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  1. #1
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    Predefinito Il Fungo Sacro e la Croce

    Nel 1970 lo scrittore britannico John M. Allegro, ex membro dell' équipe internazionale che analizzò i manoscritti di Qumran (unico agnostico dell'èquipe, gli altri membri erano di religione cattolica) scrisse un libro intitolato Il fungo sacro e la croce, un 'opera che suscitò sdegno e indignazione (specialmente nel mondo cristiano) al punto che la stessa casa editrice che l'aveva pubblicato lo ritirò dal commercio scusandosi pubblicamente per aver diffuso un libro del genere. Inutile dire che quest' opera stroncò del tutto la carriera di Allegro, che non solo fu tacciato di blasfemia ma addirittura di pazzia.

    Attraverso decifrazione di simboli, analisi etimologiche, studi linguistici e indagini filologiche, Allegro giunse alla conclusione che le origini del Cristianesimo (e anche dello stesso Giudaismo) siano da ricercare nei culti preistorici della fecondità del vicino Oriente antico, strettamente legati alla sessualità e all'utilizzo di sostanze psicotrope.

    Secondo Allegro, Gesù in realtà non fu un uomo realmente esistito ma un semplice simbolo creato per celare ai non iniziati la verità esoterica primordiale dei culti della fecondità che erano alla base di tutto. In realtà "il figlio di Dio" era un fungo allucinogeno (Amanita Muscaria) che gli antichi veneravano per le sue proprietà contenenti il potere divino e per la sua miracolosa facoltà di nascere senza semi (nato da una vergine). L'Amanita Muscaria rappresentava il Divino manifestatosi sulla terra (Dio fatto carne) e per il mistico era il mezzo per entrare in contatto con il regno di Dio, il Dio della fertilità che garantiva la vita dell'uomo e delle messi.


    Affresco del XII secolo che rappresenta l'Amanita Muscaria come albero del bene e del male, nella chiesa (ora diroccata) di Plaincourault in Francia.

    "Il fungo sacro era la "chiave" o il "chiavistello" che dava accesso al paradiso o all'inferno, duplice riferimento alla sua forma di sbarra terminante in un pomo per aprire le porte, e alla sua facoltà di aprire la strada a nuove ed eccitantie sperienze mistiche. Chimare "Satana" l'apostolo è in linea con l'altro titolo di "Cefa". Ambedue i nomi essendo di fatto dei giochi di parole sulle denominazioni del fungo, altrove usati per un'altra pianta "bulbo", cipolla. Il greco e il latino danno il nome "setanion", "setania" alla cipolla e il latino ha anche "caepa", "cepa" per quel vegetale che ha il corrispondente francese in "cèpe" "ceps", fungo.
    Il notissimo gioco di parole in matteo 16:18: "tu sei Pietro (Petros) e sopra questa pietra (petra) edifichierò la mia chiesa..." può assumere oggi una ben maggiore rilevanza per il culto di un semplice gioco sul titolo di Pietro-Cefa e la parola aramaica cheindica pietra, Kepha. Il vero interesse di tutto il brano sta nel gioco di parole sul nome del fungo sacro che "Pietro" rappresenta. Il conferimento di autorità: "io ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto e tutto ciò che sarà sciolto sulla terra sarà sciolto dei cieli" (Matteo, 16:19) ha le sue basi verbali in un importante nome che i Sumeri davano al fungo: MASh-BA(LA)G-ANTA-TAB-BA-RI, letto come "Tu sei l'arbitro (quello che permette, autorizza) del regno".
    Grazie ad un gioco su tre o quattro parole aramaiche estratte dal titolo sumerico. Si tratta probabilmente, come per quasi tutte le direttive e omelie, della storia apparente, di una cosa che non ha nessun significato reale. Meno che mai si può pensare che i membri del culto interpretassero quel brano nel senso che uno di loro avrebbe assunto su di sé l'autorità spirituale indicata dall'interpretazione superficiale del testo. Soltanto Dio ha la facoltà di "legare" e "sciogliere", per gli adoratori del sacro fungo, la deità si trova in questo ed offriva ai suoi servi la "chiave" per una nuova e meravigliosa esperienza mistica. Era questa "rinascita", come veniva chimata, che rimeteva i debiti del passato e offriva la premessa di un futuro libero dal "peccato" culturale che impediva la comunicazione direta dell'iniziato con Dio."

    (John Allegro, "Il fungo sacro e la croce"- Cesco Ciapanna Editore - 1970- pag. 69)
    Sull'argomento segnalo anche questo sito: Chiesa del Cristo Fungo in parte ispirato al libro di Allegro.



    Amanita Muscaria
    Ultima modifica di Zed; 24-10-09 alle 12:27

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il Fungo Sacro e la Croce

    Scusami se rido,ma è una tesi alquanto bizzarra, che se si dimostrasse vera avrebbe seriamente del grottesco
    Ultima modifica di Strapaesano; 24-10-09 alle 12:27
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il Fungo Sacro e la Croce

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Scusami se rido,ma è una tesi alquanto bizzarra, che se si dimostrasse vera avrebbe seriamente del grottesco
    Già...ma ciò che mi incuriosisce di questa tesi bizzarra è proprio la demonizzazione di cui è stato vittima Allegro, oggi il libro è inesistente in commercio, i pochi che lo possiedono lo hanno reperito usato su ebay o su qualche bancarella di roba vecchia. Che i culti della fecondità legati all'utilizzo di enteogeni siano cosa vera, questo è assodato, da qui a rintracciarvi l'origine dei monoteismi c'e'ne passa....quello che mi domando però è.....se fosse vero? chi può dirlo? io non essendo cristiano non rifiuto a priori questa tesi, bisogna vedere fino a che punto quelle di Allegro siano forzature.
    Ultima modifica di Zed; 24-10-09 alle 12:37

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il Fungo Sacro e la Croce

    Citazione Originariamente Scritto da Zed Visualizza Messaggio
    Già...ma ciò che mi incuriosisce di questa tesi bizzarra è proprio la demonizzazione di cui è stato vittima Allegro, oggi il libro è inesistente in commercio, i pochi che lo possiedono lo hanno reperito usato su ebay o su qualche bancarella di roba vecchia. Che i culti della fecondità legati all'utilizzo di enteogeni siano cosa vera, questo è assodato, da qui a rintracciarvi l'origine dei monoteismi c'e'ne passa....quello che mi domando però è.....se fosse vero? chi può dirlo? bisogna vedere fino a che punto quelle di Allegro sono forzature.
    Mah, che dire, è una tesi interessante e come ti dicevo bizzarra, somiglia molto al culto della marjuana presso i giamaicani...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il Fungo Sacro e la Croce

    Citazione Originariamente Scritto da Zed Visualizza Messaggio


    Amanita Muscaria
    Ma non ci abitavano i Puffi?
    Preferisco di no.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il Fungo Sacro e la Croce

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    Ma non ci abitavano i Puffi?
    No,ma che dici, i puffi erano dei marxisti-leninisti atei...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il Fungo Sacro e la Croce

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    No,ma che dici, i puffi erano dei marxisti-leninisti atei...
    No, sono degli iniziati framassoni:
    I Puffi? Una loggia massonica
    di Massimo Introvigne
    Max Weber aveva torto. Una recensione di The Victory of Reason di Rodney Stark, di Massimo Introvigne

    I Puffi – i simpatici ometti blu creati dal belga Peyo (Pierre Cullifford, 1928-1992) – sono in realtà una metafora della massoneria. Il villaggio dei Puffi è una loggia massonica e Gargamella, il cattivo che ce l’ha con i Puffi, è un profano che non fa parte della massoneria e cerca di carpirne i segreti. Lo sostiene Antonio Soro, finora noto come studioso di scintoismo, in un curioso opuscolo dal titolo I Puffi, la “vera” conoscenza e la massoneria (EDES - Editrice Democratica Sarda, Sassari 2005), dove compie un vero e proprio tour de force per cercare di documentare la sua tesi. Nel libro si avverte anche l’eco di polemiche intra-massoniche: i Puffi rappresenterebbe un esoterismo massonico di natura gnostica che la massoneria moderna, imboccata la via del razionalismo, avrebbe in gran parte smarrito.

    Secondo Soro, già i colori dei Puffi sono massonici. Il blu è il colore “pneumatico” dei figli del Dio misterioso nelle scuole gnostiche antiche. Il berretto bianco dei Puffi rappresenta la purezza cui lo gnostico aspira. Il Grande Puffo è “il Maestro di Loggia”, vestito – solo lui – con cappuccio e pantaloncini rossi, che rimandano al fuoco dello Spirito e alla simbologia del grado massonico dell’Arco Reale. Se si esclude l’unica femmina, Puffetta, i Puffi sono novantanove, come i gradi di certe massonerie esoteriche e i saggi vestiti di bianco nella Nuova Atlantide (1643)di Francesco Bacone (1561-1626), un’opera che esercita un’influenza notevole sui primi massoni britannici. Le case dei Puffi assomigliano a funghi, anzi a un fungo particolare, l’amanita muscaria, che può essere velenoso: ma l’iniziato massonico trasforma il veleno in elisir di rigenerazione. Soro avrebbe anche potuto aggiungere che in piccole dose l’amanita muscaria è stata usata come allucinogeno lungo un arco storico che va dagli sciamani agli hippie, e che secondo il curioso esoterista John Allegro (1923-1988), oggetto oggi di una riscoperta negli ambienti accademici americani, lo avrebbero usato anche i primi cristiani, così che molti miracoli di Gesù sarebbero in realtà esperienze allucinogene.

    I Puffi non sono uomini. Nell’interpretazione di Soro sembrano essere – o meglio essere riusciti misteriosamente a ridiventare - quelli che una vasta tradizione esoterica chiama “pre-adamiti”, esseri vissuti prima di Adamo in uno “stato edenico primordiale”. Prima di Adamo, e del caos causato dagli uomini e rappresentato dall’episodio biblico della Torre di Babele, non è necessario un vocabolario completo. Nell’edenico stato di natura ci si comprende con poche parole. Così per i Puffi il verbo “puffare” sostituisce quasi tutti i nostri verbi. Quando un Puffo, anziché “Voglio mangiare una mela”, dice “Voglio puffare una mela”, Soro spiega che “per una comunità tornata all’Eden cosmico le cose hanno tendenze naturali, sicché nel contesto del vissuto è perfettamente chiaro ciò che si intende. L’unica lingua con un vocabolario ‘essenziale’ si è di nuovo affermata sulla moltitudine di parlate grazie all’azione dello Spirito, e i pensieri procedono nella direzione naturale degli eventi”.

    Si tratta di una vera e propria “Gran Loggia dei Puffi”, dove l’iniziazione è data per sempre. Il Puffo Selvaggio è voluto uscire dal villaggio dei Puffi (la Gran Loggia) e andare a vivere nella foresta (il mondo profano, fuori della massoneria), ma la porta per lui “rimane sempre aperta, perché egli è sempre – e sempre rimarrà – un Puffo”.

    La Gran Loggia dei Puffi che pratica l’arte massonica secondo la cosmologia gnostica degli Ancients – e non, per usare terminologie massoniche settecentesche, secondo il razionalismo illuminista dei Moderns – è insidiata da Gargamella. Questi è il profano che cerca di entrare nel villaggio dei Puffi senza mai riuscirci, perché la Gran Loggia rimane chiusa al non iniziato. Gargamella è vestito di nero, il che potrebbe evocare la magia nera, ma per Soro è più probabile che si tratti di una “toga ecclesiastica” da prete o da rabbino ortodosso anti-massonico: “Il Gargamella prete/rabbino è implacabile cacciatore della sapienza massonica, perché la sua tradizione non possiede più quella conoscenza capace di rinnovare l’uomo, di trasfigurare la banale realtà ilica in dorata realtà pleromatica. Egli combatte la massoneria ma allo stesso tempo ne ha bisogno, deve carpirne i segreti da tradurre in una pastorale, per non perdere la base dei fedeli”. Ma a quale espediente ricorre Gargamella per insidiare la Gran Loggia dei Puffi? Come nel mito gnostico dalla caduta di Sofia, egli cerca di rompere l’“androginia divina” che regna nel villaggio del Grande Puffo introducendovi l’elemento femminile, Puffetta, l’unica Puffa femmina. Ma l’operazione, pur creando notevoli perturbazioni, non riesce, perché il Grande Puffo possiede un’alchimia superiore a quella di Gargamella e vigila.

    Soro sa bene che i Puffi sono stati interpretati in molti modi diversi, tra l’altro come metafora di una società socialista utopistica. A sostegno della sua tesi cita un dato filologico: i Puffi compaiono per la prima volta sul Journal de Spirou il 23 ottobre1958, mentre due personaggi che danno il titolo a una serie precedente di Peyo, Johan e Pirlouit, sono alla ricerca di un flauto magico, che evoca immediatamente l’opera omonima di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), la cui relazione con la massoneria è ben nota.

    Si potrebbe obiettare che il clima della scuola belga del fumetto, quella delle “linee chiare”, in cui matura la fortunata creazione di Peyo è piuttosto cattolicheggiante, e corrisponde a una reazione, ispirata ai valori morali e familiari, al fumetto americano considerato poco adatto alle buone famiglie cattoliche. E Soro pattina sul ghiaccio sottile – rischiando che qualcuno dei talebani nostrani, che tuonano contro Streghe o la serie di romanzi che hanno come protagonista Harry Potter, vieti agli incolpevoli figlioletti anche i Puffi – quando presenta gli ometti blu come esponenti di un satanismo “buono”, un luciferismo pienamente giustificato da una prospettiva coerentemente gnostica.

    L’opera di Soro nasce, al contrario, da una simpatia per i Puffi. Se la si prende troppo alla lettera si rischia di cadere nei rischi che Umberto Eco collegava alla “interpretazione infinita”. Ma i capolavori – e i Puffi, nel loro genere, lo sono – sono tali appunto perché sono aperti a una pluralità di interpretazioni. Per chi invece si interessa di cose massoniche, il quesito di Soro rimane: riuscirà Gargamella a “puffare la massoneria”? A giudicare da certe tristi considerazioni dell’autore sulla massoneria razionalista di oggi, sembrerebbe che la risposta sia già implicita e che Gargamella in gran parte se la sia già puffata
    I Puffi? Una loggia massonica, di Massimo Introvigne
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Il Fungo Sacro e la Croce

    su Qumran ci sarebbe ben altro da dire !

    un posto a quaranta giorni dal deserto che non mi garba per nulla

  9. #9
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    Predefinito Re: Rif: Il Fungo Sacro e la Croce

    Il libro di Allegro in Italia è oggi praticamente introvabile (sono tra i pochi a possedere una copia dell'edizione italiana del 1970) ma all'estero è stato ristampato di recente dopo decenni di censura.

    Ultima modifica di Zed; 05-06-12 alle 19:20
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

 

 

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