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  1. #1
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    Predefinito Quelli che tifano per il terremoto

    Lo so che per Mr Right il giornalista Mario Giordano è infrequentabile, fa schifo è un lecchino schifoso e senza onore di Berlusconi ma questo articolo mi piace troppo, per esprimere il livello della sinistra e delle opposizioni che abbiamo in Italia, sempre a gridare allo sfascio, per poter poi pescare in acque torbide e apparire come i salvatori della situazione.

    Mi scuso con tutti coloro che ritengo Giordano un giornalista "indegno" di questo forum (secondo me c'è di molto peggio)

    QUELLI CHE TIFANO PER IL TERREMOTO di Mario Giordano

    Tra un po’, vedrete, arriveranno a gridare «forza terremoto». Arriveranno a compiacersi nel vedere le tendopoli riempirsi di nuova paura. Arriveranno a sperare in una vera scossa, tanto per far contento D’Alema, sebben che sia fuor di metafora. Che ci volete fare? Si sono messi in testa che questo G8 deve fallire. Si sono messi in testa che l’Italia deve far brutta figura. Proprio non va giù alla sinistra repubblicona che, nonostante il loro impegno, al vertice internazionale possa filar tutto via liscio come la testa di Minzolini. Così si aggrappano ai sismografi, ultima speranza di disgrazia prossima ventura. E finiscono per tradire l’attesa del crollo. Se non di Berlusconi, almeno dell’Abruzzo.
    Da due mesi non si fa altro che indicare la data dell’8 luglio come quella dello showdown. Si attende che scatti la Grande Trappola. Tutti parlano della Grande Trappola. Tanti si danno da fare per preparare la Grande Trappola. Prima ci hanno provato con Noemi, ma non sono arrivati da nessuna parte. Poi ci hanno provato con i voli di Stato, ed è finita con l’archiviazione. Quindi hanno tirato fuori un po’ di foto con Topolanek al vento, ma non hanno convinto nessuno. E anche la D’Addario ha mostrato di essere quella che è: teste non proprio attendibile e comunque assai ricattabile (da chi? Come?). Risultato: da due mesi stiamo parlando del nulla. Ne parliamo molto, si capisce. Ma resta quel che è: il nulla.
    Infatti, nonostante i grandi sforzi messi in campo da Repubblica e dai suoi fratelli, siamo arrivati al G8 senza nessuna scossa, dalemianamente parlando. Il paventato avviso di garanzia formato juke box (insert coin) non è saltato fuori, almeno fino al momento in cui scriviamo (non si sa mai). E i Grandi della Terra, che qualcuno aveva ipotizzato potessero disertare il vertice, si presenteranno tutti con puntualità brianzola (o cinese), con tanto di first lady al seguito. Altro che febbre diplomatica scatenata dal virus Villa Certosa...
    Ma a voi non pare una situazione surreale? Prima Repubblica getta fango sul premier italiano, poi dice che i Grandi della Terra sarebbero in imbarazzo perché il premier italiano è infangato... Mah. Dev’essere lo stesso criterio per cui il quotidiano fondato da Scalfari ieri, dopo l’ennesimo attacco della stampa estera a Berlusconi, titolava: «Berlusconi attacca la stampa estera». Che è un po’ come dire che il punching ball ha tirato un uppercut a un pugile... Che ci volete fare? C’è una parte di Paese che sta sperando in tutti i modi che il suo Paese faccia una figuraccia internazionale. Non stanno più nella pelle, non si tengono, come sedicenni al loro primo incontro amoroso, perdono la testa nell’attesa un po’ masochista di perdere la faccia.
    È proprio così: se leggete i giornali e se ascoltate certi discorsi alla D’Alema, vi accorgerete che gira per l’Italia questa attesa spasmodica della catastrofe, questo desiderio dell’incidente, una spirale di incomprensibile masochismo autodistruttivo. I quotidiani stranieri, specialmente quelli manovrati da Murdoch, ci sguazzano. E annunciano costantemente l’uscita di nuove foto o nuove bombe o nuovi scoop. Sarà. Aspettiamo di vedere quel che finora non abbiamo ancora visto. Con un dubbio: se gli scoop ci sono da quando in qua la stampa li annuncia, anziché farli? E perché organizzare uno stillicidio di notizie, un crescendo rossiniano di spazzatura, che culmina proprio nel G8? I grandi maestri del giornalismo anglosassone sono ancora interessati alle notizie (che si pubblicano quando ci sono) o preferiscono partecipare ai complotti (con foto o presunte foto a orologeria)?
    «Gli scandali, anche se non ci sono, si fabbricano», mi ha detto uno che la sa lunga. Può essere. Tutto può ancora succedere. Ma potrebbe anche succedere, come è successo finora, che il grande sforzo non produca nulla. Potrebbe anche succedere che la Grande Trappola faccia cilecca un’altra volta, come su Noemi, come sui voli di Stato. E allora che resterà ai sognatori di sventura? L’assalto dei no global, che stanno caricando le loro polveri un po’ bagnate per creare una nuova Genova. E, se falliranno anche loro? Eccola lì, l’ultima drammatica spiaggia: il terremoto. Avanti popolo, alla scossa: forza sisma. Ma come sono caduti in basso: una volta sognavano la felicità per tutti, ora si limitano a sognare l’infelicità degli altri. Addio Marx, non restano loro che Zappadu e il quarto grado della scala Richter.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=364462

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Quelli che tifano per il terremoto

    un altro articolo che va verso la stessa direzione, domani si apre il G8 e vedrete lo scandalo fabbricato dall'opposizione, con le 5000 foto di quel fotografo olbiese, aspettiamoci l'opposizione unita, scatenata, viva il gossip:

    Assalto a Berlusconi: tutti i segreti del complotto
    di Stefano Zurlo

    aiuto Milano - A metà giugno una voce aveva cominciato a serpeggiare nei Palazzi di Roma: l’assalto al Cavaliere toccherà il culmine alla vigilia del G8. E passerà attraverso una foto. Un’istantanea particolarmente imbarazzante scattata a Villa Certosa. Previsione azzeccata? No, però il gioco al rilancio continua e passa sempre attraverso gli stessi consumati attori. C’è il Times, un tempo quotidiano autorevole e oggi ridotto a portavoce del fotografo sardo Antonello Zappadu, che promette: le foto ci sono e alcune testate europee stanno trattando per comprarle. E poi c’è Massimo D’Alema, il sismologo della politica, che per la seconda volta si traveste da profeta e annuncia: «Ci saranno altre scosse».

    D’Alema, il giornale partito La Repubblica e i grandi fogli europei, in testa il Times ed altre testate del gruppo Murdoch, le Procure, in verità più guardinghe di un tempo. Passa attraverso questo triangolo la sfida mortale al Cavaliere. La soluzione finale. L’Armageddon per costringere il premier a dimettersi.

    Tutto serve allo scopo. Una escort, Patrizia D’Addario, che si paragona, nientemeno, a Giovanna d’Arco ma che sul rogo ha deciso di incenerire, chissà perché, la propria carriera di accompagnatrice; le sue amiche baresi ai confini con la malavita; le foto vedo-non vedo dell’Uomo Ragno Zappadu, poco d’altro. Sempre nell’attesa, per ora vana, che qualche Pm capisca finalmente il compito che gli spetta: mandare un bell’avviso di garanzia al premier e sporcargli una volta per tutte l’immagine. È successo anche questo: la Procura di Roma ha indagato Silvio per i voli di Stato a tre giorni dal voto, ma l’inchiesta, accompagnata con squilli di tromba da Repubblica e l’Unità, è morta prematuramente.

    Però la strategia ha una sua logica: i signori del complotto antiberlusconiano continuano a giocare sul vedo-non vedo, alludo-ma non dico, faccio intendere -ma non svelo. Le cinquemila foto di Zappadu, per esempio, hanno una storia lunga anni, ma naturalmente lui, un vero professionista, non le ha mai vendute. Lavora a lungo in silenzio, invisibile a tutti, anche se è appostato sopra Villa Certosa, dentro il parco, all’aeroporto di Olbia, di giorno, di notte, d’estate e d’inverno. Dovunque, più ubiquo di Padre Pio. Poi dopo aver immortalato il premier ceco nudo che più nudo non si può, Berlusconi che sale sugli aerei di Stato con Apicella, due o tre ragazze che fanno la doccia a seno nudo, mette sul mercato il suo book: cosa fa dunque? Manda 41 scatti a Panorama, poi vende il malloppo a un’agenzia colombiana, mentre il suo avvocato, Giommaria Uggias, diventa improvvisamente eurodeputato dell’Italia dei valori.

    Comincia lo stillicidio. Uno scatto al giorno, ma dieci annunci di scatto ogni 24 ore. Le foto sono poca cosa, le voci, i boatos, le didascalie che le illustrano sono bombe. La posologia è studiata. Chi ci sarà nella prossima immagine? Noemi, una minorenne, Gianpaolo Tarantini detto Gianpi per gli amici? Le foto escono a piccolissimi lotti, come una proprietà frazionata da un accorto speculatore: qualche manina si diverte a tenere le fiamme alte. Fino a sfiorare il ridicolo: il 5 giugno, per esempio, El Pais mostra cinque scatti in «esclusiva globale». Cinque su cinquemila. C’è spazio per altre novantanove puntate.

    E chi è che soffia sul fuoco? Sempre loro. Gli inglesi del gruppo Murdoch, lo Squalo, il tycoon padrone del Times e di Sky, la tv satellitare in guerra con il Biscione. Ai primi di giugno, il Times aziona come un boia la ghigliottina: «Berlusconi getta la maschera del clown». Il popolo italiano, par di capire, non ne può più di lui, anche se di lì a qualche settimana gli confermerà la leadership del Paese. Pontifica il Times, La Repubblica di Carlo De Benedetti traduce in italiano con le dieci domande sul caso D’Addario, da sommare alle dieci del Noemigate, D’Alema gli regge la coda: «Berlusconi s’indigna perché si fruga nel suo privato? Ma se è stato lui a parlare a Porta a porta dei suoi problemi».

    È un meccanismo collaudato. Gli inglesi chiamano, D’Alema interpreta e insieme a Repubblica evoca le Procure. Così, il sito di Foreign policy attacca il solito ritornello sul «settantaduenne tycoon e la diciottenne modella di lingerie», al secolo Noemi. Subito D’Alema cita il sito per prendersela con «l’opinione pubblica narcotizzata» e denunciare lo scandalo degli scandali: «All’estero ci ridono dietro».

    Da Noemi a Patrizia. La escort-kamikaze - ma perché? - si fa intervistare dal Sunday Times e da El Pais: descrive e ridescrive la sua notte d’amore con Berlusconi. Non va oltre. Il resto lo fanno i giornali; quelli italiani, da Repubblica all’Unità, aprono un giorno sì e l’altro pure, nuovi filoni investigativi: la prostituzione, la cocaina, il gioco d’azzardo, ogni volta tirano in ballo il premier anche se si parla di un «evento» a Cortina o di un contratto a Bari, setacciano veline, minorenni e maggiorenni, trattano foto con Papi, gioiellini made in Villa Certosa, sms compromettenti. Quelli stranieri li imitano e li superano raccontando un Berlusconi ormai solo, malato, prigioniero nei suoi palazzi: un despota da Basso impero. Chi sono i congiurati? Cossiga, che di complotti se ne intende, immagina un delitto di gruppo, in stile Assassinio sull’Orient Express, e fa dei nomi. Fra gli altri, a impugnare il coltello sarebbero i due editori: l’italiano Carlo De Benedetti, l’australiano Rupert Murdoch.

    Si va avanti così: l’annuncio di una foto, l’annuncio di un’inchiesta. Poi il procuratore di Bari gela gli entusiasmi: «Allo stato non c’è bisogno di sentire Berlusconi». Ma i grandi inviati non mollano la presa: Patrizia, Lucia, Barbara. Pure loro con un piccolo kit destabilizzante di foto, questa volta a Palazzo Grazioli: specchi, fon e rossetti. Poi Manila Gorio, transessuale amica di Patrizia, dice due cose interessanti: spiega anzitutto che Patrizia prima di muoversi ha contattato alcuni politici pugliesi. Chi? Non lo svela, però è facile guardare a qualche leaderino rosso nella terra del Pd cara a D’Alema. Non solo. Manila aggiunge che un altro giornale del gruppo Murdoch, News of the world, ha provato a chiederle per ore se pure lei avesse partecipato ai festini di Villa Certosa. Lei ha smentito, ha negato, ha detto no e loro dopo quel carosello di domande non hanno scritto una riga una. È l’informazione a senso unico, sempre nell’attesa di un avviso di garanzia o della foto da ko.

    Il binomio si ripete: anche ieri. Il Times, megafono di Zappadu, evoca le solite foto che sono sempre sul punto di uscire da qualche cassetto, il Sunday Times ritaglia «l’intreccio lesbo che ha fatto ridere Silvio», El Pais strappa una nuova intervista fiume alla D’Addario, D’Alema prevede «nuove scosse». Il tentativo, pare chiaro, è quello di chiudere i conti con il G8: si cerca l’Armageddon. E il coltello scivola da una mano all’altra.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=364479&START=1&2col=

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Quelli che tifano per il terremoto

    Non considero Giordano un giornalista indegno; tutte le opinioni vanno ascoltate, e personalmente concordo con le parole dell'articolo. E' anche vero che Il Giornale talvolta scade in una difesa stucchevole ed esagerata; ma tutti sappiamo che si tratta di un quotidiano politicamente schierato (come l'Unità dall'altra parte), quindi è inevitabile e comprensibile qualche articolo sopra le righe.

    Per quanto riguarda i contenuti, ho detto la mia in un 3d aperto sul Forum PDL, e dedicato al probabile tentativo di golpe durante il G8. Siamo di fronte all'azione esasperata di gruppi di anti-italiani, che desiderano e invocano l'instabilità e la distruzione dell'immagine internazionale dell'Italia pur di vedere nella polvere il Premier Silvio Berlusconi. In una parola, sabotatori.

    Fintantochè non usciranno prove inoppugnabili di reati o di comportamenti incompatibili con la carica, Berlusconi ha la mia fiducia. Ovvio, gli consiglio maggiore sobrietà per il futuro, ma il voto democratico del 2008 è sacro e il Governo può e deve andare avanti fino al 2013.

    Repubblica e sinistra sguazzano nel fango da loro creato, come certe bestiole suine, per intenderci.

 

 

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