Mai e poi mai



Qualsiasi atto compia il Presidente del Consiglio, per Antonio Di Pietro si è di fronte ad un “plurinquisito” qualunque che compie atti da “carbonaro e piduista”, che è sempre colto “con le mani nella marmellata”.

Non ci sembra giusto.

Perché è come se qualcuno desse del birbante al Trattorista di Montenero di Bisaccia solo perché, quest’ultimo, viene a sapere chissà da chi che un suo uomo di fiducia è implicato in un’inchiesta nella quale, tra l’altro, è coinvolto il di lui figlio (e del quale non si hanno più notizie da qualche mese).

No, non è giusto: non è un birbante, mai e poi mai!

E non è un furbacchione neppure quando non spiega come mai si è fatto sparire da sotto il naso una tangente “persa” nei corridoi di via delle Botteghe Oscure e poi fu candidato al Senato proprio dal partito che in quello stabile aveva la propria direzionale nazionale:

per noi, appunto, non è un furbacchione, mai e poi mai!

E se qualcuno – pensiamo ai vari Veltri, Occhetto, ecc. – accusa il Nostro di aver tenuto tutti per sé alcuni rimborsi elettorali senza dividerli con gli altri componenti del suo schieramento, mai penseremmo di essere di fronte ad un qualunque autore di indebito impossessamento:

mai e poi mai!

Neppure se venisse evidenziato un apparentemente ingiustificato (almeno in base al reddito annuale dichiarato) patrimonio immobiliare.

Mai e poi mai!


Per lui, invece, il Cavaliere trama continuamente: organizzi una festa o vada a cena a casa di qualche amico di vecchia data, per “noi dell’Italia dei Valori” c’è sempre qualcosa di irreparabilmente “piduista”, senza se e senza ma.

Eppure, partecipare ad incontri conviviali non dovrebbe costituire un reato: il Di Pietro, del resto, ne dovrebbe sapere qualcosa…

E invece se intorno ad un tavolo siede Berlusconi, ci siamo: è una cena “carbonara e piduista”.

Se invece fosse un pranzo, il giudizio di certo non cambierebbe. Anzi, visto che ci siamo, arrestiamo tutti i commensali e non se ne parli più!

Per dirla con il portavoce del PdL, Daniele Capezzone, "viene da chiedersi se il signor Di Pietro non voglia per caso arrestare i giudici della Consulta che non gli piacciono, gli avversari politici che detesta, i cittadini che non sono disposti a subire insulti, ingiurie, intimidazioni come quelle a cui e' solito abbandonarsi nella sua attività politica".

A ben pensarci, la domanda è tutt’altro che peregrina.

http://www.giustiziagiusta.info/inde...3188&Itemid=80