si fanno leaders spirituali, a volte più maturi e stimolanti di quanto molti di noi possano mai immaginare che siano.
In Texas c’è un giovane, James Peterson, che ha allungato i termini della sua detenzione. Infatti, quando gli fu offerta la liberà provvisoria, la rifiutò per poter finire il corso dell’Inmer Change che insegna ai reclusi a basarsi sulla loro Fede per trasformare le proprie vite. James stesso ha affermato: «Non c’è niente che io desideri di più che essere di nuovo fuori con mia figlia Lucy, ma mi sono accorto che questa era un’opportunità di diventare una testimonianza viva per i miei fratelli detenuti e per il mondo. Voglio restare in prigione, per completare la trasformazione che Dio ha cominciato dentro di me»[questo è il Vero Texas, di cui è nobile figlio George II. Non quello dipinto dai media progressisiti N.d.R.].
Questo è un solo esempio, ma il miracolo è frequente. Talvolta la nostra più grande necessità è quella di avere non già più leggi, bensì più coscienza. Talora la nostra più grande speranza non è nelle riforme, bensì nel riscatto, nella riscossa etico-spirituale personale e collettiva. Dovremmo facilitare questi tentativi laici e religiosi, perché danno risultati che sono spesso più grandi delle loro stesse risorse finanziarie. Infatti, a volte gli eserciti della compassione sono in inferiorità numerica, sono accerchiati e hanno minore potenza di fuoco. Date un’occhiata alla Mission Arlington del Texas: nel giorno in cui viene offerta assistenza dentistica gratuita, le persone sono spesso in fila dalle tre o dalle quattro del mattino. Oppure prendete in considerazione che solo il 3% dei 13,6 milioni di bambini americani a rischio oggi ha un responsabile che pensa a lui. Questi gruppi sono diffusi, ma la loro ampiezza a volte non è sufficiente. Non è abbastanza, per conservatori come me, elogiare questi sforzi. Non è abbastanza invocare il volontariato. Senza nuovi aiuti e risorse – sia private sia pubbliche – è come se chiedessimo loro di fare mattoni senza paglia.
Così oggi annuncio una serie di propositi ispirati ad alcuni princìpi basilari.
Le risorse dovrebbero essere devolute non solo agli stati, ma anche alle associazioni caritative e religiose e agli operatori sociali dei quartieri.
Non chiederemo mai ad un’associazione di scendere a compromessi con i suoi princìpi basilari e con la sua missione spirituale, pur di ricevere i finanziamenti di cui ha bisogno.
Ci impegneremo a rispettare tutte le fedi religiose.
Assicureremo che la partecipazione della gente a programmi religiosi è realmente volontaria.
Riconosceremo che ci sono alcuni compiti propri dell’amministrazione statale, come l’assistenza sanitaria ai bambini poveri. L’amministrazione statale non può essere sostituita dalle associazioni caritative, ma può accoglierle come partners, evitando di averle in astio come rivali.
Da dove cominceremo? Il nostro Paese è così benestante che possiamo sia far fronte alle attuali priorità, sia cominciare nuove battaglie.
Rafforzeremo sia l’assistenza sociale sia l’assistenza medica. Potenzieremo le forze armate. Ridurremo la pressione fiscale in modo che si creino posti di lavoro altamente remunerativi. C’è ancora un’altra priorità. Durante il mio primo anno di governo destinerò circa otto miliardi di dollari – una somma equivalente al 10% dell’eccedenza non riguardante il bilancio sociale – per fornire nuovi incentivi fiscali a favore delle donazioni e per sostenere le associazioni caritative e altre istituzioni private che salvano le vite e le trasformano. Proveremo, nelle parole e nei fatti, che la nostra prosperità ha uno scopo.
Il mio governo interverrà in tre vasti settori:
1) Incoraggeremo un gran numero di donazioni in America. Gli americani sono generosi in denaro e in tempo. Ma possiamo ulteriormente incrementare questa generosità, creando un terreno fertile per la crescita delle associazioni caritative. Ad oggi circa il 70% di tutti i contribuenti non può invocare una deduzione fiscale per attività caritative, perché non le elenca nella dichiarazione dei redditi. Allargheremo alle persone che non lo fanno lo stesso trattamento e incentivo che diamo a quelle che lo fanno, ricompensando e incoraggiando le donazioni non solo da parte dei ricchi, ma anche da parte di chiunque altro. Forniremo crediti d’imposta per le attività caritative, crediti che permetteranno alle persone di donare una parte di quello che versano in tasse statali direttamente a istituzioni religiose e laiche che combattono l’indigenza nelle loro comunità. Le singole persone sceglieranno chi condurrà la guerra contro la povertà e il loro aiuto non sarà passato al filtro degli spessi strati di funzionari dello stato.
2) Coinvolgeremo gli eserciti della compassione in alcuni specifici settori dell’indigenza e del bisogno, per dimostrare come funzionerà il nostro nuovo approccio. Ecco un esempio: l’America ha triplicato la sua popolazione carceraria negli ultimi quindici anni. D’altronde, è dovere dello stato proteggere le proprie comunità dagli aggressori. Ma non viene preso in considerazione un problema: circa un milione trecentomila bambini hanno uno o entrambi i genitori in prigione. Questi bambini abbandonati, che hanno quasi sei volte in più di probabilità di andare in prigione loro stessi, non dovrebbero essere puniti per le colpe dei loro padri. È non solo giusto, ma anche urgente dare aiuto ai ministri di culto e ai programmi di tutela che hanno come obbiettivo l’aiuto e il supporto a questi bambini e alle loro famiglie. Il mio governo comincerà a portare aiuto e speranza a queste altre vittime innocenti del crimine. Allo stesso modo, incoraggeremo e amplieremo il ruolo delle associazioni caritative nei programmi di doposcuola. Siamo tutti d’accordo che costituiscono un problema le ore non sorvegliate e vuote dopo la scuola. Perciò inviteremo i Boys and Girls Clubs, la YMCA (Young Men Christian Association) e le chiese nonché le sinagoghe locali a essere il perno dei programmi di doposcuola. Favoriremo le associazioni religiose e laiche ad essere più coinvolte nelle comunità terapeutiche e nei centri per ragazze madri. Porteremo programmi come Inmer Change in quattro prigioni federali, per verificare se le loro promesse iniziali saranno mantenute. Appronteremo un fondo per la compassione, per individuare buone idee che trasformino i quartieri e le esistenze e per fornire il capitale di avvio, favorendo l’allargamento dell’ampiezza dei programmi dimostratisi efficienti.
3) Cambieremo le leggi e i regolamenti che intralciano la cooperazione tra l’amministrazione pubblica e le istituzioni private.
Nel 1995, alcuni funzionari statali del Texas cercarono di porre termine a certi programmi religiosi contro la droga, perché non s’adeguavano alle norme burocratiche. Messi di fronte all’obiezione che questi programmi davano risultati lusinghieri, quei funzionari risposero: «Non siamo interessati ai risultati, bensì all’osservanza della legge»[ottusi burocrati legalisti, piaga e morbo di ogni latitudine geopolitica!!!!!!! N.d.R.]. Questo problema in Texas è stato risolto. Se sarò presidente, i dipendenti federali in ogni dipartimento della mia amministrazione sapranno che noi valutiamo l’efficienza al di sopra della burocrazia e dei regolamenti. Consentiremo ai gruppi religiosi e laici di competere fra loro nel fornire servizi in ogni programma sociale a livello federale, statale, locale. Favoriremo procedure alternative per la concessione di licenze: così gli sforzi efficaci non saranno soffocati dai regolamenti. Istituiremo la figura di un patrocinatore, che riferirà direttamente al presidente, il quale assicurerà che le associazioni caritative non siano laicizzate o considerate con disprezzo.
Visito chiese e associazioni caritative al servizio del loro prossimo quasi in tutti i luoghi in cui mi reco nel percorrere questo Stato. E niente è più incoraggiante ed esaltante. Ogni giorno esse dimostrano che i nostri più gravi problemi non sono senza speranze e senza soluzione. Ogni giorno fanno miracoli di rinnovamento. Ovunque sia possibile, dobbiamo espandere il loro ruolo e la loro portata, senza cambiarle o deviarle. Questo sarà il prossimo e coraggioso passo per la riforma dello stato assistenziale.
Per fare questo passo, il nostro Paese deve superare due preconcetti. Il primo è che solo lo stato può dare un vero aiuto compassionevole. Molti, infatti, sono convinti che l’aiuto fornito da persone premurose attraverso chiese e associazioni caritative è poco importante e marginale. Alcuni politicanti di Washington chiamano questi sforzi “briciole di compassione”. ncav:ncav:Queste non sono briciole per le persone la cui vita è cambiata; esse sono speranza di rinnovamento e di salvezza. Non sono briciole di compassione, ma sono il pane della vita. Sono la forza e l’anime dell’America.:gluglu::gluglu:
C’è un secondo preconcetto deleterio: l’idea che, se lo stato si togliesse dai piedi, tutti i nostri problemi sarebbero risolti. Ecco un modo di affrontare le nostre questioni senza un fine superiore, senza una finalità più nobile di quella di “voler essere lasciti in pace”. Ma questa non è la nostra vera identità di americani. Abbiamo sempre trovato la parte migliore di noi stessi nella compassione e nella generosità, cui ispirare sia le nostre esistenze sia le nostre leggi. Gli americani non scriveranno mai l’epitaffio dei Valori.
I Valori,gli ideali emergono dalla nostra natura e fanno di noi un popolo con una visione del bene comune al di là dei profitti e delle perdite. Il nostro carattere personale si rivela nella nostra compassione.
Siamo una Nazione di individui severi e rigorosi. Ma siamo anche il Paese della “seconda possibilità”; siamo legati insieme da vincoli di amicizia, comunione e solidarietà.
Siamo una Nazione che si distingue per i nobili fini che persegue, per il riformismo senza posa, per le leggi sul lavoro infantile, per l’emancipazione, per il diritto di voto e in generale per i diritti civili.
Siamo una Nazione che ha sconfitto il nazionalSOCIALISMO; portato milioni di anziani fuori dalla povertà e umiliato l’Impero del Male comunista-sovietico.
So bene che la reputazione del nostro stato è macchiata da scandali e manifestazioni di cinismo. Ma lo stato americano non è nemico del popolo [come sotto il regime attuale N.d.R.]. A volte è spendaccione; a volte è avido. Ma dobbiamo correggerlo, non disprezzarlo. Lo stato deve essere attentamente limitato nei suoi poteri, ma deve rimanere forte, attivo e rispettato entro questi limiti. Deve agire per il bene comune e quel bene non è comune finché non ne sono partecipi anche quelli che vivono nel bisogno.
In questa campagna elettorale porto un messaggio al mio partito: le idee che abbiamo sul conservatorismo e sul libero mercato dobbiamo applicarle allo sforzo di aiutare gli esseri umani, perché qualsiasi ideologia, non importa quanto giusta in teoria, è sterile e vuota senza questo obbiettivo. Ci deve essere benevolenza nella nostra giustizia. Ci deve essere misericordia nel nostro giudizio; amore dietro al nostro zelo.
A questo tende la mia campagna elettorale. Porteremo un messaggio di speranza e rinnovamento a ogni comunità in questo Paese. Diremo ad ogni americano: «Il sogno è per te». Ai bambini dimenticati in scuole scadenti diremo: «Il sogno è per te». Alle famiglie dei quartieri ispanici di Los Angeles sino alla Rio Grane Valley diremo: «el sueño americano es para tì». Agli uomini e alle donne che vivono in città fatiscenti diremo: «Il sogno è per te». Ai giovani confusi e privi di ideali diremo: «Il sogno è per te».
Come americani, questo è il nostro credo e questa la nostra vocazione. Se dimentichiamo questo obbiettivo, facciamo un passo falso e provochiamo una lacerazione. Se invece ce ne ricordiamo, saremo uniti e prosperi. Una nobile vocazione non è mai facile e anche il lavoro umano non è mai perfetto. Ma possiamo – pur tra mille imperfezioni – elevarci all’esempio di San Francesco, seminando amore, dove c’è odio; luce dove c’è oscurità; speranza dove c’è disperazione.
Dio vi benedica! Dio benedica l’America!
Grazie!

Oremus

Invocazione
alla Madonna Nicopeia

Nicopeia è una parola greca che significa “artefice” o “portatrice di vittorie”. In mezzo alle dense tenebre di questo Gran Secolo [la Modernità] che tramonta, allo sguardo apprensivo e affaticato dell’uomo contemporaneo, si presentano in numero sempre crescente le sconfitte, i fallimenti, le rovine…

Eppure bisogna aver fiducia!

E’ proprio nei momenti più difficili che la Provvidenza interviene in modo più meraviglioso per sorreggere l’uomo di Fede. Ed è così che per lui le dense tenebre costituiscono il preludio di grandi vittorie.

Vittorie, sì, contro gli innumerevoli fattoria di disgregazione e di distruzione che, da tutte le parti, infieriscono contro ciò che resta di Civiltà Cristiana e segnatamente contro la Tradizione, la Famiglia e la Proprietà.

Questo è il momento di volgere il nostro sguardo, con più fiducia che mai, alla Madonna Nicopeia, alla Madonna artefice di Vittorie.

Sono proprio queste vittorie, conseguite dalla Santa Madre di Dio – senza la cui intercessione nessuna preghiera giunge al Divin Figliuolo e nessuna grazie affluisce da quel Figlio agli uomini – ciò che dobbiamo chiedere a Lei, con la fiducia di essere esauditi. Davanti al cupo panorama dei nostri giorni, io imploro la mediazione vittoriosa della Santissima Vergine Nicopeia per tutti voi e per i vostri cari. Amen.

Memento

Le circostanze, sì, mutano; e così anche i problemi che sono plasmati dalle circostanze. Ma i princìpi che governano la soluzione dei problemi non possono cambiare. Insinuare che la filosofia conservatrice sia antiquata sarebbe come dire che i Dieci Comandamenti o la politica di Aristotele sono antiquati.


Barry Goldwater








La visione conservatrice ha fiducia nei confronti della trasmissione delle consuetudini, degli usi, dei costumi e delle leggi positive quale forza positiva in grado di plasmare il vivere comunitario degli uomini, ossia la “democrazia dei defunti” di cui parla G. K. Chesterton, fondata sul “contratto sociale” burkeano che lega le generazioni fra di loro e con l’Onnipotente in un patto vincolante gli avi, i vivi e i nascituri.


Russel Kirk