"La Stampa", 06 Febbraio 2009, pag. 14
ANCORA POLEMICHE SANTA SEDE-LEFEBVRIANI. IL CAPO DEL NORD-EST, ABRAHAMOWICZ ACCUSA: «PEGGIO DI UN’ERESIA»
La vicenda del vescovo «negazionista» Williamson
Padre Lombardi: «Ci sono stati difetti nella comunicazione»
“Il Concilio? Una cloaca maxima”
CITTà DEL VATICANO
Non è per niente chiusa la questione fra il Vaticano e i lefebvriani, gli scissionisti cui il Papa aveva appena tolto la scomunica, scatenando proteste planetarie poiché fra di loro ci sono vescovi negazionisti della Shoa, come Richard Williamson. Ieri, il capo dei lefebvriani del Nord-Est, don Floriano Abrahamowicz (che pochi giorni fa aveva preso le parti di Williamson sostenendo che le camere a gas nei campi di concentramento erano state costruite «almeno per disinfettare») si è scatenato contro il Concilio Vaticano II: «E’ stato peggio di un’eresia. San Pio X ci spiega che il modernismo è la “cloaca maxima” delle eresie e non si capisce niente in questo modernismo: una pagina dice la verità, giri la pagina c’è l’errore. In questo senso dico che il Concilio Vaticano II è una cloaca maxima».
Le parole di Abrahamowicz non arrivano a caso. Con un nota, infatti, mercoledì la segreteria di Stato vaticana (oltre a sollecitare Williamson ad abiurare le sue tesi negazioniste, se non voleva confermata la scomunica) aveva subordinato «il futuro riconoscimento della Fraternità Pio X» al «pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II». E la strada sembra ancora molto accidentata.
Tutto questo avviene al termine di una giornata durante la quale i lefebvriani non avevano offerto alcuna risposta - né sul caso del Concilio né su quello di Williamson - alla Santa Sede. Ma, in serata, un quotidiano locale tedesco, il «Kolner Stadt-Anzeiger», ha annunciato, pur senza citare fonti precise, che il superiore della comunità, Bernard Fellay, sarebbe pronto a ordinare nuovi sacerdoti, in aperto contrasto con i divieti vaticani. Si è in attesa di ulteriori conferme, ma la notizia ha ulteriormente aperto la ferita.
E sì che proprio ieri, come per mettere una pietra sopra un colossale pasticcio, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, rispondendo a un intervista del quotidiano francese «La Croix», ha ammesso che ci sono stati evidenti problemi di comunicazione a proposito del decreto di remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Soprattutto, a proposito della concomitanza tra la revoca della scomunica e la diffusione delle frasi negazioniste di Williamson, la congettura di padre Lombardi è che «le persone che hanno gestito la vicenda» non hanno avuto «coscienza della gravità» di quanto era stato sostenuto. «Di certo il Papa non ne sapeva nulla», ha aggiunto padre Lombardi, concludendo che «se c’era uno che doveva esserne al corrente era il cardinale Castrillon Hoyos, presidente della commissione Ecclesia Dei, mediatore fra la Chiesa e gli ultra-tradizionalisti».
Sabato 24 gennaio
La sala stampa del Vaticano pubblica la remissione della scomunica per i quattro vescovi ordinati illecitamente nel 1988 da monsignor Lefebvre contro il divieto del Vaticano. Lefebvre aveva dato vita allo scisma non riconoscendo il Concilio Vaticano II che tra l’altro aveva abolito la messa in latino. Nonostante la precisazione iIl mondo ebraico insorge.
Mercoledì 28 gennaio
Il papa auspica che «La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo».
Mercoledì 4 febbraio
La Santa Sede precisa che «Il Papa non era al corrente delle dichiarazioni negazioniste» di Williamson e che per essere riabilitato dovrà rinnegare pubblicamente le sue tesi sgli ebrei.Giovedì 22 gennaio
La tv pubblica svedese manda in onda un’intervita al vescovo lefebvriano Richard Williamson. Il prelato nega l’esistenza delle camere a gas e dice che nei lager sono morti solo 2-300 mila ebrei.
Venerdì 23 gennaio
La procura di Regensburg indaga sulle parole del vescovo.




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