Il sistema sociale indiano è ancorato al medioevo, ma qualcosa sta cambiando nei costumi, prima ancora che nei codici

IL DIVIETO - In India è reato qualsiasi “consesso carnale contro l’ordine della natura”, nella simpatica versione voluta dai colonizzatori di Sua Maestà e conservata poi nei codici dell’India indipendente, che ancora oggi è una società fortemente maschilista con retaggio medievali molto ingombranti. Il caso degli hijras, i transessuali indiani che da oltre 4.000 anni costellano miti e leggende indiane, ma che ancora oggi sono tenuti al margine del consesso umano, illustra perfettamente la situazione, ma anche le speranze di cambiamento per un paese che ospita oltre un miliardo di persone, da quelle che vanno nello spazio a quelle che vivono ancora allo stato selvaggio e che conserva grandissime fasce di popolazione nella miseria e nell’ignoranza accanto a chi svetta nelle classifiche planetarie dei milionari.

GLI EUNUCHI - EsseRe un hijras vuol dire essere una donnanel corpo di un uomo e, nel caso dell’India, di un castrato. Sono circa 200.000 gli hijras indiani, persone che non possono nemmeno avere un documento, hanno enormi difficoltà ad accedere ai servizi pubblici e in genere sono sfuggiti dal resto della popolazione, che però non disdegna invitarli a matrimoni e nascite perché si dice che portino bene e fecondità. Costretti a mendicare o alla prostituzione per mancanza di alternative praticabili, gli hijras sono anche la preda preferita di delinquenti e degli stessi abusi polizieschi, perché tanto gli hijras non li ha mai difesi nessuno.

IL CAMBIAMENTO - Lentamente però qualcosa sta cambiando, nelle strade accanto agli hijras sono nate associazioni che li tutelano, offrendo assistenza legale e combattendo ad esempio gli articoli della cattiva stampa che su di loro imbastisce storie inverosimili che poi contribuiscono a renderli sgraditi alla popolazione, su tutte quella ricorrente del furto dei bambini, una calunnia classica che dalle nostre parte tocca ai nomadi. Più ancora ha potuto il cambiamento nei media e nel mondo dello spettacolo, dove gli hijras si sono trovati ad avere successo e a poter reclamare il loro spazio in un’industria culturale sempre più sensibile ai problemi di genere, tanto da arrivare persino a conquistare la trasmissione televisiva del concorso nazionale per transgender, un tempo impensabile.

ANCORA ESCLUSI - Non possono votare, non possono possedere proprietà, non possono guidare, una condizione che ha messo l’India nel mirino di numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani, perché una situazione del genere è evidentemente incompatibile con le convenzioni internazionali che il paese ha sottoscritto in materia. Ci sono però alcuni stati che si stanno muovendo più veloci di altri, il Tamil Nadu ha annunciato l’introduzione di un terzo genere, il T, da affiancare nei documenti a F ed M e permettere così finalmente di includere anche gli hiras tra i cittadini, mentre grande successo ha avuto l’iniziative dello stato del Bihar, che dal 2006 impiega gli hijras come esattori. Pare che averli alla porta mentre cantano i debiti sia considerato molto sconveniente e tutti s’affrettino a pagare.

CI VUOLE TEMPO - Il motore del cambiamento sembra essere quindi culturale, non sfugge neppure ai giudici indiani l’assurdità di certe discriminazioni nei confronti degli hijras o il senso di norme come quella che criminalizza il sesso omosessuale, ancora di più se si considera che da anni in India si tengono fior di gay pride senza alcuno scandalo, ma è opinione comune che il cambiamento prenderà ancora molto tempo.

Identità sessuali in movimento