Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Сардиния
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    Predefinito Sardegna 2012: L'Inquisizione continua a far danni!

    «Era una strega», negata l’intitolazione di una via a Julia Carta
    La prefettura di Sassari ha risposto no alla richiesta del Comune di Siligo di intestare una strada del paese a una “majalza” vissuta a Siligo tra il 1596 e il 1606, processata due volte dall’Inquisizione per stregoneria, ma scampata al rogo


    SILIGO. “Via Julia Carta. Strega”. Si può immaginare una targa così? Certo, niente a che vedere con il Vicolo d’oro di Praga, la via degli alchimisti, che cercavano di tramutare il ferro in oro per l’imperatore Rodolfo II d'Asburgo. Ma dalle nostre parti una via in memoria di una strega non è cosa da poco. Negli ultimi mesi, per due volte, il comune di Siligo ha fatto richiesta alla Prefettura di Sassari di intitolare la strada a Julia Carta, “majalza” vissuta tra 500 e 600. La risposta, dietro il parere “vincolante” della Deputazione di storia patria, l’istituto che si occupa di queste materie, è stata negativa. Chi era Julia Carta? Originaria di Mores ma residente a Siligo, fu processata due volte dal tribunale dell’Inquisizione tra il 1596 e il 1606. Denunciata dal parroco di Siligo Baltassar Serra y Manca, fu imprigionata a Sassari. Recidiva, continuò a esercitare come “hechizera”, cioè strega. Evitò il rogo anche nel secondo processo e di lei non si seppe più nulla dopo il 1614. «La prima risposta data dalla Prefettura è arrivata a fine 2011 _ dichiara il sindaco Giuseppina Ledda _. Certi di un abbaglio, abbiamo spedito una scheda con dati più esaustivi ma c’è stato un nuovo diniego». Nel frattempo Siligo ha avuto l’autorizzazione per altre vie. «Le richieste per via Antonino Casu, carabiniere ucciso dalle Brigate rosse, per piazza Maria Carta, per la via Antonio Segni sono state accolte. Nella risposta Julia Carta è stata definita truffatrice _ continua il sindaco _. Forse c’è un pregiudizio alla base, partito dal termine “strega”. Non c’è stato dialogo, solo un chiaro “no”. A noi dispiace che ancora oggi i comuni non possano decidere di intitolare le vie a personaggi importanti. Chiederemo una relazione più approfondita alla Deputazione». Il caso è stato lanciato su Facebook: «Nel 2012 Julia Carta è stata processata ancora una volta ingiustamente» scrive il sindaco sulla bacheca di “Donne in carrelas”, gruppo che vuole dare visibilità alle donne nella toponomastica delle città. Il presidente della Deputazione di storia patria della Sardegna è Luisa d’Arienzo. «Julia Carta è un personaggio che ancora oggi potrebbe dare indicazioni sbagliate, rappresentare un cattivo esempio _ dichiara D’Arienzo _. Non è opportuno dare il nome a una via a chi rappresenta un giro oscuro, a una donna che è stata perseguitata anche per questo, e che non è una martire. Non ci è sembrato un personaggio che avesse un valore morale, per queste motivazioni la risposta è stata negativa». L’autore dello studio più importante sulla strega Carta è Tomasino Pinna, docente di Storia delle religioni della facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Sassari. Pinna racconta i fatti nel suo libro “Storia di una strega. L’Inquisizione in Sardegna. Il processo di Julia Carta”. «Si tratta di uno studio storico-scientifico del 2000, un lavoro di anni _ dice Pinna _, che si basa su documenti raccolti a Madrid». Sul caso di Siligo Pinna è chiaro. «La via può essere intitolata _ sostiene _. Se si basa sulle argomentazioni date e sul mio studio, la giustificazione della Deputazione non regge».


    Fonte: Link
    ...Quando si dice bigottame !!!

  2. #2
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Sardegna 2012: L'Inquisizione continua a far danni!

    ottimo.

  3. #3
    Сардиния
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    Predefinito Re: Sardegna 2012: L'Inquisizione continua a far danni!

    ...lo sai vero che pure comporre un amuletto equivaleva ad essere una fattuchiera?
    La pratica contro il malocchio ...fattuchiera!
    rabdomanzia ...fattuchiera!
    La medicina pagana ...fattuchiera!
    S'accabadora ...fattuchiera!

    Baccanali = Sas Janales ...fattuchiere!

    ...altra occasione persa per star zitti!


    Ps: In sardo il termine "Majalza", non esprime stessa negatività del termine "strega" in italiano!
    Ultima modifica di Dogma; 18-05-12 alle 18:47

  4. #4
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    Predefinito Re: Sardegna 2012: L'Inquisizione continua a far danni!

    mi piacerebbe leggere lo studio del Pof. Pinna... solo allora si potrebbe decidere se intitolare la strada oppure no...

  5. #5
    Сардиния
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    Predefinito Re: Sardegna 2012: L'Inquisizione continua a far danni!



    al minuto 3:18 ...su ballu 'e s'arza ...janales ...fattuchiere!

  6. #6
    Сардиния
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    Predefinito Re: Sardegna 2012: L'Inquisizione continua a far danni!

    Julia Carta processata per stregoneria


    Julia Carta, originaria di Mores viveva a Siligo. La sua vicenda ricostruita da Tomasino Pinna dell'Università di Sassari. Processata per ben due volte dall'Inquisizione.
    Storia esemplare quella di Julia Carta. Storia vera.
    La storia di una strega.
    Julia Casu Masia Porcu, conosciuta come*Julia Carta, fu processata per ben due volte dal tribunale dell’Inquisizione in un arco di tempo che va dall’autunno del 1596 fino al 1606. Per ben due volte Julia scampò al rogo anche se nel secondo processo, intentatole come relapsa e cioè recidiva, il fuoco la sfiorò molto da vicino.
    L’inquistore*de Arguello*chiedeva per lei una pena anch’essa esemplare. Per l’Inquisizione, operante in Sardegna già dal 1492, Julia era una strega. Una strega luterana che esercitava senza soluzione di continuità, nel villaggio e persino dentro il carcere sassarese dove fu rinchiusa, il mestiere di*hechizera.
    E cioè*magarcha,*maghiaglia, in una parola seppur non nominata nei verbali del processo,*bruja,*brussa.*
    Est una brussa*si diceva fino a non molto tempo fa per indicare una donna di malaffare, perduta. Una strega appunto. Da bruciare.
    Il processo contro la trentacinquenne Julia Carta, nativa di Mores e trapiantata a Siligo, viene riproposto integralmente in un libro bello e interessante di*Tomasino Pinna*che insegna Storia delle religioni all’Università di Sassari. (Storia di una strega. L’Inquisizione in Sardegna. Il processo di Julia Carta, Sassari, Edes, 2000, 477 pagine, euro 23,24, collana Nostoi).
    Un libro che per limpidezza di scrittura e per i molteplici piani di lettura meriterebbe maggiore circolazione.
    Dicevamo storia esemplare.
    Nella vicenda in cui fu coinvolta Julia Carta rappresenta insieme se stessa ma anche il villaggio, Siligo, che pure impersonificato dai suoi abitanti, gente dello stesso vicinato, la consegna all’Inquisizione. Tutto parte dalla denuncia del parroco di Siligo, Baltassar*Serra y Manca, che è anche commissario dell’Inquisizione. Baltassar indaga e viene a sapere in confessione di quanto fa Julia. Lo viene a sapere da Barbara de Sogos, Jagomina Zidda, Jagomina Enna, Joana Pinta, Joana Seque Malizia. E altre. E altri.
    Beneficiarie e no di*pungas,*rezettas,*affumentos,*berbos,*fortilesa s*ehechisos, malefici, operati da Julia. La stessa Julia che va sostenendo che i peccati, veri e presunti, non tutti e non sempre devono essere detti in confessione.
    Basta, per liberarsi la coscienza, fare un buco nel terreno e poi ricoprirlo una volta detti. Oppure, ancora più semplice, coprirsi con il lenzuolo e autoconfessarsi. Pensate voi all’effetto dirompente di questa diceria in un villaggio povero e stremato da molti cattivi eventi nella Sardegna del cinque-seicento, in piena dominazione spagnola, con la religione cattolica che è a tutti gli effetti il punto di partenza e di arrivo.

    Elemento che tutto comprende e a cui tutto deve essere rapportato.
    La vita e la morte. La religione cattolica che l’Inquisizione e i suoi riti rappresenta e impone più come terrore che come liberazione. Riti pubblici a cui verrà condannata la strega: l’autodafé, l’obbligo di indossare il sambenito come segno di condanna e di espiazione.
    Tutto in nome della Verità.
    Una Verità con la V maiuscola, quella del potere temporale della
    Chiesa, che taglia e mette a tacere quella con la v minuscola, cioè la verità del villaggio di cui pure Julia è espressione rilevante.
    Julia donna senza scrittura, analfabeta, povera, figlia di un alvenil, muratore e moglie di un labrador, un contadino, gente umile.
    Eppure capace, Julia, di fare l’indovina e la guaritrice,*arti apprese dalla nonna, condivise con altre donne del vicinato, rafforzate dall’esercizio e dalla conoscenza di gitani, zingari che entrano in questo orizzonte. Tutto l’operare di Julia*è fatto gratuitamente*e, questa la sua radicata convinzione, a fin di bene. Povera lo sarà sempre. Julia è madre di sette figli, “tutti morti eccetto l’ultimo”, Juan Antonio, che porterà con sé in carcere. E poi Julia confessa infine all’inquisitore - ne ha conosciuti diversi - di avere avuto rapporti di vario genere, tra veglia e sonno, con il demonio.
    Tentata anche sessualmente mentre il marito, Costantino Nuvole, le dormiva accanto.
    Julia ha proprio le*physique du role*da strega. Strega luterana.
    Strega e luterana coincidono. Sono parole che hanno lo stesso significato. Né poteva essere altrimenti.*
    Siamo in piena Controriforma e pur arrivata con qualche ritardo rispetto alla data ufficiale di creazione, il 1478, la Suprema Inquisición compie i suoi nefasti anche in Sardegna. Inizialmente fu a Cagliari. Poi, proprio per contrastare con più efficacia il luteranesimo, “l’infiltrazione di riformati provenienti dalla vicina Corsica e dalla Provenza”, passò a Sassari dove eresse a sua sede il Castello aragonese.
    Qui dopo l’arresto fu condotta e imprigionata Julia.
    Ritualmente le furono fatte le*tre moniciones*che la invitavano a liberare la coscienza e dire la verità e sempre ritualmente le furono contestate dall’avvocato fiscale le accuse di stregoneria.
    Per ben tre volte nell’arco di un anno, tra il 1596 e il 1597, nel primo processo. Restia ad ammettere la proprie colpe a Julia fu minacciata la tortura. Portata dentro la cámara del tormento, legata, davanti agli strumenti del dolore cedette. Ammise e si pentì. Confessò nuove hechizerias (ma anche soprusi subiti) perfino dentro il carcere. Ma forse fingeva. La condanna rispetto all’attesa del rogo fu lieve. Solo tre anni.
    A patto che non ricadesse nell’errore.
    Dove invece ricadde. Se è vero che la troviamo ancora davanti all’inquisitore, sempre con l’accusa di essere strega, in un nuovo processo tra il 1604-1606.
    Ancora una nominazione di lei in un documento del 1614 e poi la definitiva uscita di scena. C’è da supporre che nonostante tutto non sia stata bruciata, che sia salvata.
    Quella di Julia, avverte Tomasino Pinna, è una storia forse come tante.
    L’ordito del suo lavoro di ricerca*nell’Archivio Histórico Nacional di Madrid*e di ricostruzione in questo libro (ci sono gli atti del processo trascritti in spagnolo con traduzione italiana a fronte) serve a fare luce e insieme mettere ordine. I fatti sono narrati nella loro successione cronologica e poi messi a confronto con l’orizzonte simbolico del villaggio che Julia rappresenta.
    Un villaggio per dire di molti altri,*come molti altri conflittuale con il potere di cui l’Inquisizione è massima incarnazione. Suprema appunto.*
    Racconto simbolico, di taglio antropologico, ma anche racconto dove tutto è documentato e oggettivamente descritto. Nessuna finzione da parte del ricercatore-ricompositore del processo. Di modo che l’esautoramento della comunità cui Julia appartenne ci possa essere riconsegnato nella sua reale portata. Avverte ancora Tomasino Pinna che*la storia di Julia Carta non è unica. Altre streghe furono inquisite. Alcune (molte, poche, quante in Sardegna?) furono davvero bruciate, rese brujas, brussas. Il fatto che la storia non abbia né registrato né trasmesso i loro nomi sta ancora a dire di quanto e quale scarto esista tra Verità e verità.



    fonte in pdf della sua storia: Link
    Ultima modifica di Dogma; 18-05-12 alle 19:09

  7. #7
    288 amu
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    Predefinito Re: Sardegna 2012: L'Inquisizione continua a far danni!

    che tristezza :giagia:

 

 

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