10 Luglio 2009 da Redazione

di Alessia Lai e Tommaso della Longa
Colin Duffy (foto) è un ex prigioniero dell’Ira. Arrestato nel 1990, nel ’93, nel ’97, la persecuzione è continuata fino ad oggi con l’ultimo arresto, avvenuto a marzo con l’accusa di essere coinvolto nell’uccisione di 2 soldati britannici. Si tratta dell’attentato di Massereene, nella Contea di Antrim, avvenuto il 7 marzo. Colin, martedì 7 luglio è stato aggredito dalle guardie del carcere di Maghaberry che lo stavano riaccompagnando dopo un videoconferenza tenuta dal prigioniero con il tribunale. Colin ha subito forti percosse, al capo, al volto e al tronco. Il carcere di Maghaberry è un esempio di come le politiche repressive e punitive britanniche contro i prigionieri Repubblicani non siano mai cambiate dai tempi degli hunger-strikers. La scorsa Pasqua la direzione del carcere ha proibito ai detenuti politici Repubblicani di indossare gli “easter lillies”, i gigli pasquali della tradizione cattolica che simboleggiano il ricordo dei compagni caduti. Chi l’ha fatto, contravvenendo l’ordine, è stato messo in isolamento per 48 ore.
L’Irlanda resta una terra insorgente. A 12 anni dagli accordi del Venerdì Santo nulla è cambiato. Non le violenze e le sopraffazioni degli occupanti britannici, non la volontà di ribellione. E i due attentati dello scorso marzo - quello di Massereene e, pochi giorni dopo, quello di Craigavon, nella Contea di Armagh, nel quale è stato ucciso un poliziotto - sono nuovi atti di ribellione armata che delineano un sentimento mai sopito nell’Irlanda occupata, che si innesta e trae linfa dal malcontento, soprattutto giovanile, che serpeggia nelle periferie cattoliche, dove la repressione inglese è pane quotidiano. Arresti indiscriminati, perquisizioni violente e immotivate, fermi giudiziari che superano spesso e volentieri i sette giorni previsti dalla legge e misure detentive lesive dei più elementari diritti umani. Non stupisce che la risposta dei britannici ai due attentati di marzo sia stata come al solito di tipo repressivo. Retate, perquisizioni, arresti sommari fra i militanti cattolici, mancato rispetto dei tempi massimi di fermo preventivo in assenza di accuse. Colin Duffy è finito in questo vortice. Il suo arresto, come disse suo fratello Paul poco dopo il fermo, è scaturito dalla demonizzazione che alcuni politici dello Sinn Fein ed i media hanno fatto del nome di Colin a causa di alcune osservazioni fatti l’anno prima nelle quali affermava che gli attacchi contro le forze di polizia sono un sintomo di opposizione nazionalista.
Una punizione insomma, che la polizia britannica ha voluto infliggere ad un militante Repubblicano di lunga data. Scaduti i 28 giorni concessi alla polizia per trattenere i prigionieri in assenza di un’accusa formale, la famiglia di Colin ha fatto ricorso ad un tribunale “e il giudice ci ha dato ragione” ha ricordato la cognata di Colin e portavoce del “Friends of Colin Duffy”, Mandy Duffy. “La polizia ha dovuto rilasciare Colin. Ma appena uscito dalla caserma la polizia lo ha nuovamente arrestato e dopo 3 giorni lo hanno accusato di omicidio”, ha aggiunto Mandy.
Colin si trova quindi ancora in carcere, dove subisce violenze di ogni genere, le ultime sono quelle di martedì scorso: “Colin stava tornando da un collegamento video con il tribunale come ogni mese e le guardie che lo stavano portando di nuovo alla sua cella hanno iniziato ad insultarlo verbalmente. Poi hanno deciso di farlo spogliare nudo per un perquisizione e dopo hanno iniziato ad picchiarlo. Hanno chiamato la squadra anti sommossa, (per UNA PERSONA!!!!!!!!!!!) e hanno iniziato a picchiarlo e dargli calci”, ha raccontato Mandy Duffy che ha voluto ricordare come “questo non succede solo con Colin, succede con tutti i Repubblicani, quelli dentro la galera e quelli ancora liberi, ciò che Colin ha passato quando era libero, ora la sta passando anche in galera. I media irlandesi ignorano ciò che succede ai POW. Noi vediamo questo arresto come un’altra incriminazione con false accuse. Colin è innocente, come le altre volte”.