Sarà pure un'incurabile tendenza maniacale, all'autolesionismo, forse al masochismo, ma sono curioso, senza prudenza.
Per respirare il clima di festa, non potendomi permettere il godimento giulivo del concertone sindacale, a Roma, mi sono ritrovato, casualmente, su RAI 2, la figura di Napolitano in primo piano. Ero sintonizzato sulla celebrazione del Lavoro, a cura della Presidenza della Repubblica. Non sono sicuro, ma il posto mi è parso il Quirinale: salone molto ampio, marmi, arazzi, bei quadri, e bei colori, vivi, pesanti ma per austerità.
Mi sono detto che, sentirlo, il Capo, male non mi avrebbe fatto, e, forse, sarei entrato nella ricorrenza. Mi sono concentrato, all'inizio, sulle parole del Presidente, che diceva di come vanno le cose in Italia. A furia di sentire cose giuste, ma scontate, quasi formali perciò, un po' noiose, non osando cambiare canale, per rispetto, mi sono concentrato sul pubblico presente.
Mi ha subito colpito la tarda età degli astanti, ed ho calcolato una media dei loro anni, fra i 67 e i 69. Oggi non sono proprio anni da vecchi vecchi, ma insomma...Ma quello che poi mi ha colpito, mi ha rattristato, è stato il comportamento di quelli.
Napolitano leggeva, foglio dopo foglio, voce monotona, uniforme, snocciolando dati, riferendo notizie già note, dispensando saggezze che, però, non sembravano avere riscontro, e lodi, ma solo al suo Governo. Il viso dei seduti, scomodi, era quello dagli occhi socchiusi, o chiusi, a seconda della forza di resistenza. Una sonnolenza generale sfigurava quei volti, il loro tentativo di non svelare il pressante desiderio di appisolarsi. Alcuni, per darsi un tono, come di chi capisse, fosse interessato, annuivano con alcuni andirivieni della testa, fingendosi concentrati, così giustificando, spiegando l'occhio a mezzasta.
Napolitano, crudele, insensibile, non accorgendosi dell'evidente diffusa sofferenza, non se ne dava per inteso. Continuava il suo rosario di ovvietà, ogni tanto simulando un suo molto sentire, variando la tonalità, e questo, di riflesso incondizionato, provocava un minimo risveglio. Poi, a metà dell'eterna riflessione di Napolitano, il capolavoro, la casualità che, in un attimo spiega, descrive, precisamente, la manifestazione, la ritrae, la dipinge. Il particolare che è il tutto...
A quella metà, Il Presidente faceva riferimento, compiaciuto, commosso, al tema scelto dai Sindacati per il Concertone: La Speranza, La Passione, Il Futuro!...E cacchio! Cose belle!...Senonché, appena pronunciate le profonde parole, il regista, da licenziare in tronco, ha ritenuto di inquadrare, in primo piano, soffermandosi solo su di lei, la Emma Bonino!...Solo il viso...
Che poi Napolitano, a volte se le cerca, a volte è pure sfigato...




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