Mafia israeliana è il termine generale usato per indicare le entità che lavorano dietro la criminalità organizzata operante in Israele.

Le forme di crimine organizzato degli ebrei americani, a cui spesso ci si riferisce con gli appellativi: Mafia ebraica, Mafia Kosher o Kosher nostra (gioco di parole con Cosa nostra e il termine ebraico kosher), sono emerse negli Stati Uniti d'America tra la fine del XIX Secolo e l'inizio del XX Secolo.

Verso la fine del XIX Secolo a New York City, Monk Eastman si mise alla guida di una banda di malavitosi ebrei in grado di competere con le bande italiane e irlandesi, in particolar con la Five Points Gang di Paul Kelly, per il controllo della malavita newyorkese. Nei primi anni '20, stimolati dalle opportunità economiche dei ruggenti anni venti e dal proibizionismo, alcuni ebrei emersero dallo scenario periferico delle bande per approdare a un livello organizzativo e operativo ben più radicato e fruttuoso, come Arnold Rothstein, ponendo sotto il controllo diverse imprese e attività.
Secondo l'esperto di crimine organizzato Leo Katcher, Rothstein "trasformò un'attività delinquenziale di teppisti in un grande business, il crimine organizzato, gestito come una società, con se stesso posto in cima". Rothstein fu tra l'altro sospettato (e considerato) d'essere dietro allo scandalo dei Black Sox esploso all'edizione 1919 della World Series.

I mafiosi ebrei americani sono stati coinvolti in diverse attività criminali, come l'omicidio, estorsione, contrabbando d'alcolici, prostituzione e traffico di droga. Hanno giocato anche un ruolo fondamentale nella formazione dei primi movimenti operai di New York, specie nei sindacati e nelle unioni del settore autotrasporti, e nell'industria avicola. I mafiosi ebrei, essendo le loro attività in conflitto con la deontologia dell'ebraismo, destarono particolare preoccupazione all'interno delle comunità ebraiche, poiché veniva alimentato l'antisemitismo.
Le forme di criminalità organizzata di stampo ebraico furono anche strumentalizzate da cartelli antisemiti e anti-immigrazione per attirare supportatori e rendere credibili i loro programmi. Le bande ebraiche erano presenti più o meno in tutte le maggiori città statunitensi e, a New York, nel Lower East Side e a Brownsville tenevano sotto scacco interi quartieri.

Come detto, la mafia ebraica smise d'essere l'originario organico già durante la metà del 20esimo secolo lasciando gran parte dei propri affari in mano alle famiglie italoamericane prima e alle nuove mafie dopo (subentrate a pieno titolo in diversi traffici per via della repressione attuata dal governo a partire dagli anni '90 verso la mafia italoamericana, tradizionalmente e storicamente la più ricca e radicata organizzazione criminale sul suolo nordamericano). Per queste ragioni, in anni più recenti il crimine organizzato ebraico-americano è riapparso nelle forme della mafia israeliana e di quella russa, anche se non bisogna dimenticare che molti immigranti sovietici finsero un’identità ebraica per riuscire ad entrare liberamente negli Stati Uniti e che quindi, rispetto ai loro predecessori, avessero molti più elementi in comune con la cultura russa e la repubblica sovietica.

Diversi famigerati mafiosi ebrei americani hanno provveduto a supportare la causa israeliana sul piano finanziario attraverso donazioni a organizzazioni ebraiche fin dalla proclamazione d'indipendenza dello Stato nel 1948. Diversi mafiosi per sfuggire a una imminente cattura, processi e/o deportazioni hanno utilizzato la legge del ritorno, la quale permette la cittadinanza israeliana a qualunque ebreo del mondo. Tra i più famosi v'è Joseph Stacher, che contribuì a costruire il paradiso del gioco d'azzardo di Las Vegas su commissione della mafia ebraica e italiana, coalizzate insieme sotto il sindacato nazionale del crimine. Il primo ministro Golda Meir cercò di soppiantare questa tendenza e, nel 1970, negò l'ingresso a Meyer Lansky, considerato il più influente, nonché celebre, mafioso ebreo in America, grazie al suo impero economico fondato sul gioco d'azzardo.

Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, nel 1989 una gran massa di ebrei sovietici si riversò in Israele. In quegli anni la permissività delle autorità fu tale che per le strade si formarono coalizioni di bande criminali e gruppi delinquenziali russo-ebraici, provocando così un aumento dei crimini, soprattutto nelle aree metropolitane di città come Tel Aviv. Questi gruppi presto si riformarono per quello che erano nel territorio d'origine, ovvero branche della mafia russa, finanziando la criminalità locale in traffici di esseri umani, prostituzione e traffico di droga.
Nel 1998, erano circa 750.000 gli ebrei russi censiti in Israele arrivati dopo il crollo dell'URSS.

La mafia russa divenne la prima organizzazione criminale per potere in Israele per svariate ragioni, tra cui l'inesistenza di un precedente collettivo organizzativo al pari di quello russo che quindi ne favorì l'ascesa. Comunque, i motivi che spinsero i mafiosi russi a insediarsi in modo capillare nel territorio furono pressoché legati al campo economico, infatti il sistema bancario israeliano era ottimo per il riciclaggio di denaro dal momento che era stato organizzato in modo tale da favorire l'Aliyah (l'immigrazione degli ebrei in Israele) e il capitale d'accompagnamento.

noltre erano state attuate la deregolamentazione finanziaria e una normativa volta a facilitare la circolazione dei capitali, le quali, combinandosi con la mancanza di legislazioni nello specifico contro il riciclaggio di denaro, non poterono che dare alla criminalità organizzata russa l'accoglienza necessaria per il trasferimento dei frutti delle proprie attività all'estero nelle banche israeliane. Secondo un rapporto della polizia israeliana del 2005, la mafia russa avrebbe riciclato in Israele nell'arco di 15 anni dai 5 ai 10 miliardi di dollari.
Secondo alcuni, un altro fattore decisivo nell'ascesa dei mafiosi russi in Israele fu il fatto che molti di essi fossero ebrei (in uno Stato ebraico), cosa che da una parte li aveva penalizzati invece negli affari nell'Unione Sovietica con altre organizzazioni criminali russe. Comunque, diversi criminali russi di religione non ebraica, come Sergei Mikhailov, ottennero passaporti israeliani per recarsi nel Paese alla ricerca di fortuna.

Secondo i rapporti della polizia israeliana presentati dal portavoce Gil Kleiman, a differenza della mafia italoamericana che rappresentata da mafiosi del calibro di Al Capone riuscì ad agganciare rapporti con giudici, autorità e figure di rilievo delle istituzioni, i gruppi criminali israeliani, nonostante siano ben presenti in gran parte della nazione, non sarebbero riusciti a infiltrarsi negli apparati istituzionali. Comunque, dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, gran parte delle risorse destinate alle forze di sicurezza e di polizia sono state dirottate verso la prevenzione e la guerra al terrorismo facendo sì che venisse calato un velo sull'attenzione al crimine organizzato e portando di conseguenza a una recrudescenza della violenza delle bande mafiose.

Da notare come alcuni elementi hanno suggerito la possibile presenza di un complesso classe dirigente-mafia dopo che nel 2004 l'ex ministro Gonen Segev fu arrestato per aver tentato di contrabbandare migliaia di pasticche d'ecstasy provenienti da Amsterdam. Ciò è stato suggerito sempre Kleiman, il quale ha contestato le considerazioni di chi crede che non ci sarebbero infiltrazioni mafiose nel governo e nelle parti alte della società.