16/05/2012 - Il commento di Curzio Maltese su Repubblica
Curzio Maltese su Repubblica di oggi firma un editoriale dal titolo provocatorio: “Se la destra sceglie Grillo”. Il ragionamento dell’editorialista del quotidiano di Ezio Mauro parte dalla situazione politica del Belpaese:
L’Italia è oggi, come quasi sempre nella nostra storia, a un bivio, al confine fra le due Europe. La crisi economica e la parentesi del governo tecnico può rivelarsi un’occasione straordinaria per la politica italiana di riformarsi e di tornare a offrire l’anno prossimo agli elettori un’alternativa chiara fra riformismo e liberismo, sinistra e destra. Oppure può diventare il definitivo pretesto per scivolare nel caos weimariano della Grecia, l’annichilimento della politica e la ricomposizione del conflitto sociale fra un indistinto rigorismo «tecnico » e un altrettanto indistinto populismo «né di destra né di sinistra ». La nostra scelta è decisiva per il futuro di tutti. Nel treno dell’Unione, più importante di qualsiasi Tav, l’Italia è il vagone che collega la locomotiva franco-tedesca al resto dell’Europa. Staccare il vagone italiano significa porre fine al viaggio.
Ora, dice Maltese, i piccoli segnali che arrivano in questi giorni, in queste ore, dalla provincia elettorale impegnata nel ballottaggio delle amministrative, sono inquietanti:
A Parma, eletta dal movimento di Grillo a Stalingrado del movimento, i grillini si starebbero organizzando a ricevere sottobanco l’appoggio del moribondo partito di Berlusconi. In linea con una campagna elettorale condotta da Grillo sul filo di un assoluto cinismo.
A dire il vero, però, il PdL ha smentito seccamente l’ipotesi dell’appoggio a Grillo al ballottaggio, ventilata il giorno prima da Repubblica e poi ripetuta dal Tg3. E i grillini non hanno in alcun modo fatto annunci sul punto. Continua Maltese:
Il proprietario del marchio 5 stelle è stato capace in queste settimane di passare dall’elogio incondizionato del governo Monti al dileggio del medesimo come «servo delle banche» e «frutto di un golpe», dall’apologia degli evasori fiscali alla difesa d’ufficio di Bossi e «family» («vittime di un complotto della magistratura»), dal corteggiamento degli xenofobi («la cittadinanza ai figli d’immigrati non ha senso») a quello della mafia. Perché tutti votano, anche evasori fiscali, leghisti delusi, xenofobi e i mafiosi. E il voto, come la pecunia, non olet. Per contro, alle truppe del berlusconismo in rotta non par vero di salire su un altro carro populista, piuttosto che rimboccarsi le maniche e costruire la vera destra liberale assente in Italia dal Risorgimento. Sia chiaro che l’eventuale e rovinosa deriva greca dell’Italia non potrebbe essere responsabilità esclusiva dei demagoghi. Almeno al cinquanta per cento sarebbe da condividere con una sinistra che non ha trovato il coraggio di rinnovarsi, nei programmi e negli uomini, come hanno saputo fare i socialisti francesi e i socialdemocratici tedeschi dopo anni di sconfitte. Hanno, abbiamo tutti un anno di tempo. Una seconda chance, come dimostra la Grecia di oggi, non è prevista.
Se la destra sceglie Beppe Grillo




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