L'albero della piccola vedetta lombarda salvo: rischiava di essere abbattuto - Il Messaggero
ROMA - E' salvo il frassino sul quale il 20 maggio del 1859 si arrampicò la piccola vedetta lombarda, il dodicenne celebrato da Edmondo De Amicis nel libro Cuore. L'albero, che sorge a Montebello, accantoalla tangenziale in zona Campoferro, ha rischiato di essere abbattuto a causa di un cattivo stato di salute dovuto all'incuria in cui è stato lasciato in questi anni. E abbattere il frassino proprio nel 150° anniversario dell'unità d'Italia sarebbe stato un peccato.
La Provincia di Pavia ha deciso di intervenire con una squadra di operai che hanno tagliato i rami secchi che rischiavano di cadere sulla tangenziale. Già in passato, quando venne progettata la tangenziale di Voghera, l'albero aveva rischiato di essere abbattuto ma venne salvato dall'intervento dei cittadini che costrinsero i progettisti a modificare leggermente il tracciato consentendo all'albero di svettare ancora verso il cielo.
«Ricordo - ha spiegato l'assessore provinciale pavese al Territorio, Michele Bozzano - che quando i progettisti della tangenziale di Voghera disegnarono il tracciato dell'arteria ci fu una mobilitazione generale dei cittadini per modificare il tracciato e salvare l'albero. Non potevamo permetterci ora di perderlo per incuria». Anche un albero può far parte della memoria di un paese come la quercia di Pinocchio, alla quale si sarebbe ispirato Collodi per raccontare l'impiccagione del burattino da parte del gatto e della volpe e che si erge ancora oggi sul promontorio a cavallo tra i paesi di Gragnano e S. Martino in Colle, in Lucchesia.(
La piccola vedetta lombarda è stata identificata anni fa grazie ai due storici, Daniele Salarno e Fabrizio Bernini: si chiamava Giovanni Minoli, era nato il 23 luglio del 1847, ed è morto a 12 anni dopo sette mesi di agonia per la ferita di un proiettile. Abitava proprio vicino all'albero ed era stato arruolato come vedetta dall'esercito franco-piemontese. Durante la battaglia di Montebello era salito sull'albero per osservare i movimenti delle truppe austriache ma una pallottola lo aveva raggiunto al petto. «In pochi momenti il ragazzo fu sulla cima dell'albero, avviticchiato al fusto, con le gambe fra le foglie, ma col busto scoperto, e il sole gli batteva sul capo biondo, che pareva d'oro», scrive nel racconto De Amicis. «L'ufficiale lo vedeva appena, tanto era piccino lassù. - Guarda dritto e lontano, - gridò l'ufficiale. Il ragazzo, per veder meglio, staccò la mano destra dall'albero e se la mise alla fronte». Del piccolo eroe non c'è la tomba: dopo sette mesi di agonia tra i soldati feriti in battaglia, le sue spoglie non erano state richieste neppure dalla famiglia di contadini che lo aveva adottato.




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