Romania, un sindaco deporta 300 Rom in una fabbrica inquinata
In Transilvania, il sindaco Baia Mara obbliga un folto gruppo di Rom a trasferirsi in una ex fabbrica chimica abbandonata e non bonificata. Si difende: «Sono solo delinquenti». Due persone sono morte dopo aver respirato i veleni della «nuova dimora», altre venti sono in ospedale per asfissia e avvelenamento.
Luigi Guelpa
BAIA MARE - Non bastava un muro alto due metri per separare gli abitanti della sua città da quelli di etnia rom. Catalin Chereches, 34 anni, sindaco di Baia Mare, capoluogo del distretto di Maramures, nella regione storica della Transilvania, è andato ben oltre le «logiche», già perverse, di intolleranza razziale. Venerdì scorso, in perfetto stile Olocausto, ha radunato tutti i rom nella piazza principale della città, circa trecento persone, li ha fatti caricare su camion e altri mezzi di fortuna e ha ordinato che venissero trasferiti in una nuova zona.
TRASFERITI 300 ROM IN UNA EX FABBRICA - Peccato che la casa non sia proprio tra le più confortevoli in circolazione, ma un’ex fabbrica chimica abbandonata e soprattutto non bonificata. Chereches, 34 anni, da quattro primo cittadino di Baia Mare, farebbe qualsiasi cosa pur di riottenere la fiducia dei suoi elettori alle consultazioni elettorali di domenica. Vuole a tutti i costi il secondo mandato e per accattivarsi la simpatia dei cittadini ha scelto di risolvere in maniera radicale l’eterno problema di convivenza, diffuso in tutta la Romania, tra i romeni di origine e quelli appartenenti all’etnia rom. La disposizione del trasloco coatto va ben oltre l’aver calpestato i più elementari diritti civili. L’accusa che viene mossa a Chereches da alcune associazioni umanitarie è quella di tentata strage.
Due persone sono già decedute dopo aver respirato i veleni della «nuova dimora», altri venti Rom sono stati ricoverati negli ospedali della zona con chiari sintomi di asfissia e avvelenamento. Alcuni rom hanno tentato di abbandonare la trappola per topi per far ritorno alle proprie (e legittime) abitazioni, ma a pochi passi dalla fabbrica staziona un drappello di poliziotti che ha l’ordine di sparare a vista. «Questo è un lager – racconta uno degli inquilini in una mail inviata alla Croce Rossa internazionale – mancano le più elementari norme igieniche. Hanno dato una mano di vernice ai muri per nascondere i veleni che li imbrattavano. Qui ci sono anche bambini. E’ il nuovo olocausto nazista e il governo della Romania resta a guardare».
«NON HO CACCIATO I ROM» - Chereches, ricandidato per l‘Unione Socialista Liberale, partito che vanta rappresentanti anche nella coalizione dell’esecutivo guidato dal premier Victor Ponta, va avanti per la sua strada e non sembra affatto preoccupato di quanto stia accadendo a pochi passi da Baia Mare. «È solo propaganda politica – si giustifica – non ho cacciato i rom, ho allontanato dalla città delinquenti comuni e qualche mafioso. Ho reso un servizio ai miei conterranei». Che evidentemente la pensano allo stesso modo visto che dai sondaggi pubblicati mercoledì da un giornale locale Chereches è accreditato di un buon 90% di preferenze.
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