Pochi negheranno che le armi nucleari, batteriologiche e chimiche siano assassine, ripugnanti e indiscriminate, e che non debbono essere usate in guerra.
La maggioranza delle persone, a meno che non sia imposto diversamente dai loro governanti, sarebbero d’accordo che i bombardamenti a tappeto o saturazioni di bombe sono altrettanto detestabili. Non abbastanza discusso, ma egualmente barbaro, è l’uso deliberato della fame per costringere un nemico a piegarsi. La parola “Holodomor” dovrebbe essere conosciuta da tutti come sinonimo di disumanità dell’uomo sull’uomo

di Daniel Michaels

La legge “Customary International Humanitarian Law” (diritto comune internazionale umanitario), Protocolli I e II, allegati alle Convenzioni di Ginevra nel 1977, stabiliscono minuziosamente la necessità di proteggere i civili dalla fame in tempo di guerra. L’Articolo 54 del Protocollo che dedica la questione della protezione degli scopi indispensabili alla sopravvivenza delle popolazioni civili, Paragrafo, 1 stabilisce chiaramente: “Affamare i civili come metodo di fare la guerra è proibito”: “E’ vietato attaccare, distruggere o rendere inutilizzabili oggetti indispensabili per la sopravvivenza delle popolazioni civili, come generi alimentari, aree agricole per la produzione di cibo, granaglie, bestiame, installazioni per acqua potabile, forniture e lavori di irrigazione, con lo scopo specifico di negare loro il valore di sostentamento delle popolazioni civili o delle parti contrarie, se allo scopo di affamare i civili, per costringerli ad allontanarsi o per qualsiasi altro motivo”.
La Legge “Customary International Humanitarian Law” si compone di regole che emanano da “pratiche generali accettate come legge” ed esistono indipendentemente dal Trattato. Il CIHL è importante nei conflitti armati perché colma i vuoti dei Trattati nei conflitti internazionali o locali. Tuttavia, i Protocolli si applicano a quei Paesi che li hanno ratificati, particolarmente ai non-firmatari come gli Stati Uniti, Israele, Iran, Pakistan e Iraq.
L’inedia è stata usata come arma fin dall’antichità per sottomettere la resistenza nemica condannando a morte non solo i guerrieri nemici ma tutta la gente nel campo nemico. Nel caso peggiore è una forma di genocidio. Interi clan, tribù e nazioni si sono presentati sono comparsi nella storia, hanno combattuto e sono scomparsi nel nulla. Il clan Donald di Glencoe, Scozia, per esempio, fu condannato allo sterminio dal Re Guglielmo Terzo d’Inghilterra, per esempio - un orrendo crimine. E questo è solo un caso.
Siccome la popolazione mondiale è cresciuta fino ad oltre 6 miliardi in questo 21° secolo, il numero dei non combattenti - donne, bambini, anziani - messi a morte da deliberate politiche governative di morte per fame o come conseguenza di armi di distruzione di massa, probabilmente supera quello dei secoli passati.
Caratteristica della guerra per fame è il fatto che il colpevole è economicamente e militarmente più forte della vittima. Gradi di reità possono essere imputati ai responsabili di politiche o azioni che causano la morte di civili. Come stabilito dall’Art. 54, la piena responsabilità si addebita ai responsabili quando l’inedia viene causata da azioni particolarmente intese per causare la morte nel partito avverso. Il decesso per fame di civili, come risultato non intenzionale di azioni belliche nemiche (talvolta chiamati “danni collaterali”) mirato alla distruzione di obbiettivi militari non è considerata violazione. Nel caso di bombardamenti aerei non c’è colpa se l’obbiettivo è un oggetto militare, ma non esiste giustificazione per “bombardamenti a tappeto” o ”saturazione” deliberatamente pianificata per uccidere civili nemici. Durante queste incursioni nella II guerra mondiale più di mezzo milione di civili tedeschi furono assassinati. Di eguale importanza è il fatto che altri milioni di civili furono lasciati senza casa, esposti ad ulteriori minacce sulla vita, inclusa la morte per fame. Nella II guerra mondiale la RAF si dedicò alla ricerca e sviluppo di operazioni di bombardamento che erano mirate senz’ombra di dubbio ad uccidere la popolazione civile, composta in gran parte da operai con basso reddito in modesti condomini densamente abitati, assicurando così un gran numero di decessi.
La ricerca ebbe il suo culmine nello sviluppo della “tempesta di fuoco”, il cui maggior successo fu la distruzione della disarmata città di Dresda.
La morte per fame di non combattenti che può avvenire nelle colonie di grandi potenze per noncuranza, per quanto reprensibile, non è considerata violazione dell’Art.54. La morte per fame che seminò molte vittime durante la terribile carestia in Irlanda (colonia inglese all’epoca) dal 1720 al 1741 e di nuovo dal 1845 al 1852, per esempio, fu aggravata di proposito dalle azioni del governo britannico, benché in quello stadio del colonialismo non fu considerata colpevolezza.
Qui di seguito vi sono esempi di vari gradi di responsabilità, che vanno da colpe minori al pieno dolo per l’esecuzione di riconosciuti crimini di guerra. Perfino in tempo di pace una grande potenza o gruppo di potenze possono imporre sanzioni coercitive allo scopo di indurre la nazione più debole a cambiare il suo corso di azioni.Benché questo comportamento sia diretto ai governi, l’intera popolazione normalmente condivide gli effetti perversi delle sanzioni. Comunque, tali azioni sono una pratica diplomatica accettata dalle leggi internazionali e non richiedono colpevolezza dei responsabili.
Questo tormento viene imposto oggi all’Iran.
Durante il tempo di guerra vi sono molte operazioni nelle quali vengono uccisi senza intenzione dei civili, ma nelle quali non vi è dolo da parte dei militari per la semplice ragione che i civili stanno dappertutto e non possono essere evitati. Fra le operazioni militari che molto spesso intrappolano grandi numeri di non combattenti vi sono grandi accerchiamenti, blocchi, operazioni di terra bruciata e assedi.
Il più conosciuto è l’assedio di Leningrado nella II guerra mondiale che durò 872 giorni dal settembre 1941 al gennaio 1944. Circa 3 milioni di soldati e civili perirono nel cimento, nel quale la morte per fame fu la massima responsabile. Dopo che tutti i ratti, gatti e cani servirono da cibo, furono riportati casi di cannibalismo. La “Flottiglia Ladoga” riuscì infine ad evacuare 1.400.000 civili attraverso la cosiddetta “strada della vita” sul lago Ladoga. Il secondo caso più costoso in vite umane fu l’assedio di Berlino circa un anno dopo nel quale si stima che perirono 1.300.000 militari e civili. I più grandi sforzi di proteggere i civili in queste catastrofi ebbero un successo limitato.
Nell’eccellente film “Gallipoli” (Prima G.M.) e “Breaker Morant” (Guerra dei Boeri) gli spettatori americani hanno avuto un’idea di ciò che sarebbe potuto essere il loro destino nelle mani della Corona britannica se non avessero ottenuto l’indipendenza. Le risorse ed i giovani delle varie colonie britanniche furono adoperati per combattere le guerre inglesi. Senza consultare uno qualsiasi dei capi indiani - l’Impero indiano britannico - il raj - fu dichiarato belligerante contro le potenze dell’Asse. I nazionalisti indiani come il Mahatma Mohandas Karamchad Gandhi e Subhash Chandra Bose protestarono, chiamando ipocriti gli inglesi, perché proprio essi negavano i diritti umani al popolo indiano. Nel 1943, nel pieno della guerra, una carestia funestò la provincia del Bengala, nella quale morirono 3 milioni di persone di fame, malnutrizione e malattie. Gli inglesi, che controllavano le riserve alimentari e la loro distribuzione, furono accusati per la carestia e per la distribuzione delle scorte di cibo esclusivamente alla gente di Calcutta dove si trovavano moltissimi uomini d’affari e le loro imprese. Winston Churchill ed il suo consigliere, Frederick Lindemann (Lord Cherwell) furono ritenuti personalmente responsabili dai capi indiani ma scusati in Occidente.

I BLOCCHI NAVALI

Quando si dispiegano blocchi navali, come nel caso dell’assedio navale della Germania dal1914 al 1919 (un anno dopo che la guerra era ufficialmente finita), non possono esservi dubbi sulla deliberata intenzione dell’esecutore di causare fame, ed in questo caso fu molto efficace. 763.000 civili tedeschi furono assassinati per fame durante il conflitto ed ulteriori 100.000 nel dopoguerra. Lo scopo di continuare l’assedio navale dopo la guerra, era di costringere la Germania a firmare il controverso (infame, direi – n.d.t.) Trattato di Versailles.
Lyndon LaRouche, scrisse: “La carestia di uomini, donne e bambini è stato il metodo inglese più appropriato da quando gli ebrei sono divenuti dominanti in Irlanda, Cina, India, i Boeri, nella Germania, l’Austria, l’Ungheria, l’Italia. La Francia, l’Olanda, il Belgio, la Norvegia e la Spagna. L’Inghilterra e gli ebrei, col nostro aiuto, nel nome della Cristianità e della civiltà hanno illegalmente reso il cibo contrabbando contro nazioni pacifiche e amiche e lo chiamano “guerra economica”, cioè guerra ebraica – i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse”.
I massacri di armeni ed altri cristiani perpetrati dalla Turchia sono stati un chiaro esempio dell’uso della guerra per fame sui civili. Nel settembre 1915 il Parlamento ottomano approvò la legge sugli espropri, chiamata dagli ottomani “Legge temporanea sugli espropri e la confisca, inclusi terra, bestiame ed alloggi posseduti dagli armeni”. Il presidente Theodor Roosevelt la chiamò “il più grande crimine della guerra. Durante quest’orgia sanguinaria, un grande numero di armeni, greci ed assiri furono messi a morte.

HOLODOMOR

Un altro deliberato, enorme, spietato uso di guerra per fame diretto dai governi avvenne nel 1932-33. Chiamato “Holodomor” (uccisione per fame), il programma di Stalin di sterminio devastò tutta l’Ucraina. In seguito alla tentata introduzione della collettivizzazione, che incontrò la fiera opposizione della gente delle campagne e dei loro capi (i Kulaki - i più ostinati contadini che ottennero la proprietà della terra dopo le riforme di Pjotr Stolepyn), Stalin intraprese la politica di spezzare le reni alla resistenza nazionalista ucraina una volta per tutte. Nel 1930 dichiarò: “Ora abbiamo l’occasione di sferrare una risoluta offensiva contro i Kulaki, fiaccare la loro resistenza, eliminarla come classe e rimpiazzare la loro produzione con i kholkhoz e suvkholkhoz”. Seguì il programma di rimozione dei kulaki, nella quale decine di migliaia di kulaki furono assassinati. Ma senza i kulaki l’agricoltura ucraina collassò completamente, il programma di forzata collettivizzazione fallì. Stalin rispose con altro terrore, confiscando altre granaglie ed assassinando la opposizione. La carestia di massa ricominciò nel 1931 continuando fino a quando una cifra stimata a sei milioni di ucraini (i comunisti non tenevano statistiche - alcuni dicono 7 milioni e mezzo) furono lasciati morire di fame. Come nell’assedio di Leningrado più avanti, il cannibalismo fu pratica comune. Per disgrazia degli americani, il maggior giornale dell’establishment, il New York Times, aveva nominato Walter Duranty corrispondente da Mosca. Nato a Liverpool, Duranty nascondeva o alterava i delitti che il governo sovietico stava commettendo fino al 1940. Quando in privato Duranty ammetteva con funzionari occidentali che per vero morivano migliaia di persone, minimizzava con questa frase, “ma sono solo russi”, come per dire, “perché tanto chiasso?”. Duranty fu chiamato “il più grande bugiardo che ho conosciuto” da Malcolm Muggeridge ed altri, ma ciò nonostante fu grandemente stimato e perfino considerato un saggio dai liberal filo-sovietici. Accompagnava spesso Maxim Litvinov, primo ambasciatore sovietico negli Stati Uniti ed altri funzionari in visita alla Casa Bianca.
In un recente programma della BBC chiamato “Truth Tellers and Cover Up Artists”, il giornalista investigativo John Sweeney ha riferito come Duranty ridicolizzava Gareth Jones, rinomato gallese che, come Muggeridge, era andato in Russia ed aveva riportato l’orribile verità. Duranty vinse il Premio Pulitzer nel 1932, mentre Jones fui più tardi ucciso in Cina in circostanze misteriose.
Gli Stati Uniti, campioni dei diritti umani in Paesi dove sono negati, sono stati essi stessi accusati di permettere la morte per fame nei campi di concentramento americani per prigionieri di guerra dopo la II guerra mondiale.
Arbitrariamente denominando i prigionieri tedeschi come “Disarrmed Enemy Forces”, eliminarono la Svizzera come Paese protettore dei prigionieri tedeschi, e così la necessità di attenersi alle Convenzioni di Ginevra, in base alle quali i prigionieri avrebbero dovuto godere di tre importanti diritti: essere nutriti ed alloggiati, inviare e ricevere posta ed essere visitati da delegati della Croce Rossa Internazionale - un esempio di rivoltante imbroglio. Le razioni alimentari furono ridotte a meno di 2.000 calorie al giorno richieste dalla Convenzione e sotto la soglia di morte per fame. Non appena la Germania si arrese l’8 maggio 1945, i civili che avessero dato da mangiare ai prigionieri erano passibili di pena di morte. Tenuti in recinti per bestiame, esposti alle intemperie con poco cibo ed acqua ed assistenza sanitaria per mesi dopo la fine della guerra, morirono migliaia di prigionieri. Come comandante supremo, il generale Dwight Eisenhower era responsabile (James Bacque, storico canadese, ipotizza un milione di decessi – n.d.t.).
Per contro Herbert Hoover, un grande presidente americano più ammirato in Europa e Russia che in America, impiegò la vita intera, prima, durante e dopo la sua presidenza, a fornire aiuto con cibarie ed altre previsioni di soccorso alle vittime della fame causata da guerre e disastri naturali in tutto il mondo. Otto mesi dopo avere assunto la presidenza scoppiò la Grande Depressione, e Hoover ne fu ritenuto responsabile. Fu la fine dell’America “Flapper Age” (la moda della “maschietta”), di cui scrisse F. Scott Fitzgerald. Nel suo nuovo libro, “Freedom Betrayed” (libertà tradita), pubblicato 50anni dopo la morte, Hoover descrive come il suo successore, Franklin Delano Roosevelt, portò la Nazione lungo una falsa pista di collaborazione con l’Unione Sovietica.
Nella Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente susseguenti, milioni di civili in Europa furono privati della loro casa e costretti a cercare trovare una nuova vita. Durante l’espulsione degli ebrei dalla Germania e dei tedeschi dall’Europa orientale, entrambi esempi di pulizia etnica, perirono innumerevoli civili. Si stimano da due a tre milioni i tedeschi che morirono prima di raggiungere l’Ovest.
L’ONU ha cercato (ex post facto, naturalmente) di assicurarsi che questo no succeda più. Il 28 maggio 1995, l’alto Commissario per i diritti Umani, Ayala Lasso, tenne una conferenza nella Paulskirche a Francoforte sul tema delle espulsioni, pulizia etnica, rilocazioni, colpa collettiva e diritti umani. Lasso mise in rilievo il diritto dei popoli di non essere espulsi dalla loro terra ancestrale che è un diritto umano fondamentale. La sottocommissione per la prevenzione della discriminazione e protezione delle minoranze sta attualmente lavorando sugli aspetti dei diritti umani delle rilocazioni delle popolazioni. La Commissione delle N.U. sta inoltre studiando questo argomento molto importante.
L’art. 21 della bozza Codice dei Crimini contro la Pace e la Sicurezza del genere umano stabilisce che la espulsione di popolazioni civili dalla loro terra ancestrale è una seria violazione dei Diritti Umani e un reato internazionale. L’Art. 22 del codice elenca le espulsioni e la punizione collettiva di popolazioni civili come un crimine di guerra particolarmente grave. La più recente risoluzione delle N.U. riguardante il diritto alla terra natia, emessa il 26 agosto 1994 rinforza il diritto di ogni persona di vivere in pace e nella sua propria casa, sulla sua propria terra e nel suo proprio Paese. Inoltre, è affermato il diritto dei rifugiati e degli espulsi a ritornare nel loro Paese di nascita con sicurezza ed onorabilmente. Per noi, questa è soprattutto una questione di generale riconoscimento dei diritti umani, basata sul principio di eguaglianza. Tutte le vittime di guerra e della tirannia sono da rispettare perché ogni vita umana è importante. La Dignitas humana deve sempre essere innanzi a tutto.
Le Convenzioni umanitarie bene intenzionate, protocolli e norme, esistono da molto tempo e certamente sono di aiuto. Tuttavia, vi sono stati troppi casi in cui sono state eseguite più nelle violazioni che nella osservanza; più trascurate che osservate. Ora bisogna approvare delle leggi in modo che i protocolli siano eseguiti, i colpevoli identificati e la giustizia possa trionfare.

Riferimenti
Wikipedia entries for Starvation Warfare, Customary International Humanitarian Law, Rule 53. Starvation as a Method of Warfare, Blockade of Germany, Armenian Genocide, Irish Famine, India in WWII, Holodomor, Bengal Famine of 1943, Walter Duranty, Lyndon Larouche, John Sweeney… Churchill’s Secret War: The British Empire and the Ravaging of India during WWII, Madusree Mukerjee, Basic Books, New York, 2010. Verschwiegene Schuld: Die Alliierte Besatzungspolitik in Deutschland nach 1945, James Bacque, Ullstein, Germania, 1995. Kurt W. Boehme, Die deutsche Kriegsgefangenen in amerikanischer hand Europa, Muenchen, Deutschland, 1973.

Note sull’Autore:
Daniel W. Michaels è stato per oltre 40 anni traduttore ufficiale di testi tedeschi e russi per il Dipartimento della Difesa statunitense, gli ultimi 20 anni con il Naval Maritime Intelligence Center. Estensore di articoli di natura geografica e storica.

Tratto da The Barnes Review, Volume XVIII n.3, maggio/giugno 2012

BARNESREVIEW.COM Traduzione di Alfio Faro


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