Maxi-evasione fiscale Ora tremano in mille - Cronaca - Messaggero Veneto
Maxi-evasione fiscale
Ora tremano in mille
Indagine su Jesse e Zaccariotto: dal caveau spuntano i nomi dei loro contatti. Nella stanza dei segreti lavorava un’impiegata. Verso un patto con l’Erario. Il ruolo dei sacilesi
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TREVISO. La galassia del mobile trema. L’operazione della Guardia di Finanza che ha svelato la maxi evasione fiscale di Jesse e Zaccariotto Cucine rischia di avere un effetto domino di proporzioni inimmaginabili. Nei registri contabili che certificavano, una per una, tutte le operazioni in nero contestate dalle Fiamme Gialle ci sono i nomi e i cognomi di fornitori, acquirenti e prestatori d’opera. Tutti soggetti che hanno collaborato in tutto o in parte al mercato nero delle due aziende e che adesso rientreranno inevitabilmente sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori. Non si parla di uno o due nominativi, ma di centinaia di casi.
«Si supera abbondantemente il migliaio», dicono fonti ben informate delle Fiamme gialle. Basti pensare al fatturato ufficiale di Jesse, che movimentava merci e manodopera per un ricavo annuo (in bianco) pari a 43 milioni di euro, e pensare alla mole dell’imponibile non dichiarato: 102 milioni di euro in sette anni. Ed è dai registri contabili di Jesse, quelli ritrovati all’interno dell’ufficio-caveau dell’azienda, che muove gran parte di questa indagine a pioggia.
Tutti i nomi. Riportare tutte le voci annotate nei documenti contabili non ufficiali è impossibile: le carte sono sul tavolo della Guardia di Finanza, protette da segreto istruttorio. Ma per inquadrarle «basta ragionare sul fatto», spiegano gli investigatori, «che quello scoperto dall’indagine è un vero e proprio mercato nero collaterale che faceva capo alle due aziende». Ciascuna in base al proprio «peso produttivo». Nella carte chiuse nella cassaforte e ora sequestrate c’è la mappa di quella che si può chiamare «filiera del nero». Ci sono i nomi dei fornitori che davano alle aziende il legno, la plastica, il marmo, l’alluminio, le viti e la ferramenta necessaria per realizzare i mobili. Quelli che, secondo quanto accertato, vendevano una parte dei loro prodotti alla luce del sole, e un’altra fetta eludendo qualunque registrazione ufficiale. Ci sono, poi, gli architetti e gli operai che progettavano e realizzavano i pezzi costruiti con la merce acquistata in nero; professionisti che per necessità non potevano far figurare d’aver prestato opera per mobili che, di fatto, non dovevano esistere. Ci sono poi i rappresentanti e i camionisti che hanno promosso e trasportato i mobili. E infine ci sono le aziende e i privati che a centinaia hanno acquistato la merce «fantasma» rivendendola a loro volta a prezzi scontati o pagandola in nero oppure con ribassi estremamente vantaggiosi. Per non dire sospetti.
L’impiegata nascosta. Nei registri contabili scoperti dentro i caveau c’era di tutto, «una mole di dati incredibile» spiegano gli inquirenti, che era regolarmente aggiornata e gestita da personale dedicato. La cosa, in questo caso, pare valga solo per Jesse, che nel nascondiglio segreto, oltre a cinque casseforti zeppe di documenti e denaro contante, celava anche un’impiegata. Era lei che quotidianamente annotava, spuntava, controllava i conti in nero dell’azienda seguendo passo passo (per anni) tutte le operazioni in nero della sua azienda. Ed era per lei che funzionava quel lampeggiante rosso azionato dalla reception dell’azienda: «Quando arrivava un controllo – spiegano i militari – dalla portineria qualcuno schiacciava il pulsante che accendeva la luce rossa nello stanzino. L’impiegata capiva e non usciva fino alla fine del pericolo».
Due indagini quasi chiuse. I fascicoli dell’inchiesta sono due: uno che riguarda specificatamente la Jesse ed è nelle mani del sostituto procuratore Giovanni Valmassoi; un altro che riunisce tutte le contestazioni relative alla Zaccariotto Cucine ed è gestito dal procuratore Francesco Cicero. Due anche gli indagati, ovvero i rappresentanti legali delle due aziende: Alessandro Jesse di Sacile e Mario Zaccariotto. L’indagine nei confronti del primo «è chiusa» fa sapere Valmassoi. Quella sulla Zaccariotto «è in dirittura d’arrivo».
Accordo col Fisco in vista. Per entrambe le aziende, all’orizzonte i profila un accordo con il Fisco sul “modello” Valentino Rossi. Ovvero una sorta di patto che stabilirà quanto (dei 32 milioni di evasione contestati dalla Finanza) verrà restituito subito allo Stato, e quanto potrà essere invece restituito nel tempo. Il tutto condizionerà anche l’esito del processo a carico dei due industriali. Sempre ammesso che (ma pare probabile) si arrivi al rinvio a giudizio.
Federlegno choc. L’evasione fiscale è un comportamento «non condivisibile» ma agli imprenditori del mobile coinvolti nell’inchiesta delle Fiamme Gialle, che ha permesso di scoprire delle stanze segrete per la gestione di contabilità occulta, «andrebbe fatto un monumento». Questa la frase choc di Antonio Zigoni, presidente Federlegno del Triveneto: «Quei due imprenditori hanno dato al territorio uno sviluppo incredibile».




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