Prendendo spunto dal topic Distribuzione dipendenti pubblici in Italia inserito nella sezione Politica Nazionale, ed osservando i dati:
otteniamo i seguenti risultati:
Le regioni più virtuose sono Lombardia e Veneto che hanno rispettivamente una percentuale di 1 dipendente pubblico ogni 22 cittadini ed 1 ogni 20, seguite da Campania, Puglia, Piemonte ed Emilia Romagna a 18. Ricordiamoci che Napoli è la città metropolitana con la più alta percentuale di popolazione giovanile in Italia, quindi è in parte giustificato il maggior numero di dipendenti pubblici, data la maggiore necessità di insegnanti e docenti.
Il grafico segue mostrando a 17 Marche, Umbria, Sicilia e Abruzzo. Da notare la Sicilia spesso attaccata e criticata per il suo numero di dipendenti pubblici.
Seguono a 16 Basilicata e Toscana, a 15 Calabria, Sardegna, Molise e Liguria.
A 14 il Friuli Venezia Giulia, e a 13 il Trentino e il Lazio.
A 10 la Valle d'Aosta.
Si evince, dal grafico, che la Valle d'Aosta (regione "padano-alpina") è la regione italiana con il maggior numero di dipendenti pubblici in percentuale alla popolazione locale, addirittura uno ogni dieci abitanti, seguita da dal Trentino, acclamata come Regione esempio padano-nordico-etc., e dall'altra regione padana Friuli Venezia Giulia. (tutte e 3 le regioni sono a statuto speciale)
Le regioni a 17 e a 16 sono prevalntemente del centro Italia, esclusa la Sicilia che è meridionale ma è una regione a statuto autonomo come Valle d'Aosta, Trentino e Friuli.
Campania e Puglia sono a 18, come il Piemonte e l'Emilia, regione padane tanto elogiate ed amate dalla stampa e la politica.
Le regioni meridionali non a statuto speciale, Campania, Puglia e Calabria spendono quanto le altre regioni d'Italia, rispettivamente 18, 18 e 15.
Ricordiamoci che le Regioni a Statuto Speciale, Trentino, Valle d'Aosta, Friuli, Sicilia e Sardegna ricevono finanziamenti dallo Stato dando in cambio pochissimi contributi.
Da come si evince anche da questo articolo, non sono le regioni meridionali a sprecare il denaro pubblico.
Qualcuno dirà: ma le Regioni a Statuto Autonomo non ricevono nulla dallo Stato.. sbagliato!
Come narra questo articolo:
Nel 1994, Sanità esclusa, un lombardo aveva ricevuto dallo Stato 260.000 lire, un abitante del Trentino o dell’Alto Adige 4 milioni, uno della Val d’Aosta 7.311.000 lire.
Nel 2008, la spesa pro capite per pagare stipendi e contributi al personale della Regione Valle d’Aosta e a quelli delle Province di Trento e di Bolzano è ammontata per ogni abitante della Val d’Aosta a 2119,60 euro, per la Provincia di Bolzano a 2019,30 euro, per quella di Trento a 1300,90 euro. Nel caso della Liguria la spesa è ammontata a 32,90 euro, per il Veneto a 30,70 euro, per la Lombardia a 20,30 euro. Ribadiamo: Val d’Aosta: 2119,60 euro; Lombardia: 20,30 euro. Da tempi remoti solo tagli lineari che non hanno inciso sulle sperequazioni. Ovviamente chi ha tanti soldi ne spreca; gli altri raspano il fondo di una pentola semivuota.
Traduzione? Le Regioni a Statuto Autonomo intascano i soldi da mamma Roma, li usano per i loro affari e per finanziare la loro spesa pubblica regionale, senza dare nulla in cambio.
E a rubare sarebbero la Sicilia e le regioni meridionali?
Un altro esempio:
La Cgia di Mestre, al termine di un’indagine conclusasi qualche settimana fa, ha dimostrato che negli ultimi dieci anni la spesa delle Regioni è cresciuta in media del 75%. Ma se nelle Regioni a statuto ordinario è lievitata del 70,6%, in quelle a statuto speciale l'aumento è arrivato all'89%.
Quando si pensa poi agli sprechi delle ragioni autonome, il pensiero corre subito al sud, alla Sicilia e alla Sardegna. E invece l’analisi della Cgia di Mestre porta alla luce una realtà diversa. Se si ragiona in termini di spesa pro capite – riferita al 2009 – la regione più spendacciona risulta infatti la Valle d'Aosta (13.182 €), seguita a ruota dalle due province autonome del Trentino-Alto Adige: Bolzano è seconda (10.013 euro), subito tallonata da Trento (8.465 euro). È evidente, insomma, che queste Regioni autonome godano di condizioni economico-sociali di gran lunga migliori rispetto a quelle dell’intera popolazione nazionale.
Ora, è ovvio che maggiore spesa non significa necessariamente maggiori sprechi; ed è altrettanto innegabile che anche tra le Province autonome e le varie Regioni a statuto speciale c’è chi sa gestire meglio i finanziamenti e le agevolazioni concesse dallo Stato. Tuttavia, come ha ribadito lo stesso segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, non si può nascondere che le Regioni a Statuto Speciale e le Province Autonome presentano livelli di spesa che solo in parte sono coperte dalle entrate proprie. Ciò vuol dire che i privilegi di alcuni territori sono stati in gran parte garantiti dallo sforzo fiscale fatto dai contribuenti delle realtà a Statuto ordinario. Un meccanismo, quest'ultimo, che andrebbe eliminato per ripristinare il principio di equità ed uguaglianza tra tutti i territori regionali.
Cosa dicevano i leghisti? Mentalità nordica, esempio padano? No grazie, preferisco il mio Meridione.





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