Morto McNamara, il vero padre di Mani Pulite

Martedì 7 Luglio 2009 – Andrea Angelini




E’ morto a 93 anni Robert McNamara (foto) che durante le presidenze dei democratici John Kennedy e Lindon Johnson ricoprì la carica di segretario alla Difesa. Fu Mcnamara il più acceso sostenitore dei bombardamenti a tappeto del Vietnam del Nord da parte delle fortezze volanti, i B52, arrivando addirittura a chiedere a Johnson di tirare una bomba atomica su Hanoi per vincere una guerra che altrimenti gli Usa erano destinati a perdere. Come in effetti successe.
Ma più che per le sue doti di esperto di conflitti, McNamara fu noto soprattutto come un esperto di finanza e come tale si esercitò nel tentativo di razionalizzare le enormi spese dell’apparato bellico statunitense.
Se è stata la gestione del Pentagono a renderlo famoso, meno conosciuta ma più significativa è stata la sua attività successiva che lo portò a presiedere la Banca Mondiale fino al 1981. Un lavoro nel quale confermò pienamente il suo ruolo di rappresentante degli interessi economici e finanziari degli Stati Uniti, imponendo precise politiche economiche ai Paesi poveri “beneficiari” dei prestiti. Politiche, allora come oggi, all’insegna delle liberalizzazioni delle attività economiche e della privatizzazione delle aziende statali. Il tutto, con l’obiettivo ufficiale di aprire ulteriormente i mercati e di diffondere la democrazia. In realtà con il fine di obbligare i suddetti Paesi ad accettare l’importazione di prodotti statunitensi e di vendere le aziende strategiche nazionali ai gruppi a stelle e strisce.
Ancora più interessante ed inquietante è l’attività successiva di McNamara che in ogni caso si è mosso sempre su una precisa direttrice mondialista, quella di creare un unico grande mercato globale “aperto” nel quale merci, capitali e lavoratori possano circolare “liberamente” ed essere collocati dove in quel momento sia più conveniente farlo. McNamara fu infatti il padre fondatore di Transparency International, un organismo finanziato dalle principali banche e società industriali statunitensi e britanniche che, sul finire degli anni ottanta, fece un cavallo di battaglia della lotta alla corruzione, considerata la madre di tutti i mali e un ostacolo al progresso e allo sviluppo. Un organismo che vantava alleati in Europa e in Estremo Oriente (per lo più legati alla Commissione Trilaterale) e che creò diverse filiali in tutto il mondo.
Transparency International svolse un ruolo non indifferente nel sostenere ed alimentare, grazie anche a giornali “amici”, le varie campagne di Mani Pulite, dall’Italia fino al Giappone. Due Paesi governati da oltre 40 anni dallo stesso partito, la DC in Italia, i liberaldemocratici in Giappone. Il disegno in Italia era quello di sostituire la DC, e ovviamente pure il PSI (dopo Sigonella poco simpatico a Washington), con i comunisti trasformati in socialdemocratici e pronti a svendere le aziende pubbliche. In Giappone la campagna portò alla sostituzione al governo per qualche anno del PLD con i liberali e i socialisti. La conferma che si trattò di una manovra a largo raggio ed eterodiretta, è peraltro testimoniato da una copertina dell’Economist, il settimanale organo della City londinese, che prima delle martellanti inchieste giudiziarie titolava in prima pagina: “Come si dice in giapponese: basta?”. E la parola basta era riportata in italiano…

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