Dopo la rivendicazione da parte della Federazione Anarchica Informale dell’attentato all’Amministratore Delegato di Ansaldo Adinolfi, il clima nel paese si fa sempre più pesante, quasi di piombo. Certo, il terreno appare meno fertile rispetto a quello che coltivarono Franceschini, Curcio, la Cagol e Moretti , perché una Piazza Fontana fortunatamente non c’è, e perché la generazione cresciuta fra Reagan e i paninari – tanto bistrattata per il suo disimpegno – è probabilmente più refrattaria a certe istanze di quanto non lo fosse quella che, più o meno esplicitamente complice, precipitò l’Italia in un bagno di sangue. Dinanzi però al proliferare di atti più o meno violenti (è di stamani l’ennesimo assalto ad una sede di Equitalia, con una molotov scagliata contro la sede di Livorno), è comunque necessario chiarire in modo netto la propria posizione. E’ forse operazione eccessivamente semplicistica collegare fra loro episodi così diversi, ma certo il considerarli tutti assieme aiuta a rendersi meglio conto delle dimensioni del problema: ed è in un clima simile che si moltiplicano gli occhiolini di compiacimento che certi libertarians rivolgono a simili iniziative, fra un riferimento alla resistenza lockianamente intesa ed una battuta da forum. Trattasi di ambiguità potenzialmente molto pericolose, un po’ le stesse che facilitarono l’escalation delle BR nei primi anni ’70: quelli erano compagni che sbagliavano, questi sono poveri cittadini vessati da una politica scellerata, che fra nucleare ed IMU sta mettendo in ginocchio le famiglie italiane. Resistere ad un potere illegittimo che viola i diritti naturali alla vita, alla libertà e alla proprietà è sacrosanto, per un libertario. Per mantenere la barra dritta però, è necessario ricordare sempre il principio di proporzionalità della punizione, che per essere equa dovrà colpire i diritti dell'aggressore (e di lui soltanto) in modo appunto proporzionale alla perdita di diritti patita dalla vittima. Ma c’è proporzionalità negli atti cui stiamo assistendo in questi giorni? Lasciando per un attimo da parte la FAI - che con la sua avversione al capitalismo ha davvero poco a che spartire con i libertarians, se non il medesimo odio nei confronti dello Stato - qui si entra in un campo delicato, dove spesso le distinzioni fra un gesto e l'altro si fanno sottili: evadere il fisco ad esempio appare una risposta legittima a quel furto su scala gigantesca ed incontrollata chiamato tassazione, mentre aggredire fisicamente la signora Rossi, “colpevole” di lavorare allo sportello di Equitalia per dare da mangiare al figlio e al marito appare sproporzionato, per quanto la signora Rossi svolga un lavoro certo non edificante e contribuisca nel suo piccolo ad alimentare la bestia. La difesa inoltre dovrebbe essere diretta verso i veri responsabili dell’aggressione: lo Stato come entità a sé stante non esiste, ed i responsabili di una imposizione fiscale tanto opprimente hanno nome e cognome, con la signora Rossi che rappresenta soltanto l'ultima ruota del carro; colpendo lei si rischia peraltro di colpire anche il signor Bianchi, che sta facendo tranquillamente la coda allo sportello per pagare la sua cartella esattoriale, ed in quel caso appare evidente chi sia il vero criminale fra le parti in gioco. Le responsabilità sono sempre individuali, mai da riferire ad entità collettive ed astratte, ed è necessario quindi prestare la massima attenzione nel legittimare, anche solo indirettamente ed incidentalmente, simili gesti. Il volantino di rivendicazione della FAI invita gli anarchici ad uscire dai loro salotti, sempre impegnati come sono a scrivere e a ricercare consenso, per passare finalmente all’azione vincendo la paura. L’anarchismo delle chiacchiere contro l’anarchismo “con le palle”, insomma. La speranza è che i libertarians, che della galassia anarchica fanno a loro modo parte, mostrino in questa fase tutto il loro volto umano: facciamocela sotto dalla paura, perché gli anarchici senza bombe non diventino troppo simili agli anarchici delinquenti. Rivoluzione sì, ma culturale.
LibertariOnLine: Io, un anarchico senza palle




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