Il voto del primo turno disegna una geografia complessa e difficile da decifrare. Vince la protesta grillina che va al ballottaggio a Parma, il centrosinistra se la cava.
Centrodestra berlusconiano in liquefazione. Tengono centristi e sinistra.
Risultati personali straordinari per Tosi (Verona) e Orlando (Palermo)
Non sarà l'antipolitica, ma, di certo, vince la critica alla politica così come la stanno interpretando i principali partiti italiani. Con differenze anche sostanziali, ma nessuno può cantare vittoria. Il Pdl sembra quasi liquefarsi con percentuali che, spesso, scendono sotto il 10 per cento e i suoi candidati che, a volte, non riescono a raggiungere i ballottaggi. La Lega Nord va malissimo e vince solo a Verona con Flavio Tosi, il suo candidato più autonomo e lontano dal "cerchio magico" bossiano. Ma anche il Pd non va oltre a una faticosa tenuta anche se contribuisce a portare al secondo turno molti candidati del centrosinistra con buone possibilità di successo fra due settimane. Tengono il centro e la sinistra. Trionfa il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che, in diverse città tocca livelli stratosferici (13/15 per cento) e, a Parma, porta al ballottaggio il suo candidato Pizzarotti con una percentuale probabilmente superiore al 20%.
Difficile prevedere le conseguenze di questo voto che, dalle prime reazioni ("Mai più vertici A-B-C" ha sentenziato Alfano) sembra tentare il Pdl per una politica più autonoma dal governo, ma costringe anche il Pd a tenere sempre più conto di una protesta a sinistra oggi intercettata dai grillini e di difficile ricomposizione. Anche perché, i candidati del movimento 5 stelle, dove non vanno al ballottaggio, non sembrano intenzionati a dare indicazioni di voto.
E vince anche l'astensionismo. Di 7,5 milioni
di cittadini chiamati a votare, solo il 67% circa (non più di 5 milioni) si sono presentati alle urne. L'ultima volta, nelle amministrative del 2007, l'affluenza si era attestata al 73,74%. Tutto sommato, il Sud tiene quasi più del Nord (la Sicilia di poco sopra il 67%) e città di solida tradizione democratica come Genova (55,7%) e La Spezia (56%) sfiorano livelli di astensionismo vicini al 50 per cento. Anche i ritardi del Viminale (e della regione Sicilia) nel fornire i risultati e la confusione di sondaggi e proiezioni non aiutano. Alle 20, non c'è nemmeno una sezione di Palermo e appena un quarto a Genova, un terzo a Parma, meno della metà a Verona, 4 su 81 all'Aquila e 2 su 191 a Taranto. Eppure, i seggi si sono chiusi regolarmenbte alle 15 ed è impossibile credere che ci vogliano più di tre ore per scrutinarne uno.
Tutto, ovviamente, sarà più chiaro quando alle proiezioni si sostituiranno dati definitivi e quando si vedrà, al di là di innegabili tendenze, chi sarà davvero riuscito a portare a casa poltrone di sindaco o posti ai ballottaggi che, tra l'altro, si annunciano più numerosi del solito.
Genova. A circa metà scrutinio, Marco Doria (candidato del centrosinistra) è al 49,2%. Le proiezioni sono piuttosto confuse: sia Piepoli per la Rai che Emg per La7, sono partiti da dati molto bassi per poi salire e prevedere un ballottaggio con Doria (intorno al 46/49%) contro Enrico Musso (ex deputato Pdl passato al misto e candidato per una lista civica di centro) accreditato di un 14%-16% o contro il candidato grillino Paolo Putti (13,95%). Più probabile la prima soluzione. Di certo il dato dei grillini va al di là delle più rosee previsioni mentre il candidato Pdl Pierluigi Vinai non sembra in grado di superare il 13% e il Pdl scende addirittura all8/9% (nel 2007, Forza Italia e An raggiungevano insieme il 29%). Il Pd (tutti dati provvisori, ovviamente) ottiene il 24% con la lista Doria all'11, l'Idv al 6%, il Sel al 5% e la Federazione delle sinistre al 2,4%. Nel 2007, l'Ulivo era al 34,4%, l'Idv al 3,6%, Rifondazione al 6%, Comunisti italiani e verdi facevano in tutto il 4,7. Il centrosinistra, dunque, ridistribuisce al suo interno il voto, ma la somma cambia di poco. La Lega Nord è al 4,63% e guadagna addirittura un punto rispetto al 2007 anche se alle politiche del 2008 era arrivata al 6,8%.
Palermo. A Palermo lo scrutinio procede a ritmi lentissimi. Con 5 sezioni su 600 alle 21,15, è impossibile far riferimento a dati reali. Bisogna dunque affidarsi alle proiezioni. Leoluca Orlando (sostenuto da Idv e Sinistra ed Ecologia e accreditato del 47%) ha un posto sicuro nella corsa che si terrà tra due settimane. L'altro concorrente dovrebbe essere Fabrizio Ferrandelli (Pd, vendoliani ed altri) con il 17%. Ballottaggio a sinistra, dunque, in una città che ha avuto due sindaci consecutivi di centrodestra. Vincenzo Costa (Pdl, Udc, Grande Sud di Miccichè) si ferma al 14 e neppure i centristi di Alessandro Aricò (Fli, Api, Mpa) riescono a far meglio di un 8,2%. Positivo il risultato di Maria Anna Caronia (Mps, Amo Palermo e Cantiere Popolare) che supererebbe il 6,2%. Riccardo Nuti (5 stelle) si fermerebbe al 4,9%. Anche a Palermo, dunque, come in tutta la Sicilia, la geografia politica sembra del tutto ribaltata. Addio al centrodestra del "cappotto", ma anche la stagione del centrismo con Udc e Mpa ciascuno intorno e sopra il 10%, sembra tramontata. Dietro a Orlando c'è sicuramente un forte movimento di opinione che, finora non sembra coagulato in uno schieramento politico chiaro.
Verona. Qui la situazione, almeno, è chiara. Il centrodestra si suicida decidendo di togliere l'appoggio al suo sindaco uscente e rimedia (Pdl, Udc, Fli, Nuovo Psi) un increscioso 8,83%, battuto persino dai grillini di Gianni Benciolini (9,25%). Flavio Tosi, con la Lega Nord (che ottiene appena il 10%) e un gruppo di sei liste civiche capitanate da Per Verona (37,7%) supera il 57% e vince largamente al primo turno con una "limatura" di appena 3 punti rispetto al 60,1% del 2007. Il centrosinistra se la cava con un 22,7% ma resta dieci punti sotto il dato del 2007. Un risultato chiaro ma del tutto particolare rispetto al quadro generale: Tosi è un sindaco uscente fortemente radicato nel centrodestra che ha deciso (e l'ha fatto per tempo) di svincolarsi dai partiti scegliendo una strada personalistica e vincente.
Parma. Nell'Emilia ricca emergono i grillini. Pochi avevano previsto che Federico Pizzarotti (Movimento 5 Stelle) sarebbe arrivato al ballottaggio. Invece è andata proprio così. E, fra due settimane, il candidato grillino (19,4%) se la vedrà con quello del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli che partirà dal 39,3%. Elvio Ubaldi (Udc e civiche), già sindaco della migliore stagione del centrodestra si ferma al 16,2, mentre il Pdl letteralmente sparisce. Il suo candidato Paolo Buzzi (vicesindaco uscente) ottiene il 4,8%. Alle politiche del 2008, il Pdl ottenne il 28,7. La Lega Nord (Andrea Zorandi) si ferma al 2,7% (9,4% alle politiche 2008). Il centrosinistra, tutto sommato tiene: il 40% di Bernazzoli è di poco inferiore al 43,4% di Alfredo Peri delle comunali 2007 e al 45% complessivo delle politiche 2008. Senza contare che Bernazzoli, questa volta, parte favorito al ballottaggio. Anche se i grillini potrebbero riservare sorprese.
Gli altri capoluoghi. Pdl in liquefazione, spesso superato dai grillini, molti ballottaggi, qualche conferma del centrosinistra e qualche ribaltone a favore sempre del centrosinistra. Poche conferme al primo turno dall'una e dall'altra parte. E' quello che appare da una rapida analisi del voto negli altri (22) comuni capoluogo. In Lombardia, ad esempio si profilano ballottaggi sia a Como che a Monza. In entrambi i casi i sindaci uscenti erano di centrodestra. A Como il centrosinistra è al 33,4 e il centrodestra appena al 14, 3%. La Lega al 7,8% e i grillini al 5%. Situazione simile a Monza col centrosinistra al 38,3% e il centrodestra al 20,2% e i 5 Stelle vicini alla Lega (9,5% a 11,2%).
In Piemonte suona la ritirata per il centrodestra che sarà presente ai ballottaggi ad Alessandria (19,04%) e Asti (29,9%), in entrambi i casi con un centrosinistra tra il 35 e il 40 per cento. Ma resta fuori a Cuneo dove il ballottaggio sarà cosa tra centriosinistra (29,1) e centristi (37%). Il Pdl (6,2%) è superato dalla Lega (11,4%) e addirittura dai grillini (8,7%).
In Liguria, oltre a Genova, si votava alla Spezia dove si conferma il centrosinistra di Federici con il 53,5%. Il centrodestra è fermo al 15,2% e i grillini raggiungono il 10%.
In Veneto era in palio il comune di Belluno. Probabile il ballottaggio tra centrosinistra e una lista civica entrambi aol 25%. Il Pdl è al 21%, i grillini al 10% e la Lega Nord appena al 4,8%.
In Friuli si votava a Goriziadove si dovrebbe confermare il sindaco di centrodestra Ettore Romoli con il 51,4%.
Toscana al voto a Lucca e Pistoia. A Lucca (amministrazione uscente di centrodestra), il Pdl è al 14% e resterebbe fuori dal probabile ballottaggio tra centrosinistra (47,1%) e Udc (15,5). Grillini al 7,5%. A Pistoia si conferma il centrosinistra con Samuele Bertinelli che ottiene quasi il 60%. Il Pdl è al 16%.
Emilia Romagna. A Piacenza sarà ballottaggio tra centrosinistra (47,1%) e centrodestra (30%), con i grillini al 9,3%
Pdl quasi introvabile, tiene il Pd Tosi salva la Lega, trionfo 5 Stelle - Repubblica.it
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