Forse è un'evoluzione della società verso un suo modo di essere, forse sono forzature dettate da esigenze giornalistico-televisive, certo è che assistiamo giornalmente a fatti che, inizialmente pure tristissimi, diventano spettacolo.
Tanti fatti, quando diventano spettacolo, perdono progressivamente la spinta emotiva umana, perchè si tenta di abusare di questa, di dilatarla, sino a che si ottiene l'effetto contrario, si induce all'assuefazione, all'indifferenza, per eccesso di abitudine a quello che dovrebbe essere un sentire, un far sentire intenso.
Ultimissimo avvenimento è quello dei minatori sardi. Questi sono disperati, ed esibiscono la loro disperazione. Non è certo per vanità, ma è chiaro che intendono mettere alla ribalta nazionale la loro condizione, sperando nella commozione generalizzata, nello sdegno nazionale, per risolvere la loro gravissima condizione. Hanno evidentemente considerato che unico modo per non rimanere sconfitti, anche dal dimenticatoio, è quello del mostrarsi, e nel modo più drammatico possibile. Sono scesi sottoterra, al buio, in un luogo umanamente innaturale, corredati di esplosivo e di una forte determinazione.
Il fatto intristisce, e lascia a riflessioni, fra le quali la più immediata: ma siamo ridotti alla condizione per la quale si può ottenere attenzione, impegno a risolvere, solo arrivando allo spettacolo più spinto?
Abbiamo avuto "le ragazze dell'OMSA", esibite ad intrattenimenti televisivi, sapientemente usate a demagogiche reazioni popolari. Abbiamo visto operai salire e stabilirsi su altissime gru, a sventolare la disperazione per il posto perduto. Abbiamo ascoltato le riprese dirette di terremotati terrorizzati, incapaci di riflettere, all'inizio, poi attori quasi di quelle che erano diventate le puntate di un lungo Grande Fratello.
Si sta instaurando la condizione mentale, sociale, per la quale, a far valere un diritto, bisogna provvedere in prima persona, e nel modo più impressionante possibile. Con un rischio evidente e pericoloso: se si consolida il convincimento della necessità di provvedere in proprio, non sarà che tutti, dal personale di una fabbrica, al singolo licenziato, tutti si industrieranno per cercare ed attuare la forma più originale, più spettacolare, per ottenere la ritenuta giusta, spettante, soluzione?
Non ho sinceramente una risposta. Provo solo una certa perplessità e un notevole disagio, imbarazzo.