
Originariamente Scritto da
l'inquirente
Care,
la madonna a Fatima aveva promesso toutta che avrebbe salvato la fede in Portogallo.
Invece dopo l'abortA ora iniziano pure ad abolire le festesse religiosesse.
Portogallo, la festa è finita - E - il mensile online
Portogallo, la festa è finita
9 maggio 2012versione stampabile
Luca Galassi
Per contrastare la crisi, nell’agosto scorso, ci aveva provato Berlusconi: accorpare le festività alle domeniche per eliminare i giorni ‘improduttivi’. Adesso, il taglio delle feste è realtà in Portogallo, dove il Primo ministro Pedro Passos Coelho ha deciso di intraprendere una misura che definire impopolare è eufemistico: a partire dal 2013, il calendario lavorativo avrà quattro giorni festivi in meno, due ‘civili’ e due ‘religiosi’.
I portoghesi non celebreranno il cinque di ottobre, giorno della commemorazione della Repubblica nel 1910, il primo dicembre, restaurazione dell’indipendenza portoghese dal dominio spagnolo nel 1640 e – in accordo con il Vaticano, il giorno di Ognissanti, e il Corpus Christi, al cui celebrazione passerà dal giovedì alla domenica. Il Vaticano ha accettato la proposta dell’esecutivo conservatore per venire incontro – si legge in una nota della Santa Sede – al governo in cerca di una soluzione per la grave crisi economico-finanziaria che sta attraversando il Paese”.
Con il decreto di abolizione delle feste, Passos Coelho vuole aumentare la produttività dei suoi concittadini in risposta anche alle lamentele tedesche sui ‘Paesi del sud che lavorano poco’. Per questo motivo, nell’anno in corso il governo non ha dato il giorno libero ai funzionari pubblici né a Carnevale, né la sera del Giovedì Santo. Anche i ponti sono stati eliminati.
L’economia lusitana vive un momento di crisi profonda, e le misure di austerità sono state imposte dopo un prestito di Fmi, Commissione Europea e Banca Centrale Europea, che ammonta a 78 miliardi di euro. Lisbona ha già tagliato le spese nel settore pubblico con interventi draconiani e aumentato le tasse per ridurre il deficit di bilancio.
Lo scorso anno la disoccupazione è salita al 14 percento, con punte per quella giovanile del 35 percento. I giovani laureati preferiscono emigrare nelle ex colonie piuttosto che rischiare di rimanere a casa senza lavoro. Sempre nel 2011, gli emigranti sono cresciuti del 40 percento dall’inizio della crisi, a metà 2008. Quarantamila persone l’anno lasciano il Paese diretti verso l’Angola, dove l’immigrazione portoghese è cresciuta del 64 percento, contando quasi centomila presenze. I rapporti si sono invertiti, e a Luanda, capitale dell’Angola, lo stipendio di un libero professionista può essere il doppio o addirittura il triplo di quello di un ingegnere, di un medico, di un avvocato a Lisbona. Tra le condizioni imposte dalla troika al Portogallo, figura anche un programma di privatizzazioni molto ampio, che comprende la Edp e la Ren, reti elettrica ed energetica nazionali. Tra gli azionisti,
anche l’Angola.
In Mozambico i portoghesi sono aumentati del 23 percento, mentre in Brasile del 9 percento. Del resto, è stato proprio Passos Coelho, a febbraio, a esortare gli insegnanti disoccupati a cercare occupazione nei Paesi lusofoni