Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Ελευσίνα
    Messaggi
    17,701
     Likes dati
    3,634
     Like avuti
    6,649
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Non è un’Europa per giovani

    16/05/2012 - La disoccupazione degli under 35 nel Vecchio Continente è alle stelle. I dati Ocse


    L’Europa non è un continente per giovani. Si nota a prima vista leggendo l’articolo di Fabio Tonucci su Repubblica, che nota che a marzo, nei Paesi dell’Ocse, erano quasi 11 milioni i ragazzi tra i 15 e i 24 anni senza impiego, il 17,1% di quelli attivi sul mercato del lavoro, 4 punti sopra il valore del 2008. Un’emergenza mondiale che, da venerdì, sarà al centro del G20 in Messico. Ma che riguarda in primo luogo i governi europei:

    Perché se nel totale Ocse il livello massimo toccato resta quello del novembre 2009, al 18,3%, l’Unione Europa l’ha appena aggiornato in negativo: a marzo 5,5 milioni di ragazzi senza impiego, il 22,6%. In Italia sono 534mila, uno su tre, peggio di noi fanno solo Spagna e Grecia, oltre il 50%. Ma se consideriamo i NEET, cioè ai disoccupati sommiamo gli inattivi, è proprio il nostro il Paese meno virtuoso d’Europa. Un giovane italiano ogni 5, tra gli under25, non ha un lavoro né sta studiando. «In Europa neanche la timida ripresa del 2011 ha invertito il trend», spiega Michele Scarpetta del centro studi Ocse sul lavoro, «la disoccupazione giovanile ha continuato a correre».


    Il grafico di Repubblica che illustra i dati Ocse:



    Ancora di più da inizio 2012, con la nuova recessione:

    A marzo il livello dei giovani senza lavoro ha raggiunto il 22,1% nell’Area euro e il 22,6 nell’Unione a 27. Il dato più eclatante è quello di Spagna e Grecia dove, tra gli attivi, un ragazzo su due è senza impiego. Ma anche le economie più virtuose del continente soffrono: nel confronto con dicembre 2007 l’Inghilterra è passata dal 13,6 al 21,9%, la Svezia dal 19,3 al 22,8, la Svizzera dal 6,5 al 7,5. C’è una sola, notevole, eccezione: in Germania i ventenni senza lavoro sono scesi dall’11,4 al 7,9%. «Merito di politiche efficienti di formazione, apprendistato e ponte tra scuola e lavoro», spiega Scarpetta. Quelle che mancano in Italia dove i giovani senza lavoro sono arrivati a 534mila, il 35,9% degli attivi.

    Ovvero, il doppio della media Ocse.

    Non è un’Europa per giovani

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Ελευσίνα
    Messaggi
    17,701
     Likes dati
    3,634
     Like avuti
    6,649
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Non è un’Europa per giovani

    aggiungo anche queste tabelle:






  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Ελευσίνα
    Messaggi
    17,701
     Likes dati
    3,634
     Like avuti
    6,649
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Non è un’Europa per giovani

    Giovani, europei e disoccupati
    17/05/2012 - La mancanza di lavoro sta distruggendo un'intera generazione
    di Dario Ferri

    La crisi dell’Europa si è abbattuta sui conti pubblici, ma le vere vittime sono i giovani. Nel Vecchio Continente un under 30 su quattro è senza lavoro, e nei paesi più in difficoltà la metà dei giovani non hanno alcuna occupazione.

    LA SPAGNA AMARA DI XAVIER – L’eurocrisi ed il sacrificio dei giovani. Sono le nuove generazioni le vere vittime del dramma politico e sociale che sta sconvolgendo il Vecchio Continente. Die Zeit ha deciso di raccontare quattro storie, con protagonisti ragazzi che vivono le difficoltà economiche che stanno cancellando una generazione. Xavier Bernat Rodés ha venticinque anni e fino a due anni fa pensava di aver indovinato tutto nella vita. Grazie al boom delle costruzioni aveva trovato buoni salari sin da giovanissimo come muratore o cantoniere. Xavier guadagnava a 16 anni mille euro al mese, e dopo un po’ di esperienza era arrivato a raddoppiare il suo stipendio, mentre i suoi amici studiavano ed erano senza denaro. Con lo scoppio della bolla immobiliare però il boom spagnolo è finito, ed ora Xavier è disoccupato come un milione di suoi coetanei. I senza lavoro sono trasversali, ma i più colpiti sono proprio i lavoratori con un basso livello di istruzione come lo spagnolo intervistato da Die Zeit. “So che senza diploma non avrò più possibilità di trovare lavoro neanche nei prossimi anni”, dice sconsolato Xavier. “Solo ora ho capito il mio errore di non proseguire gli studi, prima guadagnavo più dei miei coetanei diplomati e non mi ponevo il problema”. Molti giovani hanno seguito l’esempio di Xavier attratti dai soldi facili garantiti, tanto che nel 2007 il 32% dei giovani spagnoli aveva interrotto prematuramente gli studi. Xavier ora è tornato a vivere coi genitori, con la sua vecchia casa e la macchina confiscata dalla banca. Aveva preso la sua abitazione con un mutuo, e non si era preoccupato delle garanzie richieste. Ora non ha più soldi, ed ha più di 200 mila euro di debiti.

    ANCHE LA FRANCIA COLPITA – Die Zeit evidenzia come anche in Francia ci sono enormi problemi di disoccupazione giovanile. Un under 25 su quattro è senza lavoro, e la storia di Patrice sottolinea quanto siano difficile le condizioni per i giovani senza formazione. Patrice ha 31 anni, e non ha mai ottenuto un impiego stabile. Ha lavorato in diversi settori, ma mai un contratto lungo più di un anno. Ora dopo anni di impieghi temporanei è senza lavoro, e come tanti suoi coetanei ha preferito votare per il cambiamento. Tra gli under 34 il presidente ha conquistato il 62% delle preferenze, e uno dei motivi di questa netta vittoria è la elevata disoccupazione che colpisce questa fascia d’età. Patrice è svantaggiato perché vive a La Courneuve. Molte ricerche confemrano che alle imprese non piace assumere chi ha la residenza nelle periferie “povere” di Parigi, perché è un indice di scarso potenziale della persona. Lo stesso Hollande è consapevole di questa condizione, e per il nuovo contratto di lavoro giovanile, che dovrebbe garantire la creazione di 150 mila posti di lavoro, la gran parte dovrebbe dare lavoro proprio ai tanti disoccupati delle banlieus.

    ITALIA, STORIA COMUNE - Il resocontro dlela crisi di Die Zeit prosegue con l’Italia, attraverso la storia di Maila Coltelli. Maila ha trent’anni, vive a Roma ma non può permettersi alcun affitto. Per questo abita in una casa occupata. La sua storia è comune a quella di tanti laureati, perché se chi ha bassa qualificazione non trova lavoro, chi invece ha un titolo di studio non riesce a trovare un’occupazione adatta. Maila si è laureata in psicologia, ed ha lavorato per un anno gratuitamente al CNR. Il suo relatore le aveva promesso un posto da ricercatrice, che poi però non si è potuto materializzare a causa dei tagli ai fondi subiti dall’istituto. Maila allora ha deciso di assommare stage gratuiti, mentre nel frattempo ha passato l’esame di Stato per diventare psicologa. Ora paga le tasse annuali all’ordine, anche se non ha un lavoro da psicologa.

    CALL CENTER – L’unico impiego nella sanità che aveva trovato era quello di infermiera notturna di anziani disabili. “Ero troppo qualificata per un simile lavoro, e avrei guadagnato al minimo sindacale. Per questo ho preferito rifiutare”. Maila allora ha deciso di cercare un impiego in altri settori, perché altrimenti non sarebbe più riuscita a rimanere a Roma, dove i costi della vita sono molto alti. Adesso lavora in un call center, ed ha molti colleghi che sono laureati. “Guadagniamo in base a quanti contratti facciamo. A volte può capitare di lavorare più di 100 ore in un mese e portare a casa 200 euro. “ Anche per questo Maila sta in un centro sociale. “Vivo in una casa occupata, al momento è l’unica residenza che mi posso permettere”.

    LA SPERANZA DI SALLY – Sally Robinson è una delle tante giovani irlandesi che non lavora. Nell’ex Tigre Celtica un ragazzo su tre è disoccupato, un tasso di disoccupazione doppio rispetto alle altre fasce d’età. Sally aveva ottenuto uno stage per diventare parrucchiera dopo la maturità , ma prima di concludere l’esperienza e firmare un contratto regolare è stata licenziata dal suo datore di lavoro. E’ stata presa un’altra stagista, che sarebbe costata molto meno di Sally. Da allora vive grazie ai sussidi sociali, sempre più diffusi in un paese di 4 milioni di persone, di cui 700 mila vivono in povertà. Molti giovani irlandesi hanno deciso di emigrare, ma Sally non ha abbandonato le speranze. Vive ancora coi genitori, ed ha deciso di tornare a studiare per diventare educatrice. Grazie ad un programma governativo non dovrà pagare le sue tasse universitarie. “Spero di trovare lavoro quando avrò finito i miei studi, al momento c’è bisogno di insegnanti nelle scuole, però i programmi di tagli potrebbe ridurre le possibilità di trovare impiego”.

    Giovani, europei e disoccupati

  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Ελευσίνα
    Messaggi
    17,701
     Likes dati
    3,634
     Like avuti
    6,649
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Non è un’Europa per giovani

    Il paese che cancella gli ultimi
    24/05/2012 - Draghi alla Sapienza ci spiega perché l'Italia sbaglia con lavoratori e i giovani

    di Alessandra Cristofari

    Il presidente della Bce è intervenuto alla commemorazione di Federico Caffè alla Sapienza, dove ha tracciato alcune linee guida per il paese nei prossimi mesi.

    LA COMMEMORAZIONE - Ad attendere Mario Draghi il lancio di uova da parte degli studenti della Facoltà di Economia, dove il presidente è arrivato per presentare i quattro punti per il salvataggio della crescita economica del nostro Paese. Le uova hanno centrato in pieno la sua automobile, poi la situazione è tornata rapidamente alla calma.

    SOSTEGNO AI DISOCCUPATI – Il consiglio di Draghi in merito alla disoccupazione è di porre l’attenzione sul sostegno da dare alle famiglie: “In Italia la spesa a sostegno dei disoccupati e delle famiglie è pari a meno della metà rispetto a quella degli altri Paesi europei - In Italia, ha spiegato Draghi – A fronte di un’incidenza della spesa sociale complessiva sul Pil in linea con quella europea, quella di sostegno ai disoccupati, alle famiglie, in particolare quelle a rischio di povertà, si colloca su livelli pari a meno della metà rispetto a quelli europei, mentre la spesa pensionistica è su valori nettamente superiori”. Continua il presidente della Bce: “La debolezza degli ammortizzatori sociali si accompagna a una protezione relativamente elevata del posto di lavoro, al costo di una protezione più labile del lavoratore e della persona, contrariamente a quanto avviene nei modelli nordici dove la cosiddetta flexsecurity associa una estesa rete di sicurezza sociale a minori tutele del posto di lavoro”.


    BANCHE – Secondo Draghi le banche devono tornare a finanziare l’economia e quindi fornire le imprese di liquidità ha poi aggiunto: “Nulla puo’ fare la Bce per sopperire all’eventuale mancanza di capitale – ha aggiunto – per mutare la percezione del rischio da parte degli investitori e per rimuovere gli altri ostacoli di carattere strutturale che ci sono a livello nazionale”.

    CRESCITA – Crescita e equità sociale sarebbero strettamente connesse poiché: “Senza crescita, lo dicono anche gli eventi di questi mesi, prendono forza le tentazioni a rinchiudersi nel proprio particolare, la solidarietà scema. Senza equità, l’economia si frantuma in una moltitudine di gruppi di interesse, il bene comune non riesce ad emergere come risultato dell’interazione sociale ed economica, con effetti negativi sulle capacità di crescita”. Draghi afferma che le le riforme del mercato del lavoro devono essere in grado di “coniugare flessibilità e mobilità con l’equità e con l’inclusione sociale”. Occorre una riforma del Welfare, continua il presidente, per raggiungere l’equità.

    GIOVANI – “La crisi internazionale ha colpito tutti, ma i giovani in modo particolare – ha detto Draghi - La iniqua distribuzione del peso della flessibilità solo sui giovani, una eterna flessibilità senza speranza di stabilizzazione, porta tra l’altro le imprese a non investire nei giovani il cui capitale umano spesso si deteriora in impieghi di scarso valore aggiunto”. Il presidente ha citato Caffè: “Non si può accettare l’idea che un’intera generazione di giovani debba considerare di essere nata in anni sbagliati e debba subire come fatto ineluttabile il suo stato di precarietà occupazionale”. E ancora: ”Il sottoutilizzo delle risorse dei giovani riduce in vari modi la crescita abbassa la probabilità di nascita di nuove imprese, mediamente più innovative delle altre, determina a lungo andare il decadimento del capitale umano. Oltre a ferire l’equità, costituisce uno spreco che non possiamo permetterci”.

    E I GIOVANI COME REAGISCONO? – Giornalettismo ha dedicato alla precarietà la rubrica “Generazione Crisi” che indaga sulle esperienze lavorative dei giovani. M.P. ha raccontato l’odissea di un call-center pugliese. Il ragazzo è costretto a “ripiegare” su lavori di questo tipo perché non ha abbastanza titoli di studio.

    “Ho iniziato nel luglio 2011, credendo di dover far parte di un nuovo prodotto, invece sono finito nel reparto di tutela di quelli già noti e quindi sono partito avendo meno possibilità di continuare il lavoro perché erano già presenti dei dipendenti fissi. Nonostante questo, tutto si è svolto in modo consecutivo con rinnovi di mese in mese”. L’ex dipendente mette sulla bilancia i pro e i contro: “Avevo un contratto di somministrazione, un determinato a tutti gli effetti, perché il datore di lavoro era l’agenzia però era l’azienda a richiedere il lavoro. Tale contratto prevedeva condizioni dignitose in quanto avevo diritto a contributi, ferie, rol e tfr, ma questo non poteva compensare di certo l’ansia di una provvisorietà che divora per via del rinnovo mensile”.

    Il ragazzo ha vissuto una continua pressione psicologica:

    “Spesso si deve improvvisare perché i sistemi si bloccano e non sai cosa rispondere all’utente non avendo possibilità di effettuare nessuna diagnosi: è paradossale essere giudicati sulla qualità quando l’azienda è la prima a non fornirla nella struttura di lavoro. Non si può attaccare il telefono in faccia a una persona che chiede aiuto e quindi forse i “miei tempi” d’errore venivano da questo. Sono rimasto a casa nonostante l’assenza di critiche da parte del presidio interno e soprattutto di una motivazione concreta”. E come al solito M.P. conferma l’ingiustizia che corre senza tregua lungo tutto lo stivale: “Ovviamente c’erano persone, entrate come me tramite agenzia, che non hanno mai ricevuto l’affiancamento di un team leader e adesso hanno l’indeterminato: ma il nostro paese va così, no?”

    Alla fine il giovane è “stato lasciato a casa”:

    “Ho iniziato ad avere paura quando in un periodo di alta produttività mi è stato imposto di usufruire dei permessi che ovviamente evitavo di richiedere. All’azienda conveniva di più lasciare a casa le persone che farle lavorare. Il team leader mi ha confermato che era preferibile assecondare l’esigenza dell’azienda. Poco dopo all’80% degli interinali non è stato rinnovato il contratto”

    Il numero delle disavventure di Sara Root è finito in un libro autobiografico. La ragazza, a differenza di M.P., ha un curriculum pieno di titoli e di esperienza ma non è bastato:

    “Mi sono laureata nel 2008 e da quel giorno cerco lavoro, alla fine mi sono arresa e sono diventata una free-lance perché guadagno di più ma sono comunque una precaria” ammette Sara, 31 anni, Digital PR e autrice di “Aria Precaria” dove ha raccolto con ironia e disincanto la sua esperienza. (…)

    Root è stata anche vittima di discriminazioni:

    “L’esperienza peggiore in assoluto è stata la discriminazione per i capelli: “In centro a Milano mi è stato detto se potevo contenermi in merito al rosso perché, essendo le altre commesse more, rischiavo di attirare l’attenzione dei clienti solo su di me: ma io sono rossa naturale”. Il sindacato in quella occasione non fece molto perché nel periodo di prova l’azienda può fare praticamente quello che vuole. Oltre allo sconforto di ricevere un richiamo simile, la Root doveva trattare i clienti come merce: “Non volevo insultare l’intelligenza della persona e non credo che questo debba essere richiesto per lavorare in un negozio – e non solo – Una volta mi hanno licenziato perché avevo un blog. All’epoca lavoravo in un negozio in Via del Corso a Roma e non mi hanno riconfermato per via della pericolosità dovuta al commentare gli eventi politici del nostro paese”.

  5. #5
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Ελευσίνα
    Messaggi
    17,701
     Likes dati
    3,634
     Like avuti
    6,649
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Non è un’Europa per giovani

    Se ti curi non mangi
    24/05/2012 - L'epopea dei giovani francesi che non possono permettersi l'assistenza sanitaria. Causa crisi

    di Alessandra Cristofari

    In Francia c’è l’allarme per le condizioni in cui vivono migliaia di studenti, dato che molti di loro non possono pagare la quota per l’assistenza sanitaria e si ritrovano quindi senza la possibilità di curarsi.

    L’INCHIESTA – La notizia arriva dalla “Trosième Enquête Nationale Santé Et Conditions De Vie Des Etudantes”, uno studio annuale sulla condizioni di vita dei ragazzi francesi. Un terzo degli studenti mette in secondo piano la salute perché non può permettersi di sostenerne il costo. Le Monde denuncia la scelta estrema degli studenti costretti a decidere se fare la spesa, pagare l’affitto o fare una visita oculistica. L’infografica mostra il denaro con cui i ragazzi devono fare i conti ogni mese. La maggior parte vive con meno di 200 euro al mese:


    NUMERI – Se il numero maggiore vive con una disponibilità inferiore ai 200 euro mensili, ecco spiegato perché non può esserci una sottrazione di denaro da dedicare alle cure mediche: si tratta di prima necessità. L’assicurazione sanitaria integrativa ha l’accesso solo del 20% della popolazione. I ragazzi devono impegnarsi nello studio e non tutti riescono a reggere il peso di attività lavorative in parallelo e la crisi economica resta un morso alla gola.

    PRECARIETA’ – Il motivo finanziario sembra essere la causa principale della rinuncia alle cure mediche a pagamento. ”Le cure mediche non sono la mia priorità, non ho né i soldi, né il tempo” ha detto Ombeline Duprat, 25 anni, a Le Monde. Duprat è una ricercatrice e lavora venti ore a settimana presso la Biblioteca Nazionale, vive con 640 euro al mese e ne spende 425 per l’affitto. Le restano 150 euro per il cibo e un po’ di divertimento e per guarire si affida a un “passerà”.

    VIVERE CON 150 EURO – Ombeline trova la situazione finanziaria terribilmente peggiorata e per sopravvivere fa attenzione a ogni spesa: “Calcolo tutto, spendo circa 80 per mangiare e preferisco cucinare in casa, per fortuna a lavoro posso pranzare con un euro”. Le aspettano altri 4 anni di studio prima della tesi e dice “Non so se sono pronta psicologicamente a vivere altri quattro anni in queste condizioni”. La situazione di Duprat non è affatto un caso isolato. Secondo l’Inchiesta, il 38% degli studenti vive periodi di depressione e tristezza di almeno due settimane ogni anno:

    Se ti curi non mangi

  6. #6
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Ελευσίνα
    Messaggi
    17,701
     Likes dati
    3,634
     Like avuti
    6,649
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Non è un’Europa per giovani

    Giovani, colti ed emigrati
    30/05/2012 - Questo lo spaccato dei nuovi precari, spinti fuori dal paese in cerca di una certezza per il futuro


    di Maghdi Abo Abia

    Sono sempre più numerosi gli under 35 che lasciano il Belpaese per trasferirsi all’estero in cerca di fortuna.

    I NUMERI - In tredici anni, tra il 1997 e il 2010, sono stati oltre 10 mila i professionisti stabilitisi in altri paesi europei, mentre tanti altri giovani sono partiti all’avventura senza progetti precisi ma con tanti sogni in tasca. Secondo il “Rapporto italiani nel mondo 2012″, presentato dalla Fondazione Migrantes -, al primo gennaio 2012 erano 4,2 milioni gli italiani iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero. Rispetto al 2010 sono 93.742 persone in più. Tra questi, 890 mila hanno tra i 25 e i 34 anni. Queste cifre sono da calcolarsi in difetto in quanto non tengono conto degli over 35 che partono alla ricerca di fortuna.

    DESTINAZIONE AUSTRALIA - Questa tendenza contribuisce al progressivo invecchiamento del Belpaese. Spesso mancano riferimenti e anche una conoscenza discreta della lingua del Paese ospite, ma sono provvisti di buone conoscenze, tali da garantire loro un’ingresso nella realtà lavorativa e della ricerca. Tra il 2010 e il 2011 sono stati 62 mila gli italiani che hanno ottenuto un visto di lavoro in Australia della durata di un anno. La sfiducia colpisce soprattutto i ragazzi tra 25 e i 34 anni. A soffrire la situazione sono più le donne degli uomini, mentre a livello geografico è il nord a soffrire le partenze maggiori. ”La partenza non deve essere conseguenza di un bisogno ma una normale fase di passaggio per un miglioramento, che porti alla circolazione di idee”, ha commentato il direttore generale della Fondazione, Giancarlo Perego.

    Giovani, colti ed emigrati
    30/05/2012 - Questo lo spaccato dei nuovi precari, spinti fuori dal paese in cerca di una certezza per il futuro
    Giovani, colti ed emigrati

    di Maghdi Abo Abia

    ISCRITTI ALL’AIRE - Gli iscritti all’Aire, spiega la fondazione Migrantes, incidono per il 6,9% sulla popolazione italiana totale. Le donne sono 2.017.167, pari al 47,9%. Uno su quattro ha tra i 35 e i 49 anni, mentre il 21,2% ha tra i 19 e i 34. Il 19% ha più di 65 anni, il 15,8% è minorenne. I celibi sono la maggioranza (53,7%). Oltre la metà (54%) si è iscritta all’Aire per espatrio, anche se continua l’ascesa dei nati all’estero, arrivati al 38,3% (37,7% nel 2011). Le acquisizioni di cittadinanza sono il 3,2%. Il 37,1% è all’estero da piu’ di 15 anni e il 14,9% da 10-15 anni. Continuano ad aumentare coloro che sono iscritti all’Aire da 5-10 anni, il 26,9% del totale. L’11,5% e’ invece iscritto da 3.

    DA DOVE SI PARTE? - Gli italiani all’estero sono partiti soprattutto da Sicilia (674.572), Campania (431.830), Lazio (375.310), Calabria (360.312) e Lombardia (332.403) e risiedono per lo più in Argentina (664.387), Germania (639.283), Svizzera (546.614), Francia (366.170) e Brasile (298.370). Nel 2009 109 mila cittadini si sono trasferiti dal Mezzogiorno in una regione del Centro-Nord. L’eta’ media di chi si sposta e’ di circa 32,5 anni, il 21% ha una laurea.

    IL VALORE DELL’ISTRUZIONE - Se i cervelli italiani che fuggono hanno una formazione elevata, i professionisti che viceversa importiamo sono a medio-basso valore aggiunto. Anche se il saldo tra professionisti in entrata e in uscita appare sostanzialmente in equilibrio nel tempo. Tra il 1997 e il 2010, i nostri professionisti si sono indirizzati soprattutto verso Gran Bretagna (4.130), Svizzera (1.515) e Germania (1.140), mentre il nostro Paese ha attratto soprattutto professionisti provenienti dalla Romania. E’ quanto emerge dalla ricerca “Dall’Italia all’Europa, dall’Europa all’Italia. Giovani professionisti in movimento”, condotta dal Centro studi del Forum nazionale dei Giovani in collaborazione con il Cnel.

    L’AIUTO DELL’EUROPA - Lo studio fornisce un’analisi del mondo delle professioni regolamentate nel vecchio continente, approfondendo i livelli di mobilità dei giovani professionisti all’interno dell’Ue. Il tema viene indagato prendendo le mosse dalla legislazione europea sulla mobilità e proseguendo con l’analisi della mobilità dei giovani professionisti in diversi Paesi europei. Un aspetto positivo che emerge dall’analisi è che la normativa europea, varata nel 2005 e recepita in Italia nel 2007, ha avuto un effetto positivo, stimolando una maggior propensione dei professionisti, anche di quelli italiani, allo spostamento internazionale.

    RICONOSCIMENTO DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI - “Ciò dovrebbe indurre la classe politica, nelle sedi nazionali e comunitarie, verso una maggiore attenzione alla tematica, con l’ottica di estendere e migliorare – si sottolinea – il regime del riconoscimento automatico delle qualifiche professionali”. Il confronto internazionale relativamente a quattro professioni (architetti, ingegneri, contabili-commercialisti, avvocati), che prende in considerazione le differenze esistenti nei Paesi europei in merito alla struttura formativa dei professionisti (durata dei corsi di studio, presenza o meno di tirocini post laurea e di esami di abilitazione, esistenza di vincoli normativi sulle tariffe professionali e altro), evidenzia che nel 2008 l’Italia e’ al 31° posto su 34 nazioni. Alle spalle dell’Italia ci sono solo Slovenia, Turchia e Lussemburgo.

    NON E’ UN PAESE PER GIOVANI - Un risultato che posiziona l’Italia tra le nazioni ad elevata regolamentazione, inerente sia l’accesso sia la conduzione di una professione, che, si osserva, “ostacola l’ingresso dei giovani all’ambito professionale”. Infatti, solo il 9,4% degli iscritti agli albi ha meno di 30 anni, colpa anche delle differenze di accesso tra una professione e l’altra. Così, le professioni prese in esame possono distinguersi in meno giovani (notai, medici, commercialisti), mediamente giovani (architetti, consulenti del lavoro) e più giovani (giornalisti, psicologi e avvocati).

    ANZIANI NOTAI, GIOVANI GIORNALISTI - Rispetto al primo gruppo, si evidenzia come tra i notai gli over 40 rappresentino quasi il 90% e piu’ del 50% degli iscritti ha un’età superiore ai 50 anni. Situazione analoga per i medici, tra i quali le presenze di over 45 sfiorano il 75%. Per quanto riguarda commercialisti ed esperti contabili, più del 70% degli iscritti all’ordine supera i 40 anni. Nel gruppo intermedio, tra architetti e consulenti del lavoro gli under 45 raggiungono poco più del 50%. Infine, tra le professioni più giovani troviamo in primis quella dei giornalisti, tra i quali oltre un quarto ha meno di 35 anni e complessivamente oltre il 60% degli iscritti ha meno di 45 anni; gli psicologi, tra i quali gli under 40 sfiorano il 65%, e infine gli avvocati, tra cui oltre il 60% ha meno di 45 anni. Dalla ricerca emerge anche come professionisti e imprenditori condividano una valutazione piuttosto negativa del sistema formativo del nostro paese, criticato per essere troppo teorico e scarsamente attento al mondo dell’impresa e del lavoro.

    PROBLEMA DEL CREDITO - “D’altro canto si evidenzia -spiega lo studio- come la fase attualmente deputata alla formazione pratica dei professionisti, ossia il tirocinio post universitario, presenta notevoli criticità, rischiando in base al rapporto che viene a instaurarsi tra dominus e tirocinante di trasformarsi in un periodo di sfruttamento e prestazione d’opera a basso costo, piuttosto che essere momento di formazione. Infine tra le difficoltà che incontra trasversalmente qualunque giovane si affacci al mondo del lavoro spicca l’impostazione del sistema creditizio, basato su sistema di garanzie reali, spesso inaccessibile per le giovani generazioni”.

    BISOGNO DI MOBILITA’ - “L’analisi effettuata -si rimarca- evidenzia come la mobilità europea dei giovani professionisti sia un obiettivo su cui continuare a lavorare: la suddivisione tra professioni tecniche e non ha infatti ancora un forte peso nel determinare le possibilità di movimento in ambito comunitario”. Secondo le interviste realizzate, i professionisti più agevolati nella mobilità europea sono medici e architetti, quelli che incontrano medie difficoltà sono psicologi e giornalisti e infine quelli che incontrano maggiori ostacoli (per la natura stessa della propria professione) sono notai, commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati.

    FACCIAMO TORNARE I GIOVANI A CASA - Nello studio si avanzano, quindi, proposte per superare sia gli ostacoli ancora esistenti alla libera circolazione dei professionisti nel mercato europeo, partendo dal riconoscimento dei titoli e arrivando a una maggiore omogeneità dei percorsi formativi, sia le criticità esistenti a livello nazionale, migliorando il sistema formativo, l’orientamento e il tirocinio, ma anche intervenendo sul sistema degli ordini. Ovviamente senza dimenticare la condizione essenziale, ricordata dal prefetto Alessandro Pansa, capo dipartimento per gli affari interni e territoriali del Viminale: “Bisogna trovare le condizioni per far tornare i giovani dall’estero”.


    Giovani, colti ed emigrati

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Apr 2009
    Messaggi
    13,066
     Likes dati
    16
     Like avuti
    1,079
    Mentioned
    252 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Non è un’Europa per giovani

    due domande .
    1) se non è un'europa per giovani e la disoccupazione è altissima che ci stavano a fare quegli operai marocchini che sono morti nel sisma dentro i capannoni a lavorare ?

    2) perchè vogliamo a tutti i costi la Turchia in europa che ha un tasso alto di giovani?

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Ελευσίνα
    Messaggi
    17,701
     Likes dati
    3,634
     Like avuti
    6,649
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Non è un’Europa per giovani

    i laureati del 2011 sono al 57% senza un lavoro, con ben un 32% che non ha avuto alcun tipo di impiego, neanche per periodi brevissimi. Soltanto l'8% dei neo-laureati ha avuto un contratto per più di sei mesi.
    Euro-Holocaust: Studenti in Francia

  9. #9
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    08 Apr 2009
    Località
    Ελευσίνα
    Messaggi
    17,701
     Likes dati
    3,634
     Like avuti
    6,649
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Non è un’Europa per giovani

    La generazione della miseria
    18/06/2012 - Anche nella ricca Germania la fascia d'età sotto i 30 anni vive gravi problemi sociali


    di Andrea Mollica

    La Germania è l’economia più forte d’Europa, ma le giovani generazioni non ottengono i benefici dalla forza del sistema produttivo dell’unica Nazione dell’eurozona che cresce. Un quinto dei tedeschi under 30 vivono infatti in condizioni di povertà, e ci sono molte situazioni di estremo disagio sociale. Particolarmente grave è il problema nelle grandi città.

    BOOM DELLA POVERTA’ - In Germania ci sono tredici milioni di persone che hanno tra i 14 e i 27 anni, e circa il 20% di loro vive sotto la minaccia della povertà. Sono due milioni e seicento mila i ragazzi tedeschi in condizioni di grave disagio sociale. E’ questo il dato più allarmante contenuto nel “Monitoraggio sociale sulla povertà giovanile”, promosso da un’organizzazione assistenziale di ispirazione cattolica, il KJS. “Parliamo molto di povertà infantile o di quella degli anziani, ma perdiamo di vista un momento fondamentale. Per molti giovani essere poveri significa non poter più ambire a significativi miglioramenti sul piano sociale nel resto della propria vita”, ha rimarcato il presidente dell’organizzazione KJS, Simon Rapp.

    CHI SONO I POVERI - Secondo la definizione dell’Unione europea le persone si trovano a rischio povertà, quando vivono con un reddito inferiore al sessanta per cento del reddito medio nazionale. Oltre a questa condizione puramente economica, ci sono anche gli effetti emotivi, sociali e culturali provocati dalla povertà. Le cause principali di un reddito così basso sono provocate, secondo Simon Rapp,prima di tutto dalla mancanza di titoli di studio appropriati, oppure da una formazione professionale di basso livello. L’occupazione in lavori poco retribuiti che non offrono alcun percorso futuro aggrava poi la situazione.

    PROBLEMA URBANO - Secondo le stime si trovano in Germania ottanta mila giovani che vivono una situazione di grave precarietà. Questi ragazzi hanno perso qualsiasi contatto con la scuola, il mondo del lavoro od il sistema sociale, e vivono grazie all’aiuto finanziario delle loro famiglie, dei partner oppure degli amici. Chi invece non può contare su alcun supporto è scivolato nel sottobosco del lavoro nero, oppure della criminalità.La povertà giovanile è un fenomeno particolarmente concentrato nelle grandi realtà urbane. Le città tedesche particolarmente caratterizzate dalla presenza di giovani con reddito molto basso sono Bremerhaven,Gelsenkirchen e Berlino dove più del 20% degli under 30 ivi residenti sono a rischio povertà. Tutte queste città si trovano in aree che vivono attualmente notevoli difficoltà di sviluppo economico. Il livello più basso di povertà giovanile si riscontra in Baviera, ma anche in alcune dei suoi centri urbani principali, come Norimberga, si registra una presenza significativa di under 30 con difficoltà economiche.

    LEGGI DRACONIANE - Secondo il presidente del KJS Simon Rapp l’intera costruzione sanzionataria nei confronti dei giovani disoccupati è molto criticabile. Fino ai venticinque anni di età viene cancellato ogni tipo di sussidio sociale nel caso di ripetuti rifiuti occupazionali, oppure in mancanza di un sufficiente impegno nel trovare lavoro. “Questo per noi è uno dei più grossi scandali della legislazione sociale che vige in Germania”. Molto meglio per Rapp sarebbe una riduzione graduale, che tenga in considerazione di quali aiuti un giovane ha bisogno per poter vivere senza il supporto familiare. Altrettanto miope sarebbe la restrizione nei sussidi concessi ai ragazzi che cercano una nuova abitazione. I giovani adulti che vivono in famiglie in condizioni di grave disagio sociale sono penalizzati nella loro costruzione di un futuro migliore, se non hanno la possibilità di trovare un nuovo luogo dove incominciare una nuova vita.

    La generazione della miseria

 

 

Discussioni Simili

  1. Dall’Europa 530 milioni in arrivo per i giovani
    Di POL nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 16-01-14, 12:39
  2. I Nostri Giovani Campioni D'europa!
    Di Drieu (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 09-06-04, 17:49
  3. Giovani Uniti Per Una Europa PiÙ Umana
    Di Studentelibero nel forum Politica Europea
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-01-03, 14:13
  4. Giovani Uniti Per Una Europa PiÙ Umana
    Di Studentelibero nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-01-03, 14:13

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito