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    Predefinito Avevamo perso il senso della pietà

    SEMPLICEMENTE PAZZESCO.

    ************************************************
    Palestina, le sevizie dell’esercito israeliano sui bambini nei racconti dei soldati.
    Nel dossier dell'associazione di ex componenti dell'esercito "Breaking the silence" 47 testimonianze raccontano i soprusi sui bambini: pestaggi, intimidazioni, umiliazioni. "Non sai i loro nomi, non ci parli. Loro piangono, si cagano addosso. Solo più tardi ho capito che avevamo perso il senso della pietà"

    “Ne prendi uno, gli punti la pistola addosso. ‘Non sparare’, biascica quello pietrificato. Lui lo vede nei tuoi occhi che sei pazzo, che di lui non può fregartene di meno”. Hebron, 2006-2007. Intorno volano le pietre. Il sergente maggiore della brigata Kfir ha appena fermato un ragazzino che ne aveva lanciata una. A sei anni di distanza ha deciso di parlare. La sua è la diciassettesima delle 47 testimonianze raccolte nell’ultimo dossier di Breaking the silence, associazione di ex soldati delle Israel Defense Forces che dal 2004 racconta l’occupazione dei territori palestinesi. Ora il faro è puntato sui bambini e sulle loro vite sotto assedio. Tra pestaggi, intimidazioni e umiliazioni: “Eravamo cattivi, davvero. Solo più tardi ho capito che avevamo perso il senso della pietà”.

    Arrestati, ammanettati, bendati. Picchiati. Lo stillicidio è quotidiano. Nablus, 2005: “Ogni giorno dovevamo entrare nei villaggi e occuparli. Dimostrare che il territorio era nostro, non loro. (…) Una volta l’autista del blindato è sceso, ha afferrato un ragazzino e ha cominciato a picchiarlo a sangue. Non stava facendo nulla, era seduto sul marciapiede”, racconta il sergente maggiore dell’Armored corps dell’Idf. Come gli altri 30 ex colleghi che hanno rotto il silenzio, era in servizio tra il West Bank e la Striscia di Gaza tra il 2005 e il 2011. Il picco della seconda Intifada è passato, la situazione è calma. Ma la macchina della violenza macina ancora odio e dolore. E ingoia bambini che in molti casi non hanno nemmeno 10 anni.

    Hebron, 2010: “Non sai i loro nomi, non ci parli. Loro piangono, si cagano addosso”. Chi parla è un sergente della brigata Nahal: “Me ne ricordo uno, piangeva senza sosta. Alcune volte nella stazione di polizia non c’è spazio e allora te li devi portare in caserma, ammanettarli, bendarli e aspettare che la polizia se li venga a prendere. E quello stava lì, accucciato come un cane”. La loro colpa è nella maggior parte dei casi l’aver lanciato pietre. Per fermarli tutto è lecito, anche sparare. E i proiettili, anche se di gomma, fanno male. Nablus, 2006-2007: “Tu ne scegli uno e miri al corpo, dalla feritoia del blindato – racconta un sergente dei paracadutisti – mi ricordo che ne prendemmo uno al petto da 10 metri e quello cadde a terra, svenuto”.

    “Per anni sono emersi rapporti sulle condizioni dei bambini sotto l’occupazione israeliana – ha spiegato al Guardian Gerard Horton, legale di Defence for Children International – ora a parlare sono gli stessi soldati. E gli episodi che raccontano non sono incidenti isolati, ma la naturale conseguenza della politica del governo israeliano”. Ad aprile un rapporto di Dfc aveva fatto luce sui numeri dei minori che ogni anno vengono arrestati: negli ultimi 11 anni sono stati 7.500, 2.301 nel solo 2011, nel 2010 erano stati 3.470. Tra il 2008 e il 2012, il 75% degli arrestati sarebbe stato sottoposto a violenze fisiche, si legge nel dossier “Bound, Blindfolded and Convicted: Children Held in Military Detention”, basato sulle testimonianze di 311 minori.

    La Convenzione dell’Onu sui diritti dei bambini (Uncrc) è lontana anni luce. In base ai racconti, Israele avrebbe violato gli articoli 2 (discriminazione), 3 (interesse superiore del bambino), 37 (b) (ricorso precoce alla detenzione) e 40 (uso di manette) della Convenzione. Senza parlare del divieto di trattamenti crudeli, inumani o degradanti (articolo 37 a): “Mentre li facevamo scendere dalla jeep ho sentito uno di loro cagarsi addosso. Ma non poteva fregarmene di meno”, ha raccontato un sergente maggiore della brigata Nahal. “Pochi giorni dopo il loro arresto – si legge nel dossier di Dfc – i due terzi dei minori vengono trasportati in prigioni situate in territorio israeliano”. In violazione dell’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra.

    Un portavoce delle forze di difesa israeliane ha spiegato che Breaking the silence non ha voluto rivelare i nomi dei 30 soldati. “Lo scopo di questa ricerca – ha detto al Guardian – è solo quello di gettare ombre sull’Idf, che ha sempre invitato le organizzazioni a trasmettere immediatamente reclami o sospetti riguardanti condotte improprie alle autorità competenti. In linea con i nostri impegni etici, gli incidenti in questione saranno oggetto di studi approfonditi”.
    La pietà è morta nel West Bank, ma a distanza di anni alcune coscienze si risvegliano. E ricordano: “Quel ragazzino lì, sdraiato a terra, che implorava di non essere ucciso, poteva avere 9 anni – racconta un sergente della brigata Nahal in missione ad Assoun, vicino Qalqiliya – ho pensato ai nostri figli. Può un bambino pregare di non essere ucciso con una pistola puntata alla testa?”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012...ina-28-08-2012
    ************************************************

    Per chi dubitasse della fonte, può tranquillizzarsi leggendo qui: http://www.breakingthesilence.org.il/
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  2. #2
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    tremendo...
    penso che come razza umana facciamo proprio schifo, dio non deve esserci perché altrimenti ci avrebbe cancellati da tempo dalla faccia della terra altro che a "sua immagine e somiglianza"

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Dario Visualizza Messaggio
    SEMPLICEMENTE PAZZESCO.

    ************************************************
    Palestina, le sevizie dell’esercito israeliano sui bambini nei racconti dei soldati.
    Nel dossier dell'associazione di ex componenti dell'esercito "Breaking the silence" 47 testimonianze raccontano i soprusi sui bambini: pestaggi, intimidazioni, umiliazioni. "Non sai i loro nomi, non ci parli. Loro piangono, si cagano addosso. Solo più tardi ho capito che avevamo perso il senso della pietà"

    “Ne prendi uno, gli punti la pistola addosso. ‘Non sparare’, biascica quello pietrificato. Lui lo vede nei tuoi occhi che sei pazzo, che di lui non può fregartene di meno”. Hebron, 2006-2007. Intorno volano le pietre. Il sergente maggiore della brigata Kfir ha appena fermato un ragazzino che ne aveva lanciata una. A sei anni di distanza ha deciso di parlare. La sua è la diciassettesima delle 47 testimonianze raccolte nell’ultimo dossier di Breaking the silence, associazione di ex soldati delle Israel Defense Forces che dal 2004 racconta l’occupazione dei territori palestinesi. Ora il faro è puntato sui bambini e sulle loro vite sotto assedio. Tra pestaggi, intimidazioni e umiliazioni: “Eravamo cattivi, davvero. Solo più tardi ho capito che avevamo perso il senso della pietà”.

    Arrestati, ammanettati, bendati. Picchiati. Lo stillicidio è quotidiano. Nablus, 2005: “Ogni giorno dovevamo entrare nei villaggi e occuparli. Dimostrare che il territorio era nostro, non loro. (…) Una volta l’autista del blindato è sceso, ha afferrato un ragazzino e ha cominciato a picchiarlo a sangue. Non stava facendo nulla, era seduto sul marciapiede”, racconta il sergente maggiore dell’Armored corps dell’Idf. Come gli altri 30 ex colleghi che hanno rotto il silenzio, era in servizio tra il West Bank e la Striscia di Gaza tra il 2005 e il 2011. Il picco della seconda Intifada è passato, la situazione è calma. Ma la macchina della violenza macina ancora odio e dolore. E ingoia bambini che in molti casi non hanno nemmeno 10 anni.

    Hebron, 2010: “Non sai i loro nomi, non ci parli. Loro piangono, si cagano addosso”. Chi parla è un sergente della brigata Nahal: “Me ne ricordo uno, piangeva senza sosta. Alcune volte nella stazione di polizia non c’è spazio e allora te li devi portare in caserma, ammanettarli, bendarli e aspettare che la polizia se li venga a prendere. E quello stava lì, accucciato come un cane”. La loro colpa è nella maggior parte dei casi l’aver lanciato pietre. Per fermarli tutto è lecito, anche sparare. E i proiettili, anche se di gomma, fanno male. Nablus, 2006-2007: “Tu ne scegli uno e miri al corpo, dalla feritoia del blindato – racconta un sergente dei paracadutisti – mi ricordo che ne prendemmo uno al petto da 10 metri e quello cadde a terra, svenuto”.

    “Per anni sono emersi rapporti sulle condizioni dei bambini sotto l’occupazione israeliana – ha spiegato al Guardian Gerard Horton, legale di Defence for Children International – ora a parlare sono gli stessi soldati. E gli episodi che raccontano non sono incidenti isolati, ma la naturale conseguenza della politica del governo israeliano”. Ad aprile un rapporto di Dfc aveva fatto luce sui numeri dei minori che ogni anno vengono arrestati: negli ultimi 11 anni sono stati 7.500, 2.301 nel solo 2011, nel 2010 erano stati 3.470. Tra il 2008 e il 2012, il 75% degli arrestati sarebbe stato sottoposto a violenze fisiche, si legge nel dossier “Bound, Blindfolded and Convicted: Children Held in Military Detention”, basato sulle testimonianze di 311 minori.

    La Convenzione dell’Onu sui diritti dei bambini (Uncrc) è lontana anni luce. In base ai racconti, Israele avrebbe violato gli articoli 2 (discriminazione), 3 (interesse superiore del bambino), 37 (b) (ricorso precoce alla detenzione) e 40 (uso di manette) della Convenzione. Senza parlare del divieto di trattamenti crudeli, inumani o degradanti (articolo 37 a): “Mentre li facevamo scendere dalla jeep ho sentito uno di loro cagarsi addosso. Ma non poteva fregarmene di meno”, ha raccontato un sergente maggiore della brigata Nahal. “Pochi giorni dopo il loro arresto – si legge nel dossier di Dfc – i due terzi dei minori vengono trasportati in prigioni situate in territorio israeliano”. In violazione dell’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra.

    Un portavoce delle forze di difesa israeliane ha spiegato che Breaking the silence non ha voluto rivelare i nomi dei 30 soldati. “Lo scopo di questa ricerca – ha detto al Guardian – è solo quello di gettare ombre sull’Idf, che ha sempre invitato le organizzazioni a trasmettere immediatamente reclami o sospetti riguardanti condotte improprie alle autorità competenti. In linea con i nostri impegni etici, gli incidenti in questione saranno oggetto di studi approfonditi”.
    La pietà è morta nel West Bank, ma a distanza di anni alcune coscienze si risvegliano. E ricordano: “Quel ragazzino lì, sdraiato a terra, che implorava di non essere ucciso, poteva avere 9 anni – racconta un sergente della brigata Nahal in missione ad Assoun, vicino Qalqiliya – ho pensato ai nostri figli. Può un bambino pregare di non essere ucciso con una pistola puntata alla testa?”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012...ina-28-08-2012
    ************************************************

    Per chi dubitasse della fonte, può tranquillizzarsi leggendo qui: http://www.breakingthesilence.org.il/
    Io non dubito della fonte, dubito delle motivazioni di tali interventi. Cerco di capire. Si tratta di provocare una discussione sull'eterna questione palestinese? Se ne è parlato tanto, e si è arrivato alla conclusione che eccidi disumani sono compiuti da tutti i soggetti in guerra. Riportarne di una sola parte potrebbe essere fuorviante e, peggio, insopportabilmente di parte: muoiono bambini palestini, ad opera di israeliani crudeli, muoiono bambini israeliani, straziati da razzi lanciati da odio ottuso. Si tenta, invece, di esibire il proprio senso di giustizia, di moralità, di emozionabilità? Il tentativo andrebbe esercitato con minore rischio di demagogia, o, eventualmente, magari con intento meno strumentale a suggerire sentimenti contrari ad un popolo che, oggettivamente, di odio ne ha subito anche troppo.
    Poi, si può intervenire come meglio si creda, con i motivi che si ritengano più interessanti, utili. Basta leggere e capire...

  4. #4
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    La guerra è cosa così innaturale che distorce e cambia l'animo umano, lo droga, non sono mai riuscito a capire come ragazzi normali ptessero diventare bestie in guerra come praticamente sempre successo, ma evidentemente non possiamo immaginare la situazione psicologica, il senso di branco che si crea, un motivo in più per essere contro la guerra, per disonorarla, sempre anche quando è lontana, e "patriottica".
    Against all odds

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianluca Visualizza Messaggio
    tremendo...
    penso che come razza umana facciamo proprio schifo, dio non deve esserci perché altrimenti ci avrebbe cancellati da tempo dalla faccia della terra altro che a "sua immagine e somiglianza"

    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Zorro Visualizza Messaggio
    Io non dubito della fonte, dubito delle motivazioni di tali interventi. Cerco di capire. Si tratta di provocare una discussione sull'eterna questione palestinese? Se ne è parlato tanto, e si è arrivato alla conclusione che eccidi disumani sono compiuti da tutti i soggetti in guerra. Riportarne di una sola parte potrebbe essere fuorviante e, peggio, insopportabilmente di parte: muoiono bambini palestini, ad opera di israeliani crudeli, muoiono bambini israeliani, straziati da razzi lanciati da odio ottuso. Si tenta, invece, di esibire il proprio senso di giustizia, di moralità, di emozionabilità? Il tentativo andrebbe esercitato con minore rischio di demagogia, o, eventualmente, magari con intento meno strumentale a suggerire sentimenti contrari ad un popolo che, oggettivamente, di odio ne ha subito anche troppo.
    Poi, si può intervenire come meglio si creda, con i motivi che si ritengano più interessanti, utili. Basta leggere e capire...
    E quindi lasciamo perdere, che ce frega a noi? Lasciamo che le cose che debbono succedere succedano, pensiamo ad altro. La vita è bella.

    P.S.: per le motivazioni dell'outing puoi sempre chiedere ai 47 soldati che si sono vergognati di appartenere alla razza umana. Per "esibire il tuo senso di giustizia e di moralità", invece, puoi aprire un apposito 3d.

    Guardare solo se non siete impressionabili.



    Schiacciare una ragazza con un bulldozer è senso di giustizia e moralità. Per alcuni che vedono le cose nel verso giusto.
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Dario Visualizza Messaggio
    E quindi lasciamo perdere, che ce frega a noi? Lasciamo che le cose che debbono succedere succedano, pensiamo ad altro. La vita è bella.

    P.S.: per le motivazioni dell'outing puoi sempre chiedere ai 47 soldati che si sono vergognati di appartenere alla razza umana. Per "esibire il tuo senso di giustizia e di moralità", invece, puoi aprire un apposito 3d.

    T



    Schiacciare una ragazza con un bulldozer è senso di giustizia e moralità. Per alcuni che vedono le cose nel verso giusto.

    Tenti di impressionare, di suscitare reazioni derivanti dalla tua apposita segnalazione, ma per trarne credibilità personale, tua, persino apprezzamento. Lo scopo è così antipaticamente evidente che impedisce di argomentare sul fatto annotato. Mi dispiace sembrarti non ben disposto verso di te, metterla sul personale, ma non riesco a far finta di non notare certe ipocrisie. Me ne volessi, ti capirei...ma...

  8. #8
    direttamente dall'Inferno
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    In guerra accadono cose atroci,dove sta la notizia?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da eric draven Visualizza Messaggio
    In guerra accadono cose atroci,dove sta la notizia?
    La "notizia", sciocca, sta nell'annotare la crudeltà degli israeliani, imperialisti filoamericani e, quindi, di Destra, contro i palestinesi, vittime misere incolpevoli e,quindi, di Sinistra. Non è una notizia, è un giochetto, il solito, e guai a rimarcarlo...Si incazzano perchè scoperti nelle loro "furbizia"...

  10. #10
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    ma se pure nell'estrema destra qui sono tutti filopalestinesi e pure in modo pesante.....

 

 
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