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  1. #1
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    Predefinito Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    Pensavo che sarebbe interessante e piacevole riportare in questo thread alcuni brani, che ci hanno "toccato" durante la lettura dei nostri libri.
    Può essere un modo per riprovare il piacere di quella lettura e condividerlo con gli altri.

    Voglio cominciare con un classico, che mi è ricapitato in questi giorni tra le mani, procurandomi un'ennesima forte emozione, sia per la bellezza della descrizione che per l'argomento che tratta.


    La madre di Cecilia (da " I Promessi Sposi" di A. Manzoni)

    Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de'volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento.
    Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, «no!» disse: «non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete». Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: «promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così».
    Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: «addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri». Poi, voltatasi di nuovo al monatto, «voi», disse, «passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola».
    Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato.

  2. #2
    La Vengeance
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    Rispondo senza esitazione all'appello di Heidi. Ho amato, amo ed amerò per sempre "I Miserabili" di Victor Hugo.
    Opera insuperabile. Autore irraggiungibile.

    Traggo appunto da I Miserabili "Entra in scena una bambola" inserendo però due brevissimi frammenti dei capitoli che precedono per consentire al lettore di sbirciare appena un po' nella sofferenza della piccola Cosette.

    Questo commovente affresco conquista, senza alcun dubbio, una delle vette più alte della letteratura mondiale.
    E’ la mescola perfetta di tutti i colori della miseria e del dolore, della passione e della rinuncia. Di tutte le aberranti combinazioni che consumano quell'orrendo delitto che è soffocazione del bambino che dimora in ognuno di noi.
    Uno dei brani più commoventi dell’opera di Hugo.
    Tratteggio brevemente la situazione.

    La piccola, ostaggio dei Thénardier, soffre nella stamberga in cui viveva ed era mal trattata dai due abominevoli mostri che la dominavano e, come vedremo, nella fredda e buia notte sarà costretta a recarsi lontano per prendere l’acqua su ordine della gigantessa (moglie di Thénardier).
    Successivamente, un incontro, cambierà la sua vita per sempre.
    C’è sempre speranza dunque.:giagia:
    Buona lettura.




    “Cosette saliva e scendeva, lavava, spazzolava, fregava, scopava, correva, s'affaccendava, ansava, smoveva oggetti pesanti e, gracile com'era, faceva i lavori gravosi. Nessuna compassione, ma solo una padrona selvaggia e un padrone velenoso; la bettola di Thénardier era come una ragnatela in cui Cosette, tremante, era impigliata. L'ideale dell'oppressione era realizzato da quella sinistra domestichezza; era simile alla mosca, serva dei ragni. La povera bimba, passiva, taceva.
    Oh! Quando si trovano così, fin dall'alba, così piccine e così nude, fra gli uomini, che cos'accade in quelle anime che hanno allora allora lasciato Dio?

    ….


    Cosette pensava tristemente; poiché, sebbene avesse solo otto anni, aveva già tanto sofferto, che sognava colla tristezza d'una vecchia. La palpebra annerita da un pugno che le aveva dato la Thénardier, faceva dire al donnone: «Com'è brutta, con quel livido sull'occhio!»
    Cosette, dunque, andava pensando ch'era buio, molto buio, ch'era stato necessario riempire alla sprovvista le brocche e le bottiglie nelle stanze dei viaggiatori e che non v'era più acqua nel serbatoio. La rassicurava un poco il fatto che in casa Thénardier si beveva poca acqua; non che mancassero le persone che avevan sete, ma si rivolgevano più volentieri al boccale che al secchio. Chi avesse chiesto un bicchiere di acqua in mezzo a quei bicchieri di vino sarebbe sembrato un selvaggio a tutti quegli uomini. Pure, vi fu un momento in cui la bimba tremò: la Thénardier, sollevato il coperchio d'una casseruola che bolliva sul fornello, prese un bicchiere e s'avvicinò rapida al serbatoio, girandone il rubinetto. La bambina aveva alzato la testa e seguiva tutti i suoi movi- menti; un sottile filo d'acqua sgorgò dal rubinetto e riempì per metà il bicchiere: «To'! Non v'è più acqua!» disse; poi ebbe un momento di pausa. La bimba non respirava più.
    …...

    ENTRA IN SCENA UNA BAMBOLA.

    Come si ricorderà, la fila delle bottegucce all'aperto che partiva dalla chiesa si svolgeva fino all'albergo Thénardier; quelle botteghe, per via del prossimo passaggio dei borghesi che si recavano alla messa di mezzanotte, eran tutte illuminate con candele che ardevano entro imbuti di carta, ciò che, come diceva il maestro di scuola, seduto a tavola in quel momento dai Thénardier, faceva «un effetto magico.» In compenso, non si vedeva una sola stella in cielo.

    L'ultima di quelle baracche, proprio davanti alla porta dei Thénardier, era una bottega di chincaglieria, tutta rilucente d'orpelli, conterie e magnifici oggetti di latta. In prima fila davanti a tutto, il mercante aveva collocato, sopra uno sfondo di candidi tovaglioli, un'immensa bambola, alta quasi due piedi e vestita d'un abito di crespo rosa, colle spighe d'oro in capo e i capelli veri e occhi di smalto. Tutto il giorno quella meraviglia era stata esposta all'ammirazione dei passanti sotto i dieci anni, senza che si fosse trovata in Montfermeil una madre così ricca, o almeno così prodiga, da regalarla alla propria figlia. Eponina e Azelma avevan passato ore intere a contemplarla e perfino Cosette (furtivamente, è vero) aveva osato guardarla.

    Quando Cosette uscì, col secchio in mano, non poté trattenersi, benché triste ed accasciata, dall'alzare gli occhi verso quella prodigiosa bambola, la signora, com'ella la chiamava: e s'arrestò impietrita. Non l'aveva ancor vista da vicino: l'intera bottega le sembrava un palazzo e quella bambola era una visione. Eran la gioia, lo splendore, la ricchezza, la felicità che apparivano in una specie di chimerica luce a quell'infelice esserino così profondamente immerso in una miseria gelida. Cosette misurava colla sagacità ingenua e triste dell'infanzia l'abisso che la separava da quella bambola e s'andava dicendo che bisognava essere una regina o almeno una principessa per avere una «cosa» come quella. Osservava quel bel vestito rosa, quei bei capelli lisci e pensava: «Come dev'essere felice, quella bambola!» Non poteva staccare gli occhi da quella bottega fantastica e, quanto più guardava, tanto più era abbacinata: credeva di vedere il paradiso. Dietro la grande, vi erano altre bambole che le sembravan fate e genii; e il mercante che andava e veniva in fondo alla baracca le faceva un po' l'effetto d'essere il Padre Eterno.

    In quell'adorazione, dimenticava tutto, anche la commissione di cui era incaricata; all'improvviso, la voce rude della Thénardier la richiamò alla realtà:
    «Come! Non sei andata ancora, pettegola? Aspetta che vengo! Vorrei sapere cosa sta lì a fare! Va', mostriciattolo!»
    La Thénardier aveva dato un'occhiata sulla via ed aveva scorto Cosette in estasi. Ella scappò via col secchio, facendo i passi più lunghi che poteva.”
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  3. #3
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    Come si può rimanere indifferenti di fronte a capolavori come "I miserabili"?
    Victor Hugo sa entrare, come pochi, all'interno dell'animo umano, riuscendo a carpire anche le più sottili sfumature dei sentimenti che lo governano.

  4. #4
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    Ci sono pagine, anche in piccoli libri, che hanno il potere di entrare dentro la nostra anima con le loro parole e rimanerci per sempre, accentuando le nostre riflessioni sulla natura umana e persino perfezionando alcuni nostri pensieri.
    E' il caso di Anna Frank e del suo diario.
    Non appartiene alla "grande" letteratura, ma contiene una carica emotiva come pochi testi posseggono.
    L'abbiamo letto un po' tutti e molto probabilmente nel periodo dell' adolescenza, ma quelle parole ci emozionano sempre, anche a distanza di anni, forse perchè conosciamo il destino di quella piccola scrittrice, che nonostante la realtà che stava vivendo, conservava ancora vivide le sue giovani speranze.


    15 luglio 1944

    [...] "Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà.
    È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.
    Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui saranno forse ancora attuabili."

  5. #5
    mai, eh...
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    They rushed down the street together, digging everything in the early way they had, which later became so much sadder and perceptive and blank. But then they danced down the streets like dingledodies, and I shambled after as I've been doing all my life after people who interest me, because the only people for me are the mad ones, the ones who are mad to live, mad to talk, mad to be saved, desirous of everything at the same time, the ones who never yawn or say a commonplace thing, but burn, burn, burn like fabulous yellow roman candles exploding like spiders across the stars and in the middle you see the blue centerlight pop and everybody goes "Awww!"

    Jack Kerouac, On the Road

    "I don't make any rules, Nick, I go with the flow."

  6. #6
    mai, eh...
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    traduzione in italiano che però non rende

    Correvano insieme per le strade, assorbendo tutto in
    quella primitiva maniera che avevano, e che più tardi diventò tanto più
    triste e ricettiva e vuota. Ma allora danzavano lungo le strade leggeri come
    piume, e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la
    gente che m'interessa, perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi,
    quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati,
    vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o
    dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi
    fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e
    nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno
    "Ooohhh!".

    "I don't make any rules, Nick, I go with the flow."

  7. #7
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    Iniziativa interessante Heidi!
    Per conto mio dovrei citare Tolkien e Thomas Mann "la montagna magica".
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  8. #8
    La Vengeance
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio
    Iniziativa interessante Heidi!
    Per conto mio dovrei citare Tolkien e Thomas Mann "la montagna magica".
    Direi che potresti postare Mann.
    L'iniziativa è molto più che interessante e debbo confessare che "La madre di Cecilia" ha inumidito la mia anima. Toccante.
    Intenso anche il brano introdotto da Melusine.
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  9. #9
    birra al popolo
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    Un momento. Quell'Essere! Come lo chiamerò? L'Invisibile? No, non basta. Io lo chiamo Horla. Perché? Non lo so. Dunque, Horla non mi lasciava più. Avevo giorno e notte la sensazione, la certezza della presenza di quest'estraneo inafferrabile, e anche la certezza che stava prendendosi la mia vita, ora per ora, minuto per minuto.

    da "Le Horla", Guy de Maupassant
    Ultima modifica di Luis Molina; 04-12-12 alle 19:35

  10. #10
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    Predefinito Re: Brani di letteratura che abbiamo letto ed amato

    Da Ship of Fools, di P.J. O'Rourke:

    We spent the rest of the day on a Soviet version of a Gray Line tour, visiting at least thirty places of no interest. For the uninitiated, all Russian buildings look either like Grand Army of the Republic memorials or like low-income federal housing projects without graffiti. There are a few exceptions left over from the czars, but they need to have their lawns mowed. Every fifteen feet there's a monument – monuments to this, monuments to that, monuments to the Standing Committee of the Second National Congress of Gypsum and Chalk Workers, monuments to the Mothers of Mothers of War Martyrs, monuments to the Inventor of the Flexible Belt Drive. “In the foreground is a monument to the monument in the background,” Marya* narrated.
    During a brief monument lacuna, Marya said “Do any of you have questions that you would like to ask about the Soviet Union?”
    “Where can I get a -” But the leftists beat me to it.
    “What is the cost of housing in the Soviet Union as a percentage of worker wages?” asked one.
    “What is the retirement age in the Soviet Union?” asked another.
    “What pension do retired Soviet workers receive as a percentage of their highest annual work-life salary?”
    “Is higher education free in the Soviet Union?”
    “What about unemployment?”
    Marya answered, pointed out a few more monuments, and asked, “Do any of you have other questions that you would like to ask about the Soviet Union?”
    Exactly the same person who'd asked the first question asked exactly the same question again. I thought I was hearing things.
    “What is the cost of housing in the Soviet Union as a percentage of worker wages?”
    And that flipped the switch.
    “What is the retirement age in the Soviet Union?”
    “What pension do retired Soviet workers receive as a percentage of their highest annual work-life salary?”
    “Is higher education free in the Soviet Union?”
    Marya answered the questions again. The third time it happened she began to lose her composure. I could hear her filling up empty places in the sightseeing landscape. “Look! There's a building! And there's another! And over there are several buildings together! And here [sigh of relief] are many monuments.”
    All the time we were in Russia, at every opportunity, the questions began again, identical questions with identical wording. I'm proud to say I don't remember a single one of the answers. Except the one about unemployment: “There is no unemployment in the Soviet Union. The Soviet constitution guarantees everyone a job.” A pretty scary idea, I'd say.
    Later in the trip, when I'd fled the bus tours and was wandering on my own, the lumpier kind of Russian would come up and ask me questions – not the “You are foreign?”sort of questions but rapid, involved questions in Russian. Perhaps because my hair was combed and I wore a necktie (two Soviet rarities) they thought I had special access to the comb-and-necktie store and must therefore be a privileged party official who knew what was what. I've wondered since if they were asking me, “What is the cost of housing in the Soviet Union as a percentage of worker wages?”

    *Marya è la “beautiful Intourist guide” che accompagna della comitiva.
    La sua innata benevolenza nei confronti delle persone avrebbe fatto in modo di derivare la sua naturale accondiscendenza come decisione.

 

 
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