L' identità degli Stati Uniti, fondata sui Padri Pellegrini, sarebbe minacciata dal multiculturalismo: un libro divide gli intellettuali
Huntington: viva l' America bianca, inglese, protestante
Il maestro della geopolitica denuncia i rischi dell' immigrazione ma il sociologo Wolfe accusa: si è allineato alla destra populista Samuel Huntington, consigliere di Carter e noto in tutto il mondo per il suo saggio sullo «Scontro delle civiltà», lancia un allarme. L' unità della nazione poggia sulla lingua inglese, la fede cristiana, il rispetto della legge, i diritti dell' individuo, tutti valori minacciati dall' aumento del numero degli immigrati. E indica i possibili sbocchi della crisi. Ma c' è anche chi, come il sociologo Alan Wolfe, lo accusa di essere «moralista, isterico e populista».
WASHINGTON - Samuel Huntington, autore del saggio Lo scontro delle civiltà, non era mai stato accusato di «sdegnoso moralismo, facile populismo, isterico nativismo». A 78 anni, il direttore dell' Istituto John Olin per gli studi strategici dell' Università di Harvard, ex consigliere del presidente democratico Jimmy Carter, è ritenuto una delle menti più lucide degli Stati Uniti. Ma queste sono esattamente le imputazioni mosse da Alan Wolfe, un celebre sociologo, al suo ultimo libro, La nuova America, d' imminente pubblicazione in Italia presso la Garzanti. Più ancora de Lo scontro delle civiltà negli anni Novanta, che anticipò la sfida dell' Islam all' Occidente, La nuova America sta suscitando negli Usa furibonde polemiche, che spaccano in due il mondo politico e intellettuale. Era inevitabile, dato il tema scottante: l' immigrazione secondo Wolfe, «l' identità americana» secondo Huntington. Nota lo storico Michael Beschloss: «Mentre la questione islamica pare ancora remota alla maggioranza dei cittadini, nonostante il terrorismo, con quella degli immigrati e dei cambiamenti che portano devono confrontarsi da sempre, spesso in modo traumatico». Huntington e Wolfe, che è direttore del Boisi Center per la religione e la vita pubblica americana al Boston College e autore del libro The Transformation of American Religion, hanno dato vita a un acceso dibattito su Foreign Affairs. Il titolo inglese del saggio di Huntington, Who Are We? («Chi siamo?»), spiega meglio di quello italiano gli intenti dell' autore. «Il libro - sostiene - non è sull' immigrazione quanto sulla rilevanza che l' identità americana ha per noi e sulla sua sostanza». Huntington afferma che tale identità, avvertita dalla grande maggioranza dei cittadini, si rafforza nelle crisi. Ricorda che prima della guerra civile fu meno rilevante delle identità locali, ma s' impose dopo il conflitto. «Negli anni Sessanta - aggiunge - divenne rilevante anche il multiculturalismo. Ma le stragi dell' 11 settembre 2001 hanno ridato fiato al nazionalismo e il futuro della nostra identità dipenderà dalla risposta che forniremo alle nuove sfide». Per Wolfe invece il libro è quasi xenofobo, un grido d' allarme contro gli immigrati. Qual è per Huntington la sostanza dell' identità statunitense, ciò che unisce i cittadini? Storicamente, furono la razza, l' etnia, la cultura e l' ideologia, spiega il docente, o «il credo americano», come lo chiamò Gunnar Myrdal. Ma oggi la razza e l' etnia sono secondarie, e la cultura e l' ideologia vengono contestate. Per lo studioso, però, resta centrale «la cultura anglo-protestante dei padri fondatori, basata sulla lingua inglese, sulla fede cristiana, sul rispetto della legge, sui diritti dell' individuo, sull' etica del lavoro, intesa a realizzare il paradiso in terra». Se la cultura di chi creò gli Stati Uniti fosse stata francese, o spagnola, o portoghese, sostiene Huntington, oggi non avremmo l' America che conosciamo, ma un altro Quebec, Messico o Brasile. La preservazione di quella identità originaria di fronte alle ondate immigratorie è necessaria per evitare che l' America imbocchi la via della decadenza e faccia la fine di grandi potenze dell' antichità come Sparta e Roma. Huntington critica «le nostre élite cosmopolite e denazionalizzate del mondo degli affari, dei media, dell' accademia, un prodotto della globalizzazione», che sono insensibili al patriottismo e al nazionalismo della gente comune. «Ma la nostra - conclude - è una società capace di bloccare e di invertire il suo declino, di rivitalizzare la sua identità». È qui che lo studioso di geopolitica, uno dei massimi esponenti della comunità ebraica americana, presta il fianco alle accuse di Wolfe. A suo parere, l' America ha quattro alternative: un multiculturalismo che trovi il proprio collante nelle dottrine politica ed economica Usa, il mosaico o crogiolo di cui parlano tuttora liberal storici come l' ex governatore dello Stato di New York, Mario Cuomo; una società biculturale e bilingue, anglo-ispanica, con il riconoscimento che la odierna massa degli immigrati proviene in prevalenza dall' America Latina; un ritorno all' esclusivismo bianco, pur senza le discriminazioni verso i neri, gli indiani e gli asiatici che ne macchiarono il passato; infine la «reinvenzione della cultura anglo-protestante». Proclama Huntington che quest' ultima alternativa preserverebbe «l' America che io amo e che gli americani vogliono» e in cui s' identifica anche la comunità ebraica. Una tesi perorata l' anno scorso dal grande storico Arthur Schlesinger in un libro analogo. Wolfe obietta che Huntington vede negli emigranti una minaccia, anziché un aiuto allo sviluppo del Paese, e che in una riedizione, sia pure aggiornata, dell' America dei padri fondatori, essi sarebbero discriminati. Inoltre condanna la paura di un flusso incontrollato di lavoratori dal Messico: a suo avviso Huntington «crede che possa sfociare in una riconquista demografica dei territori perduti dai messicani a vantaggio degli Usa nel corso dell' Ottocento». Wolfe smentisce inoltre che esista «una religione protestante» - a suo parere esistono «numerose sette in disaccordo tra di loro» - e lamenta che l' America insista affinché i nuovi arrivati ne accettino i paradigmi. A suo avviso, sono state proprio le immigrazioni a rendere più prosperi e forti gli Stati Uniti, e pertanto privilegiare la componente anglosassone sarebbe errato. Di fatto, Wolfe rimprovera a Huntington di disconoscere la diversità americana e favorire il ritorno al nativismo, come fanno i conservatori: «La sua non è un' analisi spassionata, è un grido del cuore che ci sorprende. Lui, che ha sempre anteposto il realismo all' ideologia, cede ora a un moto irrazionale. Sebbene turbato dalla contestazione degli anni Sessanta, Huntington seppe giudicarla obbiettivamente. Gli immigrati hanno toccato un nervo nascosto». Scottato dall' attacco di Wolfe, Huntington ha negato che il libro «risenta di una romantica nostalgia per la cultura anglo-protestante in declino», che esalti una specifica etnia, che sia un manifesto contro l' immigrazione. Ha anzi definito Who Are We? «il frutto della mia preoccupazione morale per i problemi politici e sociali che sovente non vengono affrontati», inserendolo nel filone delle sue opere più celebri, a partire dal suo saggio contenuto nel famoso rapporto della Commissione Trilaterale, La crisi della democrazia (1975). Ma l' intensità del dibattito sull' immigrazione o l' identità americana, come si preferisce, è destinata ad accentuarsi: velatamente, Wolfe accusa Huntington di essersi allineato alla destra. Lo studioso Nato nel 1927, Samuel Huntington è uno dei più celebri studiosi di geopolitica. Ha insegnato a lungo ad Harvard, dove ha fondato l' Istituto John Olin per gli studi strategici Membro del Consiglio per la sicurezza nazionale sotto Carter, ha scritto il capitolo sugli Usa del famoso rapporto della Commissione Trilaterale su «La crisi della democrazia» (Angeli 1977) Nel 1993 uscì sulla rivista «Foreign Affairs» il suo saggio «Lo scontro delle civiltà», poi sviluppato in un volume (Garzanti 1997) In Italia è stato tradotto anche il suo libro «La terza ondata» (Il Mulino 1998). Il discusso saggio «La nuova America» uscirà presto da Garzanti
Caretto Ennio
Pagina 29
(8 gennaio 2005) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2...50108153.shtml
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