di REDAZIONE

«Il simbolo della Lega resta a Bossi? E noi facciamo un altro partito». Non c’è pace nella Lega. Non c’è pace per il popolo leghista che, nonostante i continui richiami all’unità interna, ogni giorno trova nuovi motivi per dividersi.

E la spaccatura è sempra la stessa: i maroniani avanzano ma incontrano la resistenza del cerchio magico specie in vista di un congresso federale dove potrebbe essere necessario andare alla conta dei voti tra Roberto Maroni e Umberto Bossi. Salvo stravolgimenti, per la prima volta nella storia Bossi si ritroverebbe a non avere abbastanza militanti dalla sua parte. Motivo per cui i bossiani giocano l’ultima carta: quella del simbolo.

A farlo è il senatore Giuseppe Leoni, che in un’intervista a Panorama.it spiega: «Il simbolo della Lega è un terzo mio, un terzo di Manuela Marrone e un terzo di Bossi». L’ultima conferma a una storia già stranota. Tra le righe Leoni fa capire come, se dal congresso federale non uscisse Bossi segretario, loro giocherebbero l’arma del simbolo. Ipotesi che scatena la reazione dei Barbari Sognanti. Del resto già nell’autunno scorso, quando il cerchio magico era in auge, c’era da Varese chi aveva proposto a Maroni di «fondare un altro partito».

A pronunciare questa frase era stato un amministratore, a nome di tantissimi altri leghisti della provincia. Maroni disse no.

Ma, se alla fine sarebbe impossibile ottenere il simbolo dell’Alberto da Giussano (sebbene il consiglio federale stia studiando una forma statutaria che ne riporti al partito la proprietà), i Barbari Sognanti non chineranno la testa.

E su Facebook si riapre lo sfogatoio. «Si tengano il logo… non è escluso che un giorno possa nascere un altro partito… Ma non avranno chi fa le feste, i gazebo, le tabellonate, non avranno più manovalanza…» scrive Roberto Stefanazzi, consigliere comunale di Vizzola Ticino.

A gettare acqua sul fuoco è Guido Peruzzotti, bossiano dell’area di Malpensa: «La “manovalanza” come la chiami, è in “entrambe le “fazioni” in campo. “Fazioni” che non dovrebbero neppure essere mai nate e che dovrebbero morire subito a vantaggio del movimento». Ma non basta. Ormai i militanti sono stanchi di subire i richiami dei vecchi vertici, proprio da Leoni che l’anno scorso tenne una serie di conferenze in provincia cercando, a quanto riferiscono i partecipanti, di disegnare una figura di Maroni secondaria nella nascita della Lega.

Di qui le proteste: «Capisco che al tempo lo hanno depositato Bossi e Leoni, ma oggi il simbolo della Lega appartiene al popolo della Lega (elettori, sostenitori, militanti ed eletti)» dice Luca Arcobello. E Sergio Marinotti: «È quello che dico da tempo: dopo il congresso la family negherà l’uso del simbolo e noi facciamo un nuovo partito