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Discussione: Il grande disegno

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    Predefinito Il grande disegno

    http://www.ariannaeditrice.it/artico...articolo=43468
    Il grande disegno
    di Luciano Fuschini - 11/06/2012

    Fonte: giornaledelribelle [scheda fonte]
    Si delinea lo scenario di un mondo unificato, con un governo supremo che detta le regole attraverso i flussi finanziari, imponendosi su realtà regionali frammentate, non vivificate dai costumi locali e dalle tradizioni ma omologate al modello dominante. Ebbene, la cosa più impressionante è che questo scenario realizza un progetto che fu messo a punto fra il XVII e il XVIII secolo. In ambienti rosacrociani e massonici si coltivò l’ideale universalista di un deismo che superasse le distinzioni fra le varie religioni e le varie chiese, di una Ragione filosofica che sarebbe progressivamente diventata Ragione scientifica, di un cosmopolitismo permeato di idee umanitarie. Rileggere la storia degli ultimi secoli secondo l’ipotesi di un progressivo inverarsi di quel progetto, può fornire strumenti di interpretazione della realtà che stiamo vivendo.

    La guerra di indipendenza americana e la rivoluzione francese furono guidate da massoni, propugnatori di quegli ideali di deismo, umanitarismo, universalismo, anche se le contingenze del processo rivoluzionario portarono a direzioni in parte diverse. La cultura illuminista che scaturì dal laboratorio massonico e che preparò il terreno alla rivoluzione francese, aveva un obiettivo polemico primario, un nemico da abbattere: l’antico regime aristocratico feudale di cui la chiesa cattolica era componente ormai organica. L’assalto demolitore alla chiesa cattolica si è sviluppato a ondate successive, dal Settecento illuminista attraverso tutto l’Ottocento e il primo Novecento, col relativismo storicista, il positivismo scientista, il materialismo marxista, lo psicologismo, la sociologia concepita come scienza, la concezione laicista che separando nettamente religione e società civile decreta la fine della fede nella sua dimensione di custode delle tradizioni e di cemento delle culture locali. La chiesa ne è uscita sconfitta e il Concilio Vaticano II è l’atto che ne codifica la resa. Oggi la chiesa cattolica è un guscio vuoto. Ha perso in gran parte il suo ruolo di custode del sacro, per diventare un ente assistenziale dove i preti non si distinguono dagli psico-socio-pedagogisti nemmeno nel linguaggio, o per sopravvivere come centro di potere finanziario. La chiesa è stata utilizzata nella lotta contro il comunismo, ma ciò che l’ha demolita è stata la cultura laica, razionalista, scientista delle massonerie, con l’apporto concomitante del protestantesimo convergente con l’ebraismo, pur nella sua netta distinzione dal laicismo massonico. L’esposizione mediatica di papa Woityla non solo non ha invertito la tendenza, ma ha costituito la riprova del cedimento del cattolicesimo alle modalità mondane dei suoi avversari.L’altro grande ostacolo che le élites scaturite dalla rivoluzione settecentesca dovevano abbattere era quello rappresentato dagli imperi multietnici. Erano un residuo dell’antico regime. Imperi con una continuità territoriale che inglobava popoli che conservavano tradizioni, lingue, talvolta religioni diverse, in un’articolazione complessa in cui particolarismi locali e rispetto quasi sacrale per il potere centrale trovavano un equilibrio, instabile come tutto ciò che è umano, ma comunque fecondo. Contro quegli imperi, asburgico, russo, turco, le massonerie ottocentesche col formidabile apparato finanziario e militare di potenze a esse collegate, scatenarono i nazionalismi, il fenomeno politico più imponente dell’Ottocento, mentre gli imperi extraeuropei venivano investiti dal colonialismo e smembrati con la forza delle armi. Il colpo finale ai grandi imperi del passato, asburgico, russo e turco, fu dato dal macello della Grande Guerra. Le vicende successive ne furono un’appendice. Il tentativo nazista di creare un impero terrestre europeo che espandendosi al medio oriente si congiungesse con le armate nipponiche dilaganti in Asia, impero contrapposto a quello marittimo anglo-americano, fu vanificato dalla vittoria alleata. Il successivo proposito sovietico di utilizzare l’ideale comunista come veicolo per creare un altro grande impero continentale, è stato frustrato attraverso la guerra fredda che ha logorato e fatto implodere il nemico.

    Restavano due ostacoli perché il disegno cosmopolita e omologante si realizzasse compiutamente: il nazionalismo e l’islam.Il nazionalismo era stato usato per smantellare i grandi imperi non omologati al piano del cosmopolitismo illuminista, ma a questo punto diventava un ostacolo. Non a caso coloro che si sono opposti al vasto disegno, in una lotta mortale e disperata, sono stati capi popolo fortemente nazionalisti. Questa è la chiave di lettura per comprendere l’accanimento con cui l’Impero, anche ricorrendo a grossolane menzogne, ha voluto liquidare il serbo Milosevich, l’iracheno Saddam e il libico Gheddafi. Questa è anche la chiave di lettura per comprendere le guerre contro l’islam, naturalmente non presentate come tali ma spacciate per guerre difensive contro il terrorismo, e l’abile appropriazione delle rivolte arabe da parte di Obama e delle élites che ispirano lui come tutti i capi di quello che chiamiamo Occidente. Esaltare le rivolte arabe come una tappa nella lotta per la libertà e la democrazia, significa incoraggiarle ad adottare schemi politici e culturali occidentali. Significa un accurato piano di omologazione al modo di pensare, di consumare, di concepire il rapporto fra i sessi, che è proprio della civiltà che assimila a sé il mondo intero. Fare anche dell’islam un’area di laicismo significa abbattere l’ultima resistenza culturale all’omologazione del mondo. Così si spiegano anche le recenti, confuse e apparentemente contraddittorie vicende, con gli USA e l’Europa che appoggiano le rivolte contro i dittatori che pure furono servi dell’Occidente.Questa rapida esposizione delle grandi linee di tendenza che hanno orientato la storia degli ultimi secoli può sembrare un’adesione a certo complottismo caro a correnti inclini all’esoterismo, vagamente paranoiche e fascisteggianti: le sorti del mondo affidate alle trame di forze occulte massoniche, ebraiche, protestanti, oggi espresse da gruppi potentissimi semiclandestini come il Bilderberg, la Trilaterale, gli Illuminati. Non è precisamente la mia convinzione. Non c’è niente di misterico e di esoterico, né costoro sono i protagonisti veri del grande disegno. Ci sono invece potenti interessi dell’alta finanza e della grande industria diventata transnazionale, che hanno utilizzato ai loro fini un apparato concettuale elaborato da quei circoli culturali che produssero l’Illuminismo. Essi seppero anche abilmente spacciare per democrazia un sistema elettorale concepito per manipolare l’opinione pubblica, mentre il potere vero è sempre stato esercitato dalle élites finanziarie e dai servizi segreti ai loro ordini, entità sostanzialmente sottratte al controllo dei parlamenti . Non si può che essere ammirati dalla grandiosità del progetto e dalla sua realizzazione puntuale attraverso gli ultimi secoli. Ma anche questo apparente clamoroso successo è esposto allo scacco che chiamiamo “eterogenesi dei fini”. Il piano prevedeva il governo unico di un’umanità pacificata, riscattata attraverso la ragione e la scienza dai fanatismi che l’afflissero, tollerante nella prassi liberal-democratica, fiduciosa nel progresso e credente nel Dio dei deisti, una religione naturale senza dogmi. Gli USA si sentono portatori di questa Verità, investiti della missione di salvare l’umanità uniformandola al loro modello. Ebbene, l’umanità che si pensava così forgiata, è invece una moltitudine derelitta e disorientata, sradicata, percorsa da un sentimento del nulla e da un presagio di apocalisse. Sono state scatenate dinamiche imprevedibili e incontrollabili. I disastri ambientali, l’esplosione demografica, il debito pubblico non più sanabile, fanno presagire un’epoca di catastrofi senza precedenti, dalle quali uscirà un mondo ben diverso da quello che con tanto apparente successo si è costruito. L’esistenza della legge ferrea dell’”eterogenesi dei fini” ci riporta a un Progetto che sovrasta tutti i piani umani e si realizza vanificandoli.





    Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it
    Ultima modifica di Avanguardia; 12-06-12 alle 20:48

  2. #2
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    Predefinito Re: Il grande disegno

    Tutto questo ha qualcosa di diabolico e neppure il popolo dei credenti pare interessato a questo pericolo.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #3
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    Predefinito Re: Il grande disegno

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Tutto questo ha qualcosa di diabolico e neppure il popolo dei credenti pare interessato a questo pericolo.
    Proprio quelli, guarda ...

  4. #4
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    Predefinito Re: Il grande disegno

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Tutto questo ha qualcosa di diabolico e neppure il popolo dei credenti pare interessato a questo pericolo.
    Hanno altro a cui pensare.... per es. a costituire i nuovi nuclei di "papa-boys" per le prossime giornate della gioventù cattolica...

  5. #5
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    Predefinito Re: Il grande disegno

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    http://www.ariannaeditrice.it/artico...articolo=43468
    Il grande disegno
    di Luciano Fuschini - 11/06/2012

    Fonte: giornaledelribelle [scheda fonte]
    Si delinea lo scenario di un mondo unificato, con un governo supremo che detta le regole attraverso i flussi finanziari, imponendosi su realtà regionali frammentate, non vivificate dai costumi locali e dalle tradizioni ma omologate al modello dominante. Ebbene, la cosa più impressionante è che questo scenario realizza un progetto che fu messo a punto fra il XVII e il XVIII secolo. In ambienti rosacrociani e massonici si coltivò l’ideale universalista di un deismo che superasse le distinzioni fra le varie religioni e le varie chiese, di una Ragione filosofica che sarebbe progressivamente diventata Ragione scientifica, di un cosmopolitismo permeato di idee umanitarie. Rileggere la storia degli ultimi secoli secondo l’ipotesi di un progressivo inverarsi di quel progetto, può fornire strumenti di interpretazione della realtà che stiamo vivendo.

    La guerra di indipendenza americana e la rivoluzione francese furono guidate da massoni, propugnatori di quegli ideali di deismo, umanitarismo, universalismo, anche se le contingenze del processo rivoluzionario portarono a direzioni in parte diverse. La cultura illuminista che scaturì dal laboratorio massonico e che preparò il terreno alla rivoluzione francese, aveva un obiettivo polemico primario, un nemico da abbattere: l’antico regime aristocratico feudale di cui la chiesa cattolica era componente ormai organica. L’assalto demolitore alla chiesa cattolica si è sviluppato a ondate successive, dal Settecento illuminista attraverso tutto l’Ottocento e il primo Novecento, col relativismo storicista, il positivismo scientista, il materialismo marxista, lo psicologismo, la sociologia concepita come scienza, la concezione laicista che separando nettamente religione e società civile decreta la fine della fede nella sua dimensione di custode delle tradizioni e di cemento delle culture locali. La chiesa ne è uscita sconfitta e il Concilio Vaticano II è l’atto che ne codifica la resa. Oggi la chiesa cattolica è un guscio vuoto. Ha perso in gran parte il suo ruolo di custode del sacro, per diventare un ente assistenziale dove i preti non si distinguono dagli psico-socio-pedagogisti nemmeno nel linguaggio, o per sopravvivere come centro di potere finanziario. La chiesa è stata utilizzata nella lotta contro il comunismo, ma ciò che l’ha demolita è stata la cultura laica, razionalista, scientista delle massonerie, con l’apporto concomitante del protestantesimo convergente con l’ebraismo, pur nella sua netta distinzione dal laicismo massonico. L’esposizione mediatica di papa Woityla non solo non ha invertito la tendenza, ma ha costituito la riprova del cedimento del cattolicesimo alle modalità mondane dei suoi avversari.L’altro grande ostacolo che le élites scaturite dalla rivoluzione settecentesca dovevano abbattere era quello rappresentato dagli imperi multietnici. Erano un residuo dell’antico regime. Imperi con una continuità territoriale che inglobava popoli che conservavano tradizioni, lingue, talvolta religioni diverse, in un’articolazione complessa in cui particolarismi locali e rispetto quasi sacrale per il potere centrale trovavano un equilibrio, instabile come tutto ciò che è umano, ma comunque fecondo. Contro quegli imperi, asburgico, russo, turco, le massonerie ottocentesche col formidabile apparato finanziario e militare di potenze a esse collegate, scatenarono i nazionalismi, il fenomeno politico più imponente dell’Ottocento, mentre gli imperi extraeuropei venivano investiti dal colonialismo e smembrati con la forza delle armi. Il colpo finale ai grandi imperi del passato, asburgico, russo e turco, fu dato dal macello della Grande Guerra. Le vicende successive ne furono un’appendice. Il tentativo nazista di creare un impero terrestre europeo che espandendosi al medio oriente si congiungesse con le armate nipponiche dilaganti in Asia, impero contrapposto a quello marittimo anglo-americano, fu vanificato dalla vittoria alleata. Il successivo proposito sovietico di utilizzare l’ideale comunista come veicolo per creare un altro grande impero continentale, è stato frustrato attraverso la guerra fredda che ha logorato e fatto implodere il nemico.

    Restavano due ostacoli perché il disegno cosmopolita e omologante si realizzasse compiutamente: il nazionalismo e l’islam.Il nazionalismo era stato usato per smantellare i grandi imperi non omologati al piano del cosmopolitismo illuminista, ma a questo punto diventava un ostacolo. Non a caso coloro che si sono opposti al vasto disegno, in una lotta mortale e disperata, sono stati capi popolo fortemente nazionalisti. Questa è la chiave di lettura per comprendere l’accanimento con cui l’Impero, anche ricorrendo a grossolane menzogne, ha voluto liquidare il serbo Milosevich, l’iracheno Saddam e il libico Gheddafi. Questa è anche la chiave di lettura per comprendere le guerre contro l’islam, naturalmente non presentate come tali ma spacciate per guerre difensive contro il terrorismo, e l’abile appropriazione delle rivolte arabe da parte di Obama e delle élites che ispirano lui come tutti i capi di quello che chiamiamo Occidente. Esaltare le rivolte arabe come una tappa nella lotta per la libertà e la democrazia, significa incoraggiarle ad adottare schemi politici e culturali occidentali. Significa un accurato piano di omologazione al modo di pensare, di consumare, di concepire il rapporto fra i sessi, che è proprio della civiltà che assimila a sé il mondo intero. Fare anche dell’islam un’area di laicismo significa abbattere l’ultima resistenza culturale all’omologazione del mondo. Così si spiegano anche le recenti, confuse e apparentemente contraddittorie vicende, con gli USA e l’Europa che appoggiano le rivolte contro i dittatori che pure furono servi dell’Occidente.Questa rapida esposizione delle grandi linee di tendenza che hanno orientato la storia degli ultimi secoli può sembrare un’adesione a certo complottismo caro a correnti inclini all’esoterismo, vagamente paranoiche e fascisteggianti: le sorti del mondo affidate alle trame di forze occulte massoniche, ebraiche, protestanti, oggi espresse da gruppi potentissimi semiclandestini come il Bilderberg, la Trilaterale, gli Illuminati. Non è precisamente la mia convinzione. Non c’è niente di misterico e di esoterico, né costoro sono i protagonisti veri del grande disegno. Ci sono invece potenti interessi dell’alta finanza e della grande industria diventata transnazionale, che hanno utilizzato ai loro fini un apparato concettuale elaborato da quei circoli culturali che produssero l’Illuminismo. Essi seppero anche abilmente spacciare per democrazia un sistema elettorale concepito per manipolare l’opinione pubblica, mentre il potere vero è sempre stato esercitato dalle élites finanziarie e dai servizi segreti ai loro ordini, entità sostanzialmente sottratte al controllo dei parlamenti . Non si può che essere ammirati dalla grandiosità del progetto e dalla sua realizzazione puntuale attraverso gli ultimi secoli. Ma anche questo apparente clamoroso successo è esposto allo scacco che chiamiamo “eterogenesi dei fini”. Il piano prevedeva il governo unico di un’umanità pacificata, riscattata attraverso la ragione e la scienza dai fanatismi che l’afflissero, tollerante nella prassi liberal-democratica, fiduciosa nel progresso e credente nel Dio dei deisti, una religione naturale senza dogmi. Gli USA si sentono portatori di questa Verità, investiti della missione di salvare l’umanità uniformandola al loro modello. Ebbene, l’umanità che si pensava così forgiata, è invece una moltitudine derelitta e disorientata, sradicata, percorsa da un sentimento del nulla e da un presagio di apocalisse. Sono state scatenate dinamiche imprevedibili e incontrollabili. I disastri ambientali, l’esplosione demografica, il debito pubblico non più sanabile, fanno presagire un’epoca di catastrofi senza precedenti, dalle quali uscirà un mondo ben diverso da quello che con tanto apparente successo si è costruito. L’esistenza della legge ferrea dell’”eterogenesi dei fini” ci riporta a un Progetto che sovrasta tutti i piani umani e si realizza vanificandoli.





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